domenica 6 giugno 2021

"Per segni accesi", di Annamaria Ferramosca

Cos’è in fondo questa malinconia, se non la certa e costante consapevolezza delle finitudine?”, afferma Maria Grazia Calandrone nella dotta prefazione a questa recente raccolta poetica di Annamaria Ferramosca, intitolata Per segni accesi (Ladolfi Editore). In effetti è proprio qui, in questo assunto, il nucleo essenziale che ogni buon poeta, e in particolare la nostra Autrice, tenta di penetrare, di indagare, alla ricerca di un senso opportuno da dare all’esistenza, al quel groviglio di domande senza risposte, a quell’inanellarsi di dubbi ad apparenze filigranate e spesso fatue, volatili. Certo, ogni artista, ogni poeta, affronta la vita, il mondo e il complesso dei vari interrogativi che razionalmente risalgono alla mente e che solo in parte vengono chiariti, attraverso la conoscenza e lo studio delle leggi fisiche che governano il creato (o almeno quella parte di creato che rientra nei confini delle nostre capacità critiche e osservative…). Ma resta comunque quel qualcosa, quel quid, quelle luci, quei segni, nell’universo quanto nell’uomo stesso, che ci lasciano insoddisfatti, a dir poco; che ci lasciano delusi, e quindi, malinconici.
Da tutto questo quadro emerge il progetto dell’artista, e nel nostro caso del poeta, volto a ri-costruire, in un certo qual modo, una realtà propria, che sia estrapolata direttamente dalla natura circostante, attraverso i cinque (o più) sensi, in grado di vedere oltre e filtrare esterni ed interni, panorami e anime, flussi vitali e storie intime.
Per segni accesi è un percorso circolare, un itinerario che si snoda attraverso tre principali sezioni (le origini l’andare, i lumi i cerchi, per segni accesi) in un crescendo delicato ma deciso di considerazioni e riflessioni sul senso della vita, ma in particolare su ciò che la natura e l’universo principalmente suggeriscono, attraverso le loro apparenze, all’uomo: prerogativa del creativo, dell’artista e del poeta, è proprio quella innata capacità di soffermarsi sui misteri del mondo, vederli e indagarli sotto una luce diversa, magari parallela al criterio scientifico, scorgervi la traccia di un elemento che trascenda il tutto.
Il confine più o meno lontano, ma sempre percepibile, della conoscenza, la consapevolezza del limite e della finitudine, accelerano nel poeta, ed è così anche in Annamaria Ferramosca, l’impeto poetico, che mitighi almeno in parte questo senso di disagio, “ribellandosi a questa ipnosi della notte”. Ed è proprio questa impellenza a ispirare e a guidare la nostra autrice nella ricerca di un rinnovamento, o di rinascita, partendo dai segni essenziali, dai vagiti, dai sentimenti e dalle emozioni genuine che da sempre hanno costituito il motore evolutivo e conoscitivo dell’uomo verso una possibile meta (anche) escatologica. Il discorso poetico di Annamaria Ferramosca, in questa raccolta che rappresenta, come lei stessa afferma nella nota, un intenso lavoro di agglomerazione e di completamento estensivo, si annuncia delicato all’inizio, quasi sottovoce, per poi esplodere nella piena evidenza sonora e luminosa dei segni accesi: e sono versi intensi, dove la poesia è strada maestra, architettata sapientemente e con grazia, con intelligenza e con scorrevole lirismo, in virtù non solo della parola poetica in sé, ma anche degli echi allusivi, delle pause, dei coraggiosi quanto originali e indovinati nuovi termini costituiti dall’unione di due sostantivi.
Una poesia, quella di Annamaria Ferramosca, che offre molti spunti di riflessione, anche filosofici, sull’interpretazione della vita, sul senso dell’esistenza, sulle possibilità di redenzione e rinascita dell’uomo.


***


si fermano i vortici della notte   si compie il tempo

l’humus prende forma   imita materia d’alba

la morbida piega dei petali

sul petto approda l’arca   il bosco oscilla

e uno stormire basso   quasi un silenzio

permette all’utero l’ultima spinta

dev’essere pace intorno per il primo grido

 

così difficile e pure così gioioso

dire di un movimento che prima non c’era

e pure si predisponeva

con l’impercettibile forza del germoglio

un tendere misterioso del seme

verso un cielo che approva   che chiama

il piccolo corpo a muoversi sul ventre

inesorabile   verso la tepida scia bianca

 

(dalla sezione “le origini l’andare”)

 

***

 

perché sempre ubbidire

perché non nascondere il capo

nel sacchetto del pane

all’accostarsi solenne dell’angelo

a quel suo eterno gesto di creta azzurrina

 

basterebbe arginare le folate del manto

deviare in un crepaccio il soffio ardente

basterebbe cercare una falda vicina alla casa

– acqua di prossimità –

per cementare ogni crepa sul muro

 

chiedere un prodigio diverso se

non i pani ma i muri si moltiplicano

muri a secco

di compassione

non hanno mai riparato

né un rovo né un geco dagli incendi

 

è un fiume amaro a sprofondare

carsico in petto lasciando allo scoperto

sedimenti incoerenti

domandepietre

 

(dalla sezione “le origini l’andare”)

 

***

 

estremo maremistero

ultime colonne a segnalare il passo

per l’infinito scuro

dove si annega di

senso desiderato

senso celato paese

che disconosco   (mai chiesto

di nascere nella casa

dai muri in crollo)

 

e le montagne

attonite imbelli

a lasciarsi corrodere

fino a deserto

le foreste a lasciarsi incendiare

e noi   molecole delusetristi

ad aleggiare   sorridere

della illusione   della nulla luce

 

(dalla sezione “le origini l’andare”)

 

 

***

 

fare tabula rasa dei pensieri

affidarsi al buio

con la sicurezza dei ciechi

 

sostare ad ogni angolo della notte

afferrare i lumi al baluginare dell’alba

sulla bocca delle sorgenti

nel luccichio delle nascite

 

verrà l’oceano

verranno le sue vele

saremo nuovi per nuovi continenti

 

(dalla sezione “i lumi i cerchi”)

 

 

***

 

non siamo nel mondo ma in un presentimento

navighiamo l’ignoto mare di odisseo

per moto impulsivo incontenibile

mentre il petto fibrilla di lampi

quali nodi premono segreti?

 

e ci esaltiamo lungo i meridiani

per ogni lingua viva   come bella s'accende

quando si contamina

e si esulta

nel riconoscere la madre in ogni terra

e fratelli su ogni terra uguali

mentre torri schiantano e ponti

deserti avanzano   s'inabissano rive

 

(dalla sezione “i lumi i cerchi”)

 

***

 

2020 di buio e password

 

lontani ormai quanto lontani

i passi attenti   gli occhi

che cercavano il vero tra le macerie

chiavi per riaprire l’alba

 

non basta più il semplice

meccanismo del ricordo

racconti dell’infanzia amori replay di film

le cose più intoccabili non bastano

per riordinare la materia in disordine

la terra che più non riconosce il suo seme

 

nemmeno io riconosco te   l’altro

nemmeno me stesso   non ricordo

com’ero   come

avrei voluto essere

quali corde scegliere

da far vibrare   quali suoni o grida

lanciare ai quattro venti

 

eppure sento che avrei voluto

vederti correre – tedoforo di Olimpia –

a perdifiato   con la tua torcia di bellezza-luce

attraversare i continenti

 

attesa   ormai soltanto

amara attesa   intanto

dare un nome al prossimo tornado

al prossimo virus

rinchiudersi in casa ad ascoltare

dati norme statistiche

formulazioni entropiche

per un futuro d’ombra

 

preferisco

battere ancora la fronte sui muri

sulle miopi porte sprangate

svestirmi del superfluo   come i nativi

parlare le loro lingue dei fiumi

dai codici leggeri

password del vero

                         per abitare il mondo

 

(dalla sezione “per segni accesi”)

 

 

***

 

salvataggio da babel

 

ascolta ora    questa voce

in mp3 recorded    devi ricordare

come altre voci   a milioni   per il dopo

potrai salvarle? – per il dopo – dico

il dopo del grande sisma   il grande

regolatore   quando

il dio economico sarà crollato

caduto in pezzi pure il dio robotico

torcendosi in sordi borborigmi

                           bor bor bor

 

e noi

presi alla sprovvista

senza nemmeno un ultimo selfie

tornati nel deserto   disorientati

da babel imbarbariti

di nuovo a balbettare

in smozzicate sillabe

                bar bar bar

 

(dalla sezione “per segni accesi”)


(testi tratti da "Per segni accesi", di Annamaria Ferramosca, Giuliano Ladolfi Editore, 2021; prefazione di Maria Grazia Calandrone).

Annamaria Ferramosca è pugliese e vive a Roma, dove ha lavorato come biologa docente e ricercatrice, ricoprendo al contempo l’incarico di cultrice di Letteratura Italiana per alcuni anni presso l’Università RomaTre. Ha all’attivo collaborazioni e contributi creativi e critici con varie riviste nazionali e internazionali e in rete con noti siti italiani di poesia. È stata ideatrice e per molti anni curatrice della rubrica Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0. È ambasciatrice di Sound Poetry Library (mappa mondiale delle voci poetiche) per Italia e Puglia.

Ha pubblicato numerosi volumi di poesia. Ha inoltre curato la versione poetica italiana del libro antologico del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D - Poesie 2003-2013, CFR (Premio Accademia di Romania per la traduzione). Sue poesie appaiono in numerose antologie e volumi collettanei e sono state tradotte, oltre che in inglese, in rumeno, greco, francese, tedesco, spagnolo, albanese, arabo.

Un’ampia rassegna bibliografica con recensioni critiche, testi e materiale video-audio è nel sito personale dell’Autrice: www.annamariaferramosca.it

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