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mercoledì 22 luglio 2026

"Il volto del sentimento" nella poesia di Francesca Castellano

Il coraggio di sapersi raccontare, di esprimere i propri sentimenti, anzi: il volto del proprio sentimento. È una prerogativa di pochi, in una società dominata dalle apparenze e dalle ipocrisie, dove ogni cosa non ha una vera centralità, un’anima, bensì soltanto un superficiale velo di buonismo e di accondiscendenza. L’artista, il poeta, però, non hanno “peli sulla lingua”, ed esprimono, attraverso la loro arte, tutto quanto fermenta e ribolle nel proprio intimo, interpretando i messaggi più o meno diretti che provengono da questo mondo confuso e, sovente, obnubilato.
I poeti non nascondono la verità, la loro verità, che è poi la verità di tutti e che tutti non hanno il tempo né la voglia di dire, presi come sono dal travaglio materiale quotidiano, o da altre pressanti preoccupazioni esistenziali.
Epperò i poeti hanno la consapevolezza del dire “pane al pane e vino al vino”: lo fanno, e lo possono fare, ben consapevoli della loro esperienza e della loro buona tecnica espressiva, della loro capacità di tradurre in versi il sentimento generale, le emozioni, ma anche le immagini, gli stati d’animo, le storie e le riflessioni che proprio la realtà esterna, oggi così frastagliata, può indurre o suggerire alla loro vena creativa. Ci vuole maestria e competenza, padronanza della materia e del dettato poetico, naturalmente, per aggirarsi nei vicoli strani e bui del sentimento e delle emozioni, altrimenti si può cadere, e spesso succede!, nella melensaggine e nella banalità della costruzione poetica.
Francesca Castellano, giovane ma già esperta e matura poetessa, è sicuramente ben lontana da questo rischio, e affronta la materia del sentimento con la sicurezza e l’impulso creativo necessari, riuscendo pienamente nell’intento: e cioè, con la sua silloge Il volto del mio sentimento, compendia, mettendo in ordine, come in un grande ricamo o addirittura in un grande mosaico, le infinite angolazioni, punti di vista, riflessioni e situazioni, che il mondo del “sentimento” le mostra. Riesce ad analizzare e distinguere le varie modulazioni, ma si lascia anche trasportare oltre, perché questa realtà sentimentale non ha confini né limitazioni di generi e di forme.
L’immedesimazione nel tema, da parte della nostra autrice, è totale: la sua poesia, ordinata in tre sezioni, esplora in modo minuzioso, dettagliato e profondo tutti gli aspetti, statici e dinamici, della realtà emotiva quotidiana, ponendosi al centro di questa (in “L’io singolare”), avvertendo una sorta di disagio e di disappunto di fronte alle sofferenze e ai patimenti (in “Il fuoco sacro del dolore”), e infine affermando la propria vera identità nella completezza dell’amore, sentimento che non permette più alcun mascheramento (in “Amore e disamore”).
Si tratta dunque di una poesia che riecheggia l’essenzialità profonda della parte emotiva dell’autrice, attraverso un dettato poetico fluido e diretto, non privo di una buona musicalità e di immagini morbide e significative, a volte allusive, prerogativa di ogni buon testo poetico.


IO SONO

 

Io sono

un sonno che non riesce a dormire,

un fuoco che brucia senza fiamma,

un grido assordante senza voce,

un mare agitato senza vento.

 

Sono

una città caotica completamente disabitata,

il ticchettio di un orologio che si è fermato,

l’ora esatta di un tempo che non puoi misurare.

 

Sono

la rincorsa di un aereo che non decolla,

il salto su di un’asta posta troppo in basso,

il segreto di un abisso scavato in profondità.

 

La punta di un coltello di plastica,

le lame di un rasoio che non funziona più,

un boccone appetitoso per uno stomaco già sazio.

 

Io sono.

Assomiglio a tutto questo

o è tutto questo a somigliarmi.

 

 ***

 

GUERRA

 

Proiettili,

missili

e bombe

da soli non fanno la guerra

ma insieme squarciano la terra.

 

Come quella devastata del mio cuore

che è morta a suon di carezze

dopo la vendetta di un fiore.

 

 ***

 

MI PERDEREI

 

Mi perderei

per ritrovarmi nel duro

della roccia che

dal vento

non si lascia scalfire.

 

Mi perderei

per diventare schiuma

di mare

che svanisce e poi risorge

sulla riva.

 

Mi perderei

per ingabbiare

l’immensità dell’eterno sentire

e con una corda

poterlo zittire.

 

(dalla sezione "l’Io singolare")

 

 ***

 

DOVE SI PIANGE?

 

Dove si piange?

Se non nella trappola di quattro mura domestiche

che ti stracciano i vestiti

mentre nuda

ti guardi allo specchio

e nemmeno ti riconosci.

 

E poi afferri quei pezzi

che di te avevi ignorato

e che gentilmente

le quattro mura domestiche

hanno riesumato.

 

(dalla sezione "Il fuoco sacro del dolore")

 

***

 

Il VOLTO DEL MIO SENTIMENTO

 

Non voglio imparare a ballare.

Voglio imparare a camminare,

con la stessa cadenza della pioggia

nel turbolento temporale.

 

Fradicia e spoglia da ogni mascheramento

immagino una goccia scendere,

che danzando sul petto rivela il mistero:

eccolo, il volto del mio sentimento.

 

(dalla sezione "Amore e disamore")


Brani tratti dal libro Il volto del mio sentimento, di Francesca Castellano, LFA Publisher, 2023.


Francesca Castellano nasce nel 1996 in provincia di Napoli.
Laureata in Lettere e specializzata con lode in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, intraprende da subito la sua carriera da docente. Insegna latino, italiano e storia al liceo.
Nel 2023 esordisce con la pubblicazione della sua prima raccolta poetica, Il volto del mio sentimento.


domenica 5 luglio 2026

Emanuela Federica Iasevoli e il suo oscillare "Tra il buio e la mia voce"

Indubbiamente è raro incontrare una persona, peraltro giovanissima, che riesca ad esprimere la sua creatività a tutto tondo, in una società come quella attuale in cui, proprio i più giovani, sono generalmente dediti a tutt’altro, dandosi urgenza e impellenza nell’esplorare il mondo accanto attraverso mezzi telematici e senza approfondire la realtà circostante, e anche quella interiore, né esercitando sensi di critica e di effettiva valutazione della quotidianità e della vita.
Emanuela Federica Iasevoli fa certamente eccezione, e sono certo che la nostra giovane poetessa è consapevole, sì, del fatto che gli strumenti mediatici attuali possono rendere la vita più fluida e facile, ma è consapevole anche che il proprio talento creativo, le proprie capacità espressive, la propria luce interiore, possa essere motivo di realizzazione e di acquisizione di una esperienza di vita e di saggezza sempre più ampie, a partire già dalla sua giovanissima età.
Detto questo, per la nostra talentuosa Emanuela è evidente che sia la Poesia il suo principale ambito espressivo, dopo aver appreso dalle sue note curriculari gli altri interessanti e lodevoli interessi artistici, come la musica, la danza e il disegno.
Ma venendo alla sua poesia, è senz’altro da sottolineare questo suo progetto, coraggioso e lodevole, che si è concretizzato nella pubblicazione della sua prima raccolta poetica, intitolata Tra il buio e la mia voce, edita da “Il Quaderno” nel corrente anno, con prefazione della sua "Maestra", l’insegnante Rossana Coppola, e presentato in anteprima nell’Aula Consiliare del Comune di Sant’Anastasia (Na) il 2 luglio scorso, alla presenza del Sindaco e della moderatrice Stefania Spisto.
Dicevo coraggioso, tra l’altro, perché la poesia è soprattutto immagine nascosta e poi svelata di sé stessi, senza ambiguità e senza infingimenti: certo, c’è sempre il lavorìo di aggiustamento delle parole e dei versi, ma il cuore autentico di ciò che il contesto poetico esprime, è senza dubbio la schiettezza, l’originalità e la genuinità della propria anima, nel coinvolgimento a volte anche burrascoso delle emozioni e dei sentimenti, nell’indagine accurata del proprio sentire e del proprio rapportarsi con il mondo esterno.
E in effetti Emanuela ha saputo convogliare tutto il suo mondo interiore all’esterno, attraverso l’uso di una parola poetica condivisibile e aggraziata, anche se a tratti nervosa e indispettita, ma questo linguaggio è assolutamente consono in un contesto di disagio, di fronte a riflessioni inerenti alla precarietà e all’instabilità dell’esistenza, in una fase della vita in cui ci si interroga continuamente, si cerca un equilibrio soddisfacente tra il buio e la propria anima (voce!).
Il dettato poetico è infatti diretto, sciolto, fluido, mirante a far emergere i dubbi e le incertezze, i desideri e i sogni, e quella volontà di gestire il bene e il male (il proprio demone) mediante l’arte e la poesia soprattutto.
Direi che con questa raccolta poetica la nostra giovane Emanuela abbia già maturato una buona esperienza, sia per la parte contenutistica e significativa dei suoi versi, e sia per la buona tecnica espressiva, di forma e di stile. Le auguriamo pertanto di proseguire questo suo percorso artistico, non tralasciando di acquisire ulteriori esperienze poetiche attraverso la frequentazione di questo genere letterario, con incontri e altri eventi che possano ampliare ancora la sua conoscenza in questo ambito.

Proponiamo ai nostri lettori, qui di seguito, alcuni brani tratti dal suo libro.


1.

 

È questa la realtà?

 

Sembra così surreale,

un insulso gioco di luci,

un inutile gioco di ombre.

 

Vedere la luce solo per un momento

per poi risprofondare nel baratro.

 

Sentirti importante

e poi sentirti nessuno,

un puntino in un mondo infinito,

un puntino in un mondo di nessuno

che giocano a essere qualcuno.

 

Ma chi si ricorderà di noi quando tutto sparirà?

Quando non resterà che cenere?

Quando neanche le pagine sbiadite,

scritte frettolosamente, potranno fare da testimone?

 

È un gioco sadico, questa realtà,

non la capirò mai.

 

 ***

 

24.

 

Svegliati, mio demone,

tempo è di rifiorire.

 

Ti ho legato,

relegato negli inferi,

sperando che spesse catene potessero trattenerti,

ma non avrei mai creduto di poter aver bisogno di te.

 

Ho pensato di potercela fare da sola,

ma di te necessitavo.

 

La mia pelle non sopporta le ferite,

non tollera le cicatrici,

i lividi.

 

Ho bisogno di te,

alzati,

svegliati,

proteggimi,

fammi da scudo come un tempo.

 

Non permettere al dolore di assediarmi,

non permettergli di distruggermi.

 

 ***

 

30.

 

Cercavo di costruire la me stessa del futuro

mentre riparavo la me stessa del passato,

e provateci voi

a vivere con da un lato un pennello

e dall’altro la colla,

quando ogni pezzo che incolli

sembra sempre distaccarsi dal resto

ed ogni pennellata che fai

sembra sempre uscire dai margini.

 

Il passato è un mosaico che non s’incastra più

ed il futuro è un disegno che non trovo

mai abbastanza chiaro.

 

 ***

 

75.

 

Certe volte ho bisogno di scrivere

per ricordarmi chi sono,

per ricordarmi che sono reale,

per ricordarmi che non sono solo una marionetta

che svolge il suo ruolo nel mondo.

 

 ***

 

80.

 

Finirà mai questa mia eterna ricerca?

Questo mio vagare senza sosta

senza conoscere la meta,

senza avere una bussola.

 

Sempre proiettata in avanti,

per avere il controllo,

per non essere ferita,

ma cosa cerco esattamente?

 

Cos’è che mi manca?

Questo qualcosa senza spiegazione,

senza un nome.

 

Cos’è questo tesoro che tanto idealizzo,

questo qualcosa composto di idee,

sentimenti,

emozioni?

 

Cos’è questo grande ignoto

a cui attribuisco una probabile futura pace?

 

Cosa sei, stella ricercata da mille uomini

ancor prima della mia venuta?

 

Cosa sei, angelo nero,

oscuro,

sconosciuto,

che gli uomini, a me postumi,

continueranno a cercare?

 

Cosa sei?


Emanuela Federica Iasevoli, Tra il buio e la mia voce, Il Quaderno Edizioni, 2026; prefazione di Rossana Coppola


Emanuela Federica Iasevoli è nata a Massa di Somma (Na) nel 2001. Ha conseguito il diploma al Liceo Scientifico “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco (Na). Ha intrapreso il percorso universitario laureandosi in Scienze e Tecniche Psicologiche. Attualmente sta proseguendo gli studi frequentando un corso di laurea in Psicologia Giuridica. Ha conseguito il diploma in danza classica, contemporanea e moderna, interpretando il ruolo di Odile, il celebre Cigno Nero, nel terzo atto del balletto “Il lago dei Cigni”.
Oltre alla danza, attività che ha iniziato alla giovanissima età di tre anni, Emanuela ha sempre avuto una forte passione per la musica. Ha studiato violino dai 12 ai 16 anni e successivamente ha continuato da autodidatta lo studio di chitarra, tastiera e armonica.
Sin da piccola ha sempre amato leggere e scrivere; nutre anche una passione per il disegno, altra forma di espressione creativa che coltiva nel tempo libero.
Tra il buio e la mia voce è la sua prima raccolta di poesie, edita da “Il quaderno edizioni”.


giovedì 16 aprile 2026

Le "Bianche fioriture nere" di Claudio Pagelli

Per la rubrica “Poeti in transito” pubblichiamo qui di seguito tre testi poetici di Claudio Pagelli, poeta originario di Como. I brani sono tratti dalla sua recente raccolta Bianche fioriture nere, edita da Puntoacapo, con illustrazioni del fotografo freelance milanese Gian Maria Garuti.
Claudio Pagelli ha all’attivo diverse importanti pubblicazioni di poesia, ed inoltre si è distinto in numerosi concorsi letterari nazionali.
Il titolo della raccolta è evidentemente ossimorico, laddove l’autore intende evidenziare, con un ottimo itinerario poetico, il contrasto tra i valori positivi e le ombre, le incertezze e la precarietà di un mondo che, nonostante tutto, è in costante equilibrio (“fra l’ombra dei corvi / e il ringhio del sole / splende di ruggine / l’erba della terra”).
La poesia, e in particolare questa poesia di Pagelli, tende sempre ad esaltare emozioni e visioni, andando oltre il significato dei termini, al fine di suggerire un possibile ampliamento del proprio sentire e vedere la realtà circostante.


Ruggine

fra l’ombra dei corvi

e il ringhio del sole

splende di ruggine
l’erba della terra.

come un dio
sbranato dal vento

al peso della luce
s’arrende il fiore.

 

 ***


Radice

 

resta poco, resta l’osso
che s’inarca e sbanda
nel vento che ci divora.

resta il bianco, il nero,
fragili radici fra i denti
della terra, l’aria che trema
tra gli insetti e la luna…

 

*** 


Attesa

il bianco mi acceca

quando il sole spinge
la lingua sui muri.

all’ombra degli alberi
riposa la luce,
il corpo nero delle pietre.

attendono i fiori dei campi
il saluto delle stelle.
nasconde un pugnale il cielo
sul petto aperto di settembre.


***

Claudio Pagelli, Bianche fioriture nere, Fotografie di Gian Maria Garuti. Puntoacapo Editrice, Collana Fotopoesie.

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. È autore di numerose raccolte poetiche, fra cui L’incerta specie (LietoColle 2005), Le visioni del trifoglio (Manni 2007), Ho mangiato il fiore dei pazzi (Dialogo 2008), Buchi Bianchi (Clepsydra 2010), Papez (L’Arcolaio 2011), La vocazione della balena (ivi 2015), La bussola degli scarabei (Ladolfi 2017), L’impronta degli asterischi (Ibiskos Ulivieri 2019), Campo 87 (puntoacapo 2021) e Il taccuino dei lupi (ivi 2024).  Ha conseguito riconoscimenti in vari premi letterari italiani (fra questi “Città di Capannori”, “Antica Badia di San Savino”, “Città di Induno Olona”, “San Domenichino”, “Lago Gerundo”) e sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e in dialetto milanese. Dal 2004 è presidente dell’Associazione Artistico Culturale Helianto, impegnata nella promozione di eventi culturali.

Scheda e note qui:

https://www.puntoacapo-editrice.com/_files/ugd/465b88_5f76901dd29b490789ea9cddeea2c422.pdf

lunedì 10 novembre 2025

La poesia di Gelsomina Perilli

Il mondo della poesia contemporanea è certamente ampio e variegato; ciascun poeta ha delle sue caratteristiche che lo contraddistinguono, per i temi generalmente trattati, ma soprattutto per la forma espositiva, per lo stile, e poi anche per come legge e propone in pubblico i suoi testi.
Una di queste belle realtà è Gelsomina Perilli, che ho avuto modo di conoscere e apprezzare in occasione del Festival di Poesia Isabella Morra, organizzato da Barbara Gortan a Valsinni, agli inizi di settembre di quest'anno.
Gelsomina Perilli è una giovane poetessa di Calvello, con esperienze di vita e di lavoro a Varese. Si propone qui con tre testi poetici, tratti dalle sue raccolte, i quali individuano subito la sua forte e personale impronta lirica. Il suo mondo poetico è ricco di simboli e di immagini, e vi traspare un intenso impeto emotivo nei confronti della natura e in particolare della figura femminile in armonia con il tutto. Sono versi ben cadenzati e metricamente equilibrati, con versi di sapore aulico che si rifanno alla classicità.

Luna

 

In questa notte un furfante nugolo

ha inghiottito la tua corona regale

e io vado cercando a mo’ di frugolo

i tuoi diademi dall’ugola di cicale.

Deh mia unica e sola amica

ti sei dissolta al cantar del gallo

come lo spettro di Amleto in ballo

tra la morte e la vita nemica.

Salpa con me questo pelago notturno

e attracca il sorriso in riva alla mia loggia

dove ogni notte si distende la mia piaggia

e mi lascio baciare dal tuo sole diurno.

Desio incoronare il tuo capo d’alloro

di liriche coltri che imbottiscono il mio letto

accompagnate dal tuo chiarore sonoro

come a Giulietta gonfiarono il suo petto.

 

(da Calligrammi)

 

 

***

 

Io con me

 

Io che vengo e fuggo da me

Non vorrei essere altro che me

In questo corpo viandante e messaggero

Che alita con la mente e si rifugia nel mistero

Di un calle immaginario e una prigione reale

Da tempo in duello con la sua ombra maniacale

 

Io che vengo e fuggo da me

Non vorrei essere altro che me

In questo lembo empio di vuoto

Dal quale riemergo e annego a nuoto

Scansando ferite e raccattando filoni

Di opere che hanno celebrato Manzoni

 

Io che vengo e fuggo da me

Desidero solo accamparmi in te.

 

(da Sui miei passi in-versi)

 

 

***

 

 

Striscia di Gaza

 

Sotto un pianto grigio di nubi

sulla Striscia, zolla di grumi

la speranza di vita tu rubi

agl’occhi accesi in frantumi

ai mendicanti d’azzurri cieli

in prima fila nella trincea

con ruvi in faccia di grattacieli

e melma civile, un’odissea.

Grappoli di bombe appesi al sole

su bocche gelate dai finti sorrisi

stringono un nodo alle mute gole

i lamenti dell’ora finale dei visi

Mentre un fante di vita fuggiasca

Traghetta la sorellina in spalla

Coi dardi di sogni in una tasca

Rinviene la mamma e una palla.

 

(Inedita)


Gelsomina Perilli è una poetessa, scrittrice e aforista. Nasce a Calvello, in Basilicata, nel 1979, dove risiede dal 2024 dopo aver vissuto a Varese per un ventennio. Sin da giovanissima nutre una genuina passione per la poesia, la scrittura e l’arte in generale. La sua prima pubblicazione vede la luce nel 2000 poco più che ventenne con un saggio filosofico: Tra Ombra e Luce...Tra innamoramento e Amore. Il libro, segnalato alla stampa locale, fu notato in una libreria di Potenza da uno storico e italianista, M. Rinaldi, il quale le attribuì l’appellativo di poetessa ragioniera per la convivenza parallela e costante delle due attività. Successivamente pubblica le raccolte poetiche: La vita a piccole dosi (2010), Sui miei passi in-versi (2016), Calligrammi (2021); il saggio filosofico sull’amore: Tra ombra e Luce… Tra innamoramento e Amore (2° Ediz. 2016), e la raccolta di aforismi Parola?Presente! (2020). È inserita nell'antologia Italian Poetry, Poesia Italiana Contemporanea dal Novecento ad oggi, riconosciuta dalla Poetry Society americana. I suoi scritti sono apparsi su vari cataloghi, blog, rassegne poetiche, antologie di letteratura come la collana Orizzonti, Universum Basilicata, il catalogo Biennale Milano Art Meeting edito da Mondadori in occasione dell'esposizione della sua opera alla Biennale di Milano con Francesco Alberoni e Vittorio Sgarbi. Ha ottenuto vari riconoscimenti per la categoria poesia edita, tra i quali: Premio Internazionale Città di Cattolica Pegasus Literary Awards, Premio Salvatore Quasimodo, Premio Internazionale il Federiciano, Biennale di Letteratura a Sondrio e Premio Nazionale G. De Lorenzo. Partecipa attivamente a Festival di Letteratura e Poesia su tutto il territorio nazionale.


Giuseppe Vetromile
10 novembre 2025

martedì 15 luglio 2025

Due poesie di Maria Pia Latorre

Proponiamo qui di seguito alcuni versi della poetessa Maria Pia Latorre, di Bari.

Due sole poesie ma sufficienti per individuare già la grande esperienza poetica dell’Autrice, Maria Pia Latorre, originaria di Bari. I due testi sono tratti dalla recente raccolta È stato per caos, edita da Tabula fati. Nella prima poesia emerge una consapevolezza di lontananza da una realtà osservata con gli occhi e con il cuore desiderosi di vivere stupori e meraviglie: la quotidianità non dà né tempo né spazi per soffermarsi a mirare panorami di cieli che possano far riflettere sulla grandezza del creato, e la poesia colma questa distanza, ricollega le piccole cose alla complessità del mondo.
Nella seconda poesia il senso di distacco assume forma nel ricordo dolorante del padre ammalato, che l’Autrice descrive con versi amorevoli, riproponendo la figura del genitore come se fosse ancora lì ad attenderla, nel gelo di uno sguardo azzurro perduto a interrogare i muri.




Prospettive aeree

Di solito alzo lo sguardo
per parlare col cielo

Certe mattine è incorniciato in una gru
e resta immobile in posa sulla tela

Certe altre conviene spostarsi più in là,
tanto non ascolta nessuno

Poi se passa un aeroplano
ti distrai a chiederti
dove va a finire tutto il nostro stupore

E se ci voli in aeroplano
cambia prospettiva l'umore

Ti metti a considerare
la misura di ogni distanza
il piccolo che era stato grande
ed il grande che non si sa

e resti in attesa che il mondo
si ricomponga come lo hai sempre saputo


***



Casa di mio padre* (In tuo ricordo)

Sono entrata piano
nel tuo silenzio
come un tempo
Ai miei piedi cumuli di singulti
senza più radioattività

"il freddo non passa dalle finestre sprangate"
dicevi

Eppure il gelo è seduto lì
dov'era il tuo sguardo azzurro
a interrogare i muri
Non sopporto il buio quando è freddo
così sono corsa in terrazza
e in un coccio abbandonato
tra l'erba
il tuo dono di fiori per me


* tra queste righe un fascio fiorito di ricordi e il dramma della demenza senile


(Testi tratti da E' stato per caos, Tabula fati ediz.)

Maria Pia Latorre è nata a Bari, il 14 gennaio 1964. Laureata in Scienze pedagogiche, insegnante, autrice di narrativa e di saggi di letteratura giovanile, è stata cultrice di Letteratura dell’Infanzia presso l’Università degli Studi di Bari. Svolge attività di promozione alla lettura e alla poesia. Tra le pubblicazioni per ragazzi: RaccontinascensoreMissione di marzoStrade StrambeLo spettro di AzzurrinaTutti con AgoPasticcio di FataVai IvanNon capisco l’asteriscoSbocciano guaiStelle controventoOlè che tele!, Un gol da gigante, In viaggio con Eco.




sabato 31 maggio 2025

I "Testi in apnea" di Adrian Suciu

Ho avuto il piacere di conoscere Adrian Suciu, poeta romeno, in occasione di un recente incontro artistico letterario ad Avigliano Umbro, organizzato in collaborazione con Lucilla Trapazzo, nota poetessa, traduttrice ed esperta di poetica internazionale. La poesia, grazie anche alle buone possibilità di condivisione globale che la società attuale permette, sia attraverso l’uso della rete e sia anche di persona, con gli spostamenti tra un paese e l’altro, tra una nazione e l’altra, divenuti ormai relativamente semplici, viene così proposta, affidata e fruita (mi si lasci passare questo termine, che però individua molto bene il concetto) a livello direi universale, al di là della lingua di ciascun paese; e qui divengono naturalmente preminenti i rapporti umani e amicali che si possono instaurare tra un poeta e l’altro, di nazionalità diverse, tra un gruppo di autori e l’altro, laddove la traduzione perfettamente eseguita nella lingua del luogo accogliente, non è caratteristica primaria, ma piuttosto lo è la modalità di porgere i versi al pubblico, la musicalità, le vibrazioni che suscitano nell’anima l’ascolto della poesia in lingua originale.
È ciò che è accaduto proprio ad Avigliano Umbro, alla fine dell’aprile scorso, durante il Festival della poesia a Fortezza Alta.
E dunque uno dei tanti bravi poeti che venivano dall’estero, nella fattispecie dalla Romania, è proprio Adrian Suciu, del quale qui volentieri riportiamo alcuni testi poetici tratti dal suo libro Testi in apnea.
Si tratta di una raccolta omogenea che evidenzia la grande propensione dell’autore per le argomentazioni di carattere privato ma che hanno sicuramente un largo interesse sociale. Versi in apnea perché forse soffocati, o trattenuti, da una società globale che sovente si mostra conformista e abitudinaria, appiattendo o denigrando quelli che sono gli afflati di uno spirito creativo quale quello di un artista o di un poeta, che non vede ostacoli alla libertà di esprimere sentimenti ed emozioni anche forti, ma sinceri e schietti.
La poesia di Adrian, in questa raccolta, è diretta, e in molti tratti è anche simbolica, laddove il simbolismo maschera una realtà cruda e ipocrita, sia nei confronti del sentimento, dell’amore, e sia in ambito più squisitamente sociale, come nelle realtà quotidiane di questa nostra martoriata epoca.
Del resto Adrian da esperto giornalista, oltre che da poeta, riesce a cogliere lacerti di negligenze, storture e ipocrisie nel tessuto della società, non solo romena, ma anche globale, e ne individua poeticamente i capitoli principali, utilizzando un linguaggio idoneo, asciutto, ricco di allusioni e velatamente ironico.
Un libro di poesie, quello di Adrian Suciu, che coinvolge emotivamente il lettore, dandogli l’opportunità di riflettere su tanti temi umani e sociali che la “poesia in apnea” cerca di far emergere in superficie dell’anima.

 

visione

 

dicevi: hai gli occhi grandi

e maestri nel comporre il fumo!

 

vedevo fuochi leggeri

sul bordo della luna, capivo perché

il mio braccio scottava

 

ti racconterò, pensai, delle erbe

uno dei vecchi amanti delle barche

ancora consente i canti del vento

sulle banchine

 

la gioia si arrampica sugli specchi fino al mattino…

nel sogno troveremo una luce fredda che

ci intaglia e ci abbandona

ti vedrò accanto al mio corpo nudo; ti dirò:

per questo lui manda le ombre assetate di giovinezza

ai lunghi pioppi

per questo il mio riposo diventa ebrezza e

davanti a essa dovresti zittire!

 

 ***

 

madre

 

Mamma, ti porteranno notizie su di me

i mercanti stranieri;

loro passano la dogana con impudenza, io non ci riesco ancora!

Guardo da vicino la terra, mi piace che

tu passi, annerita dall’erbe,

ti canteranno di me le sorgenti essiccate, io non ricordo

il loro canto.

Raccolgo il mio corpo come se tirassi un’ancora cieca

dal mare; è chiusa a chiave la nave, madre

il montante invecchia e il suo buon legno,

disceso sui fiumi del Nord, mormora preghiere.

Le piogge che tu ascolti ininterrottamente scriveranno

di me sulle tue finestre

Scoprirai che

passo le mie notti

sul terreno stanco. Gli uccelli della primavera

annusano il frutto. Il sole legge le rughe del mondo,

Non li capisco, non li vedo…

 

 ***

 

un tempo gentile

 

C’è una velocità cruenta intorno. Una rapidità dura e tagliente.

Non si trova un appiglio. Il freddo fulmineo invade

il petto

come i piccoli fiori che invadono gli occhi di coloro che sfuggono.

Le vibrisse del gatto rosso

inquadrano un paesaggio con passanti e ruote. I depositi azzurri

pompano i treni, giorno e notte.

L’erba non germoglia in fretta. La velocità viene dal diavolo.

Ma arriverà anche un tempo gentile e l’amore si assesterà.

 

*** 

 

la donna della città laggiù

 

Ho conosciuto una donna che odora di latte

e ha il sapore di lamponi. L’ho salutata

e ho conosciuto una donna che odora di pioggia

e ha il sapore di acero.

Il Consiglio dei Saggi mi ha lodato per le donne

che ho conosciuto, mi ha nominato

Colui Che Sa Fiutare e mi ha dato una fascia color visciola

da mettere sul petto. Mi hanno chiamato l’Assaggiatore

e mi hanno mandato come bibliotecario nella città laggiù.

Qui ho una fotografia con mia madre, una locusta impagliata

e una pelle di vitello.

 

Da qui passa solo la donna

che odora di legno bruciato e ha il sapore di cenere.

 

 ***

 

dell’amore

 

Dell’amore parliamo solo in sordina, come due angeli

che dubitano del Padre. Dormiamo lo stesso sogno

come se fosse la stessa carota mangiata dai due operai

della fabbrica dove si lavano le carote. I nostri gatti

sono diventati cani, le nostre pulci sono diventate libellule.

 

Un diavolo nero pizzica le mucche da dietro e loro danno il latte

che noi beviamo. Si sa che gli stupidi

muoiono più spesso dei saggi.

 

Per questo, per amore

scegliamo soltanto la saggezza.

 

 ***

 

la memoria delle cose perse

 

La poesia è il prolungamento della mia mano destra.

Se dovessi perdere la mano destra, la poesia

diventerebbe il prolungamento della mano sinistra, in memoria

della mano destra. Se dovessi perdere la mano sinistra

e se dovessi perdere ancora, la poesia si avvicinerebbe

di più a me.

 

In memoria delle cose perse.


Brani tratti da:

Adrian Suciu, Testi in apnea, Edizioni I Quaderni del Bardo, 2023.

Traduzioni dal romeno di Roxana Lazar e Valeriu Barbu.

Noto giornalista, collaboratore di numerose testate, editorialista e produttore di programmi televisivi, Adrian Suciu è attualmente presidente della Sezione Stampa Culturale dell’Unione dei Giornalisti Professionisti della Romania e presidente dell’Associazione Culturale Direzione 9, la più potente e attiva organizzazione privata in Romania dedicata alla poesia. È un importante promotore culturale, organizzando eventi letterari e artistici, campi di creazione, i festival nazionali e internazionali. Nato nel 1970, è considerato uno degli scrittori più importanti emersi dopo la caduta del comunismo in Romania. Autore di romanzi, poesie e drammaturgie, i suoi libri hanno una diffusione notevole e hanno più edizioni. Ha vinto numerosi premi letterari nazionali e internazionali. I suoi scritti sono stati tradotti in arabo, ebraico, inglese, francese, tedesco, italiano, ungherese, spagnolo, ecc. È presente in numerose antologie di letteratura romena contemporanea pubblicate in Romania o all’estero.

lunedì 26 maggio 2025

Il delicato erotismo nella poesia di Anna Emmanouil

 

Volentieri pubblichiamo nella rubrica “Transiti Esteri” tre testi di una giovane poetessa greca, Anna Emmanouil, in inglese e relativa traduzione in italiano.
Si tratta di componimenti caratterizzati da una forte ispirazione erotica, senza peraltro eccedere nella morbosità o nell’oscenità. La delicatezza e la morbidezza di questi versi rendono l’argomento trattato liricamente gradevole e condivisibile, con immagini eteree che sublimano una passione carnale totalizzante.

 


In the Beginning, Pleasure

 

And indeed, I was born.

I, the otherworldly one.

With a thousand fires in my hair.

The Handless Woman of pleasure and pain.

I drag thousands of lines.

Soft curves arch my body.

White existences untouched by anyone.

Land you can reach with your wave.

To merge with the sacred depths.

To inhale eternal youth.

Impenetrable Love,

Touched only by the sun.

Only the earth,

Stripped me before thousands of stars.

In hidden places,

To join in my limbs,

With the rain's gaze,

Thousands of pains, cries, and unfulfilled desires.

So red,

Thorny,

Rosy needles,

Piercing my flesh.

And then languidly,

Descending my hills.

With your proud hands,

Slowly to rest.

With ecstatic movements.

Like an invulnerable hymn to sacred altars.

And on my Holy Rock,

From my innards, rise verses of stone.

To place pure white lilies,

Sculpted marbles of snowy whiteness,

That the sculptor wishes to lick with the scaffolding of Love,

The World,

That we shall define.

A rectangular Love,

Three corners and an endless circle unite.

 

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In principio, il piacere

 

E in effetti, sono nata.

Io, l'ultraterrena.

Con mille fuochi nei capelli.

La donna senza mani del piacere e del dolore.

Disegno migliaia di linee.

Curve morbide inarcano il mio corpo.

Esistenze bianche incontaminate da chiunque.

Terra che puoi raggiungere con la tua onda.

Per fonderti con le profondità sacre.

Per inalare l'eterna giovinezza.

Amore impenetrabile,

Toccato solo dal sole.

Solo la terra,

Mi ha spogliata davanti a migliaia di stelle.

In luoghi nascosti,

Per unire le mie membra,

Con lo sguardo della pioggia,

Migliaia di dolori, grida e desideri insoddisfatti.

Così rossi,

Spinosi

Aghi rosati,

Che mi trafiggono la carne.

E poi languidamente,

Discendendo le mie colline.

Con le tue mani orgogliose,

Lentamente per riposare.

Con movimenti estatici.

Come un inno invulnerabile agli altari sacri.

E sulla mia Sacra Roccia,

dalle mie viscere, si levano versi di pietra.

Per posare candidi gigli,

marmi scolpiti di candido candore,

che lo scultore desidera lambire con l'impalcatura dell'Amore,

il Mondo,

che definiremo.

Un Amore rettangolare,

tre angoli e un cerchio infinito si uniscono.

 

***


Seven Days of Pleasure

 

Sunday: Morning in the eternal white absolution with you. 

In the bed of sun-kissed violets. 

Yes. 

We became a clearing tree in the middle of the sea. 

And I hold the knife, 

To drip with my blood, to nourish your retrogressive roots…

 

Monday: I seem rosy. 

My feet, my hands, my face soaked. 

I might exist. 

With your gaze petrifying me, 

Holding me by the hips in the vast blue net you spread.

 

Tuesday: The Number 8 sways above our heads. 

Union of 1 with 9 on an endless sand, 

With thousands of pebbles dressing the naked bodies. 

The sulfur rises just like Love. 

 

Wednesday: You, the Divine Thunder. 

I, the unruly Rain. 

Oh, the all-harmonious union. 

Let us sprout the Earth. 

To fill with pleasure and pain…

 

Thursday: A serene century. 

Musk, sun, and translucent moments. 

In that sacred hour, 

When you secretly breathe life into my insides. 

Thousands of kisses echo love. 

Ah, could I once again capture our sound. 

And suddenly our shadows become one…

 

Friday: “Of the Ascension” of a man who loves passionately. 

A beat, your heart. 

Emergence. 

And my flower-filled embrace awaits your hymns. 

Then. 

Endless darkness. 

And two swans chill here. 

And our hands weave again and again the light. 

 

Saturday: Night of sorrow. 

The earth, I believe, resembles a bed. 

Let us sink into it. 

To become Death that no one can touch. 

To nourish with my purpleness, 

Blood, to become one. 

To remain forever united in the frozen sheets. 

In the withered gardens forgotten by all. 

Here in the vast abyss.

 

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Sette giorni di piacere

 

Domenica: Mattino nell'eterna assoluzione bianca con te.

Nel letto di violette baciate dal sole.

Sì.

Siamo diventati un albero che si radica in mezzo al mare.

E io tengo il coltello,

Per far gocciolare il mio sangue, per nutrire le tue radici regressive…

 

Lunedì: Sembro rosea.

I miei piedi, le mie mani, il mio viso inzuppati.

Potrei esistere.

Con il tuo sguardo che mi pietrifica,

Tenendomi per i fianchi nella vasta rete blu che stendi.

 

Martedì: Il numero 8 ondeggia sopra le nostre teste.

Unione dell'1 con il 9 su una sabbia infinita,

Con migliaia di ciottoli che vestono i corpi nudi.

Lo zolfo sale proprio come l'Amore.

 

Mercoledì: Tu, il Tuono Divino.

Io, la Pioggia indomita.

Oh, l'unione armoniosa.

Lasciamo germogliare la Terra.

Per riempirla di piacere e dolore…

 

Giovedì: Un secolo sereno.

Muschio, sole e attimi traslucidi.

In quell'ora sacra,

Quando segretamente soffi la vita nelle mie viscere.

Migliaia di baci echeggiano l'amore.

Ah, potrei catturare ancora una volta il nostro suono.

E improvvisamente le nostre ombre diventano una…

 

Venerdì: “Dell'Ascensione” di un uomo che ama appassionatamente.

Un battito, il tuo cuore.

Emersione.

E il mio abbraccio fiorito attende i tuoi inni.

Poi.

Oscurità infinita.

E due cigni si rilassano qui.

E le nostre mani intrecciano ancora e ancora la luce.

 

Sabato: Notte di dolore.

La terra, credo, assomiglia a un letto.

Sprofondiamoci dentro.

Per diventare Morte che nessuno può toccare.

Per nutrirmi con la mia porpora,

Sangue, per diventare uno.

Per rimanere per sempre uniti nelle lenzuola ghiacciate.

Nei giardini appassiti dimenticati da tutti.

Qui nel vasto abisso.

 

 ***

 

 Monologue One

 

Yes, I am still unrefined by you, Desired One... 

Unrefined, by you, My Heaven. 

You have leaned over me. 

You look at me. 

You want to bear fruit through me. 

Breath. Conception. 

I feel you within me. 

Above our cradle, 

The unbridled infinite hovers. 

And your voice was heard. 

That all-harmonious song of yours 

took flesh within my flesh, through flowers, trees, and seas: 

“You. Through You. 

Poetry. 

Poetry is Pleasure. 

It is Pleasure. 

The world is my fruit. 

The world written in your womb…” 

It said. 

“Your heart and your weapon,” it said. 

And its hands stretched over me again. 

It molds me again and again. 

Merging into my flesh, 

You opened, Summers, 

Winters and Autumns. 

It stirs with the stamen of the sun. 

In the heights of the night. 

I merge the dew of fire, water, 

Earth and air. 

It touches me, I think. 

I hear chirping. 

Oh, its all-harmonious breath in my breath. 

It hears my bosom. 

I think that from my loins, instincts of thousands of beasts escape. 

I become a part of it. 

And “the two shall become one flesh.”

 

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Monologo Uno

 

Sì, sono ancora incompleta per te, Desiderata...

Incompleta per te, Mio Cielo.

Ti sei chinato su di me.

Mi guardi.

Vuoi generare frutto tramite me.

Respiro. Concezione.

Ti sento dentro di me.

Sulla nostra culla

aleggia l'infinito sfrenato.

E la tua voce si sentì.

Quel tuo canto armonioso

prese carne nella mia carne, attraverso fiori, alberi e mari:

“Tu. Attraverso di Te.

Poesia.

La poesia è Piacere.

È Piacere.

Il mondo è il mio frutto.

Il mondo scritto nel tuo grembo…”

Disse.

“Il tuo cuore e la tua arma”, disse.

E le sue mani si stendevano di nuovo su di me.

Mi plasmano ancora e ancora.

Fondendosi nella mia carne,

Ti sei aperto, estati, inverni e autunni.

Si agita con lo stame del sole.

Nelle altezze della notte.

Unisco la rugiada di fuoco, acqua,

terra e aria.

Mi tocca, penso.

Sento un cinguettio.

Oh, il suo respiro armonioso nel mio respiro.

Sente il mio seno.

Penso che dai miei lombi scaturiscano istinti di migliaia di bestie.

Divento parte di esso.

E "i due diventeranno una sola carne".

 

 

Anna Emmanouil è nata nel 2002 a Volos, in Grecia. Si è laureata presso il Dipartimento di Educazione Speciale dell'Università della Tessaglia. Il suo principale interesse di ricerca riguarda il rapporto tra arte e accessibilità per le persone con disabilità visiva. Un risultato accademico e di ricerca particolarmente degno di nota è stata la trasformazione di Guernica in un formato tattile in rilievo per persone con disabilità visiva, nell'ambito della sua collaborazione con il Laboratorio di Accessibilità nell'Educazione Formale e Non Formale per Persone con Disabilità Multiple (Università della Tessaglia). Ha anche condotto progetti di ricerca incentrati sulla riproduzione di fiabe in formati tattili e tridimensionali per persone con disabilità visiva. Le sue passioni quotidiane includono la scrittura di poesie e racconti, nonché la creazione di opere d'arte digitali. In questo campo, ha vinto il Primo Premio al concorso nazionale Digital Art by Kefalos (2024). Esti Idoni è la sua prima raccolta di poesie, pubblicata da AO Editions. Infine, ha ricevuto il Premio Erato per la poesia erotico-lirica e il Primo Premio per la poesia erotica al Kavafis World Poetry Competition per la sua raccolta di poesie d'esordio Esti Idoni (AO Editions, 2024).

 

 

 

 

 


 

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà