giovedì 15 ottobre 2026

La "Radice Nomade" di Marisol Bohorquez Godoy

Qual è la forza più grande che mantiene in vita ciascuno di noi, non solo, ma che contribuisce all’unione e all’instaurazione di un rapporto, di un vincolo empatico, di una condivisione e di uno scambio emotivo e intellettivo fra le persone? Questa forza è sicuramente l’amore. E i creativi, gli artisti e i poeti lo sanno benissimo: è un tema, un argomento che da sempre ha ispirato i grandi e i piccoli poeti, con escursioni e ampliamenti di grande respiro e significanze, laddove l’amore venga declinato attraverso le sue tantissime e svariate manifestazioni: dall’amore carnale, erotico, a quello amicale, genitoriale, familiare e persino sociale.

Non si sottrae al canto d’amore la poetessa Marisol Bohorquez Godoy, che radunando in sé tutto un mondo, tutta una realtà pregressa ricca di valori naturali, come lo è la sua terra natia, riesce con grande maestria letteraria ad esprimere una poesia fortemente incentrata sul valore dell’amore, una poesia che qui viene in un certo modo riassunta nella raccolta Radice Nomade, una poesia dalle corde altamente liriche, che offre un insieme piuttosto esaustivo dei vari aspetti in cui si manifesta l’amore, in particolare quello puramente e appassionatamente fisico, ma che dà adito ad un proseguimento lungo i sentieri della vita, perché l’amore non può confinarsi in un luogo e in un momento, ma ha una dimensione infinita nello spazio e nel tempo: "Nudi / la vita ci ha attraversati / come un sogno / È questo il paradiso? / Un regno senza inverni / un territorio nell’esilio / dove spighe di fuoco / germinano sulla punta / delle nostre lingue / e dalla carne che penetra la sua luce / un sole si solleva / senza invocare Dio".

Il canto d’amore di Marisol è pacato ma solo apparentemente: in filigrana nei versi si nota un impeto discreto, controllato, ma colmo di intendimenti, di guizzi, di allusioni: è un fuoco d’amore che cova sotto la cenere del vissuto, del quotidiano, laddove anche i ricordi contribuiscono a rinvigorire la fiamma nostalgica di un “può essere stato, poteva andare così”… “Ricorda quei giorni / quando colmavamo di baci il silenzio / quando i nostri occhi si chiudevano / a riconoscere la vita che ci attraversava…”

E quindi un canto delicato, intenso, forte, ma controllato, misurato attentamente con la competenza e l’esperienza letteraria dell’autrice, la quale sa, lo sa bene, che la parola, il fonema, in poesia sono essenziali strutture per la costruzione di un testo che voglia esprimere la profondità del concetto.

Radice nomade appare così un ossimoro, dove l’amore è il filo sottile ma robusto che lega il mondo originale al mondo in cammino, amore come viatico essenziale a dare un senso alla propria e all’altrui esistenza.


Tu e io amore

che siamo venuti al mondo come oblio

abbiamo fatto delle parole

il nostro incendio

 

Abbiamo sfidato l’abbandono

e unito i nostri corpi

al potere della fiamma

 

Abbiamo imparato a nominare il mondo

col fuoco nascosto

nella radice del silenzio


 ***


NELLA CITTÀ SENZA TRENI

 

Ricorda quei giorni

quando colmavamo di baci il silenzio

quando i nostri occhi si chiudevano

a riconoscere la vita che ci attraversava

 

Ricorda che le tue mani

erano il vestito preferito della mia cintola

e il tuo sorriso l’unica mia ragione per smettere di fuggire

 

Ricorda che il sole si nasconde all’orizzonte

e da lì racconta a ogni notte

il potere che ha il nostro incendio

 

 ***

 

Il nostro segreto I

 

C’è un segreto nascosto amore mio

Un segreto che mi perfora la lingua

affinché io non possa rivelarti al mondo

 

E in tutte le lingue che parlo

scrivo i nostri nomi

affinché altri si confondano

 

Non so in quale tra tutti i fonemi

ti sto perdendo

Non ci sono alfabeti adeguati

per nominare l’assenza

 

È facile inventare parole

colmare con esse il vuoto

e con il loro doppio filo

distruggere l’amore

 


***

 


SOGNO I

 

Vieni

fiorisci ancora una volta

nell’incendio della mia pelle

che ha trovato nel tuo petto

l’ingenua chiarezza dell’amore

 

Abbracciami con quella tua voglia

di conquistare il mondo

lo stesso dove io continuo a seguire

la luce delle stelle che agonizzano

 

Dormi sul dorso

di questo agosto ebbro

mentre le mie mani

risolvono l’equazione dei tuoi nei

 

Ricordami che accanto a te

i giorni cominciano con il tramonto

 

Dammi un po’ della tua luce

e avvolgi le tue gambe alle mie

Non permettere che un’aria di mondi distanti

diluisca la fantasia

e ci obblighi ad aprire gli occhi

 

 ***

 

SUSSURRO

 

Cerco di capire la geometria sacra

dei tuoi pensieri inquieti strani confusi

 

Contemplo le rime assenti dei tuoi versi

e la fredda fiamma che batte sulla mia porta

 

Vaghi sulla soglia come un fantasma

 

Sulle mie dita tremolanti

il tuo nome è la poesia che scrivo

 

 

*** 

 

Radice nomade

 

Finirà questa vita

ma mai il mio errare

l’andarti dietro attraverso i secoli

e attendere paziente il momento

in cui gli angoli del tuo tempo e il mio

torneranno a unirsi

 

Sull’orlo di ogni abisso

e sotto le pietre

riposerà il nostro grido

 

Passeremo notti intere

seduti sulla riva di un sogno

come colombe che dormono sui cornicioni

in attesa di quel primo raggio di sole

che ricordi loro la necessità di volare

 

 ***

 

L’altra faccia del fuoco

 

Esiste salvezza per questo amore che è nato condannato?

Non rispondere con fretta

pensa nella contraddizione della fiamma

proteggere la vita e distruggerla

conoscere il suo destino di cenere

 

Tu ed io non siamo diversi

ardiamo con la stessa intensità del fuoco

attizziamo scheggia a scheggia l’amore

fino a vederlo tramutato in ombra

 

 

 ***

 

il lato freddo della fiamma

 

Sono venuta nel centro dell’inferno

per abitare il clamore della fiamma

per abbracciare il suo lato più freddo

E quando il mio corpo

che ama le tue labbra estranee

si sarà tramutato in cenere

verrà il vento

a portare via il tuo nome

lontano dalla mia memoria

 

 ***

 

l’ora finale

 

Dicono che alla fine della vita

tutti ci lamenteremo

per i ti amo mai detti

però tu che amandomi in segreto

hai scelto di tacere per sempre

ti pentirai nell’ora del tuo tramonto?

Sgorgherà da te una lacrima alla fine

che parli della tua sconfitta?

Della battaglia a cui hai deciso di non andare

per paura di sparire

o per il timore assurdo della libertà

 

 

 ***

 

ILLUSIONE

 

Più in là di me

nuotando controcorrente

nascerà una poesia

capace di nominare la mia ferita

di raccogliere ogni frammento

che resterà di me

dopo averti amato

 

(Brani tratti dal libro "Radice Nomada - Raiz Nomade", di Marisol Bohorquez Godoy, Bertoni Editore, collana Tanit PoesiaEdizioni a cura di Lucilla Trapazzo, traduzioni di Gianni Darconza, con prefazione di Giancarlo Pontiggia, 2026).

Nota di lettura di Giuseppe Vetromile, dalla presentazione del 14/10/26 nell'ambito della Rassegna “Poesia è… Rinascenza”, Pollena Trocchia (Na), 14/10/2026.

Marisol Bohórquez Godoy è nata in Colombia nel 1982. Dal 2016 vive negli Stati Uniti. È poetessa, pittrice e traduttrice letteraria. Laureata in ingegneria e in Studi Avanzati in Letteratura Spagnola e Ispanoamericana presso l’Università di Barcellona. Ha pubblicato i libri di poesia: “La soledad de los espejos” (2016), “Effetto Farfalla-Efecto mariposa” (2017, Raffaelli Editore) e “La forma del vuoto-La forma del vacío” (2019, Lietocolle). Nel 2020, è stata vincitrice del concorso “Fiori di luce” in Italia ed è stata finalista al Premio Internazionale di Letteratura “Europa In Versi”. Come traduttrice, ha realizzato importanti traduzioni di poeti anglofoni e italiani, tra cui opere come “La misura dello zero” del poeta italiano Bruno Galluccio e “Elogio dell’indeterminazione” di Gianni Darconza, tra gli altri. Una delle sue contribuzioni più significative è l’antologia “Quaderno di traduzione. Ventidue voci della poesia italiana contemporanea (1949-2001)”, pubblicata in Colombia dalla collezione Anverso nel 2021, che raccoglie parte del suo lavoro come traduttrice.

Ha partecipato a festival internazionali di poesia e parte della sua poesia è già stata tradotta in inglese, francese e italiano.

Radice Nomade (Raiz nomada), è la sua ultima pubblicazione (giugno 2026)



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