martedì 14 settembre 2021

Irene Mascia e la sua storia d'amore ne "Il Silenzio"

Come la grande Emily Dickinson era intimorita dalla morte, così la nostra giovane Irene Mascia sommuove la propria anima intrisa di ombre e di insicurezze, persino di ansie, per leggerne le profonde incertezze della vita e per poi parlarne artisticamente con i suoi versi: versi intimi, come a volte anche quelli della Dickinson, accorati, perplessi, dubbiosi; ma certamente versi dotati di grande vitalità, di impeto combattivo e colmi di una determinazione consapevole e limpida di dover affrontare il peggiore dei mali: lei stessa. Ci vuole coraggio a essere sinceri con sé stessi, a mettere a nudo la propria essenza, raccontarsi la propria vita come stando davanti ad uno specchio, senza falsi pudori e senza ambiguità, ma direttamente, con onestà e senza nessuno sconto o morbidezza. Ci vuole ancora più coraggio a tradurre tutta la propria anima, il proprio modo di sentirsi e di avvertire il contorno del proprio mondo, della propria realtà, in forma artistica, e nel nostro caso in forma poetica. Perché l’arte, e quindi anche la poesia, deve comunque “servire” agli altri, dare un segnale, un’indicazione, uno spunto di riflessione che possa “smuovere” emotivamente l’altro. Mostrare agli altri non il mero percorso fisico e psichico delle proprie avversità, bensì suggerire, attraverso la poesia, appunto, il modo, le modalità, l’esteticità, i contorni, le venature, le speranze, le forze, e quant’altro opportuno e financo necessario per affrontare tali problemi.
Di tale coraggio ne è felicemente consapevole la nostra brava e giovane autrice, che, attraverso la sua silloge, intitolata Il Silenzio, offre una chiave di lettura originale e autentica delle proprie vicissitudini psicofisiche, dalle incertezze fino alle crisi di panico, che hanno fortemente influenzato la sua gioventù. Mai come in questo caso, la poesia è davvero taumaturgica, nel senso che, sviscerando ogni patema, ogni sofferenza, l’autrice instaura una sorta di dialogo con queste avversità, parlando in definitiva con se stessa, ma soprattutto dandosi forza e determinazione, facendo della poesia, della sua poesia, un’arma davvero portentosa, riuscendo in tal modo a “tener fuori” ogni negatività e ogni malignità.
E così la visione del mondo, nella nostra giovane autrice, è, sì, offuscata da penombre, incertezze ed errori, timori e sofferenze, ma, come ella stessa afferma, è anche intriso di silenzio, quel silenzio che ti fa concentrare sulle cose e sulle vicissitudini di tutti i giorni, ma che ti fa anche rimandare a tutto ciò a cui non si è pensato, a tutto ciò che non si è, ancora, amato: “Le cose più belle non sono quelle che ho scritto in questo libro, ma quelle che non ho scritto”.
Nell’augurare alla nostra giovane Irene Mascia sempre maggiori affermazioni in ambito poetico e nella vita, proponiamo qui di seguito alcuni brani poetici tratti dal suo libro. I nostri lettori, se lo vorranno, potranno aggiungere graditissimi commenti in proposito.



Luce
(dedicata a chi mi vuole bene)

La vita
Non è un luogo buio

E se credi che la felicità
Sia solo una triste fiamma
Di candela facile a spegnersi

Allora accendile tutte

Impara a maneggiarle

E ricorda
Che la stanza sarà sempre al buio
Se nessuno accende la luce


***


Errore di sistema
(dedicata alla mia ennesima delusione)

Cosa c’è
Di sbagliato in me?

Sarà la mia sensibilità
O la mia intelligenza
O forse entrambe,
Malefiche benedizioni
Del dio bifronte?

La colpa è solo mia
Se il mondo vuole farmi incastrare
Ma io mi sforzo,
Imperterrita,
Di essere il difetto
Che non vuole saperne
Di entrare senza farsi male


***

Rivincita
(al mio ultimo ingestibile attacco di panico della storia)

“Non voglio essere tua”
mi rannicchiavo e piangevo
arresa alle mie ferite

Stavolta ho puntato le armi alle porte
provaci pure ad entrare
mettimi le mani intorno al collo
e tirami per i capelli
strusciami contro le pareti
e cospargile del mio sangue

Ma io sono più forte di te
E non sarò più tua

non lo sono mai stata


***

Ultima poesia d’amore
(… alla mia nemica. A lei)

Grazie per aver provato
A portare via tutti i pezzi
Di me

Le righe bianche sorreggono
parole che non mi tengo più
dentro
I miei polsi raccontano storie
Di libri che nessun altro polso
Riuscirebbe mai a reggere

Carezzo la pelle e tiro
Un sospiro di sollievo
Non sei riuscita a portarmi via
Neppure quella

Brani tratti da:
Irene Mascia, Il Silenzio. Storia d’amore tra me e me stessa. Aletti Editore, 2021. Prefazione di Alessandro Quasimodo

Irene Mascia è nata a Napoli nel 2002. Frequenta il quinto anno del Liceo classico E. Torricelli di Somma Vesuviana, città in cui vive. Scrive poesie fin da piccola, e nel 2017, a 14 anni, vince il premio speciale “La Salamandra” nella XII Edizione del concorso internazionale “Napoli Cultural Classic”. Nello stesso anno partecipa all’iniziativa “I Concerti del Tempietto” leggendo un suo componimento nella Sala Baldini del Teatro Marcello a Roma. Nel 2018 inizia a lavorare come giornalista per il periodico locale “Articolo 16”, per il quale scrive tuttora.
È risultata finalista al premio “Dedicato a… Poesie per ricordare” (edizione 2020) indetto da Aletti Editore.

lunedì 6 settembre 2021

"Sua maestà di un amore" di Laura D'Angelo

Il sottotitolo di questa interessante e originale raccolta di Laura D’Angelo, poetessa molisana molto attiva e impegnata, è “Prose poetiche”. La precisazione forse non era poi d’obbligo, in quanto leggendo il libro si sarebbe resa evidente, ma è, secondo il mio modesto parere, molto gradevole ed armoniosa, ed inoltre rafforza e conferma l’intenzione dell’Autrice a voler comunque proseguire il suo discorso su un piano certamente e sicuramente poetico, anche non seguendo strettamente i canoni dettati dalla poesia pura. Si sa infatti che il confine tra prosa e poesia a volte è sottile, per quanto esistano differenze sostanziali tra l’una e l’altra. Ma la contaminazione tra di loro non è rara. Come, appunto, nel caso di Laura D’Angelo in questo libro.
La scelta di esprimersi con un linguaggio prevalentemente narrativo ma “addolcito” e armonizzato da accentuati elementi poetici, è stata a mio avviso più che indovinata, dovendo trattare temi che l’autrice desiderava esporre in modo non sintetico e allegorico (prerogative della poesia), ma piuttosto esaustivi, articolati e addirittura speculativi, come accade nella migliore prosa, specie nella narrativa “breve”. Ne è dunque risultata una composizione del tutto nuova, che ha in sé i semi sia della prosa che della poesia.
“Mare”, “Passi”, “Giorni”, “Saudade”, “Respiri”, “Posti”, “Stagioni” e “Lockdown 2020”, sono infatti gli argomenti, più che sezioni, del libro, certamente di vasta portata, sui quali Laura D’Angelo si è voluta soffermare: capitoli o paragrafi di un lungo viaggiare poetico, questo sì!, attraverso i siti del proprio cuore e della propria mente, riflettendo e disegnando con un discorso intimo e pacato, ma anche arguto e propositivo, un mondo e un tempo attuali dove solitamente si è più impegnati negli aspetti di una vita frettolosa e abitudinaria, anziché in quelli meditativi e riflessivi, sul senso dell’esistenza e sui sentimenti. E qui, in questi brani, il leitmotiv di fondo che unisce le varie tematiche, i vari punti, è questo amore, sentimento indispensabile e primario, che l’autrice cerca in tutta la realtà del mondo, ma attingendo anche a lontanissime sorgenti cosmiche, al di là di ogni confine spazio-temporale e giungendo a declamare: “Lo cercherei nelle notti più profonde di silenzi e nostalgia, a metà tra un sogno e una paura, una lacrima e un sorriso, lo cercherei per te, lo inventerei per metterci tutto l’amore del mondo, e le stelle, che lassù brillano e già contemplano il tuo nome”.
Un’opera letteraria preziosa, ricca di contenuti, dove la poesia non è tanto nella struttura del dettato in prosa, quanto dentro ogni quadro, ogni brano la cui significanza ne è testimonianza palpitante e viva.
Proponiamo qui di seguito ai nostri lettori alcuni brani tratti dal libro. Saranno graditi i loro commenti in proposito.



Qualche felicità

La raccolta di conchiglie sul bagnasciuga, la voglia di catturare il rumore delle onde, la meraviglia di sentire il profumo del mare.
La ricerca dei passi di ieri sono orme che si susseguono ad altre impronte, di ieri, di oggi, chissà come, chissà di chi, chissà perché, i piedi che lasciano impronte più grandi non combaciano ma si fanno rincorrere. Non combaciano le onde che si rincorrono.
Non combaciano gli sguardi, io dico una parola, tu un sorriso, io sorrido, tu scrivi. E il resto è vento. I pezzi di vetro levigati sono gli smeraldi dei pirati.
Una stella marina mi disegna le punte di una rotta incantata, una bussola fatata, per nuovi lidi, destinazioni. Sono le bottiglie sulla spiaggia le mappe del tesoro degli eroi, un’isola, una benda, all’arrembaggio. Tra i castelli di sabbia, si ascoltano ancora vecchie promesse. È il canto delle sirene, dei marinai, la voce del vento.
I bambini sulla riva svuotano il mare con i secchielli.
Ci si incanta di qualche felicità. È il canto di una poesia che mi porta a te.

(Dalla sezione “Mare”)


***


Ieri, oggi, noi

Il tempo consuma e trasforma ogni cosa. Passa, finisce, non è più.
Ma qualcosa di quello che siamo resta, lì nella parte più profonda di noi, qualcosa di quello che è stato non passa, resta il ricordo, il senso di un sorriso, di una lacrima, il dolore di un vuoto, di un’assenza.
Il dolore ci insegna che nulla dura per sempre, ci insegna la fine, la perdita, la realtà della vita.
L’amore ci dice che qualcosa invece dura per sempre, ed è nella parte più profonda di noi, qualcosa che non passa ma resta, che non finisce e si riconferma, ed è l’altra verità della vita. Il dolore ci fa crescere.
L’amore ci fa capire.
Tutto è verità e passaggio

(Dalla sezione “Passi”)



***

Domenica di pioggia

Le domeniche mattina con la pioggia. Le gocce sul vetro, il tempo che passa, il paese che vive, da qualche parte qualcosa continua, qualcosa finisce, e sono lacrime, o pensieri. Lascerei un’impronta sul vetro, l’ombra di un disegno, un’immagine, una poesia su qualcosa che non è più, che fa male, fa sentire un po’ vecchi, un po’ più grandi, mette tristezza. I riflessi sul vetro bagnato di pioggia portano nuovi sguardi, si ha un viso diverso, dopo. È come il ticchettio di una clessidra silenziosa, la pioggia. Racconta nel silenzio storie che non si sentono più, e ognuno ripete a se stesso la propria verità, chissà quante cose teniamo strette dentro, quando tutto passa e tutto scorre via. Come le scritte sui muri che raccontano un amore, ci sono gocce di pioggia che sanno di nostalgia, di qualcosa che lascia il segno, nella vita che scorre.

(Dalla sezione “Giorni”)


***


Orizzonti di memoria, ricordi

Il tempo passa e cancella ogni cosa. Ma qualcosa di quello che abbiamo vissuto ci resta cucito addosso, come un filo invisibile che ci dice quello che abbiamo amato, quello che siamo. Da questo filo possono aprirsi gli orizzonti della memoria, i ricordi.
Da un filo invisibile può nascere l’amore.

(Dalla sezione “Saudade”)


***

Sapore d’autunno

E poi l’autunno ti raggiunge persino al mare, e non puoi farci niente.Arriva qui, dove la sabbia è un po’ più scura e un po’ più fredda, e le onde sono schiuma bianca che non finisce mai. Arriva qui, con il lungomare all’imbrunire, con un vento un po’ più fresco e un sole già lontano, in un fascio di colori in cielo, tra la luna che brilla e le nuvole, che ci sono e sono pensieri. Arriva in riva al mare, con il profumo della legna arsa e dei fuochi dei campi, qui dove i gabbiani hanno il nido e il mare intona il suo canto, qui in riva alla sera, dove l’odore di un fuoco lontano è già un sapore d’autunno, nel vento che passa e tutto porta via, nel tempo che resta e tutto conserva con sé.

(Dalla sezione “Stagioni”)


***

Distanziamento

Oggi ci parlano di distanziamento sociale. Ci vediamo da un oblò, chiusi nello specchio delle nostre verità, e attraverso lo schermo di un PC che le distanze un po’ le annulla un po’ le amplia. E così siamo noi. Io ti chiamo e tu mi parli, racconti, mi spezzi i silenzi, mi spazzi i dolori, copri i battiti dell’orologio, i malumori, io ti chiamo e ti sorrido, mi riempi, è questione di connessione, siamo tutti connessi in questo mondo che soffre, non ci sono distanze se c’è che ti penso, che mi manchi, che ti ascolto, io scrivo poesie, tu videochiamate, tu ridi, io parlo, io piango.
Oggi, nella conta dei lutti, il mio cuore è un cumulo di macerie.
Oggi, nella conta dolorosa, ogni lutto è un peso sul cuore. Quanti vuoti ci portiamo dentro. Come si colmano i vuoti?
I vuoti da negozi presi d’assalto, i vuoti degli occhi, del tempo, del ti cerco tu mi cerchi, i vuoti di un abbraccio, di una stretta di mano, i vuoti alla finestra nelle case, i vuoti dentro, che fanno male.
I vuoti non si colmano, restano vuoti, ti lasciano incompleta. L’amore ti riempie, ma oggi anche il ricordo è una pena dolorosa, è un cordoglio, perché i posti vuoti di chi non c’è più sono i vuoti delle assenze che feriscono, degli addii senza voce, senza una carezza, senza pace.
I vuoti scrivono un grande poema d’amore.

(Dalla sezione “Lockdown 2020”)

(Brani tratti da: Laura D’Angelo, Sua maestà di un amore, Ediz. Scatole Parlanti, collana Forme, 2021)

Laura D’Angelo

Nata nel 1986, si laurea con lode in Lettere classiche e Filologia classica, e consegue un Dottorato di ricerca in Studi Umanistici. È autrice di articoli per riviste culturali online e accademiche. Partecipa a convegni internazionali, concorsi letterari e di poesia, ottenendo riconoscimenti e premi, tra cui il primo posto sezione “Poesia” al Premio letterario “Putignano racconta”, Storie dalla pandemia (ed. 2020), Menzione speciale al Concorso Internazionale di Poesia “Ut pictura poesis” (ed. Fuerteventura 2020), secondo posto al Premio Internazionale “Lettera d’Amore” Torrevecchia teatina, edizioni 2017 e 2020, Premio speciale edizioni 2018 e 2019. I suoi interessi spaziano dalla scrittura scientifica a quella creativa. Suoi testi poetici sono raccolti in antologie, quaderni di poesia e blog letterari. Cura presentazioni di testi e autori, ed è giurata di un premio letterario di narrativa nazionale. Ha pubblicato il volume di prose poetiche Sua maestà di un amore (Scatole Parlanti, 2021).

 



domenica 29 agosto 2021

La realtà tecnologica e globalizzata nella poesia della giovane Martina Natale

Con un linguaggio poetico svelto, determinato e moderno, Martina Natale, giovane poetessa napoletana, propone ai nostri lettori alcuni brani inediti della sua recente produzione poetica. Sempre disponibili ad accogliere qui su Transiti Poetici nuove voci, anche al loro esordio, in particolare quando in loro già si intravedono quei semi, quelle tracce che denotano l’inizio di un cammino sicuro e consapevole lungo l’impervia strada del fare poesia, con vero piacere prendiamo in buona considerazione questi versi, peraltro già apprezzati e applauditi in diverse occasioni di incontri letterari a Napoli e in Campania.
La nostra giovane poetessa si è già distinta in alcuni concorsi letterari come “Poesia a Napoli” organizzato dall’Editore Guida, ed inoltre ha pubblicato una sua prima interessante raccolta poetica. Dimostra dunque di avere un dettato poetico originale, adeguato ai tempi, sia nei contenuti che nell’espressione, descrivendo con i suoi versi piuttosto asciutti, una realtà quasi asettica e fredda, invasa ormai dalla tecnologia e dal consumismo, in cui è ormai difficile anche il dialogo e il rapporto umano.
Una poesia quasi di denuncia, dunque, in cui traspare un leggero velo di amarezza per come sia andato perso ogni colore, ogni illuminazione, ogni sentimento, in un mondo sempre più chiuso e superficiale. I versi si susseguono frettolosi, saltando da una microrealtà all’altra, da un flash all’altro, con una tensione costante e pungente, non priva di una certa ironia.



Riti


Più che viaggiare in sé,
Sono le voci
Del personale di volo
Che ti infondono coraggio.
Con formule predefinite in un inglese locale,
Ti comunicano
Di slacciare le cinture,
Che l'aereo sta planando
In un tempo senza ostacoli.

Sono prodotti della globalizzazione customizzati,
Cereali con una determinata quantità
Di zucchero e sale.

Passeggi tra le parole,
Il messaggio risuona nel cuore.
Allentiamo la pressione.
Gli affanni emettono odori di erbe,
Geranio, moquette e,
Immancabile, l'alcol.

Già da qualche ora
Ho i documenti alla mano.
Sistemo il mio bagaglio,
Di modo che sia raggiungibile
E che non infastidisca nessuno.

Respiro e questa è la sensazione
Se chiudo gli occhi.

Riti
Durante una sessione di stretching.
È come se la gente atea, tesa,
In ginocchio, pregasse.


***

Burlesque

La venditrice di abiti vintage:
Incantatrice del centro storico.
Rifornisce danzatrici di burlesque:

Odalische che tengono colti corsi online e propongono contenuti,
Per predicare, a ragione, la libera espressione
Della propria sensualità.

Per quanto idealizzare le persone
Identifichi la permanenza della capacità di lasciarsi affascinare,
Fatico a ricordarmi di non pendere mai dalle labbra di nessuno.

In questo caso, nonostante - come già noto -
La presunta seta fosse 100% poliestere
Resta il fascino, il valore ecologico e l'aspetto ricercato
Del fast fashion d'epoca


***


Albero, how to

Quando
Adorno l’albero
Di Natale,
Ne dispiego i rami
Sintetici
Come gli aculei
D’un istrice.

Innanzitutto,
Partendo dall’alto,
La coreo consiste
Nel girare
Attorno al tronco
Di metallo,
Sistemando le luci
Colorate.

Tutti gli addobbi alati
- Aeroplani, putti,
Angeli e pennuti -
Li posiziono
Nella parte alta
Del fusto.

(Un distinguo
Per le decorazioni
Ritraenti clerici:
Quelle vanno
Al piano terra)

Quindi,
Procedo
Per zone:

Dietro,
La nota retrò
Della finta
Frutta candita;

Davanti,
Ci si sbizzarrisce
Con decorazioni sublimi:
La casetta coi palloncini,
La tazzina di caffè,
Il gobbo scartellato,
Un Babbo Natale
Imbronciato.

Chissà se,
Anche quest’inverno,
Il riscaldamento
Globale ci degnerà
Di qualche tempesta
Di neve.


***


Definizione

Sentirsi sicuri:
Si va risoluti
Con una iena al guinzaglio


***


Wanted

Sembra strano
Come a un poeta
Possano mancare
Le parole.

Sull'uscio
Di casa loro,
Una foto
Le ritrae con
Lo sguardo cattivo,
Un cappello da cowboy
E sotto,
La scritta
"Wanted".

Se ne stanno
Sulla punta
Della lingua,

Ci stazionano
Più del dovuto,

Quando è il momento
Di uscire,
Si distraggono
E restano bloccate

Ne vien fuori
Un discorso
Zigzagato,

Con troppi spazi
Da riempire

Le opzioni
A, B, C, D,
Fino ad F
Non trovano
Soluzione.

Per fortuna,
L'interlocutore
Ci viene
In aiuto.

Ha lui la risposta
Esatta:
Era proprio
Ciò che intendevo!

 

Martina Natale, nata a Napoli nel 1987, è una copywriter, tutor e traduttrice laureata in francese e portoghese. Nel 2018 è stata selezionata fra i finalisti del premio “Poesia a Napoli”, organizzato dalla Guida Editori. Nel 2019 un suo componimento è stato pubblicato in seguito alla partecipazione al concorso Café Vol. V, indetto dalla rivista letteraria Mosse di Seppia. Del 2020 è la raccolta Il posto a cui appartieni.

 

 

 

 



sabato 28 agosto 2021

Le "Rivelazioni d'acqua" di Camilla Ziglia

Bisogna ritirarsi nelle vastità armoniose della natura, abbandonare i piani della realtà quotidiana, per sperimentare un momento di verità da confermare a sè stessi e al mondo intero. Del resto, la poesia cos’è, se non, sotto certi aspetti, indagine e studio pervicace del mondo intimo, della propria anima riflessa da una natura autentica e primariamente importante, al di là delle banalità e delle ovvietà, delle monotonie cartesiane, matematiche, di una vita che si dipana essenzialmente lungo corsi e storie di ordinaria materialità. E dunque, ritirarsi; ma non per distaccarsi asceticamente rinunziando alla realtà, bensì, al contrario, per indagarla e capirla meglio.
È questa, in sintesi, la fondamentale linea poetica che Camilla Ziglia, valente poetessa bresciana, affronta e propone in questa sua recente e pregevole raccolta, Rivelazioni d’acqua, edita da puntoacapo.
In questo interessante volume, suddiviso in quattro sezioni (“Rivelazioni d’acqua”, “Stagione di sangue e perdono”, “Stagione di promesse” e “Stagione di percorsi”), Camilla Ziglia propone una dimensione poetica quasi eterea, lontana ma non distaccata, raggiungibile con il cuore e con la potenzialità di un sogno niente affatto utopico, bensì realizzabile in qualunque momento, se soltanto si interrompesse, anche solo per un po’, il viavai abitudinario della quotidianità, per soffermarsi con maggiore attenzione sul senso profondo dell’esistenza, del nostro essere e della nostra funzione in natura. Sono descrizioni di stati d’animo e di luoghi plastici, dove regna soprattutto l’armonia fra le cose, il silenzio quasi sacro dei paesaggi, laghi, mari, acque, prati, alberi. In questi versi regna una staticità maestosa, solenne, eppure fatata e dolce, che denota un’assenza di tempo, ma di quel tempo che scorre frenetico e che genera ansia nel mondo reale che, giustamente e con grande intuito poetico, viene definito “cartesiano” dalla nostra autrice (ne parla ottimamente anche Ivan Fedeli nella sua puntuale prefazione)! Poesia è infatti espressione propria di un mondo analogico, che si contrappone all’esattezza e alla schematizzazione del mondo reale, digitale, fatto di sì e di no senza gradazioni di sentimenti, di colori, di suoni.
Camilla Ziglia ci dona dunque queste rivelazioni d’acqua, compendio poetico di altre affascinanti rivelazioni della natura circostante, che solo chi possiede un cuore attento, un cuore d’artista e di poeta, di creativo, è in grado di percepire attraverso la filigrana di un mondo superficiale e frettoloso. Ed è, il suo, un canto di notevole efficacia icastica, fondato su versi brevi e intensi, in cui si rispecchia sempre la morbidezza del dettato pur nella severità del contenuto. Una poesia che coinvolge e ci mostra un mondo e un sentire e vedere le cose come umanamente si dovrebbe e che invece, spesso, trascuriamo di considerare.

Proponiamo qui di seguito ai nostri lettori alcuni brani tratti dal libro, invitando ad esprimere ulteriori graditi commenti o riflessioni in proposito.



Incipit

Senti questo ramo
come s’inarca nell’accordo
        – piantato il mio stesso giorno –

e le incisioni del tronco
nelle foglie,
i furori della linfa.

Senti come si riallaccia
la sassifraga che fiorisce
sempre fiorisce prima.

Stai qui, senti
      – ti piace? –
è il mio giardino
sulla sponda del lago.


***


Una nube di valle solca tutto
il fondo, ondeggia sui colli e giù
in scivolata sull’acqua.

Ma da lì, respirano?
Guardano l’orologio?

La sentono sul capo
la grande mano bianca,
la lingua lenta
di gatta sgravata,
o si lasciano sbigottire
dalle strade inghiottite,
dalla direzione che si sottrae?

***


Una luce rosata sulle nevi di vetta

a valle filtriamo alterazioni
d’ombra, succhiamo riflessi
il tepore giallo dei volti arrotondati.

Indoviniamo il lampo all’orizzonte
le braci d’oro, gli spazi assolati del giorno
– che ancora è giorno –
sul ghiacciaio.



***


Sprofondare largo
farsi terra
respirarne le muffe e la torba
finché non serve più
respirare in questo sentirsi
risucchiare da radici
e proiettare in alto lungo i fusti

fino alle foglie che tremano
che ansimano di luce.


***


Mi accoglierai sul campanile
superato dagli abeti,
quel grumo di storia
che ci trattiene, s’intenerisce
e ci sublima.

Prometti lì, vicino alle campane,
tieni fino ai rintocchi e via
nel frastuono:

troppo solenne la navata
per noi e la facciata
non sa più mentire

troppo alto l’altare, anche da quassù.


***


Tra i flutti è raro lo specchio
limpido che svela la selva
delle alghe deformi
o i segreti dei mulinelli.

L’onda presto s’intorbida
cela e sconvolge
ma non rovescia la boa
coperta di mani
legata dove non si tocca
per scansare il viscido alle caviglie.

(Testi tratti da:
Camilla Ziglia, Rivelazioni d'acqua, puntoacapo Editrice, 2021; prefazione di Ivan Fedeli)


Camilla Ziglia è nata e vive a Brescia, dove si è laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore (Premio “A. Gemelli”); insegna Discipline letterarie, Latino e Greco in un liceo. Suoi inediti hanno ottenuto il primo posto in alcuni concorsi letterari (“I colori dell’anima”, “Il Sublime di Lerici”), riconoscimenti da parte della giuria (Premio speciale “Ossi di seppia” ediz. XXV, Menzione d’onore al Premio “L. Montano” 2019). Compare nelle antologie cartacee di diversi premi, su Atelier online e altri siti o blog, nell’ebook iPoet, lunario in versi. Tredici poeti italiani (LietoColle 2019), nell’agenda poetica Il segreto delle fragole (ivi 2019). Ha partecipato a numerose letture, condotto eventi e presentazioni di poeti contemporanei.
Rivelazioni d’acqua è il suo libro di esordio; con il titolo Fotogrammi, la raccolta è risultata finalista a “Bologna in Lettere”, “Beppe Salvia - Opera prima” e Menzione speciale al “Lago Gerundo” 2020.





lunedì 23 agosto 2021

Un gradevolissimo ritorno su Transiti: Antonio Spagnuolo

Riprendiamo le attività di Transiti Poetici, dopo la breve pausa estiva, con una Voce poetica a me molto cara, e penso lo sia altrettanto a tantissimi di noi. Si tratta di Antonio Spagnuolo, un poeta che ha raggiunto vette altissime, per intensità e qualità, in ambito nazionale e internazionale, e che, nonostante la non più giovane età (ha da poco compiuto i suoi 90 anni!), dimostra di avere una vitalità e una creatività letteraria e poetica davvero eccezionali. Moltissime sono infatti le sue pubblicazioni di raccolte di poesie, specialmente in questi ultimi anni, con editori importanti, come Puntoacapo, Kairos e Oedipus, il che testimonia la sua irrefrenabile e costante vena creativa che lo ispira ancora profondamente e gli detta versi pregni di dolorose memorie, di amori e di passioni intense, che veicola con un verso dotato di alto lirismo.
Antonio Spagnuolo si colloca senz’altro tra i maggiori poeti del nostro ultimo novecento, con una carriera interamente dedicata alla poesia e alla letteratura, attraverso la creazione e la direzione di riviste letterarie di grande successo e, attualmente, con lo studio, la ricerca e la pubblicazione di riscontri e note critiche sul suo visitatissimo sito internet “Poetrydream” (http://antonio-spagnuolo-poetry.blogspot.com/)
Un ritorno su Transiti che aspettavamo da tempo. Ecco dunque qui di seguito alcuni suoi recenti testi inediti, del mese di luglio scorso, a conferma ancora una volta del suo impeto poetico, una cascata portentosa, irruente, ma dolce e melodiosa come solo un grande poeta sa produrre e modulare.




"Prigioniera"

Era tempo di luci, a volte morbide,
attorno al tuo profilo delineato dai colori,
fra le semplici velature di foschie
lungo le strade del destino.
Le attese segrete, le parole celate,
da offrire alle scoperte della primavera
rincorrono gli sguardi arrossati dal violino,
una fresca memoria.
Il cerchio magico delle tue moine
accende il fuoco di pupille,
nel bruciore che annulla
e nel possesso di qualcosa che rimbalza
al riflesso obliquo degli squarci.
Nel vigore spossante
s’inchioda al polso il gioiello conteso
quando hai tra le mani un pezzo di cielo.
Il cristallo che ripete gli estremi
apre la sorte del tuo sguardo,
precipita a ritroso
dove tutto si piega terribilmente nell'altrove.


