L'autore, Vincenzo Guarracino, è poeta e critico letterario di grande talento, noto e stimato per la sua intensa produzione letteraria, e per la sua attività di promozione culturale.
«La lingua, ampia e mobile, si distende in ondulazioni continue: Pacilio lavora per accumulo, per progressione, affidando alla ripetizione un valore meditativo. Le immagini sono dense (si vedano, ad esempio, le campane antropologiche, la striscia verde sull’anima, le ginocchia moltiplicate in galoppo) e conducono il lettore in una dimensione che ha il passo dell’invocazione. La prima parola è così la tappa momentaneamente conclusiva, quasi una summa di motivi e stilemi, di un viaggio che non approda a una risposta, ma a una presenza: quella di una voce che cerca la sua verità nel movimento, nella “ferita”, nella luce che insiste e resiste. È per questo che il suo, come suggerisce in postfazione la poetessa Eliza Macadan, è davvero un poema di rivelazione, in cui l’umano e il divino si sfiorano senza mai confondersi, lasciando sul lettore la traccia di un’esistenza che continua a nascere ogni volta che una parola, la parola adeguata, si volge e torna al suo principio. »
Vincenzo Guarracino, Rita Pacilio La parola, La ferita, La preghiera –
Ritratto di una voce mistica contemporanea. Arsenio Editore, 2026. (pag. 112)

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