mercoledì 22 luglio 2026

"Il volto del sentimento" nella poesia di Francesca Castellano

Il coraggio di sapersi raccontare, di esprimere i propri sentimenti, anzi: il volto del proprio sentimento. È una prerogativa di pochi, in una società dominata dalle apparenze e dalle ipocrisie, dove ogni cosa non ha una vera centralità, un’anima, bensì soltanto un superficiale velo di buonismo e di accondiscendenza. L’artista, il poeta, però, non hanno “peli sulla lingua”, ed esprimono, attraverso la loro arte, tutto quanto fermenta e ribolle nel proprio intimo, interpretando i messaggi più o meno diretti che provengono da questo mondo confuso e, sovente, obnubilato.
I poeti non nascondono la verità, la loro verità, che è poi la verità di tutti e che tutti non hanno il tempo né la voglia di dire, presi come sono dal travaglio materiale quotidiano, o da altre pressanti preoccupazioni esistenziali.
Epperò i poeti hanno la consapevolezza del dire “pane al pane e vino al vino”: lo fanno, e lo possono fare, ben consapevoli della loro esperienza e della loro buona tecnica espressiva, della loro capacità di tradurre in versi il sentimento generale, le emozioni, ma anche le immagini, gli stati d’animo, le storie e le riflessioni che proprio la realtà esterna, oggi così frastagliata, può indurre o suggerire alla loro vena creativa. Ci vuole maestria e competenza, padronanza della materia e del dettato poetico, naturalmente, per aggirarsi nei vicoli strani e bui del sentimento e delle emozioni, altrimenti si può cadere, e spesso succede!, nella melensaggine e nella banalità della costruzione poetica.
Francesca Castellano, giovane ma già esperta e matura poetessa, è sicuramente ben lontana da questo rischio, e affronta la materia del sentimento con la sicurezza e l’impulso creativo necessari, riuscendo pienamente nell’intento: e cioè, con la sua silloge Il volto del mio sentimento, compendia, mettendo in ordine, come in un grande ricamo o addirittura in un grande mosaico, le infinite angolazioni, punti di vista, riflessioni e situazioni, che il mondo del “sentimento” le mostra. Riesce ad analizzare e distinguere le varie modulazioni, ma si lascia anche trasportare oltre, perché questa realtà sentimentale non ha confini né limitazioni di generi e di forme.
L’immedesimazione nel tema, da parte della nostra autrice, è totale: la sua poesia, ordinata in tre sezioni, esplora in modo minuzioso, dettagliato e profondo tutti gli aspetti, statici e dinamici, della realtà emotiva quotidiana, ponendosi al centro di questa (in “L’io singolare”), avvertendo una sorta di disagio e di disappunto di fronte alle sofferenze e ai patimenti (in “Il fuoco sacro del dolore”), e infine affermando la propria vera identità nella completezza dell’amore, sentimento che non permette più alcun mascheramento (in “Amore e disamore”).
Si tratta dunque di una poesia che riecheggia l’essenzialità profonda della parte emotiva dell’autrice, attraverso un dettato poetico fluido e diretto, non privo di una buona musicalità e di immagini morbide e significative, a volte allusive, prerogativa di ogni buon testo poetico.


IO SONO

 

Io sono

un sonno che non riesce a dormire,

un fuoco che brucia senza fiamma,

un grido assordante senza voce,

un mare agitato senza vento.

 

Sono

una città caotica completamente disabitata,

il ticchettio di un orologio che si è fermato,

l’ora esatta di un tempo che non puoi misurare.

 

Sono

la rincorsa di un aereo che non decolla,

il salto su di un’asta posta troppo in basso,

il segreto di un abisso scavato in profondità.

 

La punta di un coltello di plastica,

le lame di un rasoio che non funziona più,

un boccone appetitoso per uno stomaco già sazio.

 

Io sono.

Assomiglio a tutto questo

o è tutto questo a somigliarmi.

 

 ***

 

GUERRA

 

Proiettili,

missili

e bombe

da soli non fanno la guerra

ma insieme squarciano la terra.

 

Come quella devastata del mio cuore

che è morta a suon di carezze

dopo la vendetta di un fiore.

 

 ***

 

MI PERDEREI

 

Mi perderei

per ritrovarmi nel duro

della roccia che

dal vento

non si lascia scalfire.

 

Mi perderei

per diventare schiuma

di mare

che svanisce e poi risorge

sulla riva.

 

Mi perderei

per ingabbiare

l’immensità dell’eterno sentire

e con una corda

poterlo zittire.

 

(dalla sezione "l’Io singolare")

 

 ***

 

DOVE SI PIANGE?

 

Dove si piange?

Se non nella trappola di quattro mura domestiche

che ti stracciano i vestiti

mentre nuda

ti guardi allo specchio

e nemmeno ti riconosci.

 

E poi afferri quei pezzi

che di te avevi ignorato

e che gentilmente

le quattro mura domestiche

hanno riesumato.

 

(dalla sezione "Il fuoco sacro del dolore")

 

***

 

Il VOLTO DEL MIO SENTIMENTO

 

Non voglio imparare a ballare.

Voglio imparare a camminare,

con la stessa cadenza della pioggia

nel turbolento temporale.

 

Fradicia e spoglia da ogni mascheramento

immagino una goccia scendere,

che danzando sul petto rivela il mistero:

eccolo, il volto del mio sentimento.

 

(dalla sezione "Amore e disamore")


Brani tratti dal libro Il volto del mio sentimento, di Francesca Castellano, LFA Publisher, 2023.


Francesca Castellano nasce nel 1996 in provincia di Napoli.
Laureata in Lettere e specializzata con lode in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, intraprende da subito la sua carriera da docente. Insegna latino, italiano e storia al liceo.
Nel 2023 esordisce con la pubblicazione della sua prima raccolta poetica, Il volto del mio sentimento.


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