L’originalità e l’intuizione del possibile, innanzitutto. E
queste qualità sono insite in un poeta formato ed esperto, come lo è Lucilla
Trapazzo, in modo particolare in questa sua opera poetica dal titolo veramente
suadente e suggestivo: La formula della distanza (Il Convivio Editore, 2025).
La matematica e la fisica, con le loro leggi ineccepibili con le quali descrivono
i fenomeni della natura, sembrerebbe che non abbiano nulla da condividere con l’arte
e la poesia: determinismo, razionalità, precisione, esattezza, contrastano
(apparentemente) con i principi dell’arte creativa, dove predomina la libertà,
l’immaginazione, il vago, il probabile, l’utopico persino. La digitalizzazione
contro l’analogico, i bit contro il flusso di corrente in continua variazione.
Ma allora, a parte le novità della meccanica quantistica che in qualche modo
scombinano tutte le teorie classiche finora acquisite, mescolando determinismo
e probabilità in un unicum ancora da chiarire, perché Lucilla scrive queste
poesie mutuando dalla fisica e dalla matematica concetti e formule appartenenti
a quel mondo? A ben vedere, a ben leggere, non si notano equazioni né formule
né postulati nei suoi versi, come forse il lettore si aspettava. Ma è evidente
che questo lettore ipotetico non è dotato della necessaria chiave di lettura
per poter bene interpretare la tematica di Lucilla in questa raccolta. (Dico
sempre per inciso che la poesia non è come la narrativa: il lettore di romanzi
o di racconti si adagia sul divano e scorre le pagine acquisendo alla fine la
storia senza particolare difficoltà interpretative - nella maggioranza dei
casi, s’intende!). Ma la poesia va letta e riletta più volte, anzi va
introiettata nell’anima e nella mente, va fatta propria… e perciò è una forma d’arte,
non un semplice “oggetto” da utilizzare per divertimento, svago o altro...
Ma torniamo a noi. Torniamo a questa “formula della distanza”,
che in modo molto approfondito ha illustrato Carlo Di Legge nella sua
dettagliatissima prefazione, prendendo a riferimento alcune leggi della fisica,
come ad esempio quella di Dirac (ma qui non è il caso di parlare in modo
specifico di queste leggi…).
Lucilla Trapazzo, in questa silloge, non utilizza
direttamente il linguaggio matematico e della fisica nei suoi versi, come dicevo, bensì ne
mutua il significato in modo ampio, ne utilizza il riferimento, come una verità
ineccepibile che sta all’orizzonte del quotidiano, come un sole che ci illumina
discreto ma potente, come l’amore che si sa che esiste, laggiù, come impellenza
d’unione, e che ci rassicura e ci dona la speranza di raggiungerlo e di
attuarlo, prima o poi, nella vita! Leggi matematiche e fisiche che stanno
dunque in sordina, che si disvelano in filigrana nei versi di tutte le poesie,
laddove la distanza (tra l’io e il mondo, tra l’io e la felicità, tra l’io e l’amore…)
è un qualcosa di misurabile, è una certezza che però va sperata, va proclamata,
va ricercata: “Guido – mi muovo / sempre avanti una retta / orizzontale
passante / tra due punti / y=y1…” E ancora, nella chiusa meravigliosa che,
direi, sintetizza il progetto poetico di Lucilla in questo libro: “Guido
verso un altro niente / senza fermarmi guido / fino ad arrivare / al mare…”
È un libro che merita una grande attenzione. Lucilla
Trapazzo sa costruire opere poetiche intense e significative, e in questa
raccolta esprime la sua grande capacità di attingere input creativi nuovi e
originali anche da mondi difficili e inusitati, come quello della fisica,
riformulando e rimodulando sui loro principi di ineluttabilità e di esattezza,
una realtà propria fatta di tendenze, di raggiungimenti, di misurate emotività.
C’era una parola
l’avevo conservata sullo schermo
in un angolo tra Broca e l’Ippocampo
ma non era cucita a doppio filo
e allora è andata via si è perduta
in qualche dove nello spazio
tra le app – così come muoiono
gli amori e le rose nella grazia piena
dell’estate
della parola non ricordo neanche più l’odore
o il suono o il senso
che squaderna matrici antecedenti e relazioni
di causalità (me ne figuro invero una certa
eziologia, come una grisaglia, causeffetto
senza soluzione di continuità)
ti lascio la parola sulla spalla
senza far rumore
una piccola scimmia addormentata
uno scialle di mare
che ti copra quando fuori piove
E i mesi e i giorni?
Nemmeno più i secondi avanzano
per scompigliare questo fiume
che non reca più sorprese
lungo il delta.
S’intuisce appena percezione
di un mistero
nel raggio d’oro che trafigge il cielo
mentre scrutiamo (confessalo) silenzi diversi.
Un uccello d’acqua – forse una poiana
dal fiume s’alza in volo
nel becco ha un bigattino e tra le zampe
il mare.
A1
Guido – mi muovo
sempre avanti una retta
orizzontale passante
tra due punti
y=y1
Guido con la testa incollata
allo schienale la strada
si dilata in bande parallele
di velluto grigio
lavare a mano, 40° al max
delicatamente brevemente
Continuo a guidare e invoco segni
uno squarcio di luce
nella nebbia
la testa sempre appiccicata
allo schienale
scivola un punto verso l’altro
col sale
a profusione sui chilometri
Guido verso un altro niente
senza fermarmi guido
fino ad arrivare
al mare
***
Esiste un campo azzurro dei ricordi
lì continui a prendermi per mano
e a sciogliere le ombre.
impavide e sfrontate
crescono al canto spudorato degli insetti.
Esiste poi il giardino lento della dimenticanza
corredo di magliette e brache che svanisce
negli armadi. Saremo tutti stelle un giorno
conteniamo moltitudini.
Divina solitudine di un campo di papaveri
Post Scriptum
Nel tempo e nei giorni di carta
carbone sei uomo.
Il suo volto di roccia.
Io donna ed ansa
di fiume.
Shh, non parlare. Dissoda.
Dissoda e coltiva il mio campo
di rose e di atomi in fuga.
Che importa se il sole è ferita
sul mare. Che importa
se il verbo è abbaglio e utopia.
Nel tempo assoluto del dunque
coloro le assenze e le estati
trascorse.
Brani tratti dal libro:
Lucilla Trapazzo, La formula della distanza, Il Convivio
Editore, 2025; prefazione di Carlo Di Legge.
Lucilla Trapazzo è poeta, traduttrice, artista, performer e formatrice teatrale italo-svizzera. Dopo anni trascorsi all’estero per studio e lavoro (DDR, Belgio, USA), ora vive tra Zurigo, New York e Roma. Convinta sostenitrice dei diritti umani e del pianeta, il suo punto di vista sociale e femminile si riflette in molti dei suoi scritti. Da una sua poesia, Salmodia, che narra di una sposa-bambina, è stato tratto un video (Palazzo del Poeta, OST Marco Di Stefano), trasmesso da RAI 1 nel 2021. Al suo attivo ha diversi libri di poesie, una serie di traduzioni di poeti internazionali, numerose collaborazioni letterarie con associazioni, riviste e antologie di poesia in Italia e all’estero (come poeta, editore e traduttrice), e un CD con composizioni di Marco Di Stefano.







