martedì 14 settembre 2021

Irene Mascia e la sua storia d'amore ne "Il Silenzio"

Come la grande Emily Dickinson era intimorita dalla morte, così la nostra giovane Irene Mascia sommuove la propria anima intrisa di ombre e di insicurezze, persino di ansie, per leggerne le profonde incertezze della vita e per poi parlarne artisticamente con i suoi versi: versi intimi, come a volte anche quelli della Dickinson, accorati, perplessi, dubbiosi; ma certamente versi dotati di grande vitalità, di impeto combattivo e colmi di una determinazione consapevole e limpida di dover affrontare il peggiore dei mali: lei stessa. Ci vuole coraggio a essere sinceri con sé stessi, a mettere a nudo la propria essenza, raccontarsi la propria vita come stando davanti ad uno specchio, senza falsi pudori e senza ambiguità, ma direttamente, con onestà e senza nessuno sconto o morbidezza. Ci vuole ancora più coraggio a tradurre tutta la propria anima, il proprio modo di sentirsi e di avvertire il contorno del proprio mondo, della propria realtà, in forma artistica, e nel nostro caso in forma poetica. Perché l’arte, e quindi anche la poesia, deve comunque “servire” agli altri, dare un segnale, un’indicazione, uno spunto di riflessione che possa “smuovere” emotivamente l’altro. Mostrare agli altri non il mero percorso fisico e psichico delle proprie avversità, bensì suggerire, attraverso la poesia, appunto, il modo, le modalità, l’esteticità, i contorni, le venature, le speranze, le forze, e quant’altro opportuno e financo necessario per affrontare tali problemi.
Di tale coraggio ne è felicemente consapevole la nostra brava e giovane autrice, che, attraverso la sua silloge, intitolata Il Silenzio, offre una chiave di lettura originale e autentica delle proprie vicissitudini psicofisiche, dalle incertezze fino alle crisi di panico, che hanno fortemente influenzato la sua gioventù. Mai come in questo caso, la poesia è davvero taumaturgica, nel senso che, sviscerando ogni patema, ogni sofferenza, l’autrice instaura una sorta di dialogo con queste avversità, parlando in definitiva con se stessa, ma soprattutto dandosi forza e determinazione, facendo della poesia, della sua poesia, un’arma davvero portentosa, riuscendo in tal modo a “tener fuori” ogni negatività e ogni malignità.
E così la visione del mondo, nella nostra giovane autrice, è, sì, offuscata da penombre, incertezze ed errori, timori e sofferenze, ma, come ella stessa afferma, è anche intriso di silenzio, quel silenzio che ti fa concentrare sulle cose e sulle vicissitudini di tutti i giorni, ma che ti fa anche rimandare a tutto ciò a cui non si è pensato, a tutto ciò che non si è, ancora, amato: “Le cose più belle non sono quelle che ho scritto in questo libro, ma quelle che non ho scritto”.
Nell’augurare alla nostra giovane Irene Mascia sempre maggiori affermazioni in ambito poetico e nella vita, proponiamo qui di seguito alcuni brani poetici tratti dal suo libro. I nostri lettori, se lo vorranno, potranno aggiungere graditissimi commenti in proposito.



Luce
(dedicata a chi mi vuole bene)

La vita
Non è un luogo buio

E se credi che la felicità
Sia solo una triste fiamma
Di candela facile a spegnersi

Allora accendile tutte

Impara a maneggiarle

E ricorda
Che la stanza sarà sempre al buio
Se nessuno accende la luce


***


Errore di sistema
(dedicata alla mia ennesima delusione)

Cosa c’è
Di sbagliato in me?

Sarà la mia sensibilità
O la mia intelligenza
O forse entrambe,
Malefiche benedizioni
Del dio bifronte?

La colpa è solo mia
Se il mondo vuole farmi incastrare
Ma io mi sforzo,
Imperterrita,
Di essere il difetto
Che non vuole saperne
Di entrare senza farsi male


***

Rivincita
(al mio ultimo ingestibile attacco di panico della storia)

“Non voglio essere tua”
mi rannicchiavo e piangevo
arresa alle mie ferite

Stavolta ho puntato le armi alle porte
provaci pure ad entrare
mettimi le mani intorno al collo
e tirami per i capelli
strusciami contro le pareti
e cospargile del mio sangue

Ma io sono più forte di te
E non sarò più tua

non lo sono mai stata


***

Ultima poesia d’amore
(… alla mia nemica. A lei)

Grazie per aver provato
A portare via tutti i pezzi
Di me

Le righe bianche sorreggono
parole che non mi tengo più
dentro
I miei polsi raccontano storie
Di libri che nessun altro polso
Riuscirebbe mai a reggere

Carezzo la pelle e tiro
Un sospiro di sollievo
Non sei riuscita a portarmi via
Neppure quella

Brani tratti da:
Irene Mascia, Il Silenzio. Storia d’amore tra me e me stessa. Aletti Editore, 2021. Prefazione di Alessandro Quasimodo

Irene Mascia è nata a Napoli nel 2002. Frequenta il quinto anno del Liceo classico E. Torricelli di Somma Vesuviana, città in cui vive. Scrive poesie fin da piccola, e nel 2017, a 14 anni, vince il premio speciale “La Salamandra” nella XII Edizione del concorso internazionale “Napoli Cultural Classic”. Nello stesso anno partecipa all’iniziativa “I Concerti del Tempietto” leggendo un suo componimento nella Sala Baldini del Teatro Marcello a Roma. Nel 2018 inizia a lavorare come giornalista per il periodico locale “Articolo 16”, per il quale scrive tuttora.
È risultata finalista al premio “Dedicato a… Poesie per ricordare” (edizione 2020) indetto da Aletti Editore.

1 commento:

  1. Sei un'anima sensibile Ire, non smettere mai di scrivere e di credere nel tuo sogno 💙

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