giovedì 4 marzo 2021

La variegata visione del mondo in "Oggi ti sono passato vicino" di Tommaso Urselli

La Poesia come esperienza e a volte anche metodo esplorativo per indagare sulle cose che ci circondano: cose, natura, ambienti, ma anche e soprattutto sensazioni, sentimenti, emozioni, affetti. Utilizzare la Poesia, il fare poesia, nel pieno rispetto del termine greco classico poiein, per interrogarsi e poi darsi delle risposte che vadano al di là dell’immediata e materialistica visione del mondo e delle cose, è prerogativa di menti creative e artistiche dotate di grande sensibilità e cura nei confronti della propria esistenza e del creato.
È il caso di Tommaso Urselli, maturo e valido poeta di origini pugliesi, residente a Milano, che con questa sua corposa opera poetica intitolata “Oggi ti sono passato vicino”, tenta di abbracciare tutto un mondo fatto di riflessioni, di luoghi, di considerazioni su cose e situazioni, ma anche di ricordi e di affetti. Ci riesce benissimo, e il testo complessivo appare continuativo ed esaustivo nell’organicità complessiva delle sue parti, in cui sapientemente e con grande intuito poetico il nostro autore ha suddiviso il libro: ciascuna delle sezioni ha un suo respiro particolare, s’intende, ma questo respiro lambisce e alimenta tutti i tasselli, fino a creare un mosaico di visioni e considerazioni più ampio e significativo.
Il libro si apre con un percorso dedicato alla figura del padre. Il ricordo rivive e si attualizza nell’autore, il quale ne utilizza il segreto e potente fermento affettivo interiore per ricostruire la propria idea di vita futura e quindi per ripartire: quel passare accanto alla figura paterna è simbolicamente un ricaricarsi di energie per riaffrontare il domani: non è nostalgia, o perlomeno non solo quella, ma è valore fermo di una realtà certa che è stata ed è fondamentale pietra di paragone per la realizzazione di un futuro che abbia ancora un senso.
Come pure tutte le cose e le città, i luoghi che sono rimasti imprigionati nel lockdown, buio che favorisce momenti più frequenti e fecondi di meditazione e di interrogativi: queste cose e questi luoghi parlano, hanno da dire finalmente la loro verità, e quale mezzo più esplicativo e sublime della poesia può essere in grado di comunicarlo?
E intanto, all’interno e all’esterno di queste riflessioni, c’è il desiderio di evadere, di innalzarsi e di sognare: inventa qui Tommaso Urselli la sezione dedicata al mistero del Labirinto, in cui si immerge affrontando enigmi e chimere, sogni e divagazioni ellittiche, substrati di quel mondo arcano che è in noi e alimenta la nostra fantasia creativa.
Una poesia che è dunque poliedrica, tutta fondata sul potenziale intrinseco che trapela dalla parola e dal verso: poesie brevi, come afferma anche Giuseppe Conte nella sua concisa ma intensa nota, ma esplicative, allusive nella loro, a volte, simbolica espressività.
Nel complimentarci con il nostro Autore, e nell’augurargli sempre maggiori affermazioni in campo letterario e poetico, proponiamo qui di seguito alcuni brani tratti dal suo libro.


Giorno uno

Seduto nella poca luce dove
sedevi tu
tra le mani uno dei libri che
leggevi tu
vicino al fuoco che
guardavi tu
sto
come stavi tu, immerso nel calore.

 

***

Oggi

Papà: questa parola, a chi la dico
adesso? A me. Dimmela. Ancora.

Ti sento, è la tua voce, il tuo
articolare lento e cadenzato.

Oggi ti sono passato vicino.


***

(dalla sezione La lingua delle cose)

Unidentified flying virus

È silenzio tra le mura di casa
(sembra casa nuova, invece è solo
nuovo assetto delle cose), tagliato
unicamente dal passare tetro
di ambulanze: chissà per chi? domandi
quasi a scongiurare possano essere
per me per te o per qualcuno che
conosciamo. Come se già l’umano
genere non fosse unito da un filo, ora
viene un virus a ricordarcelo: non
umano non animale, nemmeno
cellulare: unidentified flying virus.


***

(dalla sezione Corpo-città)


I

Che cos’è questa nebbia
questi occhi in mezzo alla nebbia
queste mani queste facce
che mi sembra di essere morto
in mezzo a pianure di parole tutte morte
in fila riposano
ridono sguaiate
si spogliano sgrammaticate
sono zoppe e s’impigliano
nel canale della gola
si tuffano con la testolina piccola piccola
dentro le vene e premono
contro la pelle premono
e vogliono uscire, segnare
tutta la geografia del corpo
scavare canali, crateri


***

(dalla sezione In labirinto)

Icaro caduto

È qua tra le costole che
mi spuntano germogli
mi crescono rami
s’incrociano le vene e
diventano verdi le mie braccia
radici le mie ciglia
una chiesa la mia fronte
il petto un grande scoglio
i piedi fiumi abitati da mille pesci
e i miei occhi, cavi

 

***

(dalla sezione parole alle formiche)

La strada

C’è solo una strada e non è dritta
c’è solo una strada che porta
i tuoi piedi; le altre sono morte, affacciano
su foreste di nulla o poco più.

C’è solo l’andare senza fermarsi:
se i piedi il sonno volesse mangiarseli
è permesso cadere, non addormentarsi.

Se in sogno appare la strada: ripartire
da zero o poco più.

***

Collezione di respiri

In fila ordinati etichettati in
barattoli trasparenti lucidati
dal più giovane al più vecchio i miei
respiri: i lunghi i brevi fino a quello
laggiù in fondo nato prima
di me, prima del mondo.

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Brani tratti dal libro Oggi ti sono passato vicino, di Tommaso Urselli, Edizioni Ensemble, 2020, nota di Giuseppe Conte.

Tommaso Urselli (Taranto, 1965) vive a Milano ed è autore prolifi­co di teatro. Oggi ti sono passato vicino è la sua prima raccolta poetica e la sezione Parole alle formiche è giunta ­finalista al Premio InediTO – Colline di Torino 2019.

 

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