venerdì 26 agosto 2011

Rita Pacilio: due pregevoli inediti

Pregevoli è dir poco, a mio parere, perchè la struttura poetica di Rita Pacilio, sicuramente una delle voci più interessanti dell'odierno panorama poetico campano e nazionale, degna di essere maggiormente conosciuta e apprezzata, è classicamente dolce, profonda, lirica ed in grado di coinvolgere il lettore in modo diretto: qualità indiscutibile di ogni vera poesia e di ogni vero poeta.
Esistono quindi dei poeti autentici, che cantano la vita e il sogno della vita, il cuore del mondo e dell'umanità, illuminata da una luce interiore che proviene direttamente dal centro dell'anima; uno di questi poeti con la "p" maiuscola (di cognome e di fatto!) è senza dubbio Rita Pacilio: "E' luce che cresce nella testa / se ha preso il posto della sera / attraverso i girasoli sfogliati / disseminati al nostro risveglio", così scrive la nostra brava poetessa, a suggerirci che l'amore è innato ed eterno, nonostante il buio, nonostante la sera...
Trascrivo dunque volentieri qui di seguito questi due interessanti testi inediti di Rita Pacilio, ringraziandola per avermeli affidati, e sperando come sempre nei preziosi commenti dei lettori.

1)
E' luce che cresce nella testa 
se ha preso il posto della sera
attraverso i girasoli sfogliati
disseminati al nostro risveglio

sono le ali dell'angelo bianco
due voli che si moltiplicano
come non ho mai visto fare all'onda
un rotolare nel fondo del sonno.

E come un affanno di parola
mi accade di cercarti a bocca
per affidarmi al tuo silenzio
il tocco della lingua dalle cose.

Sui boschi la luna torna a casa
scivola trasparente dai canali
e sembra una sposa innamorata
le rimbalzo addosso senza pelle.

Cosa posso farci se sono nuda?
Sospesa come raggio o lampione
così puoi contare ogni ruga
e cadere in ogni insenatura.

Sprofondare all'imbrunire in me.

(Rita Pacilio inedito diritti riservati)


2)
Conosco tragitti della mancanza
che dividono a metà le braccia
il dubbio è nell’angolo destro
se questa è l’estate dei saluti.

Rientra in gola l’urlo e la lancia
nella cella pietrifica l’anima
‘si tengono strette due rose bianche’
chiavi e chiavistelli il sigillo.

Nella vena c’è il gesto scollato
l’attimo fioco che dura a lungo
barche arenate di certe signore
testimoni di geografie nude.

Il giardino l’hanno messo sul tetto
il custode è il lungo cipresso
si intreccia l’edera tra le caviglie
negli occhi vaga la collina viola.

(Rita Pacilio inedito diritti riservati)

Rita Pacilio (1963) è nata a Benevento e vive a San Giorgio del Sannio. Sociologo, Mediatore familiare e dei conflitti interpersonali, Esperta in Comunicazione Strategica, si occupa di Orientamento, Bilancio delle Competenze nell’ambito delle Politiche del Lavoro presso la Casa Circondariale di Benevento e presso gli Istituti di Istruzione Secondaria.
Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: “Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”- Edizioni Scientifiche Italiane (anno 2003); “Tu che mi nutri di Amore Immenso” – Nicola Calabria Editore (anno 2005); “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare” – Nicola Calabria Editore (anno 2005); “Ciliegio Forestiero” – Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2006); 'Tra sbarre di tulipani' - Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2008); ‘Alle lumache di aprile’ - Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2010; ‘Di ala in ala Pacilio/Moica - Lietocolle Libricini da collezione di M. Camelliti (anno 2011).
Molte liriche sono pubblicate in Antologie Poetiche Nazionali e vantano numerosi premi in concorsi letterari nazionali. E’ autrice, inoltre, di racconti erotici, racconti di carattere sociale e di letteratura per l’infanzia (filastrocche, fiabe, favole e quaderni operativi corredati da schede didattiche). E’ in uscita il suo primo romanzo. Tra sbarre di tulipani LietoColle (anno 2008) riceve la Menzione d'Onore con Medaglia per la Sezione Libro Edito - Poesia Premio Città di Bellizzi Sa anno 2010.   Luna, stelle…e altri pezzi di cielo - Edizioni Scientifiche Italiane (anno 2003) I Premio Concorso Nazionale di letteratura e poesia 'Calicantus' Patti – Messina. Alle lumache di aprile LietoColle: riceve segnalazione speciale della Giuria 15^ Edizione Premio Letterario Nazionale di Poesia e Narrativa ‘Città di San Leucio del Sannio’ (Sezione C-Poesia edita), il riconoscimento di Merito Artistico Premio Made in Italy S. Agata de’ Goti per lo stesso anno 2010 e la medaglia ArTelesiaFestival 2010 Premio speciale all’Autrice Rita Pacilio distintasi quale migliore Artista Sannita dell’anno. Di ala in ala LietoColle: finalista Premio Nazionale di Poesia Conte Alessandro Contini Bonacossi 2011 Sez A 
Musicista, cantante jazz nel 2006 la Pacilio presenta al grande pubblico il progetto Jazz in versi: Contaminazione di poesia e musica jazz, una proposta progettuale ideata e curata dall’Autrice che sceglie per alcune sue liriche la musica di Claudio Fasoli, noto compositore, arrangiatore, sassofonista di fama internazionale.
Ha seguito masterclass con Claudio Fasoli, Pietro Condorelli, Marco Tamburini, Paola Arnesano, Carlo Lomanto, Jay Clayton, Eva Simontacchi, G Mena. Ha partecipato a manifestazioni di settore come 12° Padova Jazz Festival 2009, “Ceppaloni jazz e blues” 2006, “Quattro notti e più…di luna piena” 2006, Festival jazz ‘Special event’ al Doria Milano 2009, Festival jazz di Torre Gaia 2009, Festival rassegna Charleston Avellino 2009. Discografia: ‘Infedele’ Splasch Records.

Per altre informazioni su Rita Pacilio, è possibile consultare i siti:

venerdì 19 agosto 2011

Anila Hanxhari e il suo "Brindisi degli angeli"

Anila Hanxhari è una poetessa originale e sorprendente. Ho avuto il piacere di incontrarla e di apprezzare la sua poesia in più di una occasione, ed ora volentieri pubblico uno stralcio del suo recente lavoro, ancora inedito, ma che presto sarà dato alle stampe, dal titolo molto significativo, "Brindisi degli angeli". E sono d'accordo con Giuseppe Conte, quando nella prefazione a "Cicatrici d'acqua", afferma che Anila Hanxhari ha un talento davvero straordinario: la sua parola colpisce duramente, acceca, dà le vertigini...
In effetti credo che la poesia di Anila sia dura e spietata, ma solo perchè ella sa guardare bene nel cuore del mondo e dell'uomo, annotandovi la frequente piattezza di sentimento, il devastante egoismo e l'assenza quasi totale di amore. Amore che la poetessa cerca e ricerca continuamente, con tenacia e speranza, perchè è convinta della sua presenza impercettibile e distaccata, ma baluginante nelle cose e negli angoli più segreti e riposti. Il suo linguaggio è secco e veemente, spesso allegorico o addirittura simbolico. Ne scaturisce una poesia che incide e impressiona, ma al tempo stesso ammalia e coinvolge. Il lettore, come sempre, saprà aggiungere altri preziosi commenti.

Le seguenti poesie sono tratte dalla raccolta inedita "Brindisi degli angeli"

1) l’amore è l’illusione del compimento

L’amore è essere vigliacchi
Se appoggio il cuore alla tua spalla
Me lo lasci cadere me lo insacchi
Chiudi i tuoi buchi li rinsani
Fai un Dio di corvi e sangue
Sono piede dove la rugiada
Si ferma per andare altrove
Nel nome dei fiori dei vinti
Alle costole che tu sfini con l’affetto
Io sto zitta come la luce
L’amore è incontrare l’illusione del compimento
E congedare l’eterno

Se il vento fosse uomo soffierebbe
Dove l’anima lo rende amore
E si svuoterebbe come una nuvola
Per incontrare il suolo prima della pianta del piede
Danza di Dio che non teme la sua forza
Se fidarsi è rimanere fermi
E dal crocifisso perdonassimo il dolore
Se dalla fame ci concedessimo l’equilibrio
Della formica nel nascondiglio
Se dal flauto congedassimo le note
E dal ristagno cucissimo a punto croce l’aorta
Se dal grano facessimo l’uomo
E dal bene saltassimo il sangue
Se il vento soffiasse dal basso
Dove la danza ha le radici per metà nell’acqua
E per metà nel gregge
Allora DIO sarebbe nel palmo come un occhio
Che tira le sorti del cieco
E l’uomo sarà nel suo angolo di tiro
Come la nuvola all’altra nuvola concede la schiena


2) Costruire un figlio che cala il sipario

Come posso legare la tua lingua al tronco
Rimanere di fronte formica a formica
Accoppiarci con il ventre di foglie
A fare un’ombra di stagione

Come posso fermare il tuo nudo
Che sviscera sulla mia pelle
Schiodata dalla terra
Ed essere la fame che ti sfama
Mentre mi scongelo sotto la tua carne e piovo
con una nota di lattine vuote
Legate alla caviglia che stringi e converti
Per fare di me la sposa che non ami

Come posso grandinare e non perderti
In tanto rovescio di cuore e denti
assediare il tuo amore
Che non ha terra
Ma  l’alba che aggrovigli nella mente e premi
Per avermi una sola volta e poi ancora
Perché tu credi nella stagione
Ma non nelle piogge nelle nevi che vomito
Quando mi fai piangere e mi sgrembi e mi sfarfalli
Per dirmi che i miei pugni sono troppi
E io il meglio che ti poteva capitare
E tu l’ultimo giorno del meglio

Fai cadere i tronchi e precedi il padre
E respiri me per spiarmi
Costruisci un figlio che cala il sipario
Dal dolore del cane che non abbaia

3)  L’amore è il brindisi degli angeli

L’amore è
Quando mi voltasti per riconoscere
Una bocca mangiata dall’attesa

L’amore è galleggiare sulla tua stessa lingua e venire a galla
Come una perla o un uovo saltato
È la testa di una formica che si nutre di noi
Come una spilla nera ci ferma il brivido
Poi ci succhia l’odore per morire sazia
E noi ci accorgiamo della mancanza
Del latte materno

L’amore è attraversare la donna la marcia la tinta
Dei fiori che crescono da una sola impronta
E rubare una rosa dalla gonna di cotone di tutte le donne
Volteggiandola sulla mia pelle umida e raggrinzita.

L’amore è senza gambe in autoreggenti
Anche i fiori muoiono dal gambo come l’amore
L’amore non ha neve ha il mio ventre
Che nevica in ogni domanda
Io premo contro la bocca e non bacio
Manco di labbra

L’amore è sbracciarsi e rimanere con il fiato nel sangue
Aspettare che la seduta sia il brindisi degli angeli
L’amore è possibile come un'ala che si posa e si stacca
È cavalcare la possibilità diventare croce e ala
L’amore è la tua mano sul mio ventre
Che lascia l’acqua all’acqua
Separando ciò che è irrimediabilmente unito

L’amore sono i rami spogli
Quando l’albero è in piena stagione
La sostanza dell’occhio del cieco che fissa
L’anima e lo vince
L’amore è il grano del grido
Che ci restituisce la veglia del pane
È il sesso che trema un isolato
Dal falò delle dita senza gabbiani

L’amore è l’ora che te ne sei andato
Quando ti ho chiesto di amarmi
Se il palco fosse il ventre
E i cani che ringhiano di notte

4) Mamma ho fretta di non avere fretta

Non sono cento per cento una cosa
Ho l’identità del pagliaccio
Con la bocca audace e gli occhi infarinati quando strofino gli angoli
Sono quanto basta la mia ombra con le guance rosse
Con i capelli lunghi fino alla ruota della macchina
La mia ombra che ha fretta di sorpassare il pagliaccio
E dalla tasca bucata dal test di gravidanza
Che sarà reso noto prima o poi
Quando farò l’amore
Mi ricorda la testa che lascio dappertutto
La mia ombra gigante con il collo stalagmite
Ci passerà un piede da bambino semplicemente
Per il gusto dello scricchiolio

Mamma dimmi chi si crede di essere l’amore                                          
Si prende tutto il merito e il demerito delle sensazioni
Talmente concentrato di stare al mondo
Dimentica di respirare a volte
Dimmi mamma che cos’è l’amore
Se mentre crescevo la rosa lanciava il mio cuore
Come una pietra con il suo gambo
Tu mi dici che ho due cuori dentro al corpo
Dove ogni tanto sbatto il naso
Io che invecchio a gocce
Perché tarlo e acqua mi hanno fatto castello di sabbia
Se nella morsa dei tuoi occhi hai limato
La mia bambola di stoffa per essere formica
Mi hai addestrata ai confini
Quando l’amore non basta
Di non cadere mamma perché sono tarlo e bocca
e mentre mi specchio vengo sempre a galla
a morto
ma ora dimmi mamma che cos’è l’amore
quando si spara per scegliersi come corpo
raso al suolo
e lì ci si cammina sopra con i cannoni
l’amore pieno di trappole mamma
pieno di toppe
e tu che mi dici, amore
sono gli uomini gl’ingorghi

Anila Hanxhari è nata nel 1974 a Durazzo (Albania), vive a Chieti. Ha al suo attivo per la poesia le raccolte Io tu e l’anima, Assopita erba dell’est, Cicatrici d’acqua (prefazione di Giuseppe Conte), Brinidisi degli angeli (in uscita); è presente nell'Antologia "Nuovissima poesia italiana", a cura di M. Cucchi e A. Riccardi, Mondadori, 2005. Sue poesie sono apparse su "Lo Specchio" de "La Stampa". Ha vinto premi (tra cui il Premio Camaiore-Proposta 2002 e il concorso RAI Miss Poesia 2006), è stata invitata in diverse manifestazioni letterarie (tra cui il Festival Internazionale di Poesia di San Benedetto del Tronto 2004 e il Festival di Mantova 2006). E’ Presidente dell’Associazione Culturale “Italfida”, con cui ha ideato e curato molte rassegne di letteratura e arte. E’ anche pittrice presente in diverse mostre collettive e narratrice (in via di pubblicazione il romanzo Maria delle caramelle).

lunedì 15 agosto 2011

Giancarlo Serafino ed il suo “Imperfettamente” essere

Non occorrerebbe altro per introdurre l'opera poetica di Giancarlo Serafino, che qui ospito volentieri, dopo l'approfondita presentazione di Antonio Spagnuolo che segue. Ma la poesia, si sa, è infinitamente capace di suscitare altre mille sensazioni e riflessioni, proprio in virtù della molteplicità di orizzonti che offre ai lettori. Ed è a loro che mi rivolgo, per aggiungere, se lo desiderano, altri interessanti commenti o annotazioni, prendendo spunto da questa piacevole parentesi poetica di Giancarlo Serafino.


La storia, che dipana sottilmente i fili delle disavventure umane e delle improvvise inaspettate gioie, diviene simile ad una disposizione testamentaria quando il tempo, che produce il nitore, raccoglie e condensa il dubbio del poeta. Gli inganni rompono la monotonia, gli orizzonti chiudono il simbolo, e la parola si concentra come condensazione del non detto e del dicibile a tutti i costi.
La misura è metafora quando ogni verità sembra sbandare, quando il pensiero si ferma alla compostezza e sbalordisce innanzi alle ineluttabilità che ci corrodono giorno dopo giorno, pregni come siamo, anche nella speranza, di quella anonimia della morte, di quel destino che contraddistingue le varie figurazioni della umana vicissitudine.
Serafino sbalordisce per le maschere e per le ombre che si appropriano del variopinto sfogliarsi del vento, e la sua mente diventa appesantita dai bagagli che riportano lamenti e torpori.
Anche se il verso corre con delicatezza intorno un filo d’erba o carezzando un corallo, la mente affoga inesorabilmente nelle fanghiglie dei “resti umani che reclamano un mondo reale", saldamente ancorato al problema della sopravvivenza, nel coraggio di vivere per non morire.
Nei paragoni un sottile liricismo produce simpatici equilibri e alcuni traguardi che dal civile corrono al canto nella misura in cui lo stile concede narrazioni e incantamenti.
Antonio Spagnuolo

Dalla  silloge “Imperfettamente”

Intorno alla poesia

Io piccolo così…poi il vento delle estati
e la polvere a mordere sui freni
in un bicchiere la giovinezza
e le mani…
..le mani a cercare mente e spilli
sul fondo
dammi il verso giusto - foglia sugli alberi
almeno fino all’autunno
e poi il gioco dei coltelli
per evitare il fiele delle falci.
Se fossi un centomani afferrerei tutti
i tuoi affanni e i miei..
non sono neanche un centopiedi
sono solo Uno
in questo spazio che mi si restringe
e devo fare in fretta
a scoprirne gli angoli….
Tu dammi il verso giusto – un fresco filo d’erba
che si attorcigli ai fianchi
vita di un filo o di un pensiero…
è lo stesso
l’attimo in cui sono pescatore di coralli.
E intorno alla poesia
latrine
e resti umani reclamano un mondo reale.

Per un capello

Per un capello che piroettando
si posò nel piatto
del conviviale accanto
il mio amico smise di mangiare
lasciando languire
il buon odore di manzo…
A questo punto
fare sarcasmo citando
il terzo mondo…era scontato.
Superai quest’aspetto considerando
com’è stranamente delicato
lo stomaco occidentale
che impelato fino al gozzo
( e non dico altro)
per un pelo in più
s’arriccia a mantice
traugliatu…

Vigliaccheria

 Se dovessi contare tutti i coltelli…
allora posso dire di aver vissuto
da vigliacco
perché si è vigliacchi se ci si lascia
assassinare il cuore
e si è vigliacchi se si lascia il corpo
abbrustolire sopra la pira dei desideri…
ed io l’ho fatto
senza reagire alle fruste della gelosia
ed altri simili drammi
quasi che la vita prendeva vita
dal caos dei sentimenti.
Capisco che avevo la ragione in frigorifero
non congelata
ma tanto bastava per essere intorpidita
agli spettacoli di sudore e di bava…
Sono stato vigliacco per riempire la vita
e la vita forse è un’altra cosa…
(o sto sbagliando ancora?).

L’idealista

Ho provato a camminare sull’acqua
come ho visto fare a tanta gente
ma non mi riesce!
Allora ho tentato di mutarmi in pesce
per esser muto con occhio vermiglio,
inutile!
Mi son detto: faccio il randagio che mi vien bene
ma a sinistra i bivi son tanti e confondono la via
così quando ho alzato la testa per chicchessia
l’hurrà mi si è strozzato subito in gola.
Ho tenuto finestra aperta perché entrasse
un po’di mondo, ma l’unica ferrovia che passa
da casa mia non ha fermate, né stazioni.
Mi son chiesto se tutto ciò abbia fondate ragioni,
se è solo una questione di demagogia
restare fuori da ogni carrozzone.
Ma ora basta! Non voglio morire tra gli ignavi!
Non devo tentare di galleggiare sull’acqua
né stare zitto, qualcosa devo fare, rispolverare
qualche bandiera, qualche canzone, almeno un grido…
ma poi? Mi diranno….ecco guarda quello, l’idealista
brav’uomo, un po’ matto, fuori da ogni lista…
Per me sarà gran vanto!


Giancarlo Serafino (Campi Salentina) sollecitato dal critico letterario e d’arte Giuseppe Vese, pubblica nel 2003 “Passaggio d’estate” per i caratteri della Zane Editrice, una raccolta che tra l’altro contiene una sezione “ cronache dall’Infinito” dedicata a poesie di carattere sociale e civile, in cui il Vese scopre “ un richiamo dei valori offesi, sintesi di problemi umani e sociali”. Nello stesso anno viene premiato al concorso Athena di Galatina per “Nenia che galleggia sull’Adriatico”,  poesia che ripercorre il dramma dei curdi profughi imbarcati da trafficanti senza scrupoli dalle sponde dell’Albania. Del 2007 è la raccolta “Per canto e per amore” (Zane), con la presentazione di Giuliana Coppola (collaboratrice di Maria Corti)
Per lo scrittore salentino Antonio Nahi, quella di Serafino “è senz’altro una delle più ascoltate voci”
salentine e la sua poesia “si libra nell’aria scevra di dubbi e ripensamenti”.
Nel 2010 con la poesia “Ci vorrebbe Charlot” è uno dei 105 poeti dell’antologia“L’impoetico Mafioso” per la legalità e la responsabilità civile.
Insegnante di lettere e psicologo, vive e lavora a Lecce.

martedì 26 luglio 2011

Anna Ruotolo: la poesia del raccontare

E' nel presente che le azioni e le storie si dipanano, e la poesia dell'immediato ha però un gusto che si abbraccia anche al passato, lo fa rivivere, lo racconta facendo emergere attimi, spigoli, vie, stati d'animo, atteggiamenti. Un modo originalissimo, un'impronta poetica davvero portentosa, quella di Anna Ruotolo, giovane poetessa casertana, ma che già sa farsi apprezzare in ambito nazionale per la sua qualità artististica, per la sua spiccata propensione per una poesia densa, raccolta, raccontata appunto, e nello stesso tempo fluida nel modo giusto, senza eccessivi precipitazioni. E' una poesia, quella di Anna Ruotolo, che parte da situazioni minime, da stati fugaci ma significativi, per allargarsi poi a onde nell'universo umano e sociale.
Credo che Anna Ruotolo proseguirà il suo cammino letterario e poetico ampliando ancora di più i suoi orizzonti, e l'inizio è ottimo, il suo animo e il suo talento già le permettono di affrontare molto bene non solo la scrittura, ma anche eventi organizzativi di ottimo livello, come si può notare leggendo il suo breve ma intenso curriculum.
Ascoltiamola ora nei versi che seguono; si tratta solo di un piccolo saggio della sua robusta poesia, ma già sufficiente, penso, per ricevere meritati e graditi commenti, se gli amici lettori lo vorranno.

Il piano della tua visita

I
Era notte, era giorno
ti segnavo la via per la piazza
sul palmo della mano
con il viso aperto, mai provato prima
e il dito trattenuto da un’acqua di fico
appiccicosa,
il fico verde di un qualche giardino.

II
Dunque, dopo averti spiegato
la direzione del vento
(eri tu quello ricurvo sul tavolo
tornato come da tante migrazioni
con le ali un po’ sgualcite
la faccia della meraviglia)
ti misi davanti un piatto di more.
Tu le conoscevi, le mangiavi tutte
e a me dicevi di no, per il bene,
per l’amore del sorriso
che così ancora mi porti.
III
Il piano della tua visita
fu segreto - piano infinito
una, due, tre tazze sul lavello
la notizia silenziosa che qualcosa
venisse dall’alto
e nel volgere in quel punto tutto il viso
qualcuno rimanesse al suo lavoro,
la lavandaia alle sue camicie
la mamma al suo mestiere fecondo.
Bello ora dire com’è andata
e cosa e non saperlo articolare:
tutto intero sei stato qui
sempre perdendoti un po’ negli angoli,
morendo (senza dolore e dispiacere),
brillando.

Dissi “raccontami una storia” e Manuela cominciò…

Stacchi la mano dal codino
che hai rigirato per minuti
tra le tue dita minuscole e chiare,
lanci le parole contro di me
e si alza una polvere di lucciole,
sparito il mare dietro la tua piccola
nuca, contro i miei occhi si rifà
per tremori ed ombre siderali.
Eppure sostiamo in un vialetto conosciuto,
c’è la nostra jeep, le luminarie dei lidi
qualche gelato che profuma la bocca
ma dici le storie come l’apparizione celeste,
le eclissi, gli impercettibili movimenti
della crosta, la corsa e la morte di una stella.
Come avrei voluto sentirmi raccontare così
questa, l’altra, ogni vita sulla terra.

Per tutta quell’età

Ci si affacciava dalla casa
l’unica che avevamo avuto
e l’incrollabile certezza, pure
avuta, di appartenere a tutto
per tutto avere fede
o per almeno un albero fitto
e, accanto, una scala
lunghissima e infinita
poggiata al tronco per tutta quell’età.

(da “Maldamerica”)

Ultime cose prima di partire

Quando la vigilia e la valigia
hanno la stessa ombra, la stessa faccia
e tocchiamo carte
stese di notte per preparare tutto
senza confusione, 

solo qualche animale docile
ci cade nel cuore,
quasi un abbraccio, una benedizione.


Valzer in 5th Ave

Anche se abitammo negli hotel più chic della città
a cinque stelle, a luci intermittenti sulle loro teste enormi
e alte come lance fino alle ultime stanze del cielo
anche se (quel tanto che si può) facemmo il giro degli stores
e salimmo le vedute più alte e promettenti
tenendoci su, spalla in spalla
come per cura e per destino

era come se avessimo perso giù nella 5^ Strada
la chiave di tutto 
e crescessimo nella bocca dello stomaco la premura
di scendere e sbrigarci tra i fumi
per poterla riaccendere, recuperare.


South Street Seaport’s melody

Dare mondo e fuoco a una visione, 
lasciare indietro chi non cammina.
Stendere le gambe come i pesci
sul ponte raggiante di Seaport,
mandare via il sonno, di notte in notte,
ché qui non si può dormire.

Anna Ruotolo vive a Maddaloni, in provincia di Caserta, e frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Con le sue poesie ha vinto vari premi nazionali ed internazionali giovanili (tra gli altri, il “Premio Turoldo” 2009 nella sez. under 25, il concorso “Subway letteratura” 2011). Suoi testi sono apparsi in "Poesia” di Crocetti, ne “Il Foglio Volante – La flugfolio” di Amerigo Iannacone, ne “Il Foglio Clandestino", in “Capoverso”, in “Poeti e Poesia”, nel quotidiano “Il Tempo” e nella rivista italo-newyorkese “Italian Poetry Review”. Un testo tradotto in spagnolo da è pubblicato nel num. 4 della rivista internazionale “Poe +”. Dal 2008 al 2010 ha curato e condotto il poetry slam “Su il sipario” in diversi locali casertani. E' presente in varie antologie poetiche. Tra le altre si segnalano: "Quattro Giovin/Astri” (Kolibris, Bologna 2010) e "Raccolta di poesie" (Subway Edizioni, Milano 2011). “Secondi luce” (LietoColle, Faloppio 2009 – premio “Silvia Raimondo” 2009, Premio Turoldo 2009, Premio Int.le Città di Ostia 2011) è la sua opera prima. Gestisce il sito personale www.annaruotolo.it e il blog letterario SpazioPoesia.2 (http://spaziopoe.blogspot.com)

giovedì 21 luglio 2011

Federica Volpe, una dei "Quattro giovin/astri"

Federica Volpe è una giovane poetessa di Carate Brianza, nella nuova provincia di Monza. Come si leggerà nelle note che mi ha inviato insieme ai testi che andremo a pubblicare qui di seguito, la nostra autrice ha un rapporto complicato con la propria terra, ma intesa in senso generale, io penso, in quanto parla di "rinascita" continua, rinascita da velate leggerezze dell'essere, come per affermare, o riaffermare, la propria solidità e la propria presenza attiva. E questo si notava già nei suoi testi apparsi nella interessante Antologia "Quattro giovin/astri" della Kolibris Edizioni di Chiara De Luca (Bologna 2010), insieme a quelli di altre tre valide giovani voci poetiche: Francesco Iannone, Anna Ruotolo e Vittorio Tovoli.
Questo forte desiderio di esserci, non di apparire o di dimostrare, ma di ribadire assolutamente la verità del proprio spazio fisico e spirituale, nell'autenticità della propria vita escludendo dalle prorpie vedute e considerazioni ogni tipo di ipocrisia e di pregiudizio ("Mi sento rocca di radici / incoronata da un ritorno che fu addio e che ora / abbraccia ogni mia fibra come per voler restare"), si esplica attraverso uno schema lirico a volte aspro, ma sempre comunque coerente e sincero, autenticamente poetico.
A questo punto, sarà interessante annotare i commenti dei lettori, e sicuramente saranno molti e ben variegati, perchè la poesia giovane di Federica Volpe merita di essere ben considerata, come la poesia giovane di tante altre valide promesse.


Sento la fiducia risalirmi i ciottoli come il verde 
dell'edera. Forse si mangia la salute della pietra
ma, non so come, l'adorna. Mi sento rocca di radici
incoronata da un ritorno che fu addio e che ora
abbraccia ogni mia fibra come per voler restare. 

*
Ora sento che dobbiamo rientrarci fino
al midollo, sentirci unica cosa raccolta
nelle viscere del letto, ricomporre le cellule
cadute in sette anni di specchi e di rovine. 
Ecco: vedi che la mano non è intera
a palmo vuoto, come in cerca di prigioni?

*
Mi hai detto: riconoscimi 
perché mi hai dato un nome
ogni volta che hai pianto, 
o tenuto tra le braccia come
incarto di mimose a mezz'estate
-non ti sentivi donna ma
nel chiamarmi ti riconoscevi-.
Mi hai detto: riconoscimi 
oppure sai chi sei?

*
M'amalgamo al lucore del mio sangue
a striare la saliva di ragioni, e inietto
la morfina che non lenisce i sentori
ora che anche tu sei pene corporali.


I giovani si attardano al portone.
Si dicono frasi piene di "per sempre".
La vecchia li spia dall'alto del balcone:
"Ragazza, non sai che i "per sempre"
si mutan tutti in "mai"?
Io questo lo sapevo, perciò non mi sposai".
Ciò pensa ritta la zitella colma di orgoglio e calore
senza accorgersi di vivere, anche se di altri, l'odiato amore.


(da Se non sono gigli, raccolta pirata)

*
TEORIA

Credo che il vero cuore
sia il cervello.
Il cuore, il muscolo,
non è altro che un mestolo che mesta
il sangue e le impressioni.
La bocca il cucchiaino che accostiamo
agli altri perché c’assaggino.
Gli occhi sono imbuti che s’imbevono
di liquido reale, che lo stringono.
E allora il cervello?
E’ lo stesso calderone
che tiene uniti bocca e occhi
e cuore,
e il resto,
è ciò che ci contiene
e che crediamo, invece,
di contenere.
Ci siamo sempre visti
- a mio parere, per pietà! -
montati ad un piacevole contrario.

*
“Le cose regalate
non vanno più ridate”
salta le corde vocali
la mia voce bimba
e ora m’accorgo
di quanto perfetta
fosse la sapienza
limata in settenari
inconsapevoli. Ma
ora forzata è la metrica,
e le leggi, e la rima,
e tu mi lasci tra le mani
i doni e li fingi mai dati,
poggiati sul palmo come
il niente, o l’inutile,
e lo fingi mai in tremore
il cuore colibrì in selva
accecato. Forse bimbe
avremmo dovuto incontrarci,
giocare, stringerci le mani
senza dentro patti. Avremmo
dovuto conoscerci perfette,
abbozzate. Ora
a me resta la nenia
dei lacci, a te la via.

*

A Roberta D’Aquino

QUADRIFOGLIO

S’è aperta come niente
la porta della mano.
E’ come quando bimbi
si mostra un quadrifoglio.
Io non t’ho detto:
“vedi, guarda, che fortuna”,
ho solo temuto che tu
per contemplarlo prendessi
in mano la mia mano.
Chissà cosa ti lascio di me,
se ti tocco.
E’ come quando s’incrociano
le nubi.
“Sei inquietante”, t’ho detto
mangiandomi il silenzio,
e tu furba mi hai risposto:
“forse tu t’inquieti perché
ti senti d’esser pioggia”.
E hai sorriso perché in mano,
senza dirlo, avevi un quadrifoglio.

*
A Giovanna Salatino,
ponte di poesia

Cammina in un paese
che è fatto di poesia,
si muove, e a mani tese
si dona a qualche via
- “colle dell’infinito”,
“del passero solitario”-,
si mischia a quel nutrito
mondo. Lei fa da estuario
al fiume fossile  dei miei scritti,
che in lei incontrano la dolce manna
d’un mare; a Recanati, senza conflitti
Silvia che cuce ha incontrato Giovanna.

*
Mi sto offrendo come un pane scarno,
vedi, nelle luci ancora livide del giorno.
Puoi vedere ogni ditata, ogni intemperia,
- non puoi vedere i grani e l’acqua
e i sali di questa lieve offerta – .
Taci ora, prima ch’io ritorni a reperirmi
solo scarto di cucina, prima che getti quello
che ancora nudo d’ombra puoi mangiare. 

*
Quando tornerai a  spingerti in me
nel continuo dover arretrare
sarà conoscermi o farti conoscere
nel tocco che conosce – marcarmi - ?
Non so più se era Ulisse che si univa
alla terra o la terra senza volto che si dava.

Federica Volpe vive a Carate Brianza, grembo da cui è nata e da cui tenta la rinascita quasi ogni giorno. Vi giace come cosa senza peso, cullata dai respiri delle esistenze silenziose  che le parlano. Questi dialoghi senza nome li chiama "poesia". 
Ha pubblicato LEMBI (Onirica Edizioni, 2010) ed è presente nella antologia QUATTRO GIOVIN/ASTRI (Kolibris Edizioni, 2010), oltre che in una serie di altre antologie. 
Di ogni cosa che ha scritto sente l'insoddisfazione che sgorga dalla non corrispondenza del canto che solo sa ascoltare e non riprodurre, e non ridare. 
Ha creato con Barbara Bracci il sito VIR-US (http://www.vir-uspoesia.beepworld.it/), collabora ai blog I GIOVIN/ASTRI DI KOLIBRIS (http://giovinastridikolibris.wordpress.com/) e FARAPOESIA (http://farapoesia.blogspot.com/). Ha un blog personale destinato alla diffusione della poesia altrui (http://federicavolpe-poetry.blogspot.com/) e un sito personale (http://federicavolpe.beepworld.it/).

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà