domenica 8 novembre 2020

Le "Radici" di Antonietta Cianci



Il richiamo dei luoghi di origine, dove si è venuti al mondo, specialmente quando si cambia ambiente e città, è sempre molto forte, e facilmente fa insorgere nella persona che si è dovuta allontanare, per motivi di lavoro, familiari o altro, sentimenti di nostalgia e ricordi commoventi, che riempiono lo spazio del cuore e dell’anima nei momenti di rilassamento e di riposo. Mi vengono in mente a tal proposito i versi intensi e addolorati che Quasimodo rivolgeva alla madre, la sua dolcissima mater, dopo il suo trasferimento per lavoro nelle terre di Lombardia. 
Radici che legano affettivamente e culturalmente ognuno di noi quando si trova lontano, radici che nutrono il cuore con immagini e ricordi indelebili, perché è nei luoghi natii che l’esperienza di vita comincia a consolidarsi e ad attorniarsi di valori genuini e fondamentali, imprimendoli nella mente e nell’anima per sempre.
Ma per parlarne in modalità artistica e letteraria, non basta il semplice ricordo. Ognuno di noi può raccontare, attraverso l’arte, per esempio con disegni, aneddoti, storie, racconti, dipinti, il proprio vissuto, le proprie origini, il paesello o la città dove è nato, le proprie vicissitudini familiari, e quant’altro legato alla propria infanzia o gioventù. L’arte, e nel nostro caso la poesia, è una ottima opportunità per esprimere la lontananza, le radici, i ricordi, ma naturalmente bisogna che ci siano gli elementi fondamentali perché il ricordo, il racconto, l’immagine, possa definirsi davvero opera d’arte. Non basta raccontare, scrivere versi di ricordi (o ricordi in versi), per poter dire che ciò che si è scritto è davvero una poesia, una poesia che contenga ed esprima il dolore, il patimento, l’immediatezza della visione, e lo stile, la forma armonica e melodica con la quale si dicono le cose; Quasimodo può esserne un esempio altissimo, da tenere a riferimento.
Tutto questo preambolo, per dire che Radici di Antonietta Cianci, aderisce senz’altro ai canoni di una poesia del ricordo, di una poesia che rievochi e riproponga i luoghi e i tempi di un vissuto fortemente intriso di quei valori indissolubili che formano la personalità, culturalmente e affettivamente, come più sopra affermato. La piena aderenza a queste modalità, nell’opera poetica di Antonietta Cianci, si evidenzia in tutti i brani della silloge nella quale, come afferma anche l’ottimo prefatore prof. Carmine Cimmino, suo conterraneo, Antonietta Cianci sa “costringere” le parole a rappresentare con immediatezza tutta la sua potenza visionaria.
Ed è proprio grazie allo spessore delle sue parole poetiche, che la nostra autrice riesce a rendere le figure, i ricordi, gli stati d’animo e i momenti più significativi legati alla sua terra d’origine, Napoli, aderenti ad una modalità lirica di grande efficacia e coinvolgimento emotivo, assolvendo in tal modo al compito che ogni poeta, e ogni poesia, deve svolgere: coinvolgere/sconvolgere direttamente la sfera emozionale del lettore, inducendolo a riflettere sul tema ma anche interessandolo e gratificandolo sul piano estetico, interiorizzando con la lettura o con l’ascolto diretto dei versi, il loro ritmo, la loro armonia, le loro immagini e allusioni sottintese.
Radici di Antonietta Cianci è dunque, giustamente, un bellissimo canzoniere, come ribadisce il Cimmino, dedicato alla sua città natale, Napoli, ma grazie all’intensa poesia che ne veicola i quadri emotivi e le memorie, è anche una raccolta omogenea di versi che intelligentemente e liricamente attualizzano e incarnano riflessioni e progetti futuri di vita, di amore e di speranza: con nel cuore e nell’anima le radici fondamentali, questo è un viaggio sicuramente proficuo e felice, e la poesia di Antonietta Cianci ne è il tramite più indovinato.
Riportiamo qui di seguito alcuni brani del libro della Cianci, augurandoci che i nostri lettori vogliano aggiungere altre interessanti e gradite riflessioni in merito.




Vorrei insegnarti
ciò che il limite del tuo sguardo
impedisce:
i toni del mio umore
quando l’azzurro
pian piano si addensa
nel blu notte
e incupisce
o quando il rosso digrada
in arancio e intiepidisce in giallo.

E quando i miei colori
ti diventano chiari
prendimi per mano
e portami al riparo.
Portami a Napoli
in mezzo alla gente
tra l’umanità più calda e più vera
portami a Miseno
di notte
a guardare il golfo
e parlami di Ischia.
E appena le luci dell’alba
mi rischiarano il volto stanco,
andiamo via
portami a sentire l’odore del tufo
e della terra dura sul Vesuvio.
E salvami.
Salva i miei colori più belli
tienili con te
tienili per me.

Non è tanto diversa un’alba
da un tramonto
Il principio e la fine
confinanti e legati
le luci e i colori
che riscaldano
e portano pace.

E oggi che cammino
tra le pieghe dell’età adulta
in questa crisi della quarantina
passando per luoghi che non mi fermano
e tempi
che sfuggono e non combaciano
non so se sia alba
o tramonto
il vivere dolorante

Ma nelle mattine di agosto
silenziose e sonnolenti
seduta sui balconi della mia infanzia
io mi ricordo
chi sono.
Alba e tramonto insieme.


***


Napoli è silenziosa
così a novembre
di domenica mattina
quando il cielo è grigio e gonfio di pioggia
E lo scirocco sfiora le mani e il volto stanco

Qui nella stazione piena di valigie addormentate
colma degli sguardi malinconici di chi parte
e forse non vorrebbe
Qui e oggi Napoli è silenziosa
come una madre solitamente chiassosa
che tace accanto alla figlia spaventata
sentendone l’angoscia
proteggendone il dolore. 


***


Lungo la riva buia
della marina deserta
in quel lembo di golfo
dove la brezza di terra
accompagna l’alba

lungo il tragitto dei ricordi
affiora
un filo di luce lunare.

E tu mezzo morto
sotto il peso della notte insonne
a passi faticosi e inquieti
cerchi l’errore
l’abbaglio
il come e il quando
hai perduto
i tuoi giorni migliori
il come e il quando
hai perduto
me e la mia parte migliore.


***


Vorrei, amore mio,
che tu venissi a prendermi
e mi portassi a Napoli
stringendomi la mano
attraverso i quartieri
che sanno di calore e di passato
lungo i muri
che odorano di tufo e di ricordi.

Vorrei che tu fermassi
questo lungo camminare
il mio andare senza sosta
senza meta.

Vorrei trovare pace
quella che sale dalle viscere della nostra Napoli
che parla di silenzi
con la lingua del rumore. 


***

Rimane
nel caos informe
un ordine invisibile
la linea retta
la curva
che diventa cerchio
e trasmuta in sacro.

E a quel disordine
somiglia il mio viaggio
alla ricerca della forma
della retta che tranquillizzi
del cerchio che mi contenga.
Cercare nelle profondità del mio disordine
un ordine per fermarmi.
E stare.


***


È la pioggia
che scende insistente
per giorni e giorni
senza spiragli
È l’aria grigia
negli occhi e fin dentro dell’anima
È il silenzio immobile
che pietrifica il pensiero
l’umanità dissolta
lo stagno dove mai un sasso viene scagliato.

La pioggia, l’aria, il silenzio, lo stagno, l’umanità
sommersa… tutto mi parla di fuga.

(Brani tratti da Radici, di Antonietta Cianci, Transeuropa Edizioni, 2019. Nota introduttiva del prof. Carmine Cimmino)

Antonietta Cianci è nata nel 1980 a Napoli. Dopo essersi laureata in Lettere Classiche ed aver conseguito l’abilitazione all’insegnamento, si è trasferita a Bergamo, dove attualmente vive e lavora come docente. Questa è la sua prima raccolta poetica.


1 commento:

  1. Antonietta con questa sua incredibile raccolta di poesie, regala ai lettori tutta la sua bellezza.
    Ho letto minuziosamente con lentezza ogni sua poesia,ogni suo verso ed in molte mi ci sono ritrovata con naturalezza. Catapultata dolcemente nelle sue emozioni.
    E le sue emozioni di molti versi,erano anche le mie,balsamo curativo per l'anima.
    Fragilità,paure,forza, smarrimento,amore,odio,terra e mare,RADICI mai dimenticate fulcro della sua esistenza alle quali aggrapparsi quando tutto sembra andare a fuoco e molto altro.
    Tutto incastrato alla perfezione in ogni suo verso, l'animo umano che in ogni sua naturale imperfezione emana bellezza pura, come il suo.
    Questa raccolta profuma di incanto,di buono,e verso dopo verso ti accorgi di come gli animi umani siano così simili tra loro.
    Lei mette a nudo ogni sua emozione e ci regala questa raccolta che vorresti non finisse mai come una fetta di torta del tuo dolce preferito.
    Aspetto di leggere la sua nuova raccolta di emozioni.



    RispondiElimina

Il Quaderno del Concorso di Poesia "L'Amore: arte e sentimento"

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

PUNTO, Almanacco della poesia italiana

PUNTO SCHEDA