Giorgio Cuscito, autore di questa interessante raccolta edita da RPlibri nel corrente anno 2026, vuole dunque confermare, anzi riaffermare, che non esiste solitudine… purché la si comprenda, ne sia possibile la gestione, in qualche modo, anzi in un modo che possa in qualche modo confutarla. È in fondo la stessa tragedia di ciascuno quando, pur sapendo che la vita dovrà finire, si cerca di schernirla, di confutarla: non esiste la morte!
E verosimilmente non “esiste” la solitudine, pur essendo certi che c’è, la si vede, la si tocca, la si respira (“Vorrei tanto / scostare questa tenda, / che mi nasconde / e tendere al cielo…”). Dunque la parola poetica è talismano e viatico atto a disvelare la dura (e vuota) realtà, un mondo quasi di insignificanze, avvertito quasi come un disagio da affrontare, da liberarsene al più presto tendendo alla solarità, alla luce e alla pienezza dell’infinito (“Vorrei cercarlo sempre, / il mare / senza voltarmi…”).
Una poesia arguta, intelligente, che denota una filosofia di vita solo apparentemente remissiva, quasi che l’autore voglia rassegnarsi a questa “solitudine” (“Leggerei una poesia adesso, una poesia semplice, magari una di Pascoli…”), ma che con una vitalità ironica eccezionale, apre gli usci ad un mondo più dinamico, più romantico e colmo di prospettive.
Prima di cominciare a scrivere
Prima di cominciare a scrivere
devo vedere,
ogni volta
Arrendermi alla corrente di voce,
dita e luci
Chiedere del tempo
Svegliarmi
Essere nel centro
Fermare quel pezzo di tramonto,
che ogni sera mi perdo
E renderlo mattutino, vivo
ogni volta
che voglio
Essere significato
Rendere il tempo infinito,
ogni volta
gioire
scrivendo
Vorrei restare dietro questa tenda,
fermo come la mia ombra
Vorrei tanto
scostare questa tenda,
che mi nasconde
e tendere al cielo
Essere tra i tetti,
vedere dall’alto le facce,
essere quello che sono
Non sono un uomo,
sono quel gatto
sdraiato all’ombra
che sfida i cani alla catena
Sono quell’industria assolata
che non ha bisogno di lavorare
Sono quel profumo
sempre irriconoscibile
Mi dicevi
che so di vecchio,
che la mia pelle sa di polvere
che la mia bocca è amara
Solitaria è
la mia compagnìa
Nessuna solitudine
Leggerei una poesia
adesso
Una poesia semplice,
alla natura
Magari una di Pascoli
La tengo sempre vicina,
a notte fonda
La pagina bianca
È bella la pagina bianca,
molto più
di un libro intero
Calda e comprensiva,
quasi mi tiene per mano
Ho vissuto tanto
Comincio a leggere
ma non vado avanti
Quell’ultima nuvola
Quell’ultima nuvola
trasferitasi
su carta luminosa,
non dista ancora così tanto
dal cielo
A volte sono più sereno
A volte basta il mare
Vorrei cercarlo sempre,
il mare
senza voltarmi
Restando a sorridere per ore
davanti a quella baraonda
di gabbianelle
(Brani tratti dal libro Nessuna solitudine, di Giorgio Cuscito, RPlibri, 2026)
Giorgio Cuscito (Acquaviva delle Fonti, 1994) lavora come musicista, cantautore e performer tra musica, teatro, poesia e arti contemporanee. La sua intera ricerca è incentrata sull’Arte intesa come processo e non prodotto, come pratica di resistenza umana all’isolamento, all’individualismo e all’(an)estetizzazione del sentire. Ha musicato e interpretato poesie di Paul Éluard, Cesare Pavese, Gottfried Benn e Pier Paolo Pasolini; si ricorda il reading Avrà i tuoi occhi (2024) con il poeta Vittorino Curci e il musicista Gianni Console. Ha sonorizzato mostre e installazioni in gallerie d’arte e musei; si ricordano Habitat (2025) e Postumi (2025) dell’artista Pierluca Cetera. Insieme alla band art rock Violent Scenes, di cui è cantante, compositore e autore di tutti i testi, ha registrato quattro dischi: Know By Heart (2017), Stimmung (2019), Rebirth (2022) e Angels Are Mathematical (2026); scritto per il cinema e il teatro e suonato in centinaia di concerti, tra Italia e Stati Uniti. Scrive, vive e lavora a Gioia del Colle (BA), dove negli ultimi anni ha dato vita a un intenso scambio artistico e culturale, tra i più attivi della Puglia; curando festival, concerti e spettacoli e ospitando artisti provenienti da tutto il mondo.
