giovedì 13 giugno 2013

La poesia di Anna Ciufo

Riprendiamo le presentazioni di poeti e poetesse che con la loro intensa ed impegnata attività letteraria lasciano un'impronta davvero significativa nel nostro percorso artistico e culturale attuale, così variegato e a volte anche difficoltoso, ma sempre e comunque meritorio e degno di rispetto.
E' la volta dunque di Anna Ciufo, persona sensibile e poliedrica, artista completa e originale, in quanto i suoi interessi e la sua attività spaziano dalla poesia, alla pittura, alla promozione culturale.
La sua poesia è di rilievo, appare eterea ma nello stesso tempo carica di energia, energia che ella richiama, evoca, soprattutto dalla natura, dal cosmo. E' un canto che si struttura partendo dalle dimensioni terrene, per poi proiettarsi verticalmente in alto, "spogliando" la natura del suo gravame e rivestendola con soffici panni di luce. Caratteristiche, queste, che si possono notare anche nelle sue originali composizioni pittoriche.

Lasciamo ora il campo ai nostri affezionati lettori, i quali sapranno sicuramente aggiungere qualche altra gradita riflessione sulle poesie di Anna Ciufo riportate qui di seguito.

Fiume

- Forte, più forte - gridava il fiume,
le mani piantate nei fianchi
dove l'acqua si gonfiava dimenandosi,
puntava il piccolo fosso fra le rocce bianche,
penetrava sfrontata in cerca di un'estasi salvifica.
E noi fummo gocce,
                    e terra
                    e pietre,
sotto gli scrosci e il tremulo verde
delle piante specchiate.
Feriti, lavati, lacerati dalla piena che si levò
in gorgoglìi di trine
verso dita di salice.
Fummo dolore, ebbrezza,
parole di colla e frammenti divini,
sciami di neve agli inguini
e poi fuoco.

Sanguigna

E' qui che sgocciola il duemilacinque,
in questi giorni da calpestare ancora
con impeto consueto
e una maschera di dolcezza,
sotto un cielo che illividisce e pesa
e già s'inverna di bava bianca sulle cime-guglie
della nostra immensa cattedrale di terra.
Sfuma in respiri asmatici,
agonizza dietro un fianco di luna l'anno terminale,
con rapidi sussulti vitali
in attimi impregnati di uno sguardo che ravviva
e proietta nel futuro, in un mattino spezzato.
Le prove di cenere e carbone
hanno passi di sanguigna, a tratti.
Basta un colpo di spugna.

Incipit

Morbido il guscio che richiama alla terra
in macchie sfrangiate,
scotomi flosci e cangianti;
ed ecco la lesione,
il primo odore vago d'erba umida,
il respiro penetrante, avido d'ossigeno.
Poi tutto si spacca, si sfalda,
il corpo esplode al mondo
e già rimpiange l'amniotico silenzio.
Gli specchi, l'acqua,
la voce che avvolge e compensa,
la mano calda che imprime l'istante dell'inizio.
Si aprono le danze già frenetiche,
al ritmo di una polca senza fiato.

La voce al cielo

La ninfèa galleggiava sul suo letto d'acqua,
separava i giorni dal dolore
e pietre mascheravano il viaggio ambito,
la speranza raccolta nel pugno
stretto più della gola.
Lì sognava steli d'ombra
e schiaffi di pioggia,
la mano incurante che la recidesse.
Spinsi la voce al cielo a estorcere promesse
ma già pronto era il Golgota,
nitido, perentorio come un dono,
come il filo che cuce la sera.

(Poesie tratte dal volume "Katana", Spring Edizioni, Caserta).

***

Divenimmo presto schiavi
quando una foglia fu eletta argine d'impudicizia.
Avvertimmo la pelle limite frustrante, guaina di ferro,
e in essa un corpo da comprimere.
Mutare, allora, fu salvezza: gonfiarsi, dimenarsi,
spaccare il velo, abbandonarlo infine.

1)
Verso di me che verso scagli, velenifera musa,
con quale verve ti avventi a vellicare
gli spazi vertebrali, con verginale tocco,
toto corde. Totem del mio tempo sei tu, dolceamara,
e non so se temere la tua ombra o tutta indossarla
toccando il fondo.

(Da "Exuvia", inserita nell'Antologia "Il Nettare e la Musa" curata da Armando saveriano, PerVersi Editori).

Anna Ciufo è nata a Formia, vive e lavora a Salerno. Ha pubblicato le raccolte di liriche "Di questi giorni parlati"e "Il timore accigliato delle pause" con l'Editore Ripostes, e "Katana" con le Edizioni Spring. La sua attività poetica è stata recensita su riviste letterarie e molte delle sue liriche sono inserite in antologie di poesia contemporanea, tra le quali, ultimamente, "Il Nettare e la Musa", PerVersi Editori, curata dal poeta e critico Armando Saveriano.
Scrive per la rivista online "Lapilli". Collabora con la Rivista Culturale "Miscellanea". E' vicepresidente del Centro Artisti Salernitani.

sabato 4 maggio 2013

Bandita la XI Edizione 2013 del Concorso Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia"


E' stata bandita la XI Edizione del Concorso Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", con una novità: l'introduzione di una sezione riservata al libro edito di poesia.
Qui di seguito il regolamento:


CONCORSO NAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI SANT’ANASTASIA” - XI EDIZIONE 2013

Regolamento

Il Comune di Sant'Anastasia (Napoli) indice e promuove la XI Edizione 2013 del Concorso Nazionale di Poesia "Città di Sant'Anastasia", avvalendosi dell'Organizzazione e Direzione Artistica dell’Associazione “IncontrArci” di Sant’Anastasia - Circolo Letterario Anastasiano. Al concorso potranno partecipare tutti i cittadini residenti in Italia o all’estero, purché i testi siano in lingua italiana.

SEZIONE POESIA SINGOLA

Si partecipa a questa sezione inviando una o due poesie in lingua italiana a tema libero, di lunghezza non superiore ai 50 versi, in 6 copie, di cui una soltanto completa di generalità, recapiti telefonici ed e-mail, e di una dichiarazione firmata in calce che ne attesti la paternità.
Nell'ambito di questa sezione è anche possibile presentare un'ulteriore poesia ispirata al tema: "Ambiente e territorio vesuviano", in lingua italiana od anche in vernacolo napoletano, sempre in 6 copie di cui una con le generalità.
Si precisa che l'Organizzazione non pone alcuna restrizione sull'inedicità delle poesie presentate, o se trattasi di testi già premiati e/o segnalati in altri concorsi: unica norma da rispettare è che l'autore dichiari che il testo presentato è di sua esclusiva creatività e proprietà.

Si richiede un contributo unico per spese organizzative di Euro 10 (dieci) da versare su c.c.p. nr. 63401236 intestato all’Associazione “IncontrArci”, con causale: Concorso di poesia Città di Sant’Anastasia XI Edizione, Sez. Poesia Singola. Fotocopia del versamento dovrà necessariamente essere allegata agli elaborati.

Premi

Soltanto per la sezione a tema libero in lingua italiana, sono previsti i seguenti premi:
1° premio: Euro 600; 2° premio: Euro 350; 3° premio: Euro 250.

In base alla graduatoria generale stabilita dalla Giuria, saranno inoltre premiati con Targhe ed eventuali premi speciali:
- la migliore poesia ispirata al tema "ambiente e territorio vesuviano";
- la migliore poesia di un Autore giovane (fino a 23 anni);
- la migliore poesia di un Autore del territorio (Sant'Anastasia e dintorni).

SEZIONE POESIA EDITA

Si partecipa a questa sezione con un libro di poesie pubblicato non anteriormente al 2010.
Il libro va consegnato in 4 copie, accompagnato da un foglio che riporti le generalità complete dell'Autore, i suoi recapiti telefonici ed eventuale e-mail.
Si richiede un contributo per spese organizzative di Euro 5 (cinque) da versare su c.c.p. nr. 63401236 intestato all’Associazione “IncontrArci”, con causale: Concorso di poesia Città di Sant’Anastasia XI Edizione, Sez. Poesia Edita. Fotocopia del versamento dovrà necessariamente essere inclusa nel plico.

Per questa sezione è previsto un unico premio di Euro 500.

DISPOSIZIONI GENERALI VALIDE PER AMBEDUE LE SEZIONI A CONCORSO

1) E' possibile la partecipazione contemporanea ad ambedue le sezioni di poesia singola e di libro di poesia, versando il contributo totale per spese organizzative pari a Euro 15 (quindici).

2) I plichi dovranno essere spediti unicamente al seguente indirizzo: SEGRETERIA DEL CONCORSO NAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI SANT’ANASTASIA”, PRESSO UFFICIO POSTALE DI MADONNA DELL’ARCO, 80048 MADONNA DELL’ARCO (Napoli), entro il 15 ottobre 2013. Si prega caldamente di evitare le raccomandate. Per la Sezione Poesia Singola è anche possibile l’invio per posta elettronica all’indirizzo circolo-lett-anastasiano@hotmail.it  In questo caso si dovrà allegare anche la fotocopia dell’avvenuto versamento, oppure indicarne gli estremi.
Gli elaborati non saranno restituiti. I libri entreranno a far parte della Biblioteca Comunale. L’Organizzazione non risponde di eventuali disguidi postali o mancati recapiti.

3) A discrezione dell'Organizzazione, e in base alle valutazioni della Giuria, potranno essere inoltre conferiti altri riconoscimenti consistenti in manufatti in rame dell’artigianato locale, libri e pubblicazioni artistiche messi a disposizioni da eventuali Sponsor.
I premiati e i segnalati riceveranno inoltre diplomi con motivazioni.

4) I nomi dei componenti della Commissione esaminatrice, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile, verranno resi noti il giorno della premiazione, che si terrà in Sant'Anastasia in giorno e luogo da stabilirsi (comunque entro l'anno 2013). Soltanto i premiati ed i segnalati saranno tempestivamente avvisati.
Gli altri partecipanti potranno conoscere i risultati del concorso sui siti: http://concorsopoesiasantanastasia.blogspot.com; http://circololetterarioanastasiano.blogspot.com,  e sugli altri siti letterari, oppure telefonando in Segreteria.
I premi dovranno essere ritirati direttamente dagli interessati. Soltanto in caso di seria e comprovata indisponibilità, è ammessa la delega per iscritto. In caso contrario, i premi non verranno consegnati né spediti.
Ai sensi dell'art. 10 della L. 675/96, si assicura che i dati personali relativi ai partecipanti saranno utilizzati unicamente ai fini del Concorso.

Per eventuali informazioni, è disponibile la Segreteria (081.5301386 ore serali); e-mail: circolo-lett-anastasiano@hotmail.it.

L'Organizzazione ringrazia tutti coloro che vorranno diffondere la notizia del presente Concorso di Poesia.
Si prega di non attendere gli ultimi giorni per l’invio degli elaborati, onde facilitare il compito della Segreteria e della Giuria.    

I VINCITORI DELLE PRECEDENTI EDIZIONI

I Ediz. 2002: Clara Di Stefano (sez. A).
II Ediz. 2003: Salvatore Cangiani (sez. A); Giovanni Caso (sez. ambiente e territorio vesuviano).
III Ediz. 2004: Armando Saveriano (sez. A); Salvatore Cangiani (sez. ambiente).
IV Ediz. 2005/6: Gennaro Grieco (sez. A); Vincenzo Russo (sez. ambiente).
V Ediz. 2006/7: Carmen De Mola (sez. A); Armando Saveriano (sez. ambiente); Alessandro Nannini (sez. Giovani); Massimo De Mellis (sez. Locali).
VI Ediz. 2007/8: Giovanni Bottaro (sez. A); Agostina Spagnuolo (sez. ambiente); Vanina Zaccaria (sez. Giovani); Alessandra Mai (sez. Locali).
VII Ediz. 2008/9: Rodolfo Vettorello (sez. A); Adolfo Silveto (sez. ambiente); Erlinda Guida (sez. Giovani); Raffaele Liguoro (sez. Locali).
VIII Ediz. 2009/10: Paolo Polvani (sez. A); Rossella Luongo (sez. ambiente); Francesco Iannone (sez. Giovani); Domenico Cassese (sez. Locali).
IX Ediz. 2011: Loriana Capecchi (sez. A); Raffaele galiero (sez. ambiente); Giovanna Garzia (sez. Giovani); Anna Ruotolo (sez. Locali).
X Ediz. 2012: Benito Galilea (sez. A); Giovanni D'Amiano (sez. ambiente); Sandra Biondo (sez. Giovani); Floriana Coppola (sez. Locali).

martedì 19 febbraio 2013

La poesia di Narda Fattori

Narda Fattori è una voce poetica importante dell'attuale panorama letterario italiano. Importante e interessante, anche perché è una di quelle persone che, oltre a frequentare con meritato successo il mondo poetico (il suo Nome è ben noto), si impegna attivamente nella diffusione della poesia, partecipando a vari incontri ed organizzando eventi letterari.
La sua poesia, come ebbi a dire in una nota sul suo ultimo libro, "Le parole agre", è senz'altro rispondente ai requisiti essenziali della poesia più alta, cioè a dire: la ricchezza polifonica e plurisignificante della sua parola poetica, in un susseguirsi melodico nel verso, dove acquistano giustamente importanza e vigore espressivo grazie ad una costruzione ispirata e indovinata, frutto della sua indiscutibile esperienza letteraria e poetica.
Proponiamo qui di seguito alcuni suoi testi inediti, chiedendo ai lettori di aggiungere qualche gradito commento.


Ai disperati

Le intermittenze del desiderio
s’adattano alle incognite del buio.

Si grattano scaglie d’ interno dolore
Psoriasi dell’anima.
Nessun sorriso oltre i muri bassi.
Si scrivono con inchiostri indelebili
condanne ad libitum eseguibili.

Molte le intermittenze dell’amore
sul bianco terrore dell’atarassia
cuore di sabbia in territori ignoti
dove copula dolore con dolore.
abbrunita ogni bandiera.

Fidati come farebbe un cane.
Come un cane .
Credi all’onda che chiama e richiama
sono nessuno a dirti ti amo.
Non guardare. Non voltarti. Non piegarti.
Non so niente di domani ma

impastiamo terra con terra mani con mani
la pena si fa lieve quasi si vola.

***

Canzone di Eva

Ah io non so più amarti
disperata regina di cuori
non ho pudore d’amore
mi ripasso sull’indice
dietro l’orecchio il ricciolo
dei tuoi capelli. Io Eva
ho scambiato l’amore
per un amaro seme
di trigonometrie

sul mio ombelico piangi
che io ti resti sempre a ridosso
che ti culli il terrore delle ossa.
Io madre amante sorella figlia
l’altro da te che sono io
imperfetta simmetria

Io madre che sempre dà
piegata al dominio delle assenze.
Ma io ti ho fatto per il ritorno.

E sempre sei tornato al latte
del mio seno a coricarti
sul mio ventre casa ultima estrema
quando l’asso pigliatutto muscoli in vista
torna con la ferita nella mente
le ossa vuote l’urlo nelle orecchie.

Siamo rimaste le mie sorelle ed io
a tessere la vita a colmare
panieri di pane oblativo
in attesa - anche sui marciapiedi
simulacri di madre- a riprenderti
bimbo che ha dimenticato il pianto.

E sempre mi trovi – amante -
Abbiamo pagato pegno.
Io resto. Se cadi ti curo.

***

Di noi

Abbiamo i lati oscuri esposti
alla radente luce dell’ovest
vespertina e breve

abbiamo mani inabili
al termine di braccia corte
che non arrivano ad abbracciare
un gracile bambino
un vecchio dalla pelle trasparente.

Pensieri senz’aria televisivi
vagano per i supermercati
s’allargano in rotonde cittadine
s’infrangono su specchi di vetrine.

Le unghie biancoperfette
graffiano dorsi come cortecce
lisce a linfa chiara
che non riescono ad uscire
dal lungo inverno abbronzato
da lampade UVA.


All’ammasso numeri in statistica
e i viaggi sempre lontani e i pensieri
sempre più corti bisettrici
di angoli statici di noi stasi che monta
come un’ ira sottesa e smangiata
fumi da palude o da deserti.

Ma quanto attesa resta prima- vera
luce di stella.

***

Dei tempi

L’acqua del fiume pettina i sassi
e li distende su un giaciglio d’ombre
per tinche e trote

l’acqua che scende dal tetto
dilava i pensieri rugginosi e grevi
li fa scendere lungo le grondaie
fino a perdersi nei canali fognari
ma non c’è acqua cattiva
forse sono cattivi i pensieri
mai lavati dal sole
pensati all’oscuro pescati fra i tanti
e l’acqua li sfugge per non farsi inquinare
e continua a lasciare sul fondo
cocci di cuori estinti
maschere di cartapesta
per un carnevale di frivolezze senz’aria
per trombette di carta e coriandoli

e i bambini restano senza costume
senza lazzi e spade di cartone

tutto hanno requisito gli adulti
e l’acqua scorre s’allontana e ritorna

oh capitasse di vedere un girotondo
di mani intrecciate senza artigli…

***

Canzone degli addii

Ci siamo abbracciati sotto l’arco
che s’apriva nella piazza
l’addio è stato una formalità
c’era un a rivederci fra le stelle
nella notte nitida e brillante
che ci trapassava il petto

non dolore non doveri non averi
un addio senza colonne da ragionieri
così come fanno i ragazzi che
si piangono sulle spalle e s’aggrappano
alla maglia quasi forse un’ancora
dopo l’addio nel mare aperto
alle burrasche alle onde alte
allo strillo di gabbiano sgraziato
sopra il ventre azzurro
che ci volle uomini e pesci
uccelli e insetti fiori e biancospini

ci siamo abbracciati nel sonno
ancora tante volte per ritrovarci soli
in un’alba irriverente che non si cura
della tazzina sbrecciata del caffè amaro
anima mundi l’amore con dentro
tutto il dolore.

***

Canale di Sicilia

I pescecani sentono da miglia e miglia di distanza
l’odore della paura che viene dai disperati

si imbarca acqua copriti sorella e tu bimbo
qui stretto fra le mie braccia – chiudi gli occhi
non guardare in faccia la morte . Ha gli occhi cattivi
noi non abbiamo più niente per quietare la sua fame.

Da schermi digitali quasi in diretta scene di delitto
cadono ad uno ad uno poi a gruppi fra flutti scuri
migranti dalla pelle nera bellissimi occhi di bambini
pieni di stupore –non avevano saputo che litalia
entrasse nei polmoni a riempire alveolo su alveolo
senza respiro ma in tempo per vedere il tuo braccino
in bocca al pescecane.

E poi il buio. O canti della mia gente o danza di piedi
o fame e zanzare e mosche vacche dai fianchi magri
e le mie mamme -dove sono le mamme

Ma tu griot continua a cantare canta non cessare
la poesia dei semplici ha vite da salvare.

Narda Fattori è nata a Gatteo, dove vive. E' autrice di numerose pubblicazioni di didattica per diverse e qualificate case editrici. Numerose sono anche i suoi libri di poesia. Ultimamente ha pubblicato "Le parole agre", ed. L'arcolaio, Forlì, con prefazione di Ivano Mugnaini.

giovedì 14 febbraio 2013

Carmen Gallo e la sua "Paura degli occhi"


"Abito nella tua assenza come in un paese straniero": questo verso iniziale potrebbe essere il nocciolo fondamentale della linea poetica della nostra giovane autrice napoletana, Carmen Gallo, la quale dimostra di possedere già un suo forte dettato, incisivo e diretto, a volte trepido, costruito con grande sicurezza e consapevolezza del proprio talento. La sua è infatti una poesia discorsiva e riflessiva, con la quale lei stessa cerca di colmare gli spazi vuoti e freddi della quotidianità, o della banalità dell'esistenza quotidiana. Cerca gli anfratti, gli stretti, gli angoli delle stanze, per giungere alla luce ed alla positività della vita.
La "Paura degli occhi" è una sua recente silloge, apparsa nell'Antologia "Registro di Poesia #5" per le Edizioni d'If di Napoli, e qui di seguito ne riportiamo alcuni brani. La nostra poetessa merita di essere letta e seguita, per cui chiediamo ai nostri affezionati amici lettori, di aggiungere un loro gradito commento.

Da Paura degli occhi,  pubblicata in parte in Registro di Poesia #5, Edizioni d’If, Napoli 2012.

Abito nella tua assenza come in un paese straniero
ogni notizia che giunga da te
abbatte aerei, rovina raccolti
la dura sostanza del limite
costruisce mura tutt’intorno al cielo bucato
ho foto, miniature preziose
ho grammatiche della confessione pronte al macero
il nostro orizzonte verticale erano i cardini della porta
i tarli hanno risparmiato solo loro

ma noi così immobili
come potevamo rinunciare
al nostro essere porta infinita
passaggio per l’inverno
noi la cecità degli ancora vivi
finestre sul buio incandescente


***

Era un’eccezione
il buco della serratura
l’angolo nella stanza
solo in prospettiva era concessa
una tremolante via di fuga, un’occhiata
Alla finestra del vicino
ancora e di nuovo
trattenere a stento la pelle
tra pareti che cadono dall’alto
poi le linee scure, trame che non ricordo
avevano maglie troppo larghe
per ricucire le finestre
e giocare
a battaglia navale fra le nuvole
perdevi sempre tu --
come ora, nella casa in disparte
dove non sono più giochi
i nostri finti suicidi
ci siamo finiti davvero
tra le luci di un altro

***

È arrivato il dono, il fuoco
il rosso
È arrivata la terra, la città
che non conosco
e dovrebbe essere facile
a questo punto
sistemarvi al centro
la lama visibile dei polsi
la schiena curva delle parole
e lasciare che gli occhi sentano
che la pelle infine veda
ma la mano ancora trema
ed io resto immobile
a guardare la trama
che hai scelto per me
la sollevo e penso
scegli me
scegli me

***

Lo stretto e il necessario
attraversa lo spazio
tra l’impero e il suo contrario
l’insonnia gira intorno agli occhi
cerca un varco per farsi mare
e in tanto piove addosso
la tua legge divina
burocrazia del creato
allunaggio mancato
ufficio reclami
dei giorni dispari e pari

nella stanza mani vanno e vengono
e si respira il sale
delle ferite da cicatrizzare

inclinare il piano del sacrificio
e in silenzio chiedere aiuto
nel varco delle braccia
nel vuoto delle braccia
farsi mare, e cancellare l’acqua

Messina, novembre 2010

***

Ora che si fa più vicina
l’ora del ritorno
che a distanza di ciglia
sento il petto andare e venire
l’armonia delle sfere
e l’ingranaggio del sale
stride l’unghia sui denti
e la bocca nell’aria raccoglie parole
Le tue parole, le tue parole
che tu venga o che parta
porti sempre le tue parole
come strade, ponti, tetti
le tue parole hanno il profilo
delle città liberate dalla guerra
come voci vicine alla fine
hanno il colore delle cupe in cui s’infiltra il sole
a chilometri di mancanza
sento il fiato andare e venire 

Carmen Gallo (Napoli, 1983) lavora all’Università "L’Orientale" di Napoli e si occupa di letteratura inglese, in particolare della poesia metafisica inglese (Donne, Herbert, Crashaw). É stata due volte finalista al premio Mazzacurati-Russo per la poesia (2009-2010; 2011-2012), e al premio Subway Letteratura-Sezione Poesia 2011. Nello stesso anno, ha ricevuto la menzione d’onore al Premio Montano. Alcuni testi sono stati pubblicati in antologie (Registro di Poesia #3, 2010 e Registro di Poesia #5, 2012, Edizioni D’If, Napoli). Con Tommaso Di Dio, Alessandra Frