mercoledì 31 gennaio 2024

La poesia de "L'altra mano" in Asia Torreggiani

La consapevolezza di una sottile linea di demarcazione tra la realtà circostante e il mondo visto con gli occhi del cuore, così come si vorrebbe che fosse, si connota in modo accentuato nei creativi, negli artisti, nei poeti, i quali giungono ad esprimere con la propria arte questo disagio interiore, questa intima sofferenza nel dover comunque condividere comportamenti e quotidianità che non aderiscono mai perfettamente alla propria natura, al proprio avvertire il vero senso delle cose e della società.
È il caso di Asia Torreggiani, giovane artista, ballerina e poetessa di origini marchigiane ma residente ora a Parigi, che con questa sua silloge d’esordio, L’altra mano, edita da Interno Libri nel 2023, rimodula profondamente questa interna dicotomia tra i propri sentimenti, il proprio mondo, e la realtà esterna; una realtà che vede lontana, distaccata, indifferente ai moti propulsivi e rigeneratrici dell’amore e degli affetti: “Due voci lontane dagli spazi, / delle bussole fisse, / non si spostano…”. È indovinatissima qui la metafora della bussola, ad indicare posizioni (leggi: comportamenti) stereotipati, standardizzati da una società, come quella odierna, che persegue un andamento esistenziale monotono, ciclico, quasi ritualistico.
Ne deriva un desiderio di distacco, di isolamento, un voler riportarsi in quest’altra parte, nel proprio intimo, nel proprio mondo di verità e di originalità: è "l’altra mano”, che rimane lontana ma che comunque fa parte di noi e deve essere considerata e integrata, per una comprensione più profonda della realtà e della vita: “Non sapevo, / che non si può / imparare / a sapersi tenere, / senza curarsi / dell’altra mano, / lontana, / dal cuore inquieta”…
L’amore, inteso in tutte le sue espressioni, ma soprattutto quello di coppia, passionale ed intenso, può essere il giusto collegamento, anzi il giusto collante, necessario a tenere insieme i due estremi, ad unire con un vincolo robusto la realtà esterna a questo nostro mondo ideale, a considerare tutto il creato come un unico corpo che si serve anche dell’”altra mano”, spesso sconosciuta, lontana, dimenticata. L’amore è tale da far conciliare ogni cosa e ogni persona: “Accettami / con i capelli sciolti, / senza raccogliere / parrucche da portare, / con il viso sporco / del mattino…” Questi versi, inclusi nel primo brano della raccolta, denotano dunque la forte volontà, il desiderio d’un amore possente e inclusivo che affermi e confermi la propria autenticità (Accettami come sono…) in un rapporto tra sé stessi, la propria vera natura, e la società esterna, indifferente e conformista.
Un dettato poetico suadente, scorrevole e ricco di rimandi e metafore: un inizio eccellente per la nostra giovane autrice, di cui riportiamo qui di seguito alcuni brani.


Due voci. Lontane dagli spazi

 

Due voci lontane dagli spazi,

delle bussole fisse,

non si spostano. I passi, nemmeno

ad accompagnarli.

Sono due voci di una casa

dove vissi immobile

all’amore spento

dalle mani fredde, come stanche

di darsi mattina da sistemare,

coi cuscini arrotondati,

sento una voce che lasciai.

Parole alle stanze dei ricordi,

tu, nuovo usato,

parabola da raccontare.

Verbo nuovo, solita

inquieta porta, che accogli

mesta e scarna; le lucciole

in cerca di antri spenti

per farsi ritrovare.

Suonano accordi d’altezze

centrali, l’Appennino non rimbomba,

mancano tanti passi per le Alpi.

Quattro scarpe per vincere

l’amore, alto, freddo

il suo nome. Principessa,

fu lei e la montagna, i principi

dormono muti

dove le onde non possono rinchiudersi

alle sponde. Indietro, il corso

avanza.

 

 ***

 

Madre,

fa freddo oggi, mentre taglio il broccolo

del pranzo. Fa freddo

anche al ricordo di qualche abbraccio

chiesto come il pane

del primo angolo,

dell’ultimo minuto.

Soffiami le tue solitudini,

dimmi che non sono sola,

mentre piango nella folla

che si sfiora fino al sesso,

vuota al cuore. Dimmi

Mamma, fa ancora freddo,

ho bisogno d’altro fra le steppe,

il pesco,

e l’ultimo tulipano innamorato.

 

 ***

 

Ma parlami

 

Parlami ancora di come si

toglie una lacrima,

di come si coccolano

gli orsi in montagna,

di come la mamma

è diventata figlia;

parlami delle rose viola,

delle federe senza pieghe,

delle uova vendute

con il pulcino morto.

 

Parlami delle cose che

ancora racconti,

dimmi che non cambi,

lasciami stare meglio.

 

*** 

 

L’altra mano

 

Non trovo la pace

tra le foto

dei mesi passati,

c’era l’incontro

di corpi intensi,

e solo un cuore

a ballare,

un cuore a mancare,

a nuotare a vuoto,

inquieto.

Volevo insegnargli

la luce libera,

non sapevo,

che non si può

imparare

a sapersi tenere,

senza curarsi

dell’altra mano,

lontana,

dal cuore inquieta.

 

*** 

 

Portami il vento

con le rondini unite, la curva

dell’infinito lasciata in cielo.

Portami le luci

di tutte le albe che conosco,

materia pura,

giorno lasciato sgombro,

grembo delle ore scure

e il germoglio ormai nato.

 

 ***

 

Articolami le labbra

morte, come se dovessi

succhiare spicchi d’arancio

e prendere l’amaro

di un succo falso,

per noi,

per entrambe

le piante seccate,

in un campo siculo

nudo alle nebbie

alte.


Asia Torreggiani, L’altra mano, Interno Libri Edizioni, 2923

Asia Torreggiani, nata in provincia di Pesaro-Urbino (1994), ballerina-interprete professionista, oggi vive a Parigi. Le formazioni di danza, a Siena prima, a Parigi poi, si uniscono agli studi accademici (Università di Bologna, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, Université Jules Verne d’Amiens). Con questo bagaglio poliedrico, Asia si consacra oggi alla danza e alla scrittura. L’altra mano è la sua prima raccolta.




1 commento:

  1. Ringrazio Giuseppe Vetromile per la sua nota di oggi su "L'altra mano", la raccolta di poesie che ho pubblicato con Interno Libri Edizioni lo scorso settembre.
    Giuseppe fluttua nel mio universo, si lascia sospendere e cattura qualche anfratto.
    Asia Torreggiani.

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