Ebbene: queste poesie hanno in sé sicuramente una profonda impronta ritmica e musicale, il che si evidenzia molto bene nella struttura dei vari brani, con l’uso sapiente di pause, distanziamenti tra le parole nei versi, l’uso sovente del corsivo per sottolineare riferimenti e allusioni. Questa modalità di scrittura in versi denota l’ottima padronanza della materia poetica da parte dei due bravi autori, laddove è evidente che una poesia interessante possa, o debba, essere scritta utilizzando segni, spazi, caratteri che contribuiscano a narrare anche l’oltre, il non detto, il non dicibile. Al di là naturalmente della parola poetica e della sua grande potenza espressiva.
Detto questo, lascio agli amanti della poesia e dei segreti che quasi sempre essa nasconde, il piacere di leggere questi versi, che sicuramente troveranno significativi, propositivi, eleganti e dotati di grande armonia. È un’opera importante, meritevole di grandi apprezzamenti.
Diario del ponte
O del grande masticamento
I
Accadeva come ad una festa / che si sgombrasse
la mente
quel treno di notte per Lisbona ai primi passi
di un principe – Marcus, futuro re dei topi
e delle rane. Dei fiumi impestati dal piombo.
Annunciò la partenza notturna e il saluto
alle piante / interruppe
la spada
la memoria.
II
Consegnò piccoli giocattoli scritti
durante la guerra: pesano appena
diciassette
more.
Giorni di agosto. Un’ansia
lieve.
Principio dell’eco: il costume
O degli aspetti lunari
La sofferenza è il segno che c’è stato
a te,
ragazza in metro
condizione di allarme
permanente. Forse
scappava dall’incanto
del Bolshoi il
piede
abortito nel canto / gli occhi
che dal prato
affiggono
l’anima al bivio.
La diaspora
O delle trappole
Falce di luna su monte
soprano:
dipese da noi /
conservare nella sera immortale
la leggenda
delle voci che scompaiono –
passo dietro i passi – e le immagini
costruite con pazienza
ostinazione,
ribaltate dal destino. Tagliole
di lapislazzuli vertiginose
e chiare, giorno ignoto: niente
ha più cantato, se niente canta
nei numeri
tetri del nome. È l’anno / del mondo.
L’orologio grasso
O del lamento
Odio il fiume, via di transizione. Non porta.
Ferma. Lungo
la pietra
e la luna rosicchiata
dal burrone.
L’amore, solo nell’acqua sta. Senza memoria,
senza gravità. Senza dolore.
Inflazione, reiterazione, ripetizione
l’immagine:
guscio vuoto e parola. Le case
dell’infanzia
si chiudono alla strada – strane chiese
di campagna
desolata: si sacrifica l’osso
che canta
la gallina d’oro dell’estate.
Perché non a me? Ora
sono / nella luce.
Alessia Lombardi & Marco Alonzi, La controra, Ensamble,
2025; prefazione di Edoardo Olmi.
Alessia Lombardi, nata a Pontecorvo (FR) nel 1996,
vive e lavora a Firenze. Semifinalista al concorso CET – Scuola per Autori di
Mogol e finalista alla XIX edizione del Premio Fabrizio De André sezione
Poesia. Per il progetto di poesia performativa Crow J & Neptune Mak ha
ricevuto, assieme a Marco Alonzi, nella sede del Parlamento Europeo a
Bruxelles, il Premio alla Carriera.
Marco Alonzi, nato a Sora (FR) nel 1995, vive e lavora a Firenze. Violoncellista e compositore, ha ricevuto premi a Strasburgo (Premio Speciale Poesia Europea) e a New York (The Alchemy of Poetry). Per il progetto di poesia performativa Crow J & Neptune Mak ha ricevuto, assieme ad Alessia Lombardi, nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Premio alla Carriera.

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