domenica 14 gennaio 2024

Il "Poco più di niente" nella poesia di Marco Masciovecchio

Alle ombre che mi fanno compagnia”, questa la citazione lapidaria che Marco Masciovecchio ha voluto inserire come dedica nella sua raccolta d’esordio, Poco più di niente, edita da Ensamble nel 2023. Nulla di più consono, letteralmente in riga con il contenuto significante del libro. E se una personalità creativa e sensibile non è mai distratta né indifferente alle cose del mondo, in Marco Masciovecchio poeta lo è ancor di più: attratto dalle superficialità, banalità e stereotipi della moderna società, l’autore ne coglie i segnali, ne osserva le contraddizioni, cerca di indagare nel torbido delle anime, di studiarne i segreti impulsi che vi si originano dall’ormai assuefatto comportamento distopico di questa nostra attuale martoriata umanità. Un leit-motive oscuro e tragico che collega segretamente i cuori di tutti e li addolora, ma non li redime, dacché il destino è ormai segnato e va purtroppo verso la frastagliatura di tutti i valori fondanti dell’esistenza.

La sensibilità del poeta, e in particolare quella di Marco Masciovecchio, è tale da saper cogliere, individuare i messaggi negativi che provengono dalla realtà, già in anticipo: “già conoscevi la tua fine / avevi gettato il cuore oltre il confine / del moralismo d’una società perbene.”… Ma qui il poeta non è né giudice né arbitro, non soltanto un “osservatore esterno” che, munito di un buon impermeabile, attraversa indenne la tempesta della quotidianità; è, piuttosto, anima integrata in essa, consapevole di esserne comunque influenzato: “ho smarrito me stesso / perdendo il passo, durante il ballo, / per non sprofondare nel vuoto / fuggo nel bosco e sono lupo / sbrano carne fino all’osso…”

La raccolta di Marco Masciovecchio è in definitiva un viaggio nelle inquietudini e nei disagi che la vita lavorativa, affettiva e sociale ci mostra quotidianamente, e che ciascuno patisce e sopporta più o meno consapevolmente, oppure adeguandosi ad essi, come sovente accade per l’attuale generazione e ancora meglio dettagliato dal prefatore Renzo Paris.

Una constatazione amara sulla realtà sovente amorfa, negligente e accidiosa che coinvolge gran parte della società giovane odierna. Ma la poesia, oltre ad essere giusta cartina al tornasole per la denuncia di certi fenomeni sociali, è nello stesso tempo anche suggerimento, indicazione di un processo di redenzione che riporti l’uomo sulla retta via: un tentativo, almeno, ma che si legge benissimo tra le righe, anzi tra i versi, pregni di latenti metafore, del nostro autore: “adesso la notte muore / conto i secondi di separazione / dal giorno che in quell’istante nasce…” Una sorta di rifiuto del grigionero, di riscatto della luce. E i versi di Marco Masciovecchio, in fondo, con quel loro andamento aspro e a volte drammatico, vogliono dire che il poco o più di niente di quello che resta di noi, è in fondo ancora una luce preziosa.


già conoscevi la tua fine

avevi gettato il cuore oltre il confine

del moralismo d’una società perbene.

 

bruciavi il tempo bruciando nel suo fuoco

come il sacerdote brucia nel turibolo l’incenso

tradito dall’amore, un lupo che brama sesso.

 

macellato fino all’osso, messo in croce,

dal Golgota all’Idroscalo morto ammazzato

il corpo amato senza resurrezione

 

e poi l’ultimo respiro: liberazione.

 

 ***

 

l’insonnia è la mia badante

di notte pulisce la mia bocca

sporca d’infetto sangue

veleno ingoiato durante il giorno

dagli orifizi spurgo.

lei è qui, ascolta silenziosa il mio delirio

mi sbatte in faccia i miei peccati

viaggio con lei nel pozzo dei ricordi,

stringe la mia mano fino al mattino,

al sorgere dell’alba finisce il turno

tornerà la prossima notte, puntuale,

timbrando il cartellino.

 

 ***

 

ho smarrito me stesso

perdendo il passo, durante il ballo,

per non sprofondare nel vuoto

fuggo nel bosco e sono lupo

sbrano carne fino all’osso

 

la notte è il nero

 

affondo dentro al fango

della moralità del mondo

ho terrore dello spettro

ascolterò in silenzio

il suo muto lamento

una radice afferro

m’isso fino al bordo

 

è bianco il giorno.

 

*** 

 

adesso la notte muore

conto i secondi di separazione

dal giorno che in quell’istante nasce,

l’occhio osserva attentamente

tirano le somme, testa e cuore,

annotano ciò che devo fare

schiacciato dal senso del dovere,

vorrei poterlo spegnere il cervello

leggero, volare libero come un uccello,

vedere dall’alto le macerie

di questa civiltà morente

schiacciata tra consumi e niente

trascinata dall’inerzia verso la fine

senza nessun valore, senza amore,

confessare tutto senza pudore.

 

 ***

 

abbiamo solo questo niente

ci siamo accorti tardi

viaggio di sola andata

non c’è ritorno

abbiamo buttato i giorni

in attesa del domani

come se tutto non avesse fine

fosse tutto permesso, tutto concesso,

illusi come struzzi

la testa nascosta nella sabbia

il piede in aria

come una bandiera, senza vento,

chiusa.

 

*** 

 

domenica, la chiesa piena,

la coscienza va smacchiata

una volta a settimana

c’è chi si confessa

chi sbadiglia una preghiera

la pace sussurrata sulle labbra

in fila per la salvezza,

infine la benedizione

un amen dopo la croce

intanto i vecchi dormono

per terra alla stazione.


Marco Masciovecchio, Poco più di niente, Edizioni Ensamble, 2023. Prefazione di Renzo Paris, Nota introduttiva di Giuseppe Cerbino.

Marco Masciovecchio, nato a Roma nel 1967, è impiegato in una multinazionale con sede a Roma. Poco più di niente è il suo esordio poetico.

Nessun commento:

Posta un commento

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà