martedì 28 marzo 2017

Gli "Orizzonti di... versi" di Rita Nappi

Accogliamo oggi in questo spazio letterario la poesia di una giovane autrice napoletana, Rita Nappi, che ha già all'attivo diversi riconoscimenti e una interessante pubblicazione edita da deComporre, "I miei orizzonti di... versi".
Riportiamo qui di seguito una breve riflessione critica sulla sua poesia.

Come spesso accade, il titolo di un libro, specialmente un libro di poesie, racchiude in esso il programma, l'argomento che l'autore, o l'autrice nel nostro caso, intende proporre, soprattutto a se stessa, e poi al lettore, rendendo partecipi gli altri del proprio sentire interiore.
Ora abbiamo questi "Orizzonti di..versi", titolo poeticamente ambiguo perché gioca con le parole: orizzonti diversi nel senso di altri orizzonti, orizzonti che stanno al di lè della propria quotidianità, ma nello stesso tempo, orizzonti costruiti o meglio ricostruiti con l'abilità e l'efficacia della poesia: di "versi", appunto.
Rita Nappi affronta quindi, con questa sua prima originale pubblicazione, i suoi orizzonti, e lo fa partendo dal suo mondo interiore, affacciandosi ad una finestra ideale o virtuale, da cui poter osservare l’esterno, ma con gli occhi sensibili e attenti del poeta, cioè di una persona che è in grado di interrogarsi in profondità per poter poi offrire agli altri il suo punto di vista, in modo creativo, artistico, con una luce di verità in più, insomma.
La sua poesia affronta quindi angolature diverse, lacerti e spiragli del mondo esterno, esperienze di viaggio e considerazioni sulla città. Ma in particolare, tutti questi panorami sono alla fine intrisi d’amore, o in qualche modo la nostra poetessa fa sì che l’amore ne diventi riferimento essenziale, argomento portante di tutto il suo dettato poetico. E in effetti, è l’amore in fin dei conti che anima e illumina tutte le sue poesie…

Il lavoro di Rita non è quindi organizzato per sezioni o per capitoli, ma costituisce una raccolta completa che spazia su vari fronti, e il legame sotterraneo che accomuna le singole liriche è il suo stesso stile, la sua stessa corposità che si evidenzia nei versi quasi sempre lunghi e sostenuti, a dimostrare la necessità da parte dell’autrice di un discorso esaustivo e dettagliato che non può esaurirsi in una semplice e probabilmente incompleta sintesi del contenuto poetico. Con ciò non voglio dire che la poesia di Rita sia inutilmente pesante e densa di ridondanze, sapientemente evitate. E’ una poesia che comunque appare ben bilanciata e armoniosa, piacevole da leggere e ascoltare, comunicativa e coinvolgente. Le sue esperienze di vita, la sua quotidianità, i suoi affetti profondi, l’amore, le gioie e le delusioni, sono efficacemente trasfuse nell’atto creativo poetico, da cui ne risulta una poesia affatto formale e statica, ma capace di offrire spunti riflessivi di notevole importanza.

La mia essenza

Io dico e voi disponete le mie parole come volete.
Ciò che sono non riflette sul mio corpo,
se volete trovarne un pezzo,
se volete scorgerne l'essenza: iniziate dagli occhi...

Io mostro, spazio, vesto sentimenti;
l'abito da corte è la mia anima,
quel che vedete non sono ornamenti e rose.
Ho la mia spilla sul petto e il manico da giullare.
E voi siete corte e io istrione.

Chi vuol vedere, veda.
Chi vuol amare, ami.
Chi vuol restare, resti.

Io attingo l'estro e voi ne abusate.

Non cerco un fiore,
porgetemi gratitudine.


***

E ti rivedo

E ti rivedo sbiadita nella mente,
una foto in grigio tra pensieri e speranze.
Un ricordo, un solo respiro lontano.

In mezzo a tanti fogli, ti rivedo...
In quelle parole scritte e mai dette,
in quelle ripetute e non ascoltate,
nei rimorsi dei perché...

Nelle rose e nelle orchidee stipate nei cassetti,
c'è ancora il tuo odore.
Quel profumo radicato fin dentro ai polmoni!

E ti rivedo tra le dita, tra i capelli,
nei riflessi delle vetrine...
Nei giorni torbidi di lacrime e fango.

Piove là fuori.

E ti rivedo nei silenzi della tua assenza.


***

Sono di un altro universo

Sono nata qui, in questa terra arida;
non c'è acqua per me che appartengo a un altro universo.
Sento qualcosa che mi brucia dentro,
che vuole gridare...
Solo il vento può asciugare queste lacrime.
Vedo queste nuvole che scappano,
come se mi schivassero...
E mi ritrovo qui, tra le mura della mia stanza.
Mi osservate e giudicate.
Ridete di me, mi disprezzate.
Ecco: mi odiate!
Voi parlate di giustizia,
di morale e di perfezione...
Resto sola contro tutti,
ma al centro del mio mondo trovo te
che mi dai luce e risplendi nei miei giorni.
Sei tu... mio sogno!


Rita Nappi è nata e vive a Napoli. Appassionata di scrittura sin dall'adolescenza, ha partecipato a premi letterari internazionali e nazionali di poesia, ricevendo numerosi attestati e menzioni di merito. Laureanda in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Orientale di Napoli, è stata inserita in diverse antologie poetiche.


venerdì 25 marzo 2016

"La barca", una poesia di Nazario Pardini

Ritorna su queste pagine Nazario Pardini, rinomato e fine poeta, nonché critico letterario e ideatore del famoso Blog "Alla volta di Leucade"(http://nazariopardini.blogspot.it/), che ospita interessanti e impegnati poeti contemporanei.
La poesia che presentiamo si intitola "La barca", ed è una bellissima e melodiosa metafora della propria esistenza, dell'intimo viaggio che l'autore compie attraverso la propria esperienza di vita.
Invitiamo i nostri lettori a leggere questo significativo componimento del nostro Pardini, e ad esprimere eventuali graditi commenti.

La barca

Sono una barca che s’inarca al mare,
sono un fuscello in balìa del vento
che cerca un porto dove rifugiare
le mie malinconie. A volte ho visto
una pallida luce di conforto
a indirizzare la prua. I remi stenti
hanno solcato mari indifferenti
verso il chiarore delle mie speranze.
Invano. Tutto spariva all’approccio.
E l’infinito gorgo riappariva
alle mie carni deboli e insicure.
Ho navigato incerto in queste acque
sbattuto spesso da onde pellegrine
in scogli aspri e crudi; in rocce scure.
Sono una barca che s’inarca al mare,
una barca disfatta che non tiene
i suoi legni compatti. La mia anima
azzarda fughe verso mondi nuovi
che non mi sono vicini. E vola,
seguendo gli indirizzi degli aironi
che battono le ali, per pentirsi
e ritornare presto ai cari legni
che hanno tenuto in seno i miei respiri;
gli amari pasti di un’intera vita.
Aspetto un porto. Un faro che m’illumini;
una scia che segni la mia rotta;
una guida che franga questo azzurro
nero. Mi dia qualche certezza e poi
restare quieto fuori dalle acque
di tale mare che non ha confini.

(Nazario Pardini    20/03/2016)


mercoledì 16 marzo 2016

Al di là del cielo. Poesie di Paola Mattioli

Il tempo nostro è intriso di complicazioni quotidiane che sovente non lasciano spazio ai sogni e ai voli dell'anima. La poesia accorre liberatrice, apre le porte, espande i ricordi e suggerisce il sorriso, l'armonia e la bellezza di ciò che ci sta accanto e ci pervade. Diventa, la poesia, più che un mezzo, una necessità impellente per la ricerca della propria vera essenza, per riscoprire il proprio io finalmente filtrato e depurato dalle pesantezze e dalle negatività del vivere, o sopravvivere, quotidiano. "Al di là del cielo" è il titolo di una degnissima raccolta di poesie di Paola Mattioli, che con piacere ospitiamo nella nostra rubrica; una silloge interessante perché, nella semplicità di un verso diretto e profondo, privo di inutili sovrastrutture, la nostra Autrice canta il sentimento per la natura, per il creato, evocando spazi di luce e di amore. L'evidente desiderio di riportare qui da noi tutta la positività dell'uomo, in contrasto con la durezza e l'asprezza del moderno contesto sociale, viene premiato con una resa poetica forte, che prende ed emoziona.
Riportiamo qui di seguito alcuni versi tratti dalla raccolta.


Al di là del cielo

Spazi aperti
profumi e melodie
nascono

mondi incantati
crescono

energie nuove si incontrano
colori e magie si fondono

in un legame unico
in assenza di parole
che mi trascina, lontano
là, dove nasce il sole.


