Direi che tale annotazione critica sia del tutto aderente al progetto poetico di Marco Bellini che si evidenzia in L’orizzonte che ci spetta, laddove il nostro autore individua, lungo tutto il percorso della raccolta, un limite, un orizzonte, entro il quale ognuno sogna, anela e vive.
La sensazione della limitazione, sia spaziale che temporale, che l’uomo avverte, che ha sempre avvertito, e che ha alimentato idee filosofiche e anche scientifiche fin da quando è stato in grado di congetturare e teorizzare sul senso della vita, può essere causa di angoscia, di disagio psicologico, di chiusura di fronte all’ineluttabilità della fine (la morte che indiscutibilmente attende tutti ai confini dell’esistenza), e può ingenerare in molti rassegnazione e rinuncia nel tentare comunque di costruire e realizzare progetti futuri per contrastare in qualche modo la certezza della fine.
Uno di questi modi è senz’altro la poesia, e Marco Bellini affronta benissimo, in questo libro, l’argomento del “confine”, dell’”orizzonte”, cercando, e riuscendoci, di stabilire un legame intellettivo ma anche emotivo, se non addirittura fisico, con gli eventi al confine: una poesia-ponte per giustificare, ma anche per confutare, la certezza della limitazione, la certezza di essere chiusi in quella sfera che è il nostro mondo, la nostra realtà, di dimensioni finite.
Questa poesia di Marco Bellini ci aiuta a intuire che l’orizzonte che ci spetta è una consapevolezza da meditare e da interiorizzare, ma che è anche possibile superare con proiezioni emotive che vadano oltre il confine: il gioco della vita hic et nunc, il contingente, l’attualità da vivere e da condividere, forse anche il gioco dell’illusione, che, forte della parola poetica, riesce a penetrare e a superare l’invisibile e l’indicibile.
L’ineluttabilità del confine è dunque più volte sottolineata dall’autore, quando conclude alcuni brani poetici con le parole “l’orizzonte che ci spetta”, versi finali che costituiscono anche il titolo della raccolta e che riassumono pienamente il tema proposto in questo libro. Un orizzonte che, soprattutto, ci spetta, laddove è senz’altro determinato e definito il confine spazio-temporale delle nostre azioni e del nostro vivere: un confine determinato e modellato in base alle nostre singole aspettative e ai nostri movimenti nell’andare verso il domani (“…Il movimento / per cercarsi e trovare la consistenza / dentro uno spazio accogliente”…).
Sarà dunque la poesia, questa poesia di Marco Bellini, ad alimentare progetti, sogni ed illusioni, per oltrepassare il fatidico orizzonte, una volta usciti dalla campana di vetro che circoscrive ed imprigiona ogni anelito di trascendenza o perlomeno di fuga verso dimensioni altre. Una poesia forte e propositiva, che aiuta a conoscere e a conoscersi, a comprendere le limitazioni che ci angustiano, ma che nello stesso tempo ci sprona a superarle.
La cimice
Talvolta accade ad alcune poesie:
un consumarsi alla lettura, un’erosione
dell’inchiostro sulla pagina.
Allora capita che il libro
si sposti verso il ripiano alto,
voce divenuta flebile, e si muova,
inatteso, un suono inclinato in settembre
nel volo rumoroso di una cimice
fino a posarsi sul dorso blu
coprendo con una zampa
la “A” dorata del titolo sciupato.
La campana di cristallo
Disse che voleva l’orizzonte, lo voleva
completo, tutti i trecentosessanta gradi,
che avrebbe saputo guardare,
disse, senza vedere la campana
di cristallo in cui stava, la campana
che se la muovi vola la neve
sulle illusioni deposte, le illusioni
vera misura dell’orizzonte che ci spetta.
Il corridore
Corre, così sta nel mondo
e sulla terra che batte e insiste
con le scarpe per le risposte,
i suoni di ritorno. Le scarpe,
labbra leggere con cui premere,
dire parole, succhiare il latte
della strada. Il movimento
per cercarsi e trovare la consistenza
dentro uno spazio accogliente.
Corre perché esiste spostando l’aria
e la fatica è una preghiera lenta.
Dall’alto le impronte sullo sterrato
come un diario segreto o una poesia
per riconoscere
l’orizzonte che gli spetta.
Quando là
Quando là avrai messo i piedi, svanendo
sarai distante da quel troppo sapere
di quando la morte ti appare così viva
seduta al tavolo, alla tua destra,
mentre mangi.
Ma solo
quando là avrai messo i piedi
non adesso che ancora sei chiamato:
le abitudini sono un dominio
e il rituale esige il giusto compimento
dell’orizzonte che ti spetta.
Silhouette
Quel viaggio prenotato nella finzione
di un tempo che non sarà
con un volo che non potrai prendere
per un mare che non ti bagnerà,
ecco, quel viaggio
è come la silhouette nera dei falchi
appiccicati alle barriere trasparenti
lungo le autostrade:
per non andare a sbattere
ci si regala la silhouette
di un tempo che non c’è.
Marco Bellini, L’orizzonte che ci spetta, Ediz. Lietocolle,
2025; prefazione di Claudio Damiani
Marco Bellini vive in Brianza. Ha pubblicato diversi libri
di poesia. Nel 2013 è risultato vincitore con inedito nelle selezioni italiane
per l’European Poetry Tournament, ed è tradotto in diverse lingue europee.
Organizza e promuove rassegne ed eventi di poesia.
In collaborazione con Paola Loreto, ha curato l’antologia
poetica Muri a secco (RPlibri, 2019) e attualmente cura la serie di antologie
Intrecci (Puntoacapo Editrice).

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