giovedì 26 maggio 2011

Dalla Sicilia: Mariolina La Monica

Ospitiamo ora la poesia di una poetessa siciliana: Mariolina La Monica, da Casteldaccia, un centro a pochi chilometri da Palermo.
Ho conosciuto Mariolina giusto un anno fa, in occasione della cerimonia di premiazione di un concorso di poesia tenutosi ad Altavilla Milicia, nei pressi di Palermo. Lei faceva parte della Giuria, ma subito dopo la consegna dei premi, messa un po' da parte la ritualità della manifestazione, lei si è intrattenuta con noi poeti premiati, dimostrando la sua affabilità, la sua signorilità e la sua sensibilità. Ed è così anche nella sua scrittura, dove traspare un senso di malinconia, di delicatezza, ma anche un forte attaccamento alla vita e un grande amore per la natura. Sono versi improntati ad una forte liricità, intensi e melodiosi.
Con molto piacere ne pubblico uno stralcio in questo spazio poetico a lei dedicato.

Babele 

Su spente fioriture
ho visto mietiture:
frasche disperse all’afa che lusinga.
Hanno elevato una Babele
che rimbalza tra invadenti riquadri
e insinua il perché su questo andare
confidare
crescere un trasparente miraggio su quel sale.

Ma oscora è la nube che si bagna al fondale del vero
e solo avanzi scaldo su cristallini specchi di poesia.


Canovaccio d'anima

L’arteria del trascorso mi cosparge
mi spinge in conche d’iridescenti lune
e in genuflessi anfratti
un dì indagati tra nei che disarcionano.
Tremule ragnatele appaiono al muro
covano al petto
un amaro di selve inenarrabili.

E sento chiaro un canovaccio d’anima
che mendica un nido che rincuori e posi
un’ormai assurda frontiera di lumini.


Eterna e bella forma

Essenza
che cara carne più non sei
si è intrisa di profumi questa notte.

Rimesta in sottofondi
in cui la luna m’appare un melograno
e l’ombra ti disvela
in un calco di luce e d’amarezza.

Essenza:
-con altre, humus d’amore e di pensiero
muschio non sempre lieve alla corteccia-
domani verrà l’alba dei colloqui
in cui il sorriso è imposto.
Domani devo andare
imprimere ristoro
a questa Alaska che stasera batte
pur se i caduti vanno
in censimenti fitti tra le stelle.
Essenza:
opale che non sei eppur m’avvolgi
può avere favella cotanto ardita questa notte?
Può farsi tenera di te, di me, di voi
cingerci ancora in un confronto, un singulto, un riso
dischiudere dentro – in glorie e vortici –
un angelo di cristallo che riaffiora?

Ma non parola:
acqua di sorgiva che disseta
discende dai labirinti della reggia
e eterna
e bella forma ormai mi spazia.


Giorni di coraggio

Granelli di un pulviscolo lontano
nella luce di un comune mattino di coraggio.
Sdegno incipriato
da impronte madreperlacee di un presunto sereno.
Cascate d’acqua
che cadono silenziose dagli occhi
senza vento
ira
bitume.
Prati e frutteti perduti nel ricordo.
Prati trovati e ricchi di ogni fiore.
Occhi di gatta e turbinio di pelo a mia carezza.
Un miagolio, un frullo d’ali, un cinguettio..
.. e io torno nel verde.


Tratteggi 

Infiorescenze di ricordi
accesero il settembre delle immensità dove attaccavo aquiloni.
Covarono il miele dei contorni nitidi:
aria
dove le pretese d’assoluto prendevano spessore
e i fremiti d’ali infrangevano muraglie.

Ora mutato è il suo fragore.
tra questo settembre che ancora ha del corallo
virgulti nodosi s’aggrovigliano al passo
andanti muti di castità cadute
ritmi folli
e voci
voci eterne fuori campo.

Laggiù
sul mio tramonto tratteggi di sogni
Dove spesso
-tra bagliori di demenze-
vedo due vecchi
che infine baciano il respiro di raso della sera.

Mariolina La Monica, è nata ed è tuttora residente a Casteldaccia (Palermo).
Sin da bambina appassionata lettrice, scrive in versi e in prosa. Inoltre, dà il proprio apporto al mondo letterario con commenti specifici, recensioni su testi editi e con interventi e pubblicazioni su quaderni, riviste e antologie del territorio e su siti internet riguardanti la scrittura. Ha fatto attivamente teatro sino al 1987. Da questo interesse scaturiscono: la sua commedia “Ombre scomposte” del 2010, l’elaborazione del testo “I ladri di sogni” di Salvo Zappulla, nel 2007, il riadattamento della riduzione scenica di “Uccelli” di Aristofane nel 2008. Ha pubblicato in versi: “Dall’ombra e dalla luce” nel 1997, “Specchio tra le onde” nel 2001, il poemetto “Il figlio dell’aquila” nel 2004, “Io, canzone di vento e di metallo” nel 2005, “Cristalli” nel 2009. In narrativa ha esordito nel luglio del 2007 con il romanzo “Cipria”, edito da Il Filo, seguito a pochi mesi di distanza dalla raccolta di racconti “Ventaglio in verticale”, uscita su un numero monografico della rivista “Spiritualità e Letteratura”, edita da Thule. 
Fa parte di qualificate giurie letterarie, ma, per libera scelta, partecipa a pochi e selezionati concorsi. Si sono espressi su di lei, critici, poeti e scrittori di rilievo. È accademica benemerita per l’attività letteraria, dell’Accademia Siciliana Cultura umanistica.

9 commenti:

  1. Eugenio Lucrezi scrive: al poeta non serve sensibilità, serve lessico. al poeta non serve sentimento, serve visione. al poeta non serve espressività, serve sintassi. al poeta non serve libertà, servono regole. Riflessioni di tale genere vengono a leggere la poesia di Mariolina La Monica, che possiede un lessico, si apre alla visione, usa un'articolazione orizzontale e paratattica, si tiene le regole per adesso, e poi chissà. Mi fa pensare che per ciascuno che scriva versi c'è un recinto nel quale chiudere parole vietate; un lager di parole, se non un campo di sterminio. Esorto ciascuno a coltivarlo, quest'orticello.

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  2. Come la più alta e vera poesia, quella di Mariolina La Monica è universale, in essa si rispecchiano i sentimenti, le angosce, l'anima di ciascun uomo. Il suo stile elegante, sobrio, raffinato esprime una profonda interiorità capace di "leggere" e "narrare" le vicende umane come soltanto il poeta può fare.

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  3. riesce sempre a sorprendermi la leggerezza del verso- il "sentire dentro " prima che si faccia scrittura-prima che si faccia parola.
    Viaggia con le ali impalpabili di una farfalla
    seduta-consapevole- su quelle di un'aquila.

    e... ti innamori ancor più della vita.
    grazie Marion. francesca guajana

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  4. "Un'ormai assurda frontiera di lumini": E' questo, a mio parere, il verso che può essere scelto come emblema dello sguardo che Mariolina proietta sul mondo. Ferma sul limite che "divide", l'autrice con una pronunzia melodica (che infiamma, ma non nasconde le storture del reale, con quella consapevolezza inquieta (che rende la sua poesia moderna, pur non dimenticando la tradizione, immerge i ricordi, i passi del tempo, le proiezioni del cuore aldilà delle "castità cadute" in una trama di bellissime metafore, a volte vertiginosamente profonde.
    Benché al di là sia sempre visibile il buio, tuttavia Mariolina fa brillare la tiepida calma dei lumini, che, come quelli che si offrono ai morti, sono viatici confortanti. E, quando la bellezza della natura esplode, la sua parola sa illuminarsi di un'aureola dorata, così che può dire: "io torno al verde".
    E', dunque, quello di Mariolina un percorso poetico lungo la frontiera tra ombra e luce, dove la spinta interiore proietta una prospettiva di salvezza, sia attraverso il canto stesso della poesia che la fede nell'oltre.
    Poesia bella e alta e alata. Preziosa.
    Franca Alaimo

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  5. Un grazie sincero all’amico Pino Vetromile (di cui ho potuto sperimentare la competenza poetica e la sensibilità) per lo spazio che mi ha dedicato in questo suo qualificato blog, che tiene alto il tono della poesia. Ringrazio, altresì, gli amici che, tra i loro mille impegni quotidiani, hanno trovato il tempo e la voglia, di postare un commento a me dedicato, ma anche gli altri che, pur provandoci, non ci sono riusciti.
    Mariolina La Monica

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  6. Flora Restivo

    leggere la poesia di Mariolina La Monica, è penetrare un mondo in cui il nudo reale, con le sue durezze, i mille dolori che dispensa, la difficoltà di un vivere che sembra spezzarsi in tanti maligni rivoli, si apre invece, in una raggiera di ombre-luce, quasi si stempera in metafore dalla notevole icasticità, poi si acuisce, si allarga, in immagini, riflessioni,acute considerazioni dando vita ad un sistema linguistico e stilistico che la connotano come moderna e, nello stesso tempo classica, in alcuni punti particolari. . L'incolonnamento, la disposizione tipografica dei testi, sono centrati e mirati alla massima concentrazione delle sue emozioni e del suo pensiero.
    Una continua evoluzione, un perenne interrogarsi pongono questa elegante, delicata, ma anche incisiva e filtrante poetessa in un rulo di tutto rispetto e rilievo nel panorama della Poesia, in maiuscolo. Colibrì ed aquila, sempre avanti Mariolina, alla ricerca del nostro senso.
    Grazie per le emozioni a te e grazie a Pino Vetromile.

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  7. Poesia lirica, emotivamente molto densa,dove il cuore guizza e s'inarca, poi si raccoglie in contemplazione, infine si scioglie in visione e in recupero memoriale. Un bel paesaggio dell'anima, sorretto da convincenti soluzioni verbali.
    Pasquale Balestriere

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  8. Il poeta mentre scrive deve scegliere. Una scelta spesso ardua e tormentosa in un mondo che si presenta-che è- un magma, un garbuglio, un gnemmero, un gomitolo...Leggendo le poesie di Mariolina ho pensato a quella ossessione che gli ermetici fiorentini ebbero nella scelta del lessico che deve reggere il verso senza che questo sia atonale. Ma la Sua scelta di un lessico cosi ricercato, contorto e percio' solenne, a mio modo di vedere, non è perché Lei vuole essere ermetica od inespiegabile, ma questa Sua accurata selezione della parola, consapevole o inconsapevole, altro non è che una vera risposta ad un mondo che Gadda defini "magmatico". E come si puo' definire poeticamente un mondo magmatico e aggrovigliato in parole semplici?

    Nabil Mada.

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  9. Questi versi di Mariolina La Monica regalano sensazioni di calore e di dolcezza irripetibili e nello stesso tempo ci immettono in un mondo filosofico-concettuale che nulla toglie alla poesia, semmai l’arrichisce. C’è in essi un dubbio sano e costruttivo nei riguardi delle problematiche affrontate: la poesia dell’autrice esiste e respira al di fuori della sua stessa persona, proiettandosi nell’infinito mistero che ci avvolge tutti, volenti o dolenti. Per di più, in tutti gli scritti di Mariolina ho sempre avuto la sensazione di un’estrema capacità a sviscerare la vita in generale al di fuori di sé, e quindi dentro sé, con esiti di bellezza e di raffinatezza, sia del pensiero che della forma, che ben si evidenziano nella lirica “Giorni di coraggio”, dove “lo sdegno incipriato/ da impronte madreperlacee di un presunto sereno” e “Cascate d’acqua che cadono silenziose dagli occhi” ci danno il senso delle umane contraddizioni, qui rese ossimori melodiosi. Quindi, versi che fanno sentire il suono delle cose e il peso dell’esistere con un’armonia che direi in simbiosi con la personalità ricca e speciale dell’autrice.
    Francesca Simonetti

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