Terra

Affondo le mani nella terra
sento il profumo intenso e forte
si sbriciola, si schiaccia tra le dita
così pura e fredda
a volte baciata dal sole.

Donaci i tuoi frutti
succosi e colorati
o cara terra mia
rallegraci e concedici
forza, volontà e ricchezza d'animo
insegnaci la via da seguire
nel cammino della nostra vita.


Notte

Da una finestra osservo
il paesaggio notturno
stelle brillano come diamanti
ognuna un disegno
un carro forse
o immagini che non distinguo.

Una luna bianca
circondano le stelle
e la visione di quelle luci
crea la magia del cielo.


Semplicità

Cammino per la via
e mi batte forte il cuore
nessuno intorno
sospiro
è la fiamma dell'amore
dell'amare
colui che non c'è
che non esiste
che non fa parte della mia vita.


Cinzia

Viso sereno
occhi vivi
pelle d'alabastro
bocca colorata e dolce

è così che mi appari
cara amica mia
nel tuo camminare
elegante
mentre ti avvii un passo dopo l'altro
con fare sicuro.

Poesie tratte dal libro "Al di là del cielo", di Paola Mattioli, Edizioni Pendragon, Bologna, 2015; prefazione di Cinzia Demi; illustrazioni in copertina e all'interno di Roberta Dallara.


Paola Mattioli è nata e vive a Bologna. Il suo primo libro di versi si intitola "Vorrei", in edizione ridotta e prodotta in proprio, nel 2012.

domenica 22 febbraio 2015

Alfonsina Campisano Cancemi e la sua poesia "di pane e miele"

Alfonsina Campisano Cancemi è una poetessa siciliana affermata, autrice di alcune pubblicazioni di rilievo.Proponiamo qui di seguito alcuni suoi testi poetici, nei quali risalta la sua impostazione lirica e il tema della memoria, della natura e dell'amore.
Ai lettori il compito di aggiungere, se lo desiderano, altre riflessioni e commenti.







Solitudine

Quante volte discese la luna
nell'occhio smarrito del viandante
che nel brusio inesorabile
appendeva corone
all'ombra segreta delle foglie
e un canto cercava
nell'acqua del torrente…
una voce di donna…
un seno da baciare
sui fieni piegati al vento dell'estate!...

Dolcissima luna
dimentica il tuo andare!
Risveglia sopite tenerezze
e dònati – carezza di luce –
all'angosciata solitudine…

***

Come ramo straziato

Ferita
come ramo straziato
fra un vociare arrogante
e un sinuoso ondeggiare di colori
mi aggiro confusa

Fatico a vedere l'azzurro glicine
che appena ieri mi sorrideva

L'anima chiude gelosa
i teneri abbandoni
e l'amaro senso
della delusa attesa
mentre inconsapevole
il tempo
lascia su deserti lidi
morte conchiglie

 ***

Di pane e miele

Sull'eterno pianto del salice
riaccende la luna i desideri
e un gioco di memorie
- complice il calicanto profumato –
scende in fitti grappoli
sulla mia stanca estate.

(In quel tempo di carezze ed aquiloni
la mia infanzia e il mio stupore…
la tua figura antica
le tue spalle ricurve
il tuo sorriso
la tua mano di pane e miele
il tuo riposo una pianella di dolore
e la vigile attesa nel guscio screpolato
della sera…)

Scivolando leggera
nella notte silenziosa
riemerge dal fondo una bimba.
Dietro – a proteggerla – un volto.
Il tuo, madre.

Di amarti per sopravvivere
di sciogliere al vento i tuoi capelli
di baciare il tuo volto segnato
di stringere le tue mani dolcissime
di fermare il sangue che mi abbandona
di rimorire in purità d'amore
ho bisogno

In quest'ora spalancata ai cieli
solo di te, madre,
ho urgente spietato bisogno!


(Dalla raccolta "Schegge e diademi", Pegaso Editore, Caltagirone, 2009)

Alfonsina Campisano Cancemi è nata a Catania, ma vive a Caltagirone. E' stata docente di Lingua e Letteratura Italiana e latina nei Licei. Ha promosso attività teatrali, utilizzando testi classici, moderni ed anche di sua creazione. Collabora come redattrice ad alcune riviste letterarie, ha svolto una serie di lezioni su argomenti storici, artistici e letterari siciliani. Nel 1999, è stata ospite dell’Istituto italiano di Cultura a Berlino. Scrive testi per musica contemporanea, alcuni eseguiti anche da grandi formazioni teatrali.

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

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