***

"Rovi”

Una matassa di rovi
è questa storia sparsa di rovine fumanti,
questa fantasia che si infrange alle luci del mattino,
dove canne incurvate dal vento
sono semplici versi che possiedono memoria.
Pericolosamente logico il destino
punta ogni azione nello spettro
multicolore dell’illusione, ruotando
nel ciclo alterno delle grandi braccia.
Alla fine gli spigoli silenziosi si affollano
e non sappiamo dove ritroveremo il ricordo
della carne intagliata.


***


“Astrattismo”

Riemergono le ombre e si affollano
negli infiniti tramonti
dove l’attimo vince scomposto
e traccia vertigini di pennelli.
Un fruscio nello scambio dei colori
che sbocciano improvvisi negli opposti.
Inseguo il segno di un’acerba promessa
quando diviene melodia anche il riflesso
dei silenzi che foggiano aquiloni.
Andiamo e non sappiamo dove
con il riverbero delle gocce lucenti,
nel tempo di algoritmi e di speranze
da riallacciare al tocco di una spatola.
Strappato al calendario delle luci
il richiamo che insegna a traversare
profili intagliati e richiami delle meraviglie.


***

“Vagabondo”

Trappola l’autunno con i boccioli che non potrai toccare!
Che tu possa ritornare è un assurdo, eppure io cerco ancora,
tra le pieghe che le coltri disegnano, le forme della tua carne.
Nel letto, che la morte ha concesso, il tuo nudo è di marmo rosato.
E il tempo sembra interrompere vibrazioni di luci
mentre l’immagine allunga a sbalzi timorosamente.
Nella dissolvenza dell’abbandono ho visto giungere il buio
ad occhi aperti, e resta l’improbabile vagabondaggio
fra le memorie, insieme con l’apprensione del sopravvivere,
vigile e insonne nel terribile frastuono del pensiero.
La divina follia è un festoso scattar dalla tomba
tra i colori dei vetri ed il filtrare dei fiori profumati,
più oltre si udiva il canto di un flauto solitario
lento nello staccare le note in attesa del segreto di un’ora tarda.
Avrei dovuto aspettare il riflesso di un raggio,
ma la fuga gioca con la punta delle scarpe.


***

“Tenerezza”

Nel riflesso di un’infinita nostalgia
trema il baluginio fra le tue dita,
per ripetere filigrane in contrasto,
ora che l’amicizia è arcobaleno.
Mi sei accanto delicatamente
quasi a ricamare una favola
che sappia ripetere illusioni e memorie
e i tuoi capelli tinti ormai d’argento
rapiscono il mio sguardo nell’arcano sapore
dell’antico.

(Testi inediti, luglio 2021)

Antonio Spagnuolo (Napoli 1931), medico di professione, è poeta, critico letterario, scrittore e autore di testi teatrali. Fra le sue numerose pubblicazioni, le più recenti sono: Canzoniere dell’assenza, Kairós 2018; Istanti o frenesie, Puntoacapo 2018; Polveri nell’ombra, Oedipus 2019; Ricami dalle frane, Oedipus 2021. È citato da A. Asor Rosa nei volumi Dizionario della letteratura italiana del Novecento e Letteratura italiana (Einaudi). Ha dato vita negli anni 70 alla rivista “Prospettive culturali”. Ha fondato e diretto la collana “L’assedio della poesia”, dal 1991 al 2006.Tra gli ultimi riconoscimenti nel 2014, al “Camaiore”, gli è stato attribuito il premio speciale della giuria. Nel 2017 riceve il “Lauro d’oro” alla carriera. Nel 2019 è insignito a Roma del “Premio per l’eccellenza”; premio “Silarus 2020”. Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali, inserito in molte antologie, collabora a periodici e riviste di varia cultura e attualmente dirige la collana “Le parole della Sybilla” per l’editore Kairós, e in rete la rassegna “Poetrydream”. Presiede la Giuria del premio “L’assedio della poesia 2020”. Tradotto in arabo, rumeno, inglese, francese, spagnolo, turco, greco.

Ehlam Hamedi, Silloge. Quaderno nr. 52

Premio Silloge Transiti Poetici. Il Quaderno del Premio

Il Quaderno del Concorso di Poesia "L'Amore: arte e sentimento"

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

PUNTO, Almanacco della poesia italiana

PUNTO SCHEDA