martedì 19 gennaio 2021

Corrado Calabrò e il suo "Altro"

Nella sua vastissima e pregevole produzione letteraria, Corrado Calabrò, poeta di spicco nell’attuale panorama letterario nazionale, ha voluto inserire una silloge particolarmente sentita e accorata, elaborata recentemente, nel contesto sociale ed emozionale che tutti stiamo - ahimè - attraversando, a causa del contagio del coronavirus. Il volumetto si intitola “L’altro” ed è edito dalla Fondazione Thule Cultura di Palermo, settembre 2020, Collana “Collezione Aurea" diretta da Tommaso Romano, nella quale figurano Nomi illustri della letteratura contemporanea, quali Giuseppe Bonaviri, Lucio Zinna e Giorgio Barberi Squarotti.
È indubbio che la società, l’atmosfera che vi si respira, il pensiero come anche i timori, i palpiti, le speranze, ma anche le chiusure, le repressioni e le privazioni, possano in qualche modo ispirare o anche influire profondamente sulla linea di sviluppo creativo che l’artista o il letterato tende ad esprimere, immerso in queste atmosfere: proprio per la sua innata sensibilità e capacità di avvertire tutto ciò che profondamente si agita in una società, l’artista, il poeta, si fa sentinella dei tempi! Come pure, sempre grazie alla sua grande ed esemplare potenzialità comunicativa, il poeta può suggerire, indicare, illuminare, vie maestre, viali di speranza, per proseguire il percorso dell’esistenza attraverso le foreste e i garbugli fumosi di una società depressa e senza più valori.
Detto questo, il recente volumetto “L’altro” di Corrado Calabrò, di cui proponiamo qui di seguito alcuni brani, mi sembra assolutamente in linea con quanto prima asserito. In un contesto apparentemente autoreferenziale, l’Autore si immedesima in una dilaniante scissura psichica e affettiva, un’atmosfera straniante vissuta non solo dall’io narrante, ma che avvolge tutta l’attuale società, dimidiata tra l’affanno a concludere la giornata, nell’eterno timore della precarietà e dei malanni, e l’impellenza di un porto sicuro, di una luce, di una risposta, da dare e da darsi, all’eterna domanda sul senso dell’esistenza. “Entrare in mare prima che sia giorno / per ritrovare le albe che ho perduto”: è qui, a mio avviso, il nucleo essenziale della poetica di Calabrò, in questo libro, dove l’altro rappresenta in un certo senso la parte sana e genuina dell’uomo, dell’umanità, quella parte che può assumere in sé la serenità e, perché no?, la certezza di una vita al di là di ogni mero pragmatismo e di ogni falsa aspettativa.


L’altro

M’incontro appena sveglio nello specchio
ed allibisco
dinanzi ad un altro volto che mi guarda.

Alieno, intruso, eppure lui mi guarda
in faccia con un’aria di sospetto.

Oh Dio!
e se foss’io un altro da me stesso?!

agosto 2019 


***

Antigravità

Entrare in mare prima che sia giorno
per ritrovare le albe che ho perduto
e per sottrarmi a questo peso amorfo
che fa sbarrare nell’insonnia gli occhi.

Voglio salpare, solo, in piena notte
sentendo lo sciacquio della risacca
e galleggiare in mare con la luna.

Non voglio stare con me stesso a terra.
No, non ancora… altrimenti mi sveglio…

settembre 2019


***

Forse voleva solo farmi male

Tanto ha ronzato intorno che mi ha punto
ed ecco la puntura s’è gonfiata
qui nel costato.
Forse cercava con dispetto un fiore
ma mi ha lasciato dentro il pungiglione
che s’è incistato nel petto e mi duole.

Forse cercava un fiore da succhiare
forse voleva solo farmi male.

agosto 2019


***

La scala di Jacob

Siamo portati su una scala mobile,
ne scorriamo i gradini stando fermi
fino a che rientra l’ultimo scalino.

Ti lascio, figlio, una scala di legno;
è una scala a pioli fatta a mano
eretta in verticale verso il cielo:
devi scalarla come un sesto grado.

Ogni gradiente ne genera un altro
perché è una scala che non può finire

finché senti il bisogno di salire.

settembre 2016


***

Dietro la memoria

Affiorano talvolta inaspettati
e lasciano attoniti al risveglio
affiorano, tanto più veri
quanto più obliterati,
ricordi
acquattati dietro la memoria.

Cosa resterebbe della vita
senza ricordi?
Ricordi a lungo devitalizzati
che fanno sobbalzare la memoria.

Oh se rigenerassero la vita
oh se rigenerassero l’amore
oh se per il tocco di una dea
divenissero ricordi staminali!

agosto 2020

(Brani tratti da "L'altro", Edizioni Fondazione Thule Cultura, Palermo, 2020)

Corrado Calabrò è nato a Reggio Calabria. 
Sono 23 i libri di poesie pubblicati in Italia da Corrado Calabrò e 34 quelli pubblicati all’estero, in 20 lingue. In Italia l’ultimo è Quinta Dimensione, Oscar Mondadori, 2018; all’estero, Astroterra, Kiev, 2020.
Per la sua opera letteraria gli è stata conferita la laurea honoris causa dall’Università Mechnikov di Odessa nel 1997, dall’Università Vest Din di Timişoara nel 2000 e dall’Università statale di Mariupol nel 2015. Nel 2016 l’Università Lusófona di Lisbona gli ha attribuito il Riconoscimento Damião de Góis. Nel 2019 gli è stato assegnato il Premio Bertrand Russel per “i saperi contaminati”.
L’Unione Astronomica Internazionale, su proposta dell’Accademia delle Scienze di Kiev, ha dato all’ultimo asteroide scoperto il nome del poeta Corrado Calabrò “per aver rigenerato la poesia aprendola come in sogno alla scienza”.


martedì 12 gennaio 2021

La "Sfinge di pietra" di Claudia Piccinno

 

Quando si ha una grande esperienza e conoscenza di diverse lingue, sorge quasi spontaneo il progetto di realizzare un’opera letteraria di ampio respiro, che possa essere letta e apprezzata direttamente non solo a casa propria, ma anche a livello internazionale: perché in fondo, l’arte e la poesia hanno respiri che travalicano ogni confine, e se c’è una possibilità che un cittadino di Dublino, ad esempio, possa, contemporaneamente ad un cittadino di Bologna, gustare i medesimi versi scritti da un poeta, allora questa è davvero un’opportunità bellissima, da non perdere, che avvalora l’universalità di una realizzazione artistica. 
È il caso di Claudia Piccinno, poetessa esperta e sensibile, che con il suo recente volume bilingue, italiano e inglese, dal titolo “Sfinge di pietra”, offre ai lettori internazionali (l’inglese, si sa, è ormai una lingua diffusa e praticata in tutto il mondo) il suo pensiero poetico, il suo mondo poetico. 
Si tratta di una raccolta molto ricca, corposa, non tanto perché i testi singoli sono ripetuti nelle due lingue, quanto per la varietà delle riflessioni e dei tracciati, dei percorsi suggeriti dai versi. Il tutto parte proprio dalla “sfinge”, entità emblematica che racchiude, nel suo richiamo mitico, l’enigma della vita e delle relazioni tra gli esseri umani. La sfinge di Claudia Piccinno sta lì, ad indicare nello stesso tempo una pietra inamovibile e compatta, in cui sono concentrate le domande e i perché che ognuno si pone, che la stessa poetessa si pone, e d’altro canto è pure un luogo di partenza, un solido centro (l’anima?, il cuore?...) da cui partire per intraprendere quel viaggio infinito, oltre le Colonne d’Ercole, alla ricerca di risposte a quelle domande. Risposte che non saranno mai esaustive. Per questo, il dettato poetico della Piccinno è un lungo interrogare, è un dialogo con l’alter ego al quale si chiede continuamente una risposta, ben sapendo però che la sfinge di pietra è e rimarrà il simbolo di una indicibile e misteriosa esperienza verso la verità finale. Esperienza che, forse, solo con la parola poetica può essere vissuta, così, a contatto diretto con il mondo e la sua realtà che ci nega il senso ultimo dell’esistenza, ma che nello stesso tempo ci mostra la via, o le vie, da seguire accompagnati dalla speranza. 
Le poesie di Claudia Piccinno in “Sfinge di pietra”, delle quali proponiamo qui alcuni brani, sono dunque l’eco di questi interrogativi peculiari che agitano in profondità la nostra poetessa, sollecitandone se non proprio risposte certe, almeno delle riflessioni, delle considerazioni, che la sua stessa poesia riesce a veicolare e a esternare con grande efficacia formale e stilistica.



