mercoledì 25 marzo 2026

"La controra", opera poetica a quattro mani di Alessia Lombardi e Marco Alonzi

Chi veramente ha ideato e scritto le poesie di questa raccolta, della quale volentieri presentiamo qui una breve nota informativa? Leggiamo nella puntuale prefazione di Edoardo Olmi: La controra è la prima opera poetica a quattro mani di Marco Alonzi e Alessia Lombardi. Dunque, si tratta di una raccolta poetica pensata e scritta da due autori diversi. Si potrebbe citare l’esempio musicale, laddove due pianisti seduti uno accanto all’altro suonano un medesimo brano; ma qui la situazione è diversa: questa è un’opera poetica in cui, almeno ad un primo sentire, non è possibile individuare l’autore di questa o di quell’altra poesia. Ad un primo sentire, dicevo, perché la prima sensazione è proprio quella che, verosimilmente, offre al lettore la magia, l’emozione, la condivisione lirica, insita nei versi della raccolta. Beninteso, ad un esame più approfondito e critico, si può risalire all’autore di ciascun brano. Ma qui interessa soprattutto notare quanto la poesia, la buona poesia, possa vivere di luce propria, quasi autonomamente rispetto a chi l’ha prodotta. È quanto risalta leggendo questi versi intensi e pregni non solo di tanta musicalità, derivante appunto dall’anima artistica dell’Alonzi, ma anche di tante significative figurazioni, quadri di vita, riflessioni sul sociale e ricordi. La vera poesia si distacca dall’autore, riprende vita propria nel lettore, che la fa sua, la rimodula interiormente per attualizzarla egli stesso: un messaggio importante e coinvolgente, incisivo, che potrà dare adito, nell’animo dell’altro, ad una serie di riflessioni e di interrogazioni su quanto assimilato attraverso la lettura o l’ascolto della poesia.
Ebbene: queste poesie hanno in sé sicuramente una profonda impronta ritmica e musicale, il che si evidenzia molto bene nella struttura dei vari brani, con l’uso sapiente di pause, distanziamenti tra le parole nei versi, l’uso sovente del corsivo per sottolineare riferimenti e allusioni. Questa modalità di scrittura in versi denota l’ottima padronanza della materia poetica da parte dei due bravi autori, laddove è evidente che una poesia interessante possa, o debba, essere scritta utilizzando segni, spazi, caratteri che contribuiscano a narrare anche l’oltre, il non detto, il non dicibile. Al di là naturalmente della parola poetica e della sua grande potenza espressiva.
Detto questo, lascio agli amanti della poesia e dei segreti che quasi sempre essa nasconde, il piacere di leggere questi versi, che sicuramente troveranno significativi, propositivi, eleganti e dotati di grande armonia. È un’opera importante, meritevole di grandi apprezzamenti.

 

 

 

Diario del ponte

O del grande masticamento

 

I

 

Accadeva come ad una festa / che si sgombrasse

la mente

quel treno di notte per Lisbona ai primi passi

di un principe – Marcus, futuro re dei topi

e delle rane. Dei fiumi impestati dal piombo.

Annunciò la partenza notturna e il saluto

alle piante /                 interruppe la spada

     la memoria.

 

II

 

Consegnò piccoli giocattoli scritti

durante la guerra: pesano appena

diciassette

more.

 

Giorni di agosto. Un’ansia

lieve.

 

 ***

 

 

Principio dell’eco: il costume

O degli aspetti lunari

 

La sofferenza è il segno che c’è stato

a te,

ragazza in metro

condizione di allarme

permanente.                Forse

 

scappava dall’incanto

del Bolshoi il piede

abortito nel canto / gli occhi

 

che dal prato

affiggono

l’anima al bivio.

 

 ***

 

La diaspora

O delle trappole

 

Falce di luna su monte

soprano:

dipese da noi /

conservare nella sera immortale

la leggenda

delle voci che scompaiono –

 

passo dietro i passi – e le immagini

costruite con pazienza

ostinazione,

ribaltate dal destino.               Tagliole

di lapislazzuli vertiginose

e chiare, giorno ignoto:          niente

 

ha più cantato, se niente canta

nei numeri

tetri del nome. È l’anno / del mondo.

 

 

 ***

 


L’orologio grasso

O del lamento

 

Odio il fiume, via di transizione. Non porta.

Ferma. Lungo la pietra

e la luna rosicchiata

dal burrone.

 

L’amore, solo nell’acqua sta. Senza memoria,

senza gravità. Senza dolore.

 

Inflazione, reiterazione, ripetizione

l’immagine:

guscio vuoto e parola. Le case

dell’infanzia

 

si chiudono alla strada – strane chiese

di campagna

desolata: si sacrifica l’osso

che canta

la gallina d’oro dell’estate.

 

Perché non a me? Ora

sono / nella luce.

 

Alessia Lombardi & Marco Alonzi, La controra, Ensamble, 2025; prefazione di Edoardo Olmi.

Alessia Lombardi, nata a Ponte­corvo (FR) nel 1996, vive e lavora a Firenze. Semifinalista al concor­so CET – Scuola per Autori di Mogol e finalista alla XIX edizio­ne del Premio Fabrizio De André sezione Poesia. Per il progetto di poesia performativa Crow J & Neptune Mak ha ricevuto, assie­me a Marco Alonzi, nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Premio alla Carriera.

Marco Alonzi, nato a Sora (FR) nel 1995, vive e lavora a Firenze. Violoncellista e compositore, ha ricevuto premi a Strasburgo (Pre­mio Speciale Poesia Europea) e a New York (The Alchemy of Poet­ry). Per il progetto di poesia per­formativa Crow J & Neptune Mak ha ricevuto, assieme ad Alessia Lombardi, nella sede del Parla­mento Europeo a Bruxelles, il Pre­mio alla Carriera.

lunedì 19 gennaio 2026

La "Forza misteriosa che agisce" nelle poesie di Antonio Josef Faranda

Un poeta esperto cerca sempre di compendiare gran parte di ciò che gli suggerisce la realtà esterna e anche interiore, cercando di sintetizzare il tutto in un progetto poetico, che alla fine si materializza in una silloge, una raccolta, un poemetto. Dare corpo al proprio intuito, indagare in profondità ed esprimere poi le proprie riflessioni attraverso il proprio talento poetico: giacché qui non si tratta di mera descrizione o espressione di pareri, bensì di una vera e propria ri-creazione del mondo, una rimodulazione del vissuto e dell’attesa, e di quello che potrà essere. Poesia è anche soprattutto allusione ad altro dire, partendo dal contingente.
È proprio con questo spirito che il giovane Antonio Josef Faranda si approccia, a mio parere, a questa particolare raccolta poetica, che egli stesso definisce una sequenza. Una forza misteriosa agisce, titolo ben indovinato di questa sua raccolta, edita da RPlibri, vuole infatti essere una sintesi quanto più esaustiva, e compatta proprio in virtù della sua parola poetica, di tutto quanto il poeta ha esperito finora, e di tutto quanto egli ha potuto interpretare attraverso l’indagine su di sé e della realtà esteriore, individuando nelle cose e nell'uomo un segreto motore, una forza, che unisce il tutto, lo integra, offrendo aspettative di speranza e di luce. L’autore ha dunque suddiviso la progressione dei testi in cinque sezioni, le quali, come egli stesso afferma nella sua introduzione, non vogliono essere delle aree tematiche specifiche, bensì costituiscono un percorso esperienziale e, direi anche, filosofico, non solo personale, ma anche con influenze dalla e nella società e nel mondo contingente. Un excursus alquanto esaustivo, un compendio di tutto ciò che il poeta riesce a indagare e a interpretare intorno e dentro di sé, considerandosi punto d’osservazione sensoriale ed emotiva (terza sequenza), tradotto non in semplici descrizioni e riflessioni, bensì in un linguaggio poetico di grande resa, laddove la stessa parola poetica si fa portavoce di sensazioni e di motivazioni che travalicano la materia del reale, andando ad alludere dimensioni altre, non interpretabili con il comune raccontare. D’altra parte, la stessa formazione professionale del nostro autore, e cioè l’attività musicale e strumentale, gli dona il talento di saper individuare e quindi accogliere, quei messaggi e quelle sensazioni che sono oltre la mera materialità del mondo.
Considero la raccolta poetica di Antonio Josef Faranda un valido progetto, basato su un dettato poetico scorrevole e intenso, con il quale l’autore riesce ad abbracciare la gran parte del suo (e anche nostro!) mondo esperienziale: ed è ciò che veramente la poesia, quella autentica, è in grado di suggerire.


Dietro quei vetri a mezza luna

nascondi tutto ciò che vedo.

Su e giù nella notte

il padre muore a Lipari

coi polmoni pieni di pomice

galleggia per lui e non lo sa.

È già lontano nell’Atlantico

eppure ritorna a bere

alla fontana con il figlio

già lontano nel Tirreno.

Sei cenere ma qui

c’è la tua firma:

questa è una casa

cattolica, apostolica.

 

***

 

Da qualche parte aspettiamo

ognuno al proprio angolo

stretti nella colpa

da una camera all’altra

tra la porta che cigola

e se non lì

tra i solchi del corridoio

lasciati vivere alla cieca

vecchi quanto te.

Sforzi, sacrifici e speranze

non parlano né insegnano,

anche la legge

ornata di silenzio

di te più nulla racconta.

Da qualche parte attendiamo

pur di non lasciarti fuggire

la parola

una qualunque

che non sia d’amore.

 

(dalla sequenza I "Il Santo che danza")

 

 ***

 

Fuggire da antiche preghiere

e ritrovarsi lontano

incompresi

tra i suoni distorti

di una realtà sconosciuta.

Nel mare c’è la fatica

il porto, obolo d’oro

addolcisce la vista

ma non il palato.

Senza stupore

quella terra antica riarsa

di antiche preghiere

dove sono solo facelie

appare ricca

come un rimpianto.

Riposare

accanto al frantoio

in mezzo ai sassi

e frutti sanguigni

realizzare che giugno non ha

offerto rinascita.

 

 ***


Vieni e voltati, saprai

che voltarsi è arrivare

alla fine, al fermo immagine

del mutare, ma qui una,

una forza misteriosa agisce

passa tra le fessure, arriva

fin sopra i cuscini

educa alla ferocia

disossa la ragione.

 

(dalla sequenza II "Non per noi")

 

 ***

 

Ci sono mani

che impastano sporche di farina

mani che risolvono complesse equazioni

mani che dirigono orchestre

mani che scrivono poesie.

Lavorano in silenzio

non chiedono di essere adorate.

All’ombra di Dio

la Madre di ogni creazione

prima di ogni atto

con le stesse mani

ci ha insegnato ad amare.

 

(dalla sequenza III  "Io sono la Resurrezione e la Vita")

 

 ***


Dovrei smetterla di rincorrere

vecchi aquiloni

mascherare la fame dietro inutili

vittorie.

Dovrei tornare alla terra

che ho ignorato, chinarmi

su di essa

e colmare tutte le voragini.

 

(dalla sequenza V "Eppure cammino")


Brani tratti da

Antonio Josef FarandaUna forza misteriosa agisce, RPlibri, 2025. Introduzione dell’autore.

Antonio Josef Faranda nasce a Sant’Agata de’ Goti (BN) il 12 novembre 1996. È polistrumentista, compositore e produttore musicale. Si è laureato in Chitarra Jazz e Composizione Jazz presso il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. Nel 2023 ha pubblicato la sua prima opera, Lontano dal centro (RPlibri), segnando l’inizio di un percorso poetico in continua evoluzione.

giovedì 11 dicembre 2025

Il "Corpo conduttore" di Tiziana Colusso

"Un poemetto concepito come respiro e canto, che declina il corpo come fisiologia, strumento musicale, cordone ombelicale tra la terra e il cielo, materia, energia, poesia delle membrane, rete neurale, viaggio iniziatico dagli abissi delle viscere alla voce, fino alla musica dei corpi celesti, corpo in bilico tra i generi e le specie, tra materia vivente e materia inerte, voce di un sentire individuale e corale, ancestrale e cosmico..."

Così spiega Tiziana Colusso nella sua nota introduttiva, riportata anche in quarta di copertina, a proposito di “Corpo conduttore”, la sua recente raccolta edita da Progetto Cultura. Si tratta dunque di una raccolta molto originale, un poemetto, come giustamente lo definisce l’autrice, composto da 33 brani (chiamati variazioni) suddivisi in tre sezioni: “Nigredo”, “Albedo” e “Rubedo”, termini mutuati dalle antiche pratiche degli alchimisti.
Con grande intuizione e padronanza della materia poetica, Tiziana Colusso in questo poemetto ripercorre, attraverso le tre fasi alchemiche di decomposizione (nigredo), di purificazione (albedo) e di ricongiungimento finale (rubedo, pietra filosofale), una possibile evoluzione umana e spirituale, partendo da una disgregazione (kintsugi: termine giapponese che sta ad indicare la ricomposizione di frammenti con un collante composto da polvere d’oro), e attraverso una sorta di catarsi (albedo), giunge alla completa evoluzione in cui materia e spirito sono finalmente uniti.
Centralità di questo interessante e originale poemetto è il corpo evidenziato nelle sue varie fasi di trasformazione, un corpo conduttore sensibile alla materia che si degrada, ma attento e capace anche di emanciparsi, attraverso le esperienze della vita, fino ad assumere una gradualità spirituale che gli doni la consapevolezza di far parte integrante del cosmo.
Da grande studiosa delle filosofie orientali in merito alla ricerca del senso della vita e dell’evoluzione, Tiziana Colusso ha voluto così ricostruire il percorso dell’uomo nella società attuale, tenendo conto delle sue molteplici variazioni materiali e spirituali, immerso come è in una realtà che sovente gli è estranea e inspiegabile, ma sempre alla ricerca di un orizzonte di pace e di consapevolezza di sé in quanto essere, e del mondo in quanto culla del Tutto.

Proponiamo qui di seguito alcuni brani tratti dal libro


I

 

Tempio del buio denso della carne –

da ogni fessura cola la luce

kintsugi che non ripara le ferite

ma le trasforma in oro sapienziale

 

 

VI

 

Carne sorella senza destino –

pensavo guardandoti guaire

goffamente umana, tua unica

lingua un modulato vocalizzo

e una risata rauca, sconnessa.

Intorno alla tua malattia bisbigli

nei corridoi fruscianti di suore

nebbia di non conoscenza fitta

come se terribile fosse il nome

e non la cosa, i cromosomi

di una sorella inattingibile

 

(dalla sezione "Nigredo")

 

XIV

 

Buio, tamburi, il suono si propaga

fulmineo nel flusso, tunnel valvole

rallentamenti e poi a precipizio,

fulmini repentini, codici morse

intermittenti, danza nelle cellule.

Attività febbrili nelle cavità,

un esser qui percorso da scosse

flussi, energie invisibili

anche al microscopio, partecipi

di una materia potenziale

non dimensionata, intuitiva

flusso di pensiero primordiale

cellule connesse da esoterici

impulsi vitali, già prima

di evolversi in individui

involucri dotati di braccia

zampe o rami, esseri esiliati

dalla materia originaria

in una diaspora cieca – e ancora

durerà la materia smisurata

anche quando l’ultimo vivente

con una forma e un nome sarà

ricordo sbiadito, sbriciolato nulla

 

(dalla sezione "Albedo")

 


XXVII

 

Ogni opera è un arto fantasma

che duole di pensieri immortali

come marmo, eppure evanescenti

instabili, anfibi – ogni opera

è alchimia, ma solidificata

in una forma appassisce presto –

farfalla a vivo crocifissa.

I corpi saranno polvere, macerie

i musei, i colori solo orme

che il tempo cancella con il suo eterno

mantra – non avrai altro Dio che questa

impermanenza struggente, preziosa

 

(dalla sezione "Rubedo")

Tiziana Colusso, Corpo conduttore, Edizioni Progetto Cultura, 2025, con una nota di Antonio Casciaro.

Tiziana Colusso è laureata in Letteratura Comparata presso La Sapienza di Roma e si è specializzata alla Sorbona di Parigi. Nel 2009 ha fondato la rivista “Formafluens – International Literary Magazine”. Ha pubblicato narrativa, poesia, testi teatrali, fiabe, saggistica, in totale una quindicina di monografie (la più recente è “Lengua de striga. Teatro delle voci”, 2024). Suoi testi sono tradotti in sedici lingue, pubblicati in varie riviste e antologie estere, e raccolti nel volume “La lingua langue” (2025).

 

lunedì 8 dicembre 2025

La terminologia informatica in "Reboot del sentire" di Giulia Catricalà

Siamo in un’era dominata prevalentemente dalla tecnologia, in particolare da quella inerente alle comunicazioni, con l’uso ormai indispensabile di personal computer, di telefoni cellulari e di altri dispositivi similari. Tutto ciò influisce sulla nostra vita quotidiana e in particolare sulle nostre usanze, sulle nostre modalità di comportamento e persino di linguaggio.
È perciò quasi ovvio aspettarsi che anche il mondo dell’arte, della letteratura e quindi anche della poesia, possa adeguarsi a questo mondo così vivace, veloce, sbrigativo e di conseguenza forse (ma toglierei il forse) troppo superficiale, in quanto viene a mancare l’attenzione profonda, il tempo per riflettere ulteriormente sulle cose e sui problemi della vita.
Ma c’è comunque una particolarità positiva in questa rapida evoluzione della società tecnologizzata, ed è che l’arte, e in particolare la poesia, in un certo qual modo “cavalca la tigre”, facendo di necessità virtù e quindi creando nuove possibilità espressive, utilizzando i termini e i modi di dire di questa nuova società. D’altra parte, la poesia ha sempre contribuito nei secoli, al di là dell’intrinseca qualità e importanza del contenuto, all’evoluzione della lingua, introducendo termini nuovi e nuovi significati.
Qui sembra che tale operazione di accostamento al mondo tecnologico sia stata opportuna e senz’altro valida: questa raccolta di dodici poesie della poetessa romana Giulia Catricalà, entrano molto bene nel quadro di una nuova modalità espressiva che utilizza termini mutuati dal linguaggio informatico, ferma restando però la buona architettura dei brani poetici, non privi di ritmo, di armonia interiore e soprattutto di significanze efficaci.
Ma c’è qualcosa di più, nelle poesie di Giulia, oltre alla costruzione dei testi basati su tantissimi termini informatici. Nel sottofondo, individuando bene i contenuti, si legge una velata ironia, un raffigurare l’odierna società dedita essenzialmente ad un rapido consumismo e ad un superficialismo di facciata, ad una omologazione del modus vivendi, ad un comportamento generalmente stereotipato e ripetitivo. C’è quasi una malinconia, in molti versi della nostra autrice, anzi una nostalgia, per una vita e per un senso della vita più prossimo alla naturalità delle cose e soprattutto degli affetti e dei sentimenti. Un desiderio di un passato non tecnologico ma più sano e più schietto, come di quando “la nonna svaniva tra i fornelli assorta”. D'altra parte, è lo stesso titolo della breve raccolta, Reboot del sentire, a suggerire un desiderio di "azzeramento" (reboot, riavvolgimento) per ritornare ai vecchi valori. Ora, invece, “non c’è molto da fare se non vedersi con gli amici, sognando in caratteri Helvetica e bere in un logoro bar di Trastevere, per distogliersi dal mondo reale!”.
La poesia di Giulia Catricalà vuole qui, forse, essere denuncia, volendo mostrare come il nuovo mondo tecnologico possa, sì, darci dei benefici (materiali?), ma che in fin dei conti è solo un freddo, piatto e a volte triste sopravvivere, avaro di buoni sentimenti e di emozioni.


I

 

C’è sempre tanto da dire,

ma il codice è derubricato

al silenzio.

La parte amputata del verso

zampetta sui nostri volti

come una festosa fragilità.

Mi mancano

i pennacchi ariosi della metrica

il grip del ritmo

la brulicante calca del parlare.

Anche oggi

con gli occhi fissi sullo smartphone

cerco il senso

succhio una radice

dallo schermo.

 

 ***


II

 

Da qualche anno a questa parte

si sogna in Helvetica:

font neutro, sfondo albino

il galoppo dei bit.

Non c’è molto da fare

se non vedersi con gli amici

e berci sopra, magari a Trastevere

nella viva cavità di un locale

acciottolato, ronzante

poggiati su pareti logore

parliamo di questo tilt della cognizione

– luci soffuse, shottino in mano –

diamo forma al concetto

che il nostro sogno rientra in qualche spettro

del sentire straniato, del mezzo inquinato.

Così, davanti al banco

                              fra un sorso e l’altro

guardiamo il bicchiere piccolo, tondo

ed ecco – nel riflesso del cicchetto –

l’annunciazione:

l’alcol come l’onirico

sposta il razionale del mondo

è veicolo distillato

                     swipe da centellinare.

 

 ***

 

V

 

Connessioni, sincronie,

reel di paradisi tropicali.

Mia nonna svanisce tra i fornelli

assorta – col piglio fermo

di chi conosce un mestiere antico –

cosparge pangrattato

su teglie d’argento

e pomodori spaccati a mano.

All’improvviso, controluce,

uno sfolgorìo di briciole

mi abbaglia la vista.

La cerco – lo sguardo alienato:

è un glitch in grembiule,

un frame di un’altra epoca.


***

Brani tratti da

Giulia Catricalà, Reboot del sentire, Fallone Editore, 2025

Giulia Catricalà è nata a Roma nel 1990. Ha studiato Lettere Moderne alla Sapienza e ha conseguito un Master in Giornalismo alla Luiss. I suoi versi sono stati pubblicati su riviste di rilievo e tradotti in altre lingue. Cura una rubrica per il "Tempo" e collabora con giornali e magazine. Ha esordito nel 2023 con La rosa sbagliata, Fallone Editore, con prefazione di Mario Fresa.



sabato 6 dicembre 2025

Il "Fruscio di vento" di Antonella Colonna Vilasi

Se la poesia è un modo per esprimere la propria verità, nell’indagare la realtà circostante e cercando di rapportarla al proprio intimo sentire, alle proprie corde emotive, è anche vero che tutto ciò si rafforza, si evidenzia ancora di più quando poi questo sentire lo si esprime utilizzando una scrittura in versi vicinissima alla fonte da cui attingere tali ricerche: mi riferisco alla poesia vernacolare, o dialettale, sempre autentica e ricca di tutte quelle sfumature che nella lingua “ufficiale” sarebbe complicato esprimere, se non con lunghi giri di parole o perifrasi artificiose.
E quindi molto volentieri segnaliamo in questo spazio l’uscita di Fruscio di vento, una interessante raccolta di poesie in dialetto abruzzese, con testo a fronte in italiano, di Antonella Colonna Vilasi, edita da Monetti e con una approfondita prefazione dello stesso Editore.
Riportiamo qui di seguito alcuni brani del libro, sia in dialetto che in italiano, dai quali si evidenzia subito la delicatezza di un verso che, proprio come un fruscio di vento, descrive brevi panorami da cui l’autrice trae riflessioni sui sentimenti e sul senso della vita. La scrittura in dialetto, qui, è particolarmente aderente al paesaggio abruzzese e alla sua realtà ambientale; i testi sono prevalentemente brevi, ma con una intensità di figurazioni e di significati che solo con l’espressione dialettale, come dicevo più su, possono acquistare spessore e schiettezza.
Un’opera letteraria interessante, non solo per il recupero di valori espressivi peculiari, come l’utilizzo del dialetto in poesia, ma anche per l’eleganza e lo stile di una scrittura in versi ricca di figurazioni e di riflessioni sulla vita.

Chiàcchiere

 

Nen te mbrijachème nche le chiacchiere

pe dàrete na scosse

de currènte che te porte a le cosse

lu paradise de le sunne

mbracce all’àngele de tutte le voglie

voglie di vedè lu manne

fàreze avvedà

 


Chiacchiere

 

Non ti preoccupare delle chiacchiere

per darti una scossa

di corrente che ti porta alle cose

il paradiso dei sogni

abbracciato dagli angeli di tutti i desideri

di vedere il mondo

farsi vedere

 

 ***

 

E m’arrive dell’ônne lu sussurre

 

Huarde

véde la réna d’ore e ll’acque azzurre

ci šta n’ariétta dogge

e m’arrive dell’ônne lu sussurre

tra spiagge scuje vàriche

socce e a ogni vvanne

tu sì’ nu bballecòne

da ndo’ lu paradise pu’ huardà

di rèsse nu gabbiane e di vulà

liggìre piane

 


E mi giunge dell’onda il sussurro

 

Guardo

vedo la sabbia d’oro e l’acqua azzurra

c’è un venticello dolce

e mi giunge dell’onda il sussurro

tra spiaggia scogli barche

è bello dappertutto e in ogni posto

tu sei un balcone

da dove il paradiso puoi guardare

di essere un gabbiano e di volare

leggero piano

 

 ***

 

Luntane da ogne remméure

 

Chenosce a ogni vanne

luntane da ogne remméure

nu ragge ncantate de sole

nu cierchie d’ore

tre farfalle che vòlene

uarde ju munne de fore

come dentr’a na vetréine

 

 

Lontano da ogni rumore

 

Conosco un luogo

lontano da ogni rumore

un raggio obliquo di sole

tre farfalle che volano

guardo il mondo di fuori

come all’interno di una vetrina


Antonella Colonna Vilasi, Fruscio di vento, Poesie di Abruzzo, Monetti Editore, 2025

prefazione di Salvatore Monetti

Antonella Colonna Vilasi è professore universitario, scrittrice e poetessa.
Ha pubblicato la silloge di poesie “Itinerari”, Edizioni del faro, 2024, e nel 2025 con Bertoni Editore, nella collana di poesie a cura di Bruno Mohorovich, la silloge “Natura Poiesis”. Ha partecipato a numerose pubblicazioni collettanee di poesia ed è vincitrice di premi letterari e poetici. È stata giurata in concorsi letterari a partire dal 1994, ed è autrice di molteplici saggi. È responsabile di un Centro studi.

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà