sabato 23 giugno 2018

Giovanni D'Amiano "nell'onda calma della natura"


La Natura ha il suo orologio privato che non è quello dell'uomo: tutto trascorre, modificandosi ed evolvendo, nascendo e morendo, trasformandosi e selezionandosi, in base a leggi che noi solo in parte abbiamo conosciuto e compreso. Tutto ebbe inizio una volta, miliardi di anni fa, sul nostro pianeta, e da quel determinato incipit, tutto cominciò ad evolversi. Rispettando appunto alcuni semplici (o complessi?...) input iniziali, e andando avanti ripetendo cicli stagionali e millenari. Noi uomini nulla potevamo. Ora invece siamo riusciti a influenzare (per lo più negativamente!) questi cicli, a fare in modo che la Natura deviasse in parte o in alcuni casi anche del tutto dai programmi iniziali, giungendo a rompere quell'equilibrio delicatissimo e sacro esistente da milioni di anni. Vedi il cambiamento del clima, il depauperamento delle foreste, l'uso sconsiderato delle risorse a nostra disposizione…
Noi umani abbiamo insito in noi l'orologio della fretta, della conquista ad ogni costo e nel più breve tempo possibile, siamo nati con l'idea e la voglia dello sfruttamento incondizionato, e soprattutto non siamo più abituati a convivere con la Natura, a sentire i suoi battiti, a sincronizzarci col suo respiro!
Anche la Poesia, a volte, diventa trafelata, urgente, impetuosa, invadente! Perché non fa che rispettare e riflettere le nostre ansie, le nostre paure, i nostri egoismi.
C'è qualcuno però che riesce ancora ad ascoltare questa Natura, a coincidere con i suoi stessi battiti e colori. Giovanni D'Amiano è uno di questi, e nel suo bel libro, intitolato proprio "Nell'onda calma della natura", edito da RPlibri, egli riesce a trasportarci in questo mondo che per certi versi, per noi "cittadini di un mondo precariamente industrializzato e banalmente civilizzato", appare magico e forse persino fatato, inusuale e fanciullesco!
Ma non c'è niente di banale nel seguire e nell'accordarsi con la Natura. Anzi, direi che un gretto e poco lungimirante rovesciamento di interessi e di attenzioni ha condotto l'uomo a considerare la natura come un qualcosa di esterno a sé, qualcosa da sfruttare e da (malamente) gestire, fino alle deleterie conseguenze che sono sotto i nostri occhi! Amare la Natura, sentirsi parte integrante di essa, respirarla e immedesimarsi in essa, forse all'uomo tecnologico di oggi potrà sembrare, come affermavo prima, fuori luogo, anacronistico e addirittura infantile. Ma in realtà non è così, non deve essere così. Giovanni D'Amiano ne è pienamente consapevole e affronta con serenità e coraggio la vera prospettiva dell'uomo: quella di considerarsi non un distaccato osservatore, bensì un vero e genuino abitante della Natura, sentendosi pienamente e amorevolmente integrato in essa.
Il suo libro recente, "Nell'onda calma della natura", vuole essere una forte testimonianza del suo rispetto e amore nei confronti di una natura troppo spesso alienata, denigrata, sfruttata, offesa, dimenticata. E' vero che le sue origini contadine hanno forse un poco influito, lungo la sua maturazione ed esperienze di vita, su questa visione particolarmente incline al mondo agreste e naturale, ma è pur vero che molto si deve alla sua fine sensibilità di uomo e di poeta, attento ai valori fondamentali della vita, attento alla memoria, mattone indispensabile per la costruzione di un mondo migliore. Non per nulla l'Autore, nell'esergo, dedica la raccolta ai suoi genitori, che gli hanno insegnato la bellezza della campagna e la lentezza dei suoi ritmi. Ecco dunque ricomparire l'orologio della Natura, che incede lento, di una lentezza che non esaspera, ma rasserena, perché ogni cosa deve avere il suo giusto e regolare percorso, il suo ciclo vitale.
Giovanni D'Amiano ci racconta dunque il vero volto del mondo, con i suoi fenomeni naturali, le sue meraviglie, le acque, la campagna, i ruscelli, i tramonti, i fiori, gli alberi, gli acquazzoni, ma anche la vita piena a contatto con la natura, i ricordi bellissimi e struggenti di un passato fanciullesco trascorso nei campi, con le poche ed essenziali cose utili per andare avanti, i giochi salutari e ingegnosi, il cibo scarso ma genuino, la rincorsa alla felicità e alla speranza.
Tutto questo traspare evidente nei suoi versi dal forte carattere bucolico, pregni anche di una liricità suadente ed armoniosa, perfettamente in accordo con il tema della raccolta.
Una poesia particolarmente legata alla natura, espressa in modo carezzevole e benigno, con punte di malinconia e di rimpianto, nei confronti di un mondo difficile da recuperare, da ri-amare e da rivalutare. Specialista del dialetto napoletano, Giovanni D'Amiano ha già scritto un libro in napoletano dedicato alla campagna e al mondo contadino, "'E pprete 'e casa mia". Qui, con questa raccolta in lingua italiana, egli ha voluto ampliare il discorso con nuove poesie ispirate direttamente alla natura, ed è perciò da riconoscergli grande merito per questi suoi progetti, intesi a riattualizzare un mondo dimenticato, da una parte ("'E pprete 'e casa mia"), e un mondo sovente sfruttato e maltrattato dall'uomo "tecnologico" ("Nell'onda calma della natura"), dall'altra.
Ma come sempre, i lettori affezionati potranno aggiungere qualche ulteriore gradito commento, leggendo la selezione di testi che vi proponiamo qui di seguito.



Voglia d'erba molle e odorosa

Alla ricerca del prato
che la pioggia rende infido
uccelli sciamano sbandati
all'improvviso temporale.
La voglia d'erba molle e odorosa
mi spinge ad affrontare
la guerra d'acqua di tuoni di lampi.
E satiro ubriaco sfido la tempesta,
cantando e danzando,
spirito stesso della natura in festa.


***

Nella stagione dell'amore

Le serpi, nella stagione dell'amore,
si avvinghiavano e sibilavano paurosamente,
e noi ragazzi, pur estasiati,
ci tenevamo ben lontani,
contratti da feroce terrore.
Invece i passeri saltellavano tranquilli
dentro le chiome arboree,
e s'accostavano a beccare i chicchi di grano
tra la paglia, intorno, senza scomporsi.

Sanno che in amore il veleno non è arma.


***

La tramontana

La tramontana con denti di ghiaccio
mordeva le mani la faccia
lasciando ferite viola
che guarivano dopo l'inverno.
Una giornata di sole senza vento
era un terno sulla ruota
della nostra precaria esistenza.


***

La felicità

La felicità non è porsi domande,
almeno non cercare risposte.
La felicità è la leggerezza di vivere
senza la consapevolezza d'essere
cuore, mente, fegato, stomaco.
Essere le tenere foglie
in primavera,
le foglie ocra o rubino
in autunno,
i fiocchi di neve danzanti
in inverno,
totalmente offerti all'aria,
inconsapevoli d'avere un ruolo,
d'avere un destino.


***

Nell'onda calma della natura

Immerso nel letto d'erba maggese
odorosa di umori inebrianti,
il mio respiro si è disteso
nell'onda calma della natura,
soggiogato dal ritmo lento del suo cuore.
La mente, mulinante in vortice d'ansie,
ha sperimentato l'autoappagante nulla,
felice dissolvendosi nel tutto.

Solo, a memoria del mio transito,
l'orma a croce nell'erba calpestata.


***

Attorno è cieco silenzio

Attorno è cieco silenzio.
Ma l'incipit di una cicala
manda in frantumi il torrido
cristallo dell'aria.
Il cuore nel petto
prende a pugni la gabbia,
come uccello preso da un raptus
di follia.


***

Dei semi neri

Dei semi neri e perfetti
di questo rosso e fragrante cocomero
voglio farne un rosario,
e con esso pregare, con fede,
per tornare agli anni dell'infanzia,
in cui credevo davvero di essere
l'autore unico del mio copione
e io stesso libero e creativo.

Innocenza, quanto inganni la ragione!


***

A lungo ho camminato

A lungo ho camminato
per quel sentiero di montagna
dove una stella alpina

aspettava d'incontrarmi.

(Testi tratti da "Nell'onda calma della natura", di Giovanni D'Amiano, RPlibri, aprile 2018)


Giovanni D'Amiano è nato a Volla di San Sebastiano al Vesuvio, in provincia di Napoli, da famiglia di contadini. Vive da tempo a Torre del Greco. Ha esercitato la professione di medico pediatra, e si è sempre interessato di poesia e di pittura. Ha esposto in varie mostre personali e collettive. Ha pubblicato diversi libri di poesia, e ultimamente, nel 2013, "'E pprete 'e casa mia", Duemme Editore, con prefazione di Armando Maglione: si tratta di una corposa raccolta di poesie in dialetto napoletano dedicate alla civiltà contadina. E' presente in molte antologie e ha vinto numerosi premi letterari.
Partecipa attivamente alla divulgazione della civiltà contadina e del dialetto napoletano.



giovedì 14 giugno 2018

Carlo Di Legge e il suo "Multiverso"


"Sei vivo, dunque, nel mondo di tutti i mondi dei viventi: il multiverso". Così afferma Carlo Di Legge in un brevissimo testo, quasi un aforisma, incluso nel suo recente libro "Multiverso", Puntoacapo Edizioni.
Un titolo che è davvero significativo, emblematico, evocativo addirittura: infatti, al di là del richiamo, quasi ovvio e immediato, al mondo della fisica e forse anche della metafisica, volendo riferirsi ad un sistema cosmologico che proprio in questi anni si sta via via sviluppando grazie alle ricerche e agli studi di fisici, astrofisici e matematici, e che riguarda la complessità di un universo dalle dimensioni multiple o forse infinite (universo di universi), il "Multiverso" poetico di Carlo Di Legge è possibile, è accettabile, è immaginabile, proprio in virtù della poesia. Perché è proprio grazie alla poesia che è possibile ricreare situazioni verosimilmente ai limiti della normalità, della razionalità persino e del flusso abitudinario della quotidianità. Le stesse parole, infatti, molto spesso non si limitano a specificare e a individuare il significato, a circoscriverlo entro i confini del "voluto dire", ma hanno un'eco, una ridondanza che allude ad altro, che provoca nel lettore immagini e significati altri, seppur generati dalla parola e dal verso originari. Un multiverso poetico, dunque, nel vero senso della parola.
Ma qui il multiverso è inteso come una sorta di contemporaneità accidentale: è l'apparire, quello che ci riguarda, almeno ad una prima analisi della realtà, dice l'autore, e non la profondità autentica delle cose prese e considerate una alla volta: l'apparire del mondo è multiverso, perché è vario e variabile in continuazione, ed è verosimile in ogni istante, anche contemporaneamente. "E poi / cosa è questo che appare, e come / non dubitare delle cose che sfilano / nell'ordine del tempo? / Anche se l'apparire fosse tutto, / cose discontinue si presentano, / in luce d'esistenza, si oscurano, / compaiono e dispaiono come su scena di teatro, / roteano si disperdono come vortice di foglie." Sono questi i versi essenziali che connotano tutta la raccolta, tutto il progetto poetico dell'autore, il quale dimostra una particolare sensibilità e originalità di osservazione del mondo frammentato, apparente e superficialmente scollegato, in un certo senso, nelle sue multi-parti. La poesia, anche qui, aiuta a capire. Aiuta a indagare, a vedere oltre le cose e le apparenze, a scendere nel perché o perlomeno a collegare l'anima alle cose, emotivamente e senza l'obbligo di doverne spiegare o trovare i motivi!
Ma tornando al libro, vorrei ancora soffermarmi sul sottotitolo, davvero emblematico: "Di quel colore che soccorre, a volte", sottotitolo che è poi anche il titolo della quinta sezione del libro (il quale è infatti suddiviso in sei parti o sezioni: "Multiverso", "Noi siamo qui", "Versioni d'inverno", "Passaggi dell'incerta luce", "Di quel colore che soccorre, a volte", e "Conseguenze"). Avrebbe potuto scegliere come sottotitolo una sezione diversa, invece Carlo Di Legge ha preferito questo "Di quel colore che soccorre, a volte". Io credo che questa scelta sia stata peculiare e indicativa, in quanto compendia e completa in modo davvero esplicativo il progetto, l'idea originale che ha permesso all'autore di sviluppare poi l'intera raccolta. Il colore come elemento redentore, salvifico, in un mondo multiverso dove non è possibile la risposta certa alle domande profonde che ognuno di noi si pone, come dicevamo, perché assistiamo a delle apparenze, a delle immagini superficiali, specchi lontanissimi e opachi di una realtà ben più profonda; ma i colori della vita si stemperano nella visione delle apparenze, contornano di un alone di dolcezza e direi quasi di amore le cose, i fatti, le persone, il mondo: di quel colore che soccorre, a volte!
Concludiamo qui queste brevissime note di lettura dedicate ad un libro davvero singolare, proponendone una piccola selezione di testi e invitando i nostri lettori ad esprimere ulteriori graditi commenti.

Notte incantata


Notte incantata.
È il germogliare silenzioso dei ricordi,
a musica ferma,
ma più ancora l'incontro di cose sperate.
Voci senza corpo, menti attente, aperte.
E un vestito nuovo di luna.


***

Il passo successivo

I gatti nel garage
lasciano zampe di pioggia sul cofano dell'auto.
Remoto gira il motore del mondo
per te come per l'anima dei giusti.
Sta in attesa il passo successivo.


*** 

Cos'ero

Dunque, cos'ero? Intanto,
quel che non ero,
un vuoto che a sua volta guarda l'altro,
ma dalla prospettiva dell'assenza.
Quindi, ancor meglio, nulla,
paradosso dell'essere che sono,
come se, pur essendoci, non fossi:
un nulla traversato
da lampi secchi e silenziosi, nei viaggi
in auto e in treno, nei trasferimenti
di sentimenti.


***

A volte la memoria è come certa luce:
si riverbera in pace.


Nell'esperienza d'ogni giorno si tratta di circolazione
dal multiverso al qui e ora, e viceversa. È circolare an-
che quello scambio continuo dei piani, in poesia, per
cui il poeta, pur essendo partito e pur tornando ogni
volta ad una specie di salvataggio della propria sin-
golare esistenza, non è più solo se stesso, ma può
farsi cifra dell'intera umanità.


*** 

I viali senza fine del pomeriggio

Il pomeriggio è profondo e impraticabile,
ricco di fascino e spaventoso.
Non t'impedisca
la paura di perderti.

Possa tu, come allora,
ribellarti e fuggire
nello strepito rosso degli ulivi.

Per quanto guardi, non vedi la fine.
S'aprono viali di parola.
Poi
niente.


***

Fuoco

Quando esco per strada in questa città che s'apre
verso il mare:
è certo, non posso incontrarti.

Ma in tempi diversi, negli anni, parole come rizomi
sprofondarono nei vecchi muri.

Grani
precipitati a terra
da un disastro d'aria, vogliono vivere.

Fuoco sempre vivo, incendio, incenso che brucia
tra le ceneri del tempo.

(Testi tratti da "Multiverso", di Carlo Di Legge, puntoacapo edizioni, 2018)

Carlo Di Legge è nato a Salerno nel 1948. Vive ed opera a Nocera (Sa). Dopo il contributo al volume "La polifonia estetica" (Milano, 1996), ha pubblicato i saggi filosofici "Il signore delle due vie" (Salerno, 1999), "Eros e paradosso" (Napoli, 2007, 2014), e "Ontologia. Elenchi della terra e una specie di oceano (Napoli, 2014).
In poesia, i lavori più importanti sono: "Momenti d'amore" (Angri, 2002) e "Il candore e il vento" (Napoli, 2008). Un campione rappresentativo delle sue poesie si trova nel volume "Poeti e Pittori di Secondo Tempo" (Napoli, 2013, Marcus Edizioni).
Sull'esperienza del tango ha pubblicato il libro, a carattere letterario-epistolare, "Sentire il tango argentino" (Napoli, 2011).
Altre notizie sul suo sito: www.carlodilegge.it


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