Non si sottrae a questo nobile compito Antonella Sica, nel realizzare un vero e proprio poema, premiato alla undicesima edizione del Premio “Arcipelago itaca” e quindi pubblicato dalla stessa Casa editrice, con una dotta motivazione di Carlo Giacobbi. Il titolo, essenziale e significativo, Sulla terra rotta, è già incipit di denuncia e di degrado dei valori umani, se vogliamo eufemisticamente riferirci al decadimento generale di ogni traguardo etico e morale faticosamente guadagnato in secoli di dure lotte sociali per la libertà, la (vera) democrazia, il benessere di tutti i popoli. In particolare la situazione in Medio Oriente e più specificamente a Gaza è a dir poco apocalittica, disumana, infernale. La terra rotta rende bene l’idea, e d’altronde la poesia è un metodo diretto per proclamare la verità, senza retoriche e senza “distinguo”: la terra è rotta, insanguinata, assassinata, vilipesa, tradita, là come in tante altre parti del mondo e come in tante altre epoche.
Ma è lì che ora l’occhio e il cuore del poeta è rivolto. I reportage, quando arrivano, narrano i puri fatti; la poesia invece ne estrae il cuore adornandolo e circondandolo di quella pietà, di quella compassione, di quella rabbia e di quel dolore immenso, con una potenza e una incisività che solo lei può esprimere. Pochi versi, ma parole come lance, come pietre che colpiscono ognuno di noi, versi brevi adeguati alla brevità e alla precarietà della vita quotidiana in quei luoghi. Un linguaggio scarno, essenziale, come scarne ed essenziali sono le ore di un bambino che non sa se potrà mai vedere l’alba di domani. Poche parole, versi epigrammatici come giustamente commenta Carlo Giacobbi; ma versi che grondano amore e giustizia, valori che in filigrana ancora sembrano evidenziarsi, perché l’umanità calpestata risorge sempre, prima o poi. E la Poesia, come questa di Antonella Sica, pur nella denuncia, ne anticipa sempre il nuovo orizzonte di luce.
Deflagra la luce sul campo
coi bimbi salta la palla
il sorriso minato
in pezzi nel cielo con gli arti
in volo i piedini, le mani.
La madre sui corpi
gli occhi divaricati
gli uomini intonano
il nome di dio
allineano i sacchi bianchi
sulla terra rotta
in fila come crisalidi
di pietra.
Sfugge alla lingua
un frammento tenace di cibo
tra i denti, un tormento
dallo schermo
una sirena
antiaerea
trascina
tremori
lungo i vetri
un fastidio da niente
che non vuole andare via.
Nel flusso di notizie
voci gonfie d’acqua
i bambini
camminano sulla faglia
che divide lo sguardo
ogni giorno più piccoli
più lontani.
Antonella Sica, genovese, laureata in Lettere
Moderne, è regista e manager culturale nel settore audiovisivo e
cinematografico. Ha pubblicato Fragile al mondo (Prospero Editore,
2015), La memoria nel corpo (Rayuela Edizioni, 2018), L’ira notturna
di Penelope (Prospero Editore, 2022) e Corpi estranei (Arcipelago
itaca, 2025), con cui ha vinto il Pre-mio “InediTO - Colline di Torino”. È
presente nelle antologie Singolare, molteplice (Puntoacapo, 2022) e Settimo
repertorio di poesia italiana contemporanea (Arcipelago itaca, 2023). Suoi
testi sono stati selezionati e premiati in diversi festival e pubblicati su
riviste e blog letterari.

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