I poeti non nascondono la verità, la loro verità, che è poi la verità di tutti e che tutti non hanno il tempo né la voglia di dire, presi come sono dal travaglio materiale quotidiano, o da altre pressanti preoccupazioni esistenziali.
Epperò i poeti hanno la consapevolezza del dire “pane al pane e vino al vino”: lo fanno, e lo possono fare, ben consapevoli della loro esperienza e della loro buona tecnica espressiva, della loro capacità di tradurre in versi il sentimento generale, le emozioni, ma anche le immagini, gli stati d’animo, le storie e le riflessioni che proprio la realtà esterna, oggi così frastagliata, può indurre o suggerire alla loro vena creativa. Ci vuole maestria e competenza, padronanza della materia e del dettato poetico, naturalmente, per aggirarsi nei vicoli strani e bui del sentimento e delle emozioni, altrimenti si può cadere, e spesso succede!, nella melensaggine e nella banalità della costruzione poetica.
Francesca Castellano, giovane ma già esperta e matura poetessa, è sicuramente ben lontana da questo rischio, e affronta la materia del sentimento con la sicurezza e l’impulso creativo necessari, riuscendo pienamente nell’intento: e cioè, con la sua silloge Il volto del mio sentimento, compendia, mettendo in ordine, come in un grande ricamo o addirittura in un grande mosaico, le infinite angolazioni, punti di vista, riflessioni e situazioni, che il mondo del “sentimento” le mostra. Riesce ad analizzare e distinguere le varie modulazioni, ma si lascia anche trasportare oltre, perché questa realtà sentimentale non ha confini né limitazioni di generi e di forme.
L’immedesimazione nel tema, da parte della nostra autrice, è totale: la sua poesia, ordinata in tre sezioni, esplora in modo minuzioso, dettagliato e profondo tutti gli aspetti, statici e dinamici, della realtà emotiva quotidiana, ponendosi al centro di questa (in “L’io singolare”), avvertendo una sorta di disagio e di disappunto di fronte alle sofferenze e ai patimenti (in “Il fuoco sacro del dolore”), e infine affermando la propria vera identità nella completezza dell’amore, sentimento che non permette più alcun mascheramento (in “Amore e disamore”).
Si tratta dunque di una poesia che riecheggia l’essenzialità profonda della parte emotiva dell’autrice, attraverso un dettato poetico fluido e diretto, non privo di una buona musicalità e di immagini morbide e significative, a volte allusive, prerogativa di ogni buon testo poetico.
IO SONO
Io sono
un sonno che non riesce a dormire,
un fuoco che brucia senza fiamma,
un grido assordante senza voce,
un mare agitato senza vento.
Sono
una città caotica completamente disabitata,
il ticchettio di un orologio che si è fermato,
l’ora esatta di un tempo che non puoi misurare.
Sono
la rincorsa di un aereo che non decolla,
il salto su di un’asta posta troppo in basso,
il segreto di un abisso scavato in profondità.
La punta di un coltello di plastica,
le lame di un rasoio che non funziona più,
un boccone appetitoso per uno stomaco già sazio.
Io sono.
Assomiglio a tutto questo
o è tutto questo a somigliarmi.
GUERRA
Proiettili,
missili
e bombe
da soli non fanno la guerra
ma insieme squarciano la terra.
Come quella devastata del mio cuore
che è morta a suon di carezze
dopo la vendetta di un fiore.
MI PERDEREI
Mi perderei
per ritrovarmi nel duro
della roccia che
dal vento
non si lascia scalfire.
Mi perderei
per diventare schiuma
di mare
che svanisce e poi risorge
sulla riva.
Mi perderei
per ingabbiare
l’immensità dell’eterno sentire
e con una corda
poterlo zittire.
(dalla sezione "l’Io singolare")
DOVE SI PIANGE?
Dove si piange?
Se non nella trappola di quattro mura domestiche
che ti stracciano i vestiti
mentre nuda
ti guardi allo specchio
e nemmeno ti riconosci.
E poi afferri quei pezzi
che di te avevi ignorato
e che gentilmente
le quattro mura domestiche
hanno riesumato.
(dalla sezione "Il fuoco sacro del dolore")
***
Il VOLTO DEL MIO SENTIMENTO
Non voglio imparare a ballare.
Voglio imparare a camminare,
con la stessa cadenza della pioggia
nel turbolento temporale.
Fradicia e spoglia da ogni mascheramento
immagino una goccia scendere,
che danzando sul petto rivela il mistero:
eccolo, il volto del mio sentimento.
(dalla sezione "Amore e disamore")
Francesca Castellano nasce nel 1996 in provincia di Napoli.
Laureata in Lettere e specializzata con lode in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, intraprende da subito la sua carriera da docente. Insegna latino, italiano e storia al liceo.
Nel 2023 esordisce con la pubblicazione della sua prima raccolta poetica, Il volto del mio sentimento.

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