Sfinge di pietra

E se anche in questo momento di connessione
Tu decidessi di defilarti
io capirei.
E se io continuassi a scrivere
con penna molesta,
se a te nuocesse, mi fermerei.
Se un microbo ti trascinasse via
su altri lidi
dove non sono ammessi interlocutori,
sfinge di pietra mi murerei.
Piovono parole nuove
senza alcun senso,
a dare misura di questo vuoto
che parla sospeso
in attesa di un verso.


***

Amica mia

E se fosse paura
l'assurda pretesa di dare
un nome alle cose?
Non suggerirmi
la tonalità delle grinze
del vestito che dovrei indossare.
Ingessarmi in un tailleur plissé?
No grazie non fa per me
Continuerò a luccicare di impavida follia
e mi potrai chiamare amica mia.
Oserei senza fretta
un accostamento insolito
un kimono, un sari, un kilt
è pur sempre un abito tradizionale
finché scalza e gitana,
senza veli né vincoli
senza catene o guinzagli
Io me ne andrei.


***

Sono vetro

I

Sono oltre la prudenza
del silenzio,
oltre ogni automatismo,
oltre queste acrobazie
del quotidiano.
Sono altro
da chi si vanta
di espletare un dovere
come fosse una
missione esistenziale.
Sono nei libri che ho letto
e nei versi che ho scritto,
nell'incauto ardire dei miei alunni
e nel loro argomentare ad alta voce.
Sono nel tempo che dedico a mio figlio.
Sarò altrove ad osservare schegge
di libertà negata
scansandone gli spigoli taglienti.
Sono vetro, in me ti specchi
e sai che io rifletto.
Sono altro, sono oltre, sono altrove.


V

Cerco il senso

Cerco il senso
di questo vuoto di parole
in una dimensione
che non mi appartiene.
Accumulo i silenzi
come fossero perline
da ricamare su una
toppa sgualcita.
Attendo abbracci
che non arriveranno
neanche per Natale.
Annaspo tra i perché
dei miei bambini.
Fisso lo sguardo
oltre la pianura
e mi ritorna indietro
carico di nebbia.
Torneranno le lucciole
festosi fermagli
a ravvivare i cespugli.


XXV

Elegia o parodia?
Consenso o dissenso?
Cos’è la poesia?
Canto o lamento?
Arte o linguaggio?
Credo sia un varco
per anime sole,
una brezza
che aleggia sui cuori,
l’intimo codice
di pensieri nascosti,
forse vanga
che smuove le ceneri,
tizzone ardente
di nuove scintille.


XXXIX

Le parole che non dico

Sono colme d’amore
le parole che non dico,
sul precipizio della fiducia
io le trattengo,
perché tu non ne abbia noia.
Sono colme d’amore
le parole che vorrei sussurrarti
nel talamo segreto
di questa nostra corrispondenza.
Come insetto
intrappolato nell’ambra
la mia voce…
quando io colgo
un barlume di tenerezza
nel tuo dire distratto
e vorrei tu vedessi
il sorriso che mi accende il volto
prima che volutamente
io finga di parlare d’altro.


Poesie tratte da "Sfinge di pietra", di Claudia Piccinno, Edizioni Il Cuscino di stelle, 2020; prefazione di Dante Maffia, nota critica di Brunello Gentile, postfazione di Francesca Ribacchi.

Claudia Piccinno è docente, traduttrice e autrice di numerosi libri di poesia. È direttrice per l’Europa del World Festival Poetry, ambasciatrice per l’Italia del World Institute for Peace e di Istanbul Sanat Art, e benemerita del Comune di Castel Maggiore per meriti culturali. È responsabile della rubrica poesia per la Gazzetta di Istanbul, editor per l’Europa della rivista turca Papirus, edita da Artshop; collabora con vari blog e riviste cartacee, tra cui Menabò e Il Porticciolo.

Ha pubblicato diversi libri di poesia, tra i quali: La sfinge e il pierrot (Aletti Editore, 2011); Potando l’euforbia in Transiti Diversi (Rupe Mutevole Edizioni, 2012); Tabahnha  (Il soffitto, Edizioni Majdah, 2014, edizione in serbo); Ragnatele cremisi (La Lettera Scarlatta Edizioni, 2015); Grimizna Paucina (Alma publisher in Belgrado, 2017); Ipotetico Approdo (Mediagraf edizioni, Padova 2017); Karaya Cikma Hayali (Artshop, Istanbul 2018); Pourpre toile d’araignée (Edilivre, Paris 2018). Ha inoltre pubblicato il saggio Asimov, Un volto inedito (Il cuscino di stelle edizioni, 2020) e, in lingua francese, L'abord hypothetique (Edilivre, Parigi, 2018). Ha pubblicato in turco e inglese Karaya Cikma Hayali (Artshop, Istanbul 2018); in serbo e macedone МОГУЋА ЛУКА (Alma editore, Belgrado, settembre 2018); in tedesco Magie in Staunen (Verlag Expeditionm, Hamburg 2018); in lingua araba Your voice in countersong (Goodreads 2019 U.E.A).

È co-curatrice dei volumi antologici: Volti invisibili (Africa solidarietà, 2018), Atunis Galaxi Anthology 2018 e 2019 (Albania).

Ha tradotto in lingua italiana i libri di numerosi poeti stranieri.

sabato 2 gennaio 2021

I "Pensieri di rinascita" di Felice Casucci inaugurano i Quaderni di Poesia della RPlibri

 

Per i “Quaderni di Poesia”, la nuova linea editoriale della RPlibri, proponiamo per la lettura proprio il primo numero, dedicato a Felice Casucci. Il Quaderno, formato da 16 pagine in elegante veste tipografica, si intitola “Pensieri di rinascita” ed è stato pubblicato nel giugno del 2020.

Si tratta di una raccolta di 44 “pensieri” più una breve riflessione iniziale che l’Autore definisce “schizzo”. In effetti i pensieri del Casucci sono delle profonde e illuminate riflessioni epigrammatiche, da considerarsi a tutti gli effetti dei veri e propri aforismi, tutti incentrati sul superamento di una condizione sociale e umana in precario equilibrio, attraverso aneliti e respiri di libertà e di amore. La ricerca del vero in noi stessi, quella primavera che trascuriamo, il passaggio continuo dalla vita alla morte e dalla morte alla vita, sono emblematicamente riportati in luce dalle parole di Felice Casucci, con un dettato filosofico ed etico di grande pregio, e che ci induce a guardare con maggiore attenzione alle cose della natura, del mondo, e al cuore dell’uomo.

Qui di seguito alcuni brani tratti dal libro


Bisogna mettere addosso l’armatura dell’amore e
combattere fino all’ultimo momento, pensando che
ci siamo preparati tutta la vita per affrontare questo
momento.

***

La primavera ha le mosse lente di una bocca che prega
all’orecchio di Dio.

***

C’è una storia minima per credenti ed è un albero che
fiorisce.

***

La grandezza dell’ostacolo dipende dalla forza di cui si
dispone per superarlo.

***

C’è una luce nel sole, ma non è il sole, è la sua luce.

***

Il giorno e la notte sono due punti nello spazio uniti da
un verso.


Felice Casucci, Pensieri di rinascita, i Quaderni di RPlibri, 2020.

Felice Casucci, giurista accademico, scrittore e poeta. È Professore Ordinario di Diritto Privato Comparato ed insegna Diritto e Letteratura presso l’Università degli Studi del Sannio (Bn). È Direttore delle riviste Annuario di diritto comparato e di studi legislativi e Il Diritto dell’Agricoltura (Edizioni Scientifiche Italiane). È componente del Direttivo SIRD (Società Italiana per la Ricerca nel Diritto Comparato) e Presidente della Sezione campana della medesima Associazione scientifica. Si occupa di volontariato culturale e sociale.

sabato 19 dicembre 2020

Il "Pinocchio" di Pasquale Montalto

Il mondo delle favole ha sempre affascinato bambini, adolescenti e, perché no?, anche i grandi. Le trame ricche di avventure, sentimenti, sogni, lotte, speranze, fanno entusiasmare piccoli e grandi, si sa, e Pinocchio è senz’altro uno dei maggiori pilastri di questo genere letterario. Ma quello che maggiormente risalta in questi mondi paralleli sapientemente creati da narratori come il Collodi, sono i valori fondanti della vita e dello sviluppo della personalità dell’individuo, valori come l’amore, la pace, la giustizia, la libertà, la solidarietà, il rispetto per gli altri e nei confronti della natura, La favola è un po’ come una scuola dove con esempi ed esercizi, vengono descritti e suggeriti comportamenti e progetti di vita consoni e appropriati, eticamente corretti ed equilibrati. Vi è una morale sempre latente, ma pronta a rendersi evidente al termine della storia. Suggestivo è quindi il riferimento a “Pinocchio” nella poesia di Pasquale Montalto, poeta validissimo che, oltretutto, conosce molto bene l’animo e la psiche del suo prossimo, grazie alla sua specifica e importante attività professionale. Con il suo “Pinocchio”, Pasquale Montalto ha dunque voluto immergersi in quel mondo “parallelo”, costituito da scenari fantastici e magici, dove però i valori di cui sopra sono veri e tangibili, dove l’amore familiare e amicale sono sentimenti autentici, e la lotta perenne tra il “bene” e il “male” ha una sua reale configurazione, un suo svolgimento naturale come ugualmente avviene nella nostra “normale” quotidianità. Orbene, il nostro poeta ritrova quel Pinocchio in tutti noi, ripropone in chiave poetica la sua vita, la sua maturazione, i suoi sogni, delusioni, speranze, paure, progetti, insomma prende spunto dall’intera favola per suggerire a tutti una ripartenza, la ricostruzione di una vita idealmente ed eticamente migliore, conducendo per mano quel bambino di legno che è segretamente celato in ognuno di noi, fino a mostrargli quei cieli di speranza e di libertà, di giustizia e di pace verso i quali noi tutti tendiamo, ma che la vita di tutti i giorni, compressa e sacrificata da tante inezie e pregiudizi, ci impedisce di vedere. Mi piace concludere questa brevissima riflessione sull’opera poetica del Montalto, con i suoi stessi versi che sintetizzano, a mio parere, l’intera filosofia morale ed etica insita nel suo ottimo lavoro: “Nell’attesa di liberarsi da ogni giogo / Vecchio e nuovo / Pesante è il fardello delle catene / perbenismoconformismoformalismopensierieideecondizionanti / Porte giudicanti da chiudere per sempre”.



A Pinocchio

Sogni a primavera


Ascolta il fuoco,
la fiamma parla, gioca, danza,
e la vita
nasce dal legno,
apparentemente statico e freddo.

Ascolta il cuore
e con l’energia dell’amore
illumina la mente,
perché la vita
non perisca al buio.

Chiama, chiedi, cerca,
con amore,
e liberamente, sinceramente,
sicuramente incontrerai
la verità dei tuoi sogni,
in una lunga primavera.


***

Pinocchio e Lucignolo

Pinocchio martella
con le mani di Geppetto,
e con Lucignolo
insegue poi il sogno
del Paese dei balocchi

Il piacere di un corpo vero,
corre veloce
nel desiderio della parola Amore,
perché duri con la Fata
oltre ogni illusione

La sua Grande Anima
non sfugge la morte,
il suo Essere Bambino
dispensa
carezze e tenerezze ricercate

Pinocchio e Lucignolo
continuano l’avventura,
con un’esagerazione di cuore
che trasforma
e ogni volta crea vita nuova.


***

Un angolo di cielo

Dentro l’occhio del ciclone,
quando lotti per sopravvivere,
e ti è difficile scorgere
lo sguardo di chi ti vuole bene,

puoi capire allora
su chi tu puoi contare
e ciò che vuoi veramente:

… un bacio,
la qualità della goccia
che bagna le tue labbra,
una carezza
strappata all’oblio …

per ogni lacrima che arriva,
c’è certo un angolo di cielo,
che ti consola
e scende a farti compagnia,
e Tu non ti senti più solo.


***

Pinocchio in Via del sole

Quanto tempo…
per avvicinare il tuo mondo:

fossati burroni precipizi
sospiri titubanze timori
orchi e fantasmi
luoghi lontani di fate

… lontane terre da attraversare
sfiorando e asciugando
i tuoi soffocati silenzi

Le lacrime congelate
Il petto rigido e schiacciato
Dall’odio del tuo legno

Albero dell’impiccagione
Sacro campo incolto e selvaggio
Monete sottratte con l’inganno
Sberleffi del gatto e la volpe

Anima libera ritrovata – Pinocchio
Burattino e poi Bambino,
Anima la città in Via del Sole

Quanto tempo…
per dare un senso alla favola:
portarti nell’isola dei balocchi
con profonda unità di cuore
dove farti sentire al sicuro.


***


Un mondo da lasciare

Sono entrato nel tuo mondo
Per studiarlo da lontano
E poi sempre più vicino
Ho incontrato mostri e diavoli
Pronti a dilaniare il corpo
Nel desiderio di piaceri infecondi
Paura e pugni stretti sulla testa
Chiusure e sofferenze
Con l’unico pensiero di voler scappare
In questo mondo mancava
Affetto e tenerezza
Mancava amore oltre la vendetta

Al tuo mondo ho accostato il mio
E con fiducia mi hai seguito
Tenendo la mia mano
È allora comparso un altro mondo
Quello dei sogni infranti
Completamente da riparare
E ora la voce grida con il corpo
Nell’attesa di liberarsi da ogni giogo
Vecchio e nuovo
Pesante è il fardello delle catene
perbenismoconformismoformalismopensierieideecondizionanti
Porte giudicanti da chiudere per sempre


(Testi tratti da “Il mio Pinocchio”, di Pasquale Montalto, MACABOR Edizioni, Francavilla Marittima - Cs, 2020; prefazione di Daniele Giancane)

Pasquale Montalto (Acri–CS–1954), poeta, narratore e saggista. Presso l’Università degli Studi La Sapienza di Roma si è Laureato in Psicologia Clinica e Sociologia, conseguendo poi il Perfezionamento in Sessuologia e Ginecologia Psicosomatica presso l’Ospedale Cristo Re di Roma. Specializzato in Psicoterapia Analitica Esistenziale Individuale e di Gruppo, presso la SUR-IPAE. Docente di materie psicologiche e antropologiche, lavora come Psicologo Psicoterapeuta tra Acri, Rende e Cosenza. Sue poesie sono state tradotte in francese, esperanto, inglese, russo, spagnolo e romeno. Recente è la monografia da parte di Tito Cauchi Sogni e ideali di vita nella poesia di Pasquale Montalto, Totem Ed.ce, Roma, 2020.

Tra le opere di storia letteraria è incluso in: Bonifacio Vincenzi a cura di SUD I POETI, Beppe Salvia, Macabor, Francavilla Mar.ma (CS), 2020, Vol. 7; Quadernario Calabria, Lieto Colle, Faloppio (CO), 2017; Storia della letteratura dell’ultimo novecento (Roma, 2003); Enrico G. Belli Innocenza e Memoria: saggio critico sulla teoria della poesia e sull’estetica (CS, 2002); Dizionario autori contemporanei (AV, 2001,Vl.VIII); Noi poeti della Sicilia e della Calabria (Roma,1999); Storia della letteratura italiana del secondo novecento (MI,1998,Vl.II); Dizionario autori italiani contemporanei (MI, 1996); Giuseppe Julia Storia della letteratura acrese (CS, 1984).


mercoledì 16 dicembre 2020

Fiorella Rega: "Come fiori del deserto"

 

Fiorella Rega è una valente poetessa del nostro territorio campano. Nata a Salerno, vive ed opera a Mercato San Severino, una ridente cittadina della provincia salernitana. Premiata in vari concorsi importanti, si prodiga anche nel promuovere la cultura e la poesia con incontri e rassegne letterarie. Ha pubblicato due raccolte di poesie, da una delle quali, Come fiori del deserto, selezioniamo per la rubrica “Proposte di lettura”, alcuni brani. 

Si tratta di una raccolta omogenea, suddivisa in quattro sezioni (“Noi”, “Dedicate”, “Desiderate” e “Rinascita”), in cui il sottile filo conduttore che lega i vari testi poetici, è costituito da un afflato sentimentale piuttosto forte ed evidente, ripartito nelle quattro tematiche scelte dall’Autrice. La voce poetica di Fiorella Rega è infatti forte e soave nello stesso tempo, ed è caratterizzata da una costante ricerca dell’amore, sentimento che lei vede permeare tutta la natura e che manifestarsi nelle sue molteplici e variegate forme, da quello passionale a quello familiare e filiale, fino a interessare tutta la sfera delle relazioni umane. Il suo è anche un viaggio di speranza, di veder “rifiorire il deserto”, metafora di questo nostro mondo divenuto così arido e superficiale; e il “sogno” del poeta, della nostra poetessa, è proprio quello di vedere gli orizzonti aprirsi, e che si "accorci” ancora di più la distanza tra il sogno e la speranza.

Sono versi gentili e melodici, molto solari, e parlano direttamente al cuore del lettore, il che denota la genuinità e la credibilità di una vena poetica avulsa da tentativi di ulteriori abbellimenti o di ridondanze fuorvianti. Fiorella Rega conferma così la sua impronta di poetessa chiara e propositiva.


Al centro di noi

Di tutto il viaggio mi ricordo il vento
le foglie sdraiate sul pendio della collina
e gli occhi tristi dei nostri volti stanchi
in cerca di un domani.

Si toccano le nostre mani
nella città straniera
e chiedono calore ai giorni
troppo freddi
che ci hanno invecchiato il cuore.

Di tutto il viaggio mi ricordo il vento
il sogno di ritrovare i gesti amati
e i lievi baci addormentati
che attendono le nostre labbra
per sbocciare.

(Dalla sezione “Noi”)


***

Amazzone

Sei così bella!
Lascia che la tua bellezza
ti prenda per mano
e ti conduca nei prati verdi
ove ogni cosa è nuova.

Sei così bella!
Lascia che la tua bellezza
ti parli dolcemente
per asciugare ogni lacrima
che non hai versato.

Va’ incontro al domani
come una Amazzone
tu che sei guerriera nei tuoi giorni.

Sii fiera e cogli il vento
della speranza
che ti darà la gioia
che non muore mai.

(Dalla sezione “Dedicate”)


***

Sogni

Mi parlavi dei tuoi sogni,
gli occhi ti brillavano e
io dentro ci scorgevo il mare.
Mentre mi sorridevi
io capivo
che lentamente andavi
via da me.

Brillavano i tuoi occhi,
e io morivo
come una stella
che si spegne e cade.
Avrei voluto essere
per te
un desiderio da avverare.

Invece tu
chiamavi nuovi giorni
e vecchie strade
da lasciare indietro.

A ogni istante
andavi via da me.

(Dalla Sezione “Desiderate”)


***

Silenzi

Neppure adesso puoi amarmi.
Il tramonto
mi scende sulla schiena e
mi colora la pelle di silenzi.
Troppo spazio
separa i nostri sguardi.

Tu guardi indietro…
Io avanti.

Non voglio
neanche dirti addio.
Ti ho lasciato
nelle pagine bianche
di una vita sospesa.

Colmerò la mia essenza
dell’assenza di te.
E, a ogni passo, correrò
più forte
incontro al mio domani.

(Dalla Sezione “Rinascita”)


***

Come fiori del deserto

Ripenseremo
ai fiori del deserto
vivi
- dentro la terra arsa -
Impavidi vessilli
di colorata luce.

Non c’è bandiera che si pieghi
al vento della lotta.

Breve è la distanza
tra la speranza e i sogni.

(Dalla Sezione “Rinascita”)


(Testi tratti da Come fiori del deserto, di Fiorella Rega, Edizioni Paguro, 2019; prefazione di Anna Maria Merola)


Fiorella Rega, all’anagrafe Carmen Rega, è nata a Salerno e vive a Mercato San Severino (Sa). Ha conseguito con lode la laurea in Sociologia all’Università degli Studi di Salerno.
Nel 2018 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, intitolata Parole nuove (Edizioni Paguro), con la quale ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
Numerosi sono anche i riconoscimenti ottenuti grazie alle poesie della raccolta Come fiori del deserto (Ed. Paguro).
È vincitrice del “Pompei Poetry Slam” 2019, titolo che le dà accesso alla finale nazionale a Milano nel 2020.
Suoi articoli e collaborazioni sono pubblicati sulla Rivista letteraria internazionale “Fiorisce un cenacolo”, fondata da Carmine Manzi.
È stata presidente di Giuria alla I Edizione del Premio Artistico Letterario “San Vincenzo Ferrer” 2019.
Tiene seminari sulla poesia nelle scuole di ogni ordine e grado del suo territorio.
Per la narrativa, è autrice del racconto breve L’arte di ascoltare nel libro Lettere da Babbo Natale e regali indimenticabili (Edizioni Paguro, 2019). 




 

Il Quaderno del Concorso di Poesia "L'Amore: arte e sentimento"

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

PUNTO, Almanacco della poesia italiana

PUNTO SCHEDA