mercoledì 25 marzo 2026

"La controra", opera poetica a quattro mani di Alessia Lombardi e Marco Alonzi

Chi veramente ha ideato e scritto le poesie di questa raccolta, della quale volentieri presentiamo qui una breve nota informativa? Leggiamo nella puntuale prefazione di Edoardo Olmi: La controra è la prima opera poetica a quattro mani di Marco Alonzi e Alessia Lombardi. Dunque, si tratta di una raccolta poetica pensata e scritta da due autori diversi. Si potrebbe citare l’esempio musicale, laddove due pianisti seduti uno accanto all’altro suonano un medesimo brano; ma qui la situazione è diversa: questa è un’opera poetica in cui, almeno ad un primo sentire, non è possibile individuare l’autore di questa o di quell’altra poesia. Ad un primo sentire, dicevo, perché la prima sensazione è proprio quella che, verosimilmente, offre al lettore la magia, l’emozione, la condivisione lirica, insita nei versi della raccolta. Beninteso, ad un esame più approfondito e critico, si può risalire all’autore di ciascun brano. Ma qui interessa soprattutto notare quanto la poesia, la buona poesia, possa vivere di luce propria, quasi autonomamente rispetto a chi l’ha prodotta. È quanto risalta leggendo questi versi intensi e pregni non solo di tanta musicalità, derivante appunto dall’anima artistica dell’Alonzi, ma anche di tante significative figurazioni, quadri di vita, riflessioni sul sociale e ricordi. La vera poesia si distacca dall’autore, riprende vita propria nel lettore, che la fa sua, la rimodula interiormente per attualizzarla egli stesso: un messaggio importante e coinvolgente, incisivo, che potrà dare adito, nell’animo dell’altro, ad una serie di riflessioni e di interrogazioni su quanto assimilato attraverso la lettura o l’ascolto della poesia.
Ebbene: queste poesie hanno in sé sicuramente una profonda impronta ritmica e musicale, il che si evidenzia molto bene nella struttura dei vari brani, con l’uso sapiente di pause, distanziamenti tra le parole nei versi, l’uso sovente del corsivo per sottolineare riferimenti e allusioni. Questa modalità di scrittura in versi denota l’ottima padronanza della materia poetica da parte dei due bravi autori, laddove è evidente che una poesia interessante possa, o debba, essere scritta utilizzando segni, spazi, caratteri che contribuiscano a narrare anche l’oltre, il non detto, il non dicibile. Al di là naturalmente della parola poetica e della sua grande potenza espressiva.
Detto questo, lascio agli amanti della poesia e dei segreti che quasi sempre essa nasconde, il piacere di leggere questi versi, che sicuramente troveranno significativi, propositivi, eleganti e dotati di grande armonia. È un’opera importante, meritevole di grandi apprezzamenti.

 

 

 

Diario del ponte

O del grande masticamento

 

I

 

Accadeva come ad una festa / che si sgombrasse

la mente

quel treno di notte per Lisbona ai primi passi

di un principe – Marcus, futuro re dei topi

e delle rane. Dei fiumi impestati dal piombo.

Annunciò la partenza notturna e il saluto

alle piante /                 interruppe la spada

     la memoria.

 

II

 

Consegnò piccoli giocattoli scritti

durante la guerra: pesano appena

diciassette

more.

 

Giorni di agosto. Un’ansia

lieve.

 

 ***

 

 

Principio dell’eco: il costume

O degli aspetti lunari

 

La sofferenza è il segno che c’è stato

a te,

ragazza in metro

condizione di allarme

permanente.                Forse

 

scappava dall’incanto

del Bolshoi il piede

abortito nel canto / gli occhi

 

che dal prato

affiggono

l’anima al bivio.

 

 ***

 

La diaspora

O delle trappole

 

Falce di luna su monte

soprano:

dipese da noi /

conservare nella sera immortale

la leggenda

delle voci che scompaiono –

 

passo dietro i passi – e le immagini

costruite con pazienza

ostinazione,

ribaltate dal destino.               Tagliole

di lapislazzuli vertiginose

e chiare, giorno ignoto:          niente

 

ha più cantato, se niente canta

nei numeri

tetri del nome. È l’anno / del mondo.

 

 

 ***

 


L’orologio grasso

O del lamento

 

Odio il fiume, via di transizione. Non porta.

Ferma. Lungo la pietra

e la luna rosicchiata

dal burrone.

 

L’amore, solo nell’acqua sta. Senza memoria,

senza gravità. Senza dolore.

 

Inflazione, reiterazione, ripetizione

l’immagine:

guscio vuoto e parola. Le case

dell’infanzia

 

si chiudono alla strada – strane chiese

di campagna

desolata: si sacrifica l’osso

che canta

la gallina d’oro dell’estate.

 

Perché non a me? Ora

sono / nella luce.

 

Alessia Lombardi & Marco Alonzi, La controra, Ensamble, 2025; prefazione di Edoardo Olmi.

Alessia Lombardi, nata a Ponte­corvo (FR) nel 1996, vive e lavora a Firenze. Semifinalista al concor­so CET – Scuola per Autori di Mogol e finalista alla XIX edizio­ne del Premio Fabrizio De André sezione Poesia. Per il progetto di poesia performativa Crow J & Neptune Mak ha ricevuto, assie­me a Marco Alonzi, nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles, il Premio alla Carriera.

Marco Alonzi, nato a Sora (FR) nel 1995, vive e lavora a Firenze. Violoncellista e compositore, ha ricevuto premi a Strasburgo (Pre­mio Speciale Poesia Europea) e a New York (The Alchemy of Poet­ry). Per il progetto di poesia per­formativa Crow J & Neptune Mak ha ricevuto, assieme ad Alessia Lombardi, nella sede del Parla­mento Europeo a Bruxelles, il Pre­mio alla Carriera.

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