mercoledì 19 luglio 2023

La poesia di Giovanna Secondulfo in "Cenere e ciliegie"

Cenere e ciliegie è il titolo di questa interessante e artistica raccolta poetica di Giovanna Secondulfo, edita dalla Daimon Edizioni nel corrente anno. Dico anche artistica, perché, oltre alla veste tipografica ben curata, il libro è corredato anche di immagini fotografiche all’inizio di ciascuna sezione di cui è composto. Ma naturalmente il nostro principale interesse sta nel contenuto della raccolta e nella modalità di scrittura poetica utilizzata dall’autrice. Già il titolo è alquanto esplicativo, ed è formato da due termini che suggeriscono una contrapposizione. Infatti, la prima espressione, cenere, sembra voglia riassumere, in un certo senso, tutto quanto è destinato a consumarsi, a diventare, appunto, cenere; con ciliegie, invece, c’è da sottintendere una sorta di rinascita, in un ciclo perenne che vede la natura risvegliarsi e gli alberi rifiorire.
Giovanna Secondulfo attraversa quindi questi stati d’animo che tendono, da una parte, alla consapevolezza che la realtà circostante ha un progressivo calare di tono fino all’esaurimento delle energie (“Albeggia lontano una luce, / il vero che brucia / l'iride scomposto, / cola la cera / dalla lucerna / in preghiera…”), mentre dall’altra appare uno spiraglio di luce e di speranza, in ciò che la natura offre a simbolo di rinnovamento e di rinascita (“…È un sorso nero e bianco di vita che sarà. / Una promessa segreta di felicità”…). In questo alternarsi dimidiata tra cenere e ciliegie, la nostra poetessa riesce a trovare un equilibrio di continuità e di appagamento, specie nella memoria e nei ricordi che la legano alla sua terra natia: “Sono nata laggiù, terra feconda, / d'estate rovente, / rose rosse con il capo all'ingiù, / femmina pure. / Di nocciole e uva sapida l'aria, / ai piedi di un monte arrabbiato, / sbuffi di fumo e lanci di pietre.” Il tipico ambiente vesuviano si manifesta infatti in molte delle sue poesie in questa raccolta, dove il dolce e l’amaro, l’asprezza e la morbidezza, la violenza vulcanica e i colori vividi della terra e del cielo, si mescolano in un tutt’uno di forza creativa, di potenziale distruttore-rigeneratore di frutti e di umori, di caratteri e di sentimenti, di emozioni e di genialità.
La raccolta si divide dunque in due sezioni, cenere e ciliegie, ma introdotte da una pre-sezione intitolata semplicemente “poesia”, come a voler disporre su un ideale ripiano i motivi ispiratori, le intuizioni e le ricerche preliminari che daranno poi corpo a tutta la raccolta. Raccolta che in tal modo si presenta organicamente realizzata, con un celato filo conduttore rappresentato da una parola poetica efficace e propositiva, nonché con un procedere fluido e gradevole, anche per la scelta di centralizzare i versi, captando in tal modo maggiormente l’attenzione del lettore.
Ma ecco qui di seguito alcuni suoi testi, tratti appunto dal libro "Cenere e ciliegie":

Verde di poesia


Verde di meriggio,

di sole pallido

ad asciugare ciò che resta,

acquitrini di rane festanti

e grilli nascosti.

Verde di cielo annoiato,

sbuffi di immagini poco disegnate,

formicai in fila solenne

e gazze nascoste su rami agghindati.

Verde di me,

riflessa in armonia di tempi passati,

verde di desideri

fermi dietro le spalle,

verde di vita che,

carponi,

zoppicante,

per mano

è tornata.

 

 ***

 

La mia poesia

(omaggio ad Agnese Coppola)

 

Sono venuta,

scalza,

erba alta e caldo tra i noccioli.

Bianca la veste,

stirata dall'aria,

e capelli alle spalle discinti,

pennellati di oro.

Occhio aperto

sul davanzale dell'orizzonte

a dire parola,

incisa nel palmo della mano,

chiuso finora.

Parola,

stanza aperta,

glicine in fiore a capanna di sogni,

zolla di zucchero,

terra bagnata dopo la pioggia,

carezza.

Il tuo dono, il mio respiro,

avara di prendere il largo,

ammainare la vela,

singhiozzare tra i giorni,

consolare.

 

***

 

Cenere e ciliegie

 

Sono nata laggiù, terra feconda,

d'estate rovente,

rose rosse con il capo all'ingiù,

femmina pure.

Di nocciole e uva sapida l'aria,

ai piedi di un monte arrabbiato,

sbuffi di fumo e lanci di pietre.

Sono nata da acqua di sale,

scale e scogli di gelati al caffè

e passi di piedi lungo una via

che di meta di vita il sapore ora ha.

E canti, corse di cielo,

foglie secche e angoli di muro in preghiera

di futuro che adesso c'è.

Sono nata laggiù

da una terra in festa,

magia di luci,

oca grigia in un recinto,

ventre di vacca,

trubbea rossa di ciliegie

e arance amare.

Sono nata su un fianco di terra precaria,

dove le mani stringono i sogni

e hanno braccia lunghe di umanità.

 

 ***

 

Vendemmia

 

Rivedo le mani,

il sole che sorge

tra i rami,

i filari vedovi di colore.

Grappoli e pampini cadere.

E la sera,

brace spenta,

tini traboccanti,

l'odore si spande

tra i vicoli.

Settembre è allegria, raccolta e riposo.

Settembre è incontro, fatica e bellezza, un

dipinto scolorito e frizzante,

la vendemmia dell'anno che va,

bagaglio pesante di

malinconia. È un sorso nero e bianco di vita che sarà.

Una promessa segreta di felicità.

 

 ***

 

Mamma

 

Ti tesserei sulla linea del tempo

con ore di rosso

e minuti di verde,

tempo di un tempo

di punti lontani,

aghi di filo e mani

su un braciere di fuoco

quasi spento.

E storie di fate, maghi e merletti

con fiori blu

su pietre bianche

e tutto l'arancio di una cucitura di passi lenti

che ancora io sento.

 

 ***

 

Commiato

 

La fine del giorno arriva,

la luce abdica e i pensieri si lasciano sdraiare sotto le coperte.

Qualcosa finisce e lascia sul tappeto briciole di egoismo,

bello provare a non essere quello che siamo,

spingere la linea più in là, nel recinto più vicino e venderlo come scomodo.

La luce è abdicata, si dorme un sonno finalmente tranquillo,

in attesa di un'alba che regala speranza di nuovi

e felici sentieri.

Non ne sentirò la mancanza

 

 

 ***

 

Addio

 

Andare

domani,

cieli più tersi i pensieri,

passi desueti,

finestre di grano,

la terra bagnata sa di terra.

Che sento?

Aria nuova,

tra i miei lunghi capelli, brivido bambino,

malinconia laggiù di te.

Ti lascio e vado,

corro via dalla nebbia,

dorme sul lago, eterea, funesta, meravigliosa.

Ti lascio passare,

scorrere via acqua del tempo, altro io vado a cercare.

Ti abbraccio ora,

non prevedo ritorno

 

 

 ***

 

Me stessa

 

Braccia aperte,

cuore chiuso,

dei chiodi la ruggine

ha cancellato la testa.

Le trappole usate,

parole,

a pungere prima,

tagliare poi

l'ultimo briciolo di coraggio per volare via.

Le gabbie non amano,

celano il dramma del drappo

che gli occhi sentono

della follia.

Non sento, ma vedo,

non resto,

L'amore indossa un'altra veste,

me stessa.


Brani tratti da:

Giovanna Secondulfo, Cenere e ciliegie, Daimon Edizioni, 2023


Giovanna Secondulfo ha origini vesuviane, ma vive a Milano, dove insegna lettere.  Impegnata in numerose iniziative culturali e sociali, è da sempre appassionata di scrittura.   Collabora con diverse case editrici ed ha contribuito alla realizzazione di diverse raccolte antologiche, come “Rosso” con Ivvi Edizioni e  la più recente silloge “Il colore delle parole” con Jack Edizioni. Premiata più volte in concorsi letterari, giurata in diversi concorsi letterari,  è autrice delle  sillogi poetiche “Angoli di vita”, edita da InEdition e  “Cenere e ciliegie” edita dalla Daimon Edizioni. E’ stata insignita del premio Sorellanza 2021 dalla prestigiosa associazione My Emotion Life”, con cui collabora alla realizzazione  di incontri poetici nel programma settimanale “Pillole di Umanità”. Giurata in diversi e noti premi poetici è il presidente del premio poetico “Benvenuta Sorellanza”.




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