mercoledì 2 settembre 2026

Intervista della poetessa Muhsine Arda al curatore d'arte Walter L. Meyer (traduzione in italiano di Lucilla Trapazzo)

Volentieri pubblichiamo su Transiti Poetici, nella rubrica destinata agli ospiti, una interessante intervista della poetessa turca Muhsine Arda al curatore d'arte americano, residente in Turchia, Walter L. Meyer. La traduzione in italiano dell'intervista è a cura della poetessa Lucilla Trapazzo.




ARTE E LETTERATURA NEL CUORE DELLA GUERRA

La storia di 1001 Nights Retold, una mostra d'arte

Propongo volentieri questa conversazione tra la poeta turca Muhsine Arda e Walter L. Meyer, curatore d’arte, perché racconta di un incontro particolare, quello tra il curatore americano e l’artista iraniana Noushin Vedaei, che, nel pieno della guerra, hanno dato vita a un progetto a distanza, 1001 Nights Retold, una mostra ispirata a Le mille e una notte.

A farmi conoscere questa storia è stata proprio Muhsine, che segue il lavoro di Walter fin dal suo trasferimento a Istanbul nel 2019. Mi ha raccontato quanto l’avesse colpita questo suo ultimo progetto: da una parte, un americano e un’artista iraniana che continuano a lavorare insieme mentre il Paese di lui bombarda quello di lei; dall’altra, la possibilità di sottrarre il loro dialogo alla cornice della politica e di mostrare che l’arte può oltrepassare i confini nazionali. E poi c’era la letteratura. Quando Muhsine ha scoperto che il tema della mostra era Le mille e una notte, una delle opere più affascinanti della letteratura mondiale, ha voluto saperne di più.

È così che abbiamo deciso di raccontare questa storia. Le sculture di Noushin, accompagnate dalle sue personali riletture dei racconti, restituiscono alla letteratura la sua natura originaria di spazio condiviso tra culture ed epoche. Il progetto è nato dall’arte, ma finisce inevitabilmente per interrogare anche la possibilità di costruire un dialogo oltre le barriere erette dalla politica.

Questa conversazione racconta la genesi della mostra.

 

Muhsine Arda (MA) Walter, tu vivi a Istanbul, in Turchia, mentre l'artista Noushin Vedaei vive a Isfahan, in Iran. Come è nata 1001 Nights Retold, la mostra ospitata dalla tua galleria d'arte online (AWB)?

Walter L. Meyer (WLM) Cerco spesso in rete e sui social artisti che potrebbero essere interessanti da esporre. Quando ho visto per la prima volta le sculture in cartapesta di Noushin, ne sono rimasto completamente affascinato. Le ho immediatamente inviato il mio consueto primo messaggio: «Parli inglese?». Quando mi ha risposto affermativamente, ne sono stato felicissimo. Era il 18 febbraio 2026 (ricordate questa data).

MA – Che cosa ti ha colpito particolarmente delle sculture di Noushin?

WLM – In realtà, la risposta è triplice. Innanzitutto, trovo singolare che queste opere – alte da 11 a 43 centimetri – rappresentino per lo più animali e non esseri umani. In secondo luogo, mi incuriosisce il fatto che siano esposte in gruppi anziché singolarmente. Infine, è interessante che raffigurino i personaggi di Le mille e una notte, opera letteraria che apprezzo e che è conosciuta in tutto il mondo, talvolta anche come Le notti arabe.

MA – Perché l’artista ha deciso di rielaborare questi racconti attraverso la sua arte?

WLM – Noushin mi ha spiegato che questa serie di sculture rappresenta la continuazione della sua esplorazione artistica di miti, rituali e racconti antichi, temi che rimandano alla sua formazione sia nella pittura sia nella scultura. Per lei, queste storie raccontano l'eterna lotta tra il bene e il male.

MA – Avevi già familiarità con Le mille e una notte?

WLM – Sì, ma come la maggior parte degli occidentali conoscevo soprattutto le avventure di Sinbad il marinaio, Aladino, Ali Baba e i quaranta ladroni, tutte storie rese immortali dal cinema, soprattutto dai film di Walt Disney. Mi aspettava però una sorpresa!

MA – Cosa intendi?

WLM – Facendo qualche ricerca ho scoperto che le storie che ho appena nominato furono tra le ultime a essere aggiunte alla raccolta, addirittura nel XVIII secolo. La maggior parte delle altre storie de Le mille e una notte, invece, è molto più antica. Tramandate oralmente per secoli, hanno per lo più origini nell'antica Persia e in India, anche se nel corso degli anni furono aggiunti racconti provenienti da altri luoghi. La prima raccolta a stampa conosciuta in Occidente fu scritta in arabo. Da qui il nome alternativo Le notti arabe.

MA – Come si è sviluppata la mostra 1001 Nights Retold?

WLM – Per prima cosa ho spiegato a Noushin come strutturo le mostre di AWB: volevo che scrivesse una dichiarazione d’artista e, cosa per me ancora più importante, un commento per ciascuna delle opere esposte – una caratteristica peculiare del mio stile curatoriale.

Fin dalla prima storia che Noushin mi ha inviato, ho capito che avrebbe raccontato il retroterra di ciascuna opera. Questo significava spiegare perché avesse scelto di rappresentare proprio quella storia, quali fossero le sue fonti storiche, la sua versione del racconto e, infine, quale fosse la morale o l'insegnamento che ne traeva.

MA – Prima mi hai chiesto di ricordare la data in cui tu e Noushin avete iniziato a collaborare…

WLM – Abbiamo intrapreso questo progetto il 18 febbraio. Solo dieci giorni dopo, gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l'Iran. Improvvisamente tutto si è fermato. Per mesi non ho avuto notizie di Noushin perché il governo iraniano aveva oscurato Internet. Non sapevo neanche se fosse ancora viva.

Così come il progetto si era interrotto, altrettanto improvvisamente è ripreso. Noushin mi ha spiegato che lavorare con me a 1001 Nights Retold l'ha aiutata a rimanere concentrata su qualcosa di positivo. Alla fine, abbiamo completato le dodici storie illustrate dalle sculture della mostra.

MA – Puoi raccontarci un paio delle tue storie preferite?

WLM – Con piacere. Vorrei sottolineare che Noushin desidera che tutti comprendano che le sue versioni di queste storie non sono riscritture letterali. Sono adattamenti personali, concepiti per evocare un'atmosfera di magia e meraviglia. Queste sono le tre che preferisco...

Il giovane re e i pesci colorati è una storia di tradimento, stregoneria, punizione collettiva e di un re giusto che rimette le cose a posto. A causa della sua infedeltà, un giovane re viene trasformato in pietra e i suoi sudditi in pesci.

Per Noushin, i sudditi-pesce rappresentano una società multiculturale nella quale la differenza genera unità, non divisione.

Il messaggero della Luna può essere letto come un monito alle società autoritarie: con strategia e intelligenza, i deboli possono sconfiggere chi sembra avere un potere assoluto.

Fingendosi la Luna, il coniglio messaggero Pirouz riesce a ingannare il Re degli Elefanti e a salvare la fonte d'acqua dei conigli.

Il Jinn e il mercante mostra la capacità di questa creatura temibile di essere misericordiosa, arrivando infine a perdonare persino l'uomo responsabile della morte di suo figlio.

MA – Interessante.

WLM – Sono sempre stato affascinato dall'idea del jinn, una figura potente della mitologia orientale, capace tanto di fare del bene quanto del male.

MA – Grazie, Walter, per aver aggiunto un capitolo artistico alla lunga storia de Le mille e una notte.

WLM – È stato un piacere. Per chi volesse approfondire, 1001 Nights Retold è disponibile sulla galleria online Art Without Boundaries: www.artwithoutboundaries.art.

 

Djinn







Il pesce


Il giovane re




Pirouz, il coniglio messaggero



Noushin Vedaei circondata da alcuni dei personaggi di 1001 Nights Retold


Muhsine Arda è poeta, romanziera, saggista e traduttrice; vive a Bursa, in Turchia.

Walter L. Meyer è un curatore americano e collezionista d'arte «per caso»; vive a Istanbul, in Turchia.

 

Traduzione e revisione italiana: Lucilla Trapazzo

 

 

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà