lunedì 15 agosto 2011

Giancarlo Serafino ed il suo “Imperfettamente” essere

Non occorrerebbe altro per introdurre l'opera poetica di Giancarlo Serafino, che qui ospito volentieri, dopo l'approfondita presentazione di Antonio Spagnuolo che segue. Ma la poesia, si sa, è infinitamente capace di suscitare altre mille sensazioni e riflessioni, proprio in virtù della molteplicità di orizzonti che offre ai lettori. Ed è a loro che mi rivolgo, per aggiungere, se lo desiderano, altri interessanti commenti o annotazioni, prendendo spunto da questa piacevole parentesi poetica di Giancarlo Serafino.


La storia, che dipana sottilmente i fili delle disavventure umane e delle improvvise inaspettate gioie, diviene simile ad una disposizione testamentaria quando il tempo, che produce il nitore, raccoglie e condensa il dubbio del poeta. Gli inganni rompono la monotonia, gli orizzonti chiudono il simbolo, e la parola si concentra come condensazione del non detto e del dicibile a tutti i costi.
La misura è metafora quando ogni verità sembra sbandare, quando il pensiero si ferma alla compostezza e sbalordisce innanzi alle ineluttabilità che ci corrodono giorno dopo giorno, pregni come siamo, anche nella speranza, di quella anonimia della morte, di quel destino che contraddistingue le varie figurazioni della umana vicissitudine.
Serafino sbalordisce per le maschere e per le ombre che si appropriano del variopinto sfogliarsi del vento, e la sua mente diventa appesantita dai bagagli che riportano lamenti e torpori.
Anche se il verso corre con delicatezza intorno un filo d’erba o carezzando un corallo, la mente affoga inesorabilmente nelle fanghiglie dei “resti umani che reclamano un mondo reale", saldamente ancorato al problema della sopravvivenza, nel coraggio di vivere per non morire.
Nei paragoni un sottile liricismo produce simpatici equilibri e alcuni traguardi che dal civile corrono al canto nella misura in cui lo stile concede narrazioni e incantamenti.
Antonio Spagnuolo

Dalla  silloge “Imperfettamente”

Intorno alla poesia

Io piccolo così…poi il vento delle estati
e la polvere a mordere sui freni
in un bicchiere la giovinezza
e le mani…
..le mani a cercare mente e spilli
sul fondo
dammi il verso giusto - foglia sugli alberi
almeno fino all’autunno
e poi il gioco dei coltelli
per evitare il fiele delle falci.
Se fossi un centomani afferrerei tutti
i tuoi affanni e i miei..
non sono neanche un centopiedi
sono solo Uno
in questo spazio che mi si restringe
e devo fare in fretta
a scoprirne gli angoli….
Tu dammi il verso giusto – un fresco filo d’erba
che si attorcigli ai fianchi
vita di un filo o di un pensiero…
è lo stesso
l’attimo in cui sono pescatore di coralli.
E intorno alla poesia
latrine
e resti umani reclamano un mondo reale.

Per un capello

Per un capello che piroettando
si posò nel piatto
del conviviale accanto
il mio amico smise di mangiare
lasciando languire
il buon odore di manzo…
A questo punto
fare sarcasmo citando
il terzo mondo…era scontato.
Superai quest’aspetto considerando
com’è stranamente delicato
lo stomaco occidentale
che impelato fino al gozzo
( e non dico altro)
per un pelo in più
s’arriccia a mantice
traugliatu…

Vigliaccheria

 Se dovessi contare tutti i coltelli…
allora posso dire di aver vissuto
da vigliacco
perché si è vigliacchi se ci si lascia
assassinare il cuore
e si è vigliacchi se si lascia il corpo
abbrustolire sopra la pira dei desideri…
ed io l’ho fatto
senza reagire alle fruste della gelosia
ed altri simili drammi
quasi che la vita prendeva vita
dal caos dei sentimenti.
Capisco che avevo la ragione in frigorifero
non congelata
ma tanto bastava per essere intorpidita
agli spettacoli di sudore e di bava…
Sono stato vigliacco per riempire la vita
e la vita forse è un’altra cosa…
(o sto sbagliando ancora?).

L’idealista

Ho provato a camminare sull’acqua
come ho visto fare a tanta gente
ma non mi riesce!
Allora ho tentato di mutarmi in pesce
per esser muto con occhio vermiglio,
inutile!
Mi son detto: faccio il randagio che mi vien bene
ma a sinistra i bivi son tanti e confondono la via
così quando ho alzato la testa per chicchessia
l’hurrà mi si è strozzato subito in gola.
Ho tenuto finestra aperta perché entrasse
un po’di mondo, ma l’unica ferrovia che passa
da casa mia non ha fermate, né stazioni.
Mi son chiesto se tutto ciò abbia fondate ragioni,
se è solo una questione di demagogia
restare fuori da ogni carrozzone.
Ma ora basta! Non voglio morire tra gli ignavi!
Non devo tentare di galleggiare sull’acqua
né stare zitto, qualcosa devo fare, rispolverare
qualche bandiera, qualche canzone, almeno un grido…
ma poi? Mi diranno….ecco guarda quello, l’idealista
brav’uomo, un po’ matto, fuori da ogni lista…
Per me sarà gran vanto!


Giancarlo Serafino (Campi Salentina) sollecitato dal critico letterario e d’arte Giuseppe Vese, pubblica nel 2003 “Passaggio d’estate” per i caratteri della Zane Editrice, una raccolta che tra l’altro contiene una sezione “ cronache dall’Infinito” dedicata a poesie di carattere sociale e civile, in cui il Vese scopre “ un richiamo dei valori offesi, sintesi di problemi umani e sociali”. Nello stesso anno viene premiato al concorso Athena di Galatina per “Nenia che galleggia sull’Adriatico”,  poesia che ripercorre il dramma dei curdi profughi imbarcati da trafficanti senza scrupoli dalle sponde dell’Albania. Del 2007 è la raccolta “Per canto e per amore” (Zane), con la presentazione di Giuliana Coppola (collaboratrice di Maria Corti)
Per lo scrittore salentino Antonio Nahi, quella di Serafino “è senz’altro una delle più ascoltate voci”
salentine e la sua poesia “si libra nell’aria scevra di dubbi e ripensamenti”.
Nel 2010 con la poesia “Ci vorrebbe Charlot” è uno dei 105 poeti dell’antologia“L’impoetico Mafioso” per la legalità e la responsabilità civile.
Insegnante di lettere e psicologo, vive e lavora a Lecce.

16 commenti:

  1. Molte volte i poeti sono persone difficili, Giancarlo no. Giancarlo è gentilezza e sorriso. E' l'apertura di una stretta di mano che fa germogliare nuove sintonie. Ho apprezzato molti dei suoi versi, che risultano più suggestivi, secondo me, quanto più sono brevi, nella loro essenzialità di pennellate...
    Maria Pia Romano

    RispondiElimina
  2. a tua iniziativa culturale e civile merita veramente un elogio, perché il poeta quando si esprime, non ha nessuna pretesa di dire assiomi o verità incrollabili, ha soltanto l'urgenza di mantenere desta la vis dello spirito che va di cosa in cosa, le penetra, le assimila, le digerisce e le ridona agli altri con volto nuovo. Forse tra tutti quelli che adoperano il cervello, dai matematici, ai fisici, agli scienziati di ogni ordine, solo il poeta ha il diritto di dire che la realtà presente non è ancora tutta presente, ma che ogni giorno si arricchisce ed aumente. Il poeta è in qualche modo un demiurgo che plasma ed offre prodotti mai uguali, non ha, cioè, uno stampino per produrre in serie.
    Apprezzo molto la tua opera ed ammiro tanto il tuo entusiasmo. Cosmo Oliva

    RispondiElimina
  3. mi piace come la dimensione ideale si compenetra con il bisogno di vivere una realtà "sporca" di materialità, imperfezione,mediocrità. Potrebbe il poeta elevarsi, cantore del bello, del giusto, del sogno, ignorando il quotidiano, la vita banale, la bandiera?
    mi piace la scelta di un uomo che rinuncia a camminare sull'acqua.
    mi piace questa Poesia.
    mari

    RispondiElimina
  4. Imperfettamente, come a dire una poetica sublime che veste gli abiti umili e umani (per questo imperfetto), ma ancora di più di poesia che supera l'imperfezione e diventa una perfettibilità "in progress". Una poesia che aderisce a tutti i livelli della vita e li condensa nel profondo ineffabile. Ancora una volta la poesia si misura non solo con la realtà del suo tempo, ma con la dimensione di un tempo interiore tutto da rivelare. Perché ciò che ripropone la poesia è il misteryon di esser-ci. Complimenti al caro Gianfranco. Davide Zizza

    RispondiElimina
  5. Chiedo venia per lo svarione sul nome. Un caro saluto di stima a Giancarlo, poeta dell'umana perfettibilità. Davide Zizza

    RispondiElimina
  6. Giancarlo è un poeta che scrive per la gente e con molto senso pratico cerca un orizzonte di senso dove collocare domante, paradossi, imprevedibili scatti di fantasia. La sua ricerca è di un luogo che pian piano emerge, come un'immagine sulla carta fotosensibile nella camera oscura. Una ricerca instancabile attraverso paesaggi interiori ed esterni, per creare quel paesaggio che nasce dalla parola.
    G. Lucini

    RispondiElimina
  7. un dire scavato nella radice più profonda del non essere più ciò che nemmeno allora forse si è stato questo di Giancarlo, quando l'ombra dell'imperfezione dell'(in)esistenza già s'insidiava nello scrivere già qui andato; e nell'incedere della lettura vi si accorge del mancamento quotidiano, del rivivere il non vissuto, dell'accadere del non nato; ma si ritrova, forse l'uomo, ad ogni fine d'andare poetico, in un avvenire, forse meno stanco, forse un po più vero. Grazie per i tuoi versi, caro amico, ho molto apprezzato il tuo sforzo esistenziale di dire ciò che non possiamo, discrivendo quel che non siamo.

    Antonio Bux

    RispondiElimina
  8. Ebbene, scrivo questo commento con molto piacere nel farlo per tre motivi che apertamente scrivo: 1) è di palmare evidenza che la profondità d'Animo e lo spessore culturale dell'Autore è fuori da ogni ragionevole dubbio;
    2) è uno degli Autori contemporanei che Stimo particolarmente per il modo umile di esprimere concetti elevati;
    3) perchè se gli dico che é indiscutibilmente Bravo, è la Verità, anche se gli sono affezionata come amica ....

    Ora, veniamo al commento ... ognuno di noi quando parla, e in questo caso quando scrive, delinea un'immagine o emana un'energia verso chi ci sta vicino che, a seconda di come viene recepita da quest'ultima persona, può essere descritto come bello o brutto, come positivo o negativo. ebbene, per me che ho letto, l'autore mi ispira delle immagini che parlano di noi, di come siamo o chi non siamo ed il tutto è contornato da una cosa che chiamerei "meraviglia" e che mi circonda ad ogni sua parola. Giancarlo, sei bravo. Parola di Francesca Piazza

    RispondiElimina
  9. Antonio Ciminiera18 agosto 2011 14:04

    Ecco una Poesia con la P maiuscola...! Questo pensai quando, probabilmente un mese fa, ebbi l'occasione e il piacere di conoscere e leggere le interessantissime liriche dell'oramai amico, Giancarlo Serafino. Una poesia che ti tiene incollato, in questo caso, al video. Immagini perentorie, esaurienti che aprono scenari molto interessanti, versi che raccontano: //Mi son detto: faccio il randagio che mi vien bene/ma a sinistra i bivi son tanti e confondono la via/così quando ho alzato la testa per chicchessia/l’hurrà mi si è strozzato subito in gola.// Una poesia indubbiamente molto accattivante, innervata su una colloquialità dall'andante incisivamente discorsivo. Ho avuto occasione proprio ieri di leggere altre liriche dello stesso autore molto diverse da quelle qui presentate e suppongo, non recentissime; liriche più brevi, con una metrica decisamente diversa, più asciutte, con una retorica molto moderata...e questo sta a significare che le capacità stilistiche poetiche di Giancarlo Serafino, possono spaziare in un campo molto, ma molto vasto. Un Poeta completo dunque, una poesia destinata a lasciare traccia nel panorama della poesia dei nostri giorni. Complimenti vivissimi.

    RispondiElimina
  10. Veramente interessante!!! sono contento di quanti come te propongono lavori seri ed impegnati! Auguri.Alessandro Solazzo

    RispondiElimina
  11. Ho letto e avuto modo di conoscere molti poeti, qui, su questo blog : li ho letti tutti esprimendo un parere solo su quelli che, comunque sia, mi avevano colpito e spinto a dire la mia sulle loro creazioni.
    Serafino, di cui leggo per la prima volta, muove dalle concrete presenze di una realtà comune( si vedano i testi antologizzati), rifiutando le complesse e ambigue sovrastrutture retoriche, proprie di un lirismo che tende a carpire il cuore del mondo e dell'uomo guardandolo dall'alto dei monti e delle valli. Egli parla dell'uomo dal basso delle trincee. Poesia - cantilena si potrebbe dire per queste di Serafino, ebbene egli però racconta, allora si potrebbe trattare anche di Poesia - racconto, molto da vicino, con umiltà e metrica plebea della quotidianità dell'uomo. In questi versi ci si potrebbe cogliere qualcosa di noi, detto in termini chiari ed accessibili. Il timbro realistico delle sue composizioni viene tuttavia dissolto nella cantabilità del verso, che risolve, nella semplicità della parola e della costruzione, ogni residuo riferimento ai dati dell'esperienza e del vissuto. Il linguaggio in alcuni tratti è insieme letterario e popolare. La compattezza, non sempre salda, delle poesie è sottolineata da schemi ritmici che tendono a chiudersi ed aprirsi come un ventaglio attraverso il frequente uso delle rime e delle assonanze.
    P.s. L'idealista presenta uno schema fonico e una melodia simile ad mia poesia; se fossimo in musica uno di noi due parlerebbe di plagio.
    Un saluto da----------- ----------------- -------- -- RAFHAEL ARTHUR LIGUORO

    RispondiElimina
  12. Caro Rafhael ho letto il tuo interessante commento e ti ringrazio dell'attenzione:mi hai incuriosito con la tua poesia, ecco mi piacerebbe leggerla, magari se vuoi spedirmela sarebbe cosa gradita. giancarloserafino@virgilio.it. Un caro saluto ed ancora grazie! Giancarlo Serafino

    RispondiElimina
  13. La poesia di Giancarlo Serafino è poesia dell'immagine, immagine visiva resa con il tratto della metafora, in lui la metafora rivive dello sguardo, che prende a prestito i verbi e gli aggettivi e ingloba il linguaggio umano nella natura. La natura stessa respira di un'eco interiore che diviene universale,é facile accostarsi a questi versi e sentirsene parte. Pamela Serafino

    RispondiElimina
  14. Caro Giancarlo, ti avevo mandato un commento, ma vedo che non c'è più...è invisibile, ma aleggia nell'aria. Ti dicevo più o meno che nella tua prima poesia ("Intonro alla poesia" c'erano millanta riferimenti culti metaforizzati, ironizzati , un po' attorcigliati su se stessi, come serpentelli di fiume, bisce innocue, ma che comunque creano panico e sconcerto, ma alla fine il tutto sfocia in un mezzo sorriso amaro, siamo sempre nel versante del grottesco insomma, così com'è la vita e pirandello e tanti altri insegnano. Quali erano questi riferienti? Beh, mi paiono trasparenti, il Neruda della poesia che venne a cercarlo, il Whitman di foglie d'erba, un pizzico di Dickinson, un balenio di Lorca, un peperencino alla Palazzeschi...Insomma un pour-porri ( si dice così?) sfizioso.
    Ma l'anima del poeta ( e daje cco' st'anima!!) sta in fondo alla tazza, dove c'è tutto l'amaro, tutta l'asprezza. Ciao, Giancarlo. A presto.

    RispondiElimina
  15. Ricambio saluti, anche se hai dimenticato di firmare riconosco la bella scrittura di AUGUSTO BENEMEGLIO

    RispondiElimina
  16. sono stato vigliacco per riempire la vita....si riassume qui, a voler esser sintetici il profondo senso poetico di Giancarlo. Egli vive e libera la sua immensa poetica tra le cose della vita e ne condivide sensazioni e "cose" tanto da legare indissolubilmente materialità e altissimo sentire...e c'è musica laddove la ferrovia, l'unica, non ha fermate neè stazioni e c'è tutta un'emozione grande seppur mai "trascesa in in continenza emotiva". Grazie per avermi fatto conoscere anche questo bellissimo blog. Tuo Paolo Ferraresi

    RispondiElimina

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

PUNTO, Almanacco della poesia italiana

PUNTO SCHEDA

Notizie dal mondo della Poesia