lunedì 6 maggio 2019

Alessandra Paganardi e la sua "Regola dell'orizzonte"


Dice bene Giancarlo Pontiggia quando afferma, nel presentare questa interessante raccolta poetica di Alessandra Paganardi, che una delle caratteristiche principali del fare poesia è l'onestà intellettuale, cosa che ribadiva anche Saba. Onestà soprattutto intesa come serietà e consapevolezza, da parte di chi scrive, del grande impatto che la parola poetica può avere sui lettori attenti e sulla società: se la poesia (beninteso la vera poesia), riesce in qualche modo a suscitare immagini ed emozioni, disegni e visioni, prospettive tali da smuovere e commuovere l'animo e la mente di chi legge. E qui la parola poetica è fondamentale: non si tratta di un discorso giornaliero, di una semplice descrizione delle cose e dei fatti, di un raccontare usuale; la poesia è sintesi e astrazione, è un partire in verticale da un significato per raggiungere profondità celate o altezze trascendenti non esprimibili con discorsi diretti, è un far vedere, o perlomeno intuire, che c'è qualcosa di altro, che sta oltre il detto e oltre il significato; ed è tutta la costruzione del verso, tutto il testo poetico che "allude", rimanda.
Alessandra Paganardi, poetessa e scrittrice milanese, impegnata nello studio della poesia contemporanea, conosce molto bene la materia poetica e le giuste modalità di scrittura in versi, e penso sia senz'altro d'accordo con tutto quanto asserito più sopra, anche se, in verità, il discorso è abbastanza complicato ed ampio, e certamente non è possibile completarlo in questa sede. Ma parlando di alta e onesta poesia, possiamo senza alcun dubbio portare ad esempio la sua presente raccolta, dal titolo "La regola dell'orizzonte", puntoacapo editrice.
Come sempre, anche qui il titolo è in qualche modo esplicativo, sintetizza l'intero progetto poetico che l'autrice intende evidenziare attraverso i vari componimenti che, come tasselli di un grande mosaico, formano il testo. L'orizzonte ha dunque una "regola"? Direi di no, nessuna regola se non solo quella di stabilire un limite al mondo, incerto e invalicabile: "Non torneremo indietro / se tutto infine sprofonda / sul contrafforte bellissimo fragile… questo giorno che non ha conosciuto / santi ma solamente primavera / tu non segnarlo più sul calendario / non obbligarlo di nuovo a morire" (dalla sezione "Angeli guardiani"). Alessandra Paganardi ha quindi uno sguardo diretto sullo stato delle cose, ci indica una possibilità concreta e attuale da vivere qui ed adesso, abbracciando un mondo e una natura che appaiono, sì, distaccati e quasi alieni, nelle visioni in penombra, ma anche pieni di umanità e fondamentalmente autentici. C'è poi una forte immedesimazione dell'anima poetica dell'autrice nell'oggetto del suo dettato, ed è questo un equilibrio delicato che la Paganardi sa esercitare, mediante l'uso intelligente delle parole e del verso che ci mostrano, leggendoli, la luce della sua grande esperienza poetica: è lei stessa che "sta" nelle sue poesie, e ci conduce per mano, verso dopo verso, trasportandoci dal mondo descritto al mondo che potrebbe/dovrebbe essere. Una osmosi riuscitissima! E l'impellenza del dire, trasfigurato in immagini fortemente evocative ("Ho richiuso la porta del giardino. / Il sentiero sorride alle montagne…"), si stempera in un verso controllato e autonomo, ricco di rimandi e di visioni sovrapposte.
E poi al centro di tutto il mosaico poetico c'è la parola, la parola alla quale ogni onesto e buon poeta affida il suo messaggio, filtrato da un intenso lavorio di cuore e di mente per renderlo unico e con il massimo peso specifico di una significanza complessa e multipla: la parola che ha spessore e ridondanza, la parola che non è superficie di un discorso ovvio ma pietra che custodisce segreti profondi; "parole che fermentano in bocca e sono cristalli d'argento nel fango".
Un libro pregevole, complesso, un percorso di riflessioni profonde su ciò che ci circonda, dalla natura all'umanità, ai ricordi, all'amore: "La regola dell'orizzonte" di Alessandra Paganardi merita di essere letto, riletto, approfondito, perché, come ogni buon libro di poesia, non basta leggerlo distrattamente in superficie, ma occorre porsi nella giusta e intelligente predisposizione di cuore e di mente, per poter assorbire tutta la luce e tutta l'emozione che da esso scaturisce. Per questo, lasciamo ai nostri amici lettori che ci seguono su questo blog, il compito di aggiungere, se lo vorranno, altri graditisssimi commenti.

Riportiamo qui di seguito alcuni testi poetici tratti dal libro.

*

Bisognerà fare a meno
di questo non inverno
del sole strano che va per il mondo
invece di parole

senza il freddo a scrollare le vene
ti dimentichi in tasca le mani
le ritrovi in un pugno

è perdere due volte
sapere che finisce
ciò che non è mai stato

*

L'albero è capovolto
le radici nel blu
il nero la sua chioma
sfiora di vento il viso
bisogna avere cura anche del nero
crescerlo come un fiore
farlo bruciare nell'incandescenza
con la pazienza degli antipodi
preparare l'invaso nell'azzurro

(dalla sezione "Mare apparente")


*
Ulivi conficcati nell'asfalto
- avrei dovuto essere sul treno
verso un mare franato come roccia
nell'imbuto poroso dei vicoli

invece sono qui con le parole
che appendo lungo i muri
di una periferia color del sale

dai buchi ovali di plastica dura
strapperei il passaporto della mente
ora o fra poco se una cruna invidiosa
non avesse nel nostro tempo magro
aperto un varco senza congiuntivi
il letto sfatto di un torrente avaro
la fame che fa il vuoto dall'interno
del viso l'accartoccia in ruga

(dalla sezione "Angeli guardiani")

***

II

Gli occhi della moviola stendono
campi lunghi su filari guariti
c'è ancora qualche olmo cortese
a cucire tappeti di velluto
per i vasti imenei delle viti

la terra è generosa la terra dimentica
che si deve ogni volta farle male
ci guarda con gli occhi pazienti dei morti
lo vedi – tutto è già tornato fiore


VIII

Poi fu la guarigione azzurra
delle macerie con dentro la notte
bambini in bianco e nero giocavano
attorno a quel silenzio stupefatto

era il viaggio di nozze
del mondo nuovo con il mondo antico
le colline erano sorrisi strani
i campi diventavano di marmo
la banda celebrava la rivincita
perfetta di chi non può tornare

tu portami nel cerchio
dove la falda cede alla pianura
e l'assenza si piega alla memoria

(dalla sezione "Il resto della vita")


***

II

Ho richiuso la porta del giardino.
Il sentiero sorride alle montagne
come i binari al niente
laggiù – sul lato sud della città

ho accordato le mani alla luce
le ho spinte oltre il cancello
il sole mi crollava tutto addosso
e si faceva grave

mi aspettava la terra
alta delle montagne
un padrone di casa – lo splendore –

mi sentivo al riparo sulla croda
era la spalla sicura di un padre
il silenzio sulle giostre di notte
era la quiete intatta d'un grembo
impossibile

(dalla sezione "Monogramma")


*

Avere stretta in gola una poesia
e non scriverla ancora
aspettarla come sulla spiaggia
fanno le donne con i pescatori
guardarla che s'impasta dietro gli occhi
in un lago di luce e di vene
la nota assurda di carne e d'azzurro
conficcata come rupe nel mare
con la pazienza morbida
di un plenilunio senza calendario
salutarla se passa per tornare

(dalla sezione "Il codice del vetro")

*

La luna magra ha mangiato la notte
il cielo si fa varco tra le foglie
scopre resti di riso in un rigagnolo
che porta troppo lentamente al mare
il compleanno il tuo vino gentile
il soffitto come volta di chiesa
prima che fosse recinto di dio
tutto quell'oro vorrei regalarti
per medicare il buio
per guarire la terra
per cucire pazienza sui ricami
se un giorno non avremo più le mani

(dalla sezione "A termine")


Alessandra Paganardi, "La regola dell'orizzonte", puntoacapo Editrice di Cristina Daglio, 2019; prefazione di Giancarlo Pontiggia.



Alessandra Paganardi è nata a Milano, dove vive; insegna in un liceo e scrive. Ha fatto parte della redazione della Mosca di Milano ed è attualmente presente nella redazione della rivista letteraria internazionale Gradiva, nella giuria del premio omonimo e in quella del premio Gozzano.
Ha pubblicato i seguenti libri di poesia: La pazienza dell'inverno, puntoacapo editrice, 2013 (premio Operauno 2014); Tempo reale, Joker, 2008 (premio San Domenichino 2009); Ospite che verrai, Joker 2005, 2007. Inoltre diverse plaquette e testi poetici su riviste e antologie.
Come critica e studiosa di poetica contemporanea ha pubblicato la raccolta di saggi Lo sguardo dello stupore: lettura di cinque poeti contemporanei, Viennepierre 2005 (finalista al premio Nabokov 2008). Ha firmato numerose prefazioni a raccolte di poesia, saggi e recensioni per riviste nazionali e internazionali, oltre che per blog e siti letterari.
Per la narrativa ha vinto il premio Gozzano per l'inedito nel 2007 ed è stata inserita nell'antologia Milano per le strade, Azimut, Roma 2009, con il racconto La magnolia contro le persiane.
La regola dell'orizzonte è la sua raccolta di poesie più recente.

2 commenti:

  1. "La poesia è un far vedere, o perlomeno intuire, che c'è qualcosa di altro, che sta oltre il detto e oltre il significato; ed è tutta la costruzione del verso, tutto il testo poetico che "allude", rimanda."
    Questo è esattamente ciò che ho sempre voluto esprimere nella mia ricerca poetica e sono davvero contenta che un poeta-critico acuto e sensibile come Giuseppe Vetromile abbia saputo coglierlo così bene. Grazie!

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  2. "...partire in verticale da un significato per raggiungere profondità celate o altezze trascendenti non esprimibili con discorsi diretti, è un far vedere, o perlomeno intuire..." Bellissima immagine che ben si sposa col mio modo di concepire la poesia. Senza cuore è semplice metafora, con il cuore diventa poesia ed Alessandra Paganardi ha cuore in abbondanza da rendere poesia anche il gesto stesso di scrivere.

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