domenica 24 settembre 2023

Donatella Nardin e il suo "Occhio verde dei prati"

L’”occhio” attento e sensibile di Donatella Nardin, stimata poetessa veneta, raccoglie qui le immagini, i panorami e i ritratti di una natura che si estende dal visibile fino alle più segrete stanze dell’anima, dove non è da tutti percepire l’armonia e la bellezza dell’intero creato. In questa pregevole opera letteraria l’autrice si immedesima essa stessa nell’”occhio” verde dei prati, ed è come se, in un rapporto rovesciato, fosse la stessa natura a parlare e a decantare attraverso la poesia dell’autrice. Un rapporto rovesciato, sì, ma intenso e appassionato, laddove la forza della sua poesia tende a nobilitare un mondo, una natura, che troppo spesso, specialmente in questa nostra epoca così travagliata e degradata, viene sottovalutato se non addirittura ignorato o anche offeso.
È dunque un immergersi completo nel mondo, un abbeverarsi alle fonti naturali del creato, ed è significativo notare, in filigrana, che la poesia, questa poesia di Donatella Nardin, decantando la natura, in effetti mira a ristabilire, a recuperare un equilibrio sacro tra umanità e natura stessa, con la consapevolezza che l’uomo ne fa totalmente parte, malgrado la sua indifferenza nei confronti di questa.
Un richiamo alle radici autentiche, insomma, e in fondo un obiettivo, una speranza, per ricostruire un “mondo altrove lì dove, / in pura nostalgia di pace / e di unità, potranno sottrarre / al tempo giorni migliori / nei bimbi deporre ossa / e vertebre miti…”
Caratteristica interessante, la scrittura poetica di Donatella Nardin, la quale fa sovente uso di termini uniti insieme in un solo vocabolo (sassopietra, nuvolafiore, blunube), libertà stilistica originale e indovinatissima per rafforzare in modo elegante, quasi fiabesco, e in modo coerente alla tematica dell’opera, le immagini e i concetti evocati dai singoli termini: così, sassopietra dà l’idea di un macigno più duro e massiccio, nuvolafiore un ghirigoro arabescato in cielo, e così via.
Ad impreziosire la raccolta, la versione in inglese dei vari testi, ben curata dall’abile Ivano Mugnaini, anche lui poeta di grande spessore.

Proponiamo qui di seguito ai nostri lettori alcuni testi tratti dal libro, tralasciando per motivi di spazio la relativa traduzione in inglese.


L’occhio verde dei prati

 

L’occhio verde dei prati, risvegliato,

fa nido bevendo la nuda

chiarità del mattino

come le vite care appese alle finestre

del loro infinito mancare,

come il biondosole, amore riverso

tra le scapole azzurre rotte

da assenze, commiati, afasie.

Ringraziare ogni risveglio che sia

sassopietra o nuvolafiore,

nell’attimo essere immensamente

grati – ai prati, al mondo, fosse

pure ai respiri affannati –

prima che il verde esca dagli occhi

come le vite care divenute

allo sguardo pura nostalgia.

 

 ***

 

Le madri

 

Si è riempito di buchi dolenti

il cielo infuocato da guerre

e da siccità.

 

Senza dirlo a nessuno,

le madri hanno raccolto in sé

i figli e sono fuggite

 

a fare mondo altrove lì dove,

in pura nostalgia di pace

e di unità, potranno sottrarre

 

al tempo giorni migliori

nei bimbi deporre ossa

e vertebre miti

 

purissimo un sangue nuovo

e ritrovato un futuro, speranza

che non muore

 

nella sua gratuità.

 

 ***

 

L’uomogroviglio

 

Macchia le malve sottili

il volo aggraziato di una garzetta,

proteso il punto perfetto in cui

stanno insieme – nell’animo come

nei sensi – finito e infinito.

 

Solleva lo sguardo dal nulla

l’uomo groviglio, blunube

sulla laguna – che c’è ma non

si mostra – tenta di mettere

al riparo la vita sotto un maglione

infeltrito.

 

Che sia benedetto il punto perfetto

come le malve sottili

rientrati nei corpi e nelle menti

percorrendo le soavissime

vie dello stupore, invisibili

ai più.

 

 ***

 

Verdegiada

 

Ti sia occhio questa turgida luna,

disseminata a cuore

nelle stanze inconcluse

mentre fuori impazzano lotte

e tormenti, notturna commozione

il sangue versato sul suolo

stremato.

Ti sia pace fuggevole il raggio

che verdegiada artiglia le sponde

come il lento gocciolio

di un sorriso

colato a dismisura sugli affanni

e più lieto si schiuda il giorno

dopo aver attraversato

la vera afflizione e placida scorra

un po’ di luce – come un dissepolto

abbraccio – dai miei pensieri

ai tuoi.

 

 ***

 

Un fermaglio di perle

 

Un fermaglio di perle

abbandonato con noncuranza

sul davanzale come l’inudibile

gelo sceso tra noi.

 

Difficile al vivere vero

il sopravvivere, nella colpa

di esistere testimoniare

la propria innocenza

 

con due boccioli

infilati a raggiera tra i denti.

Campanula accoccolata tra

gli alisei, dal nero più nero

 

spremere profumi gloriosi

privi di senso ancora.

 

 

*** 

 

L’alberofiore

 

Ci circondano acque e cieli

invecchiati con noi:

nel guardare ci osserva

la loro bellezza come,

– per mai arresi sentieri –

in modo nuovo ogni volta,

un’antica frescura,

o forse un frinire di sere attorno

all’alberofiore,

le nuvole batuffoli scuri

nell’inanità.

È l’atto semplice che conforta

qui, proprio qui, nei luoghi

amati dei molti, irrisolti

perché

 

 ***

 

Gli ultimi sogni

 

Chissà a chi appartengono

i sogni ammucchiati

in un angolo buio della cucina.

 

Forse a questo presente di umori

molesti e d’imperanti stridori.

Bagnati dal nulla

 

sono divenuti in pochi istanti

cibo per l’aria e per gli uccelli

come ben sa chi non appartiene

 

a nessuna casa, a nessuna vita,

in minime scintille

solo alla poesia e nulla più.

 

***

Donatella Nardin, L’occhio verde dei prati, Fara Editore, 2023
The green eye of the fields
Versione inglese di Ivano Mugnaini
Nota introduttiva di Carla De Angelis
Postfazione di Riccardo Deiana

Donatella Nardin è nata e risiede a Cavallino Treporti-Venezia. Dopo gli studi classici, ha lavorato nel settore turistico con incarichi dirigenziali. Sue poesie e racconti, pluripremiati in numerosi concorsi letterari, sono stati inseriti in raccolte collettanee di diverse case editrici come LietoColle, Empiria, La Vita Felice, Puntoacapo, Terre d’ulivi, in antologie di concorsi letterari, in riviste di settore anche straniere, in siti web e lit-blog dedicati. Alcune sue liriche sono state tradotte in inglese, in francese e in giapponese. In poesia ha pubblicato: per le Ed. Il Fiorino la silloge In attesa di cielo e la raccolta di haiku Le ragioni dell’oro, per Fara Editore Terre d’acqua e Rosa del battito. Sue sillogi brevi sono inoltre risultate vincitrici di selezioni per i recenti volumi antologici L’altra metà del cielo Ibiskos Ulivieri Editore, per Distanze obliterate Puntoacapo Edizioni e per il Premio di Poesia Città di Mestre 2022 (Mazzanti Libri). Da segnalare infine l’uscita a breve della raccolta poetica Il dono e la cura (Aletti Editore) con la traduzione in arabo da parte dell’Accademico Emerito Professor Hafez Haidar.




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