Partiamo da questo punto centrale della raccolta, importante e certamente significativo perché dà un’accelerazione centrifuga a tutta la silloge, per cercare in qualche modo di riflettere sulla caleidoscopica ed effervescente geografia poetico-narrativa della nostra autrice, albanese di nascita ma radicata in Italia, più esattamente in Calabria, da ormai diversi anni. Ed è proprio la Calabria, terra secondo me molto simile, o per lo meno vicina (e non soltanto geograficamente!...) all’Albania (si consideri anche la cultura arbereshe, fortemente diffusa in alcune zone della Calabria), che penso abbia fornito a Griselda, fin dai primi anni della sua nuova residenza, l’input creativo, l’abbrivio letterario e poetico che le ha permesso di maturare la sua poetica lungo gli anni fino a divenire oggi una delle Voci più significative e attive in ambito poetico locale e nazionale.
Uomini con la coda è dunque un pregevole mosaico fatto di tasselli biografici, memoriali, socioculturali e perfino etici, dove la nostra autrice espone, racconta ed illustra, utilizzando una struttura poetica esplicativa, diretta e a volte lasciando il lettore attonito e sorprendentemente coinvolto, quadri, immagini e memorie di una società attuale che si confronta con usi e tradizioni storiche e culturali di una generazione precedente, laddove i valori di un tempo avevano la forza e la ricchezza necessarie per una vita sana e nobile: si tratta di valori universali, e non importa se questi si riannodano a ricordi familiari di altre radici culturali, come appunto quelle albanesi. Quando Griselda parla della famiglia, nei suoi versi appare un senso di universalità e di umanità che accomuna tutte le culture, in un’etica di amorevolezza, di condivisione e di educazione al senso di responsabilità e alla libertà individuale, al rispetto della dignità della persona indipendentemente dalle origini culturali e geografiche: “Mio padre aveva portato un ramo di vite / e lo piantò nel mio giardino calabrese / innestandolo su un vitigno autoctono….” E ancora: “Si parla ai figli in altre lingue / si sogna si danza per non diventare granelli / sale nero sulla sabbia / estranei alla pelle / reclamo l’appartenenza / dell’essere riconosciuta / soltanto in Altre parole….”
Gli uomini non hanno la coda, recita Griselda in contraltare, riportando in versi il giudizio della madre, un consiglio a non disperdere i propri valori etici, morali e storici, in un deserto disumano, quasi animalesco (con la coda!...), ma di perseverare lungo il cammino della storia andando avanti con la determinazione e la consapevolezza della dignità della persona, da difendere ad ogni costo, anche se proveniente da altre culture.
È un libro forte, che induce alla riflessione su vari aspetti della convivenza civile e sociale, in un tempo purtroppo dominato dai pregiudizi, dai falsi valori e dalle antipatie nei confronti di coloro che provengono da altri paesi: “Grido da un’altra sponda / premonizioni che nessuno vuole….”
Ti ho vista in un abbraccio furtivo
Ti ho vista in un abbraccio furtivo
centrifuga emotiva, accovacciata
ho strizzato gli occhi per congelare nel tempo
la mia figura tra le tue braccia.
Mai più hai creduto alle mie parole
né i silenzi, gli arrivi e le partenze
sei rimasta così, pilastro e fumo
ingrigita, candele, preghiere
tè, caffè, un OKI diviso a metà
pane, formaggio e pomodoro
le urla del vicino alla moglie
nessuno li saluta più nel condominio
nemmeno tu, pilastro, fumo e ingrigita.
Mio padre aveva portato un ramo di vite
Mio padre aveva portato un ramo di vite
e lo piantò nel mio giardino calabrese
innestandolo su un vitigno autoctono.
Mia madre non smetteva di darci consigli
sul tempo che perdevamo in questa terra
dove tutto si sarebbe seccato all’afa, d’estate
pensava alle conserve, lei,
alle marmellate e alla frutta candita
e per profumarle mi aveva procurato
un geranio malvarosa
che sapeva di menta e limone
rosa antica di radura incolta
e di altri segreti che lei non riusciva
né a spiegare e né ad esprimere.
Entrambi tentarono di preservarmi.
Hanno occhi umidi i poeti
e la gola secca
la voce, si dice, sia eterea.
Appartengono a tutti
e a nessuno.
Si dice, anche, siano stati stregati
una notte di ottobre
fissando a lungo la luna.
Avranno sentito la stessa melodia
del giovane marmorizzato
che suona il flauto
senza sosta e tregua
così, chi lo fissa
non ha altra scelta.
C’era la paura di perdersi
inerpicarsi tra radici
dimenticarsi della collina
sulla valle la speranza
che tutto sia stato soltanto una fiaba.
Si parla ai figli in altre lingue
si sogna si danza per non diventare granelli
sale nero sulla sabbia
estranei alla pelle
reclamo l’appartenenza
dell’essere riconosciuta
soltanto in Altre parole.
Grido da un’altra sponda
premonizioni che nessuno vuole.
C’è un serpente sotto le fondamenta
una torre con occhio da ciclope
un bizzarro calendario di sabbia azzurra
che si scioglie al sole e risale col vento.
C’è un vangelo d’argilla sospeso
tra mani di operaio in camicia di seta
una scalinata porpora disegna un bilancio
con numeri corposi e algoritmi psicotici.
La mattina presto cisterne di latte si
cagliano
su strade polverose i vecchi danzano un
sirtaki
col copricapo rosso e fazzoletto bianco.
Grido parole non rilevanti
nubifragi di sponde – approdano in pena.
Occhi imbevuti di aceto
ci chiesero della morte nel cuore
su questo cammino di polvere e rovine
laccato dall’osmosi della perdita che veglia.
Essere tristi era un mestiere da grandi
o per ebbri profeti che scalfivano il tempo.
Non si è spento il nulla di ieri
il vuoto di oggi, ancora in fasce
il sangue che avrei dovuto urlare.
Griselda Doka, Uomini con la coda, Macabor Editore, 2026;
premessa di Marco Gatto, postfazione di Marialucia Lattuca.
Griselda
Doka è nata a Tërpan, Berat (Albania) nel 1984. È Dottore di Ricerca in Studi
letterari, linguistici, filologici e traduttologici presso l’Università degli
Studi della Calabria. Attiva come operatrice culturale, organizza e partecipa
ad eventi sul territorio ed è membro di varie giurie letterarie. Oltre alla sua
lingua madre, scrive anche in italiano. Ha pubblicato la silloge bilingue Solo
brevi domande esiliate (Fara Editore 2015), Dimentica chi sono
(Fara Editore 2018), Il leggero transito delle parole (Macabor
Editore 2023). Recentemente ha pubblicato, sempre con Macabor Editore, Uomini
con la coda. È presente in varie antologie e festival nazionali e
internazionali. Sue poesie sono state tradotte in albanese, russo, spagnolo e
francese. Collabora, inoltre con diversi progetti di traduzione professionale e
letteraria dall’albanese in italiano e viceversa. Vive e lavora in Calabria
come docente di lingue e mediatrice interculturale.
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| Griselda Doka a Francavilla Marittima, il 29/8/26 |
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| Griselda Doka |












