sabato 2 novembre 2013

Per ricordare Domenico Luiso

La parola è un miracolo. La parola poetica è un miracolo ancora più grande. Perché l'uomo se ne va, colui che l'ha pensata e l'ha scritta se ne va, prima o poi, e di lui resta poco, i ricordi, le cose che parlano di lui, qualche impronta, forse a volte anche un lieve soffio d'aria nelle stanze ormai vuote. Ma passa breve tempo e poi anche tutto questo si perde, evapora, sbiadisce.
A che cosa sarà valso tutto l'affanno del poeta, la sua ricerca assidua e a volte sfiancante, la sua sofferenza nel voler a tutti i costi trovare una spiegazione al perché del mondo, al perché dei sentimenti, fissando tutta questa ricerca sul suo taccuino di poeta? Sarà stata solo un'intima esigenza creativa per non essere sopraffatto dall'inspiegabilità razionale della vita e del creato? Dopo la morte del poeta, chi erediterà le sue ricerche? Chi troverà qualcosa di interessante nel suo quaderno, qualcosa di utile per proseguire le ricerche?...
Anche l'opera del poeta, spesso, si inabissa con lui, con la sua fine terrena. Parlo naturalmente dei "comuni mortali poeti", perché grazie a Dio di quelli "grandi" la storia ne parla ancora (ma fino a quando?...).
Domenico Luiso, come tanti altri "comuni mortali poeti", è stato un uomo creativo che ha pensato e scritto tanto, ha fatto tante ricerche. Non so se sia riuscito a trovare qualcosa di esaurientemente soddisfacente, credo di no, perché i poeti, i poeti come lui, non si fermano mai, vanno scavando sempre più in profondità... So per certo, però, che purtroppo la sua voce, come la voce dei tanti altri "comuni mortali poeti", andrà affievolendosi a poco a poco, si perderà nel sacco senza fondo del tempo.
Per questo, forse, bisognerebbe di tanto in tanto ricordarli. Bisogna ricordare Domenico Luiso, farlo riemergere, tenerlo a disposizione sulla scrivania, leggere di tanto in tanto le sue poesie, e rileggerle ancora. Farsi trasportare dalle sue parole, dai suoi versi a volte aspri, a volte dolci, sognatori, amanti del bello e amanti dell'amore. Ascoltare ancora le sue parole fatte di nostalgia, di rimpianto, ma anche di sprone e di speranza.
Lui ha scritto un libro, l'ultimo libro: "Di febbri e di parole". Il male che lo avvinghiava senza tregua non gli ha permesso di sentire il suo profumo fresco di stampa, non gli ha dato tempo di gustarlo rileggendolo e rileggendosi. Lo dobbiamo fare noi. Perché Domenico Luiso, in ultima analisi, non era un "comune mortale poeta", ma era un poeta grande e autentico. Amava scherzare, ma quando scriveva, la sua poesia era terribilmente seria, profonda, solenne.
Non dobbiamo dimenticare Domenico Luiso. Come non dobbiamo dimenticare gli altri amici poeti che abbiamo conosciuto e che nessuno più richiama o nomina: la loro poesia è fatta di piume che vengono trasportate lievemente dal vento, e il vento è il nostro ricordo, il nostro parlarne, il nostro scriverne: così che le loro parole possano depositarsi nei nostri cuori, facendo germogliare altri pensieri, altre creazioni, altre poesie.
E quindi non addio, Mimì Luiso! Ma "arrivederci": la tua poesia è ancora qui, viva e palpitante, come la tua voce con la divertente cadenza barese. Se facciamo un poco di attenzione, ti sentiremo sicuramente, come se fossi tu a leggere le tue belle poesie!

Riportiamo qui di seguito alcune sue poesie tratte dal libro "Di febbri e di parole", Bastogi Editore, 2013, prefazione di Armando Saveriano.
Saranno molto graditi i commenti dei lettori.

Se questa vita

Se questa vita è una piuma sospesa
dentro un'ampolla diafana di carne
reclina il capo il fiore germogliato
dell'odio astioso
e ridiventa amore

muore lo scroscio delle tue mani ossute
e ridiventa una carezza triste

stesa con gli occhi chiusi questa vita
annega nebbie pazze di parole
nelle placide acque di un sorriso

non ha ferite e pieghe nei suoi fianchi

riflette il segno del tuo sguardo amico
e nella bocca muta s'agita lo stelo
del balsamo di un bacio che non muore.

***

La sera lenta

La sera lenta ci veniva incontro
coi suoi cespugli d'ombre e di silenzi
e di noi due seduti a una panchina
non furono più vive le parole

un vento grigio oltre lo steccato
già ci annusava e ci lambiva gli orli
e a noi che fummo ardenti di pensieri
si fecero ricordo anche gli occhi

in quella sera ai margini di noi
ebbe sete di nebbie la lumaca
e fummo un rigagnolo sfumato

di noi rimase la beatitudine
di carne e pietre fattisi stupore.

***

Ottobre

Lattiginoso ottobre alle mie labbra
assorto accosto il tuo vetro opaco
e assaporo lenti sorsi di languore

si fa diafano il clangore nella gola

tra le mie mani il tuo velluto grigio
tra queste mani la memoria lieve
d'ogni parola arsa
d'ogni sete

ottobre pigro che m'invadi gli occhi
con il tuo velo sulle cune rotte
(si fermano le larve del pensiero)

ottobre lento
cuore di me stesso
ottobre muto ottobre ignaro ottobre
sulle tue foglie sparso evanescente

torpido ottobre sui miei rami stanchi.

***

Piuma

Piuma che rivaleggi
col cuore arroventato
un segnalibro forse tu sei che scandisci il vento
dei frenetici fogli del mio libro
pagine brune diventate cenere

diafana piuma, incombusto segno,
mosca scacciata che ritorna sempre

piuma che mi scandisci la lettura
volto ogni pagina e mi trascino dietro
pulviscoli di pena e di paura

piuma assurda e incerta
forse mai morta
forse mai nata
nacqui al posto suo
e forse morirò
bruciando i miei occhi tra le sillabe

eterea piuma lieve come l'alba
che istoriava il mio libro

e la credetti un sogno.

***

Sul muro rabberciato

Sul muro rabberciato il sole lento
s'aggruma
in mille scaglie di sale
che non sentono più il vento

se bisbigliava un'ombra tra le pietre
un'immemore notte la raccolse
spegnendola nell'intimo lamento

l'ondivago mio passo si rafferma
in quel momento
di luci e di parole
calcificati senza movimento

e mi confonde il discorso antico
dell'ennesima morte
della morte

ma sono niente le parole
e il filo
che scorre rampicato sulla china
s'impolvera e si perde

ai miei occhi
resta il veleno aspro dell'abbaglio.

Domenico Luiso è nato a Bari il 10 ottobre 1937 ed è morto il 7 settembre di quest'anno, 2013. Risiedeva con la famiglia a Bitonto, dove ha sempre svolto una intensa attività letteraria, specialmente negli ultimi anni, dando il suo fattivo contributo nell'organizzare importanti eventi culturali ed anche concorsi, come il concorso di poesia e narrativa "Città di Bitonto". Ha pubblicato diversi libri di poesia; l'ultimo, uscito postumo, è intitolato "Di febbri e di parole", Edizioni Bastogi, Foggia, con prefazione di Armando Saveriano.
Domenico Luiso è stato un assiduo partecipante dei concorsi letterari nazionali, e sempre si è distinto in questi, ottenendo molto spesso il primo premio ed altri significativi riconoscimenti. Il suo nome è inserito in numerose antologie e riviste di poesia. E' stato membro di giuria in molti concorsi letterari di rilevanza nazionale.

Il ricordo degli amici

Caro Giuseppe,
Mi dai una tristissima notizia. Anch'io ho avuto modo di conoscere Domenico e di parlare con lui. E ciò in molte occasioni. Voglio solo ricordare un nostro incontro a Sant'Anastasia ed un altro a Vecchiano, quando vinse il Premio "Santa Maria in Castello-Città di Vecchiano". Mi viene in mente la Sua voce e la Sua simpatia. Hai ragione, Domenico resta pur sempre con noi, anche se non materialmente. Le Sue parole e la Sua poesia saranno sempre presenti nei cuori di coloro i quali - ed io sono tra i tanti - hanno avuto modo di ascoltarla e di apprezzarla.
Giovanni Bottaro.

Mi dispiace molto. Siamo stati insieme ad Udine per un premio e partecipò diverse volte al nostro Reali. Molto bravo. Ma le parole restano.
Un caro saluto.
Bruno Bartoletti

Che tristissima notizia! A Mimì mi legano tantissimi ricordi di vita letteraria e poetica nonché un’amicizia che aveva ed ha il suo credo nella spensieratezza e nel rispetto reciproco più profondo. Non un addio ti do, caro Mimì, ma un dolce arrivederci, ricordando il nostro primo incontro a Modena dove tra il serio e il faceto mi chiedesti: “ma come fai a scrivere così…”.
Ho scritto di recente una poesia intitolata: “La morte del poeta” che alcuni conoscono, e che ti dedico dal profondo del mio cuore.
Ciao Mimì, e che ti sia lieve il passare sulla Terra. Benito. Galilea

La notizia della scomparsa di Domenico ci rattrista e ci sconvolge. Lo abbiamo visto l’ultima volta a Porto Recanati l’anno scorso, ma senza Caterina. Ci aveva promesso che sarebbe tornato la settimana successiva a Montefiore, dove doveva ritirare un primo premio, ma a quell’appuntamento non si presentò. Lo ricorderemo com’era, sempre brillante e un po’ guascone, ironico e salace; e certo ricorderemo la sua poesia, musicale, inquieta, visionaria.
Umberto Vicaretti

Caro Vetromile,
l'ho saputo pure io stamani della morte dell'amico poeta D. Luiso. Ci siamo ritrovati insieme in tante competizioni di Poesia. La morte ghermisce senza distinzioni in modo inesorabile. Noi tutti lo piangiamo.
Antonio Coppola

Questa triste notizia mi ha addolorato, benché non conoscessi di persona Domenico Luiso. Ne ho però sempre apprezzata la bravura poetica e la profonda umanità che pervadeva (e pervade) le sue liriche. Hai proprio ragione: la nostra materialità si disfa, ma non la poesia. Se è vera, come quella di Domenico Luiso.
Pasquale Balestriere




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