domenica 29 aprile 2012

Cinzia Marulli e i suoi percorsi poetici nell'amore e nella luce


Da dove viene l'esigenza di scrivere poesie? Sarebbe lungo il discorso, e facilmente si cadrebbe in discorsi retorici, saccenti e persino ovvii. Ma si può riassumere la risposta al provocatorio quesito con le stesse parole della poetessa Cinzia Marulli, che qui volentieri ospitiamo: "Scrivo perchè sento la luce farsi specchio, perchè cerco il percorso che mi porti ad una meta senza arrivo...". Ecco la speranza/disperata, la gioia/contrizione di un percorso che porti infinitamente oltre, alla ricerca di un bene e di un amore, con la consapevolezza nel cuore di dover cambiare le cose di qui, di questo momento, spesso deturpato dal male e dal fumo nero degli eccidi, fatto di carni e di dolori.
Proponiamo dunque qui di seguito alcuni testi inediti della poetessa romana, che a mio parere ben identificano il suo progetto poetico, teso al canto per la natura e per l'uomo. I lettori attenti, come sempre, sapranno aggiungere le loro gradite riflessioni.


Percorsi

E’ la mia strada
              che non conosco

ma non mi importa
mi piace il vento
               e il suo trasporto.

***

Oltre

S’è fatto mare il pensiero
e m’ha immersa nel sogno

nella sua frescura mi piace restare

non la voglio l’afa del vero
quel suo essere pietra dura
mi scheggia il dolore

ma c’è luce alla finestra
m’acceca
e la sveglia continua a suonare
la monotonia dell’apparenza.

***

Yin-Yang

Forse è nel silenzio che si ascolta
la musica più sublime
In quel vuoto che avvolge di nuvola
tra la sospensione ansante del respiro
e l’attimo incerto sul bordo del destino

Nella polvere lucente delle stelle
si nasconde il buio del deserto

Si sfiorano i sentieri del domani
nell’apparente conclusione di un percorso

***

Scrivo?

Scrivo perchè sento la luce farsi specchio
perchè cerco il percorso
che mi porti ad una meta senza arrivo,
ad un bosco che odori di bosco,
perchè mi sento ghianda
                          dispersa nella terra

Scrivo perchè un giorno un amico
mi regalò una penna
                          facendomi credere
                          che fosse una bacchetta magica.

***

L’apocalisse del male

Non sono le ossa a lacerarmi il pensiero
ma gli sguardi persi dei miei fratelli
il rumore sordo del loro urlante silenzio
le rughe dei bambini emaciate dal sorriso
Non sono le sbarre delle loro camicie
sporche a imbrattare le immagini
ma l’alito sfinito della loro nonvita
quelle loro spalle scese
costrette a portare un peso inaudito.

Il fumo si leva ancora alto
non è quello delle nostre case
calde, dei camini accesi con la gioia
intorno: è un fumo nero, nauseabondo
fatto di carni e di dolore
Ci sono le urla isteriche dei mostri
che tagliano l’aria satura di paura.

Tutti quei corpi ammucchiati
le ossa contro le ossa
quelle ossa sulle ossa
milioni di anime sospese nel tempo
sopra i loro cadaveri a guardare pietose
ciò che erano, a guardare tristi i loro
fratelli aguzzini. 

E l’aria si smosse perché tutte quelle anime
sature di bene, ma ancora sanguinanti
avvolsero quei mostri, li abbracciarono,
li accarezzarono come fossero figli amati.
Il male cadde, cadde sotto la dolcezza del bene
cadde nella polvere
si sgretolò e divenne polvere
anch’esso finché il vento,
lo portò con sé, lo disperse - granello a granello lo distrusse.

***

Bambina

Vorrei nascere fiore
colorato come il desiderio
e scaldarmi al sole
con i petali aperti al futuro
o
rondine
per inseguire la primavera
e sentire di cosa è fatto
il cielo

Vorrei nascere nuvola
per trasformarmi in acqua
e dissolvermi nel vento
eterea e impalpabile
come i sogni

Se proprio
sì, se proprio - devo
nascere donna - allora
vorrei avere sempre
gli occhi di bambina
per guardarmi intorno
con stupore
per giocare la vita
col sorriso innocente della verità

***

Cinzia Marulli. Nata a Roma nel 1965, dove vive e lavora. Ha sempre coltivato la passione per la poesia e la letteratura ampliandone la ricerca anche attraverso forme di sperimentazione che l’hanno portata a creare connubi con altre arti come la musica, la pittura e la video-arte. Ha collaborato con alcune case editrici e per le Edizioni Progetto Cultura cura la collezione di quaderni di poesia Le gemme. È redattrice nella rivista letteraria «Polimnia», per la quale cura la rubrica Opere prime. Organizza incontri tra poeti allo scopo di diffondere e divulgare la poesia. Nel 2011 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Agave (LietoColle), con l'introduzione di Maria Grazia Calandrone e una nota critica di Plinio Perilli.








mercoledì 18 aprile 2012

Antonio Spagnuolo e i suoi "Parametri" di poesia

Non poteva mancare in questi "Transiti", e ne sono onorato, la voce poetica di uno dei più attivi ed importanti poeti del secondo novecento, napoletano sì, in quanto vi nacque ben 81 anni fa, ma notissimo negli ambiti poetici e letterari nazionali più acclarati: Antonio Spagnuolo. Ancora oggi il suo impegno non solo in poesia, ma anche nella critica letteraria, nella narrativa e nella saggistica, è davvero forte, e sovente è chiamato a presentare eventi ed incontri di varia natura letteraria, nonché come curatore di collane e interessanti progetti editoriali. La sua produzione letteraria e poetica è tuttora molto prolifica, riuscendo a mantenere un alto livello di qualità che gli viene riconosciuto da tantissimi poeti e critici di indiscussa professionalità.
La poesia di Antonio Spagnuolo è fortemente riflessiva e si snoda lungo direttrici e parametri emozionali che emergono sovente da un profondo e intimo sentire la propria essenzialità d'uomo carnale e spirituale insieme. Sono versi ricchi di allusioni e rimandi, che si susseguono con un ritmo dolce e confidenziale, dal tono narrativo.
Proponiamo qui di seguito tre suoi testi inediti, invitando i lettori attenti ad esprimere qualche loro gradita riflessione in proposito.

Parametri

Il coraggio di dirsi nelle dimensioni del senso,
uno spazio di contraddizioni per il pretesto
di aggiungere alla memoria le crisi di una sinfonia.
Noi ripetiamo ai giorni le nostre fantasie
quasi un colore inciso fra le ombre per rileggere ancora i pochi versi
che ristagnano nelle pieghe del cervello.
Mentre si libera la rassegnazione, penetrare nella pelle
nevrotica e controfigura, fingo di rispecchiarti
scavando le impotenze dell’attesa.
Secondo l’ora del tempo vago lungo le strisce ormai usuali dei ritmi,
trascinando diafane figure o entrare nella metafora affannata
ove rimane il rituale al prezzo che la vita risparmia.
Volgemmo segni e dialettiche,
secondo sguardi, vagando lungo strisce del ricordo:
ogni crepuscolo breve vuota le mani da pensieri,
e le interrotte parole degli amplessi ripetono gli odori del fumo,
ripeto gli abbandoni, tra le vibrazioni irriverenti e gli infiniti risvegli
gonfi di altre notizie entro nella libertà della poesia.
le notti strette intorno alla mia gola
inviolabili matasse dell’attesa
o vulnerabili pagine nell’asfissia dei pensieri
ed impariamo che il raccontare è sillaba
delle confusioni, di segreti ormai logori
così capovolgiamo il consumarsi dell’aria,
in aperture impossibili come al fondo dei dubbi.
Nei rinnovati accostamenti, attraverso memorie,
impegniamo gli specchi per ricostruire
quanto abbiamo atteso e rivissuto: il segreto del ritorno.
Il timore e il ricordo della strada rientra
negli argini della consapevolezza,
quando presenze nascoste annullano gli spazi per creare
le forme infrante delle coincidenze.
E’ colma la memoria dei cancelli limite,
dei frammenti che ricuciamo a stento per creare profili.
Ormai l’improvvisa speranza offre orizzonti
ove plasmiamo le nuove luminose immagini.

***

Antiche mura

La strada è sempre un tocco di ricordi,
tra le memorie, in cerca degli autunni trascorsi:
foglie di betulla, gialle, le chiavi del cancello,
l’andirivieni degli scrosci, le utopie,
di quei teneri colori di violetto,
quando la città consumava il suo sonno,
e i disinganni laceravano tele
per i polsi incalliti  nella gloria.
Ad ascoltare melodie, o nelle tracce apparenti,
il susseguirsi delle urgenze quotidiane
incidono in cadenze ed i ciottoli hanno il timore
di presenze nascoste.
I calzari nell’improvvisa speranza
hanno la rabbia allacciata alle vicende
del destino che incombe.
Fu in quel tempo che gli sguardi
intesero indecise le parole,
per raccontare gli assurdi mutamenti
di una antica metropoli,
nelle incaute libertà delle ombre.
Ma oltre il respiro un tentativo
di stupire alla corsa,
prima di distruggere i consensi,
e confondere il sudore che segna l’orizzonte.
A riallacciare i nostri giorni al passato
egualmente  lusinghe e narrazioni
scandiscono il pensiero riflesso tra le ciglia.

 ***

Pelle

Nelle impronte della mia carcassa,
al misterioso anatema del mattino,
rincorro gli aromi del golfo,
ripeto il verso impaurito,
pulsando una carotide sdoppiata.
Pelle a pelle il linguaggio delle trasparenze
stordisce l’isteria della città,
mentre la fantasia rimbocca ancora
altri giorni contati,
come i grani di un rosario impazzito.
Nelle sere di agosto la tua vana rettifica 
contrasta  persiane, accostando le sillabe
per scongiurare i baci.
Le immagini dei flutti gonfi di sabbia
sono fruste dell’altrove
trasformate nello sfolgorio che illude,
per quel che fummo nel polline,
ora cometa da rincorrere e odiare.

Antonio Spagnuolo, nato a Napoli nel 1931, è poeta, scrittore e saggista di notevole spessore, molto noto nei circuiti letterari nazionali. Svolge la sua intensa attività a Napoli, città in cui risiede. Ha pubblicato numerose opere poetiche: Ore del tempo perduto (1953), Rintocchi del cielo (1954), Erba sul muro (1965), Poesie 74 (1974), Affinità imperfette (1978), I diritti senza nome (1978), Angolo artificiale (1979), Graffito controluce (1980), Ingresso bianco (1983), Le stanze (1983), Fogli dal calendario (1984), Candida (1985), Dieci poesie d'amore e una prova d'autore (1987), Infibul/azione (1988), Il tempo scalzato (1989), L'intimo piacere di svestirsi (1992), Il gesto, le camelie (1992), Dietro il restauro (1993), Attese (1994), Io ti inseguirò (1999), Rapinando alfabeti (2001), Corruptions (2004), Per lembi (2004), Da Napoli/verso, antologia di poeti contemporanei (2007), Fugacità del tempo (2007), Fratture da comporre (2009); alcune di prosa: Monica ed altri (1980), Pausa di sghembo (1994), Un sogno nel bagaglio (2006), La mia amica Morèl e altri racconti (2008); e per il teatro: Il cofanetto (1995). Ha ricevuto diversi primi premi in concorsi letterari: 1985, "Città di Adelfia"; 1986, "M. Stefanile" e "Venezia"; 1991, "Spallicci"; 1993, "Minturnae". Spagnuolo è inoltre presente nel "Dizionario della letteratura italiana del Novecento" curato da A. Asor Rosa e nel volume antologico "Disordinate convivenze. Poeti di fine secolo" curato da G. Manacorda. Il suo libro più recente è "Misure del timore", Kairos Editore 2011, una considerevole antologia della sua migliore produzione poetica.
Cura la collana di poesie "Le parole della Sibylla" per conto della Kairos editrice di Napoli, e, sul web, il sito "Poetrydream", una interessante rassegna di poesia e di poeti contemporanei.

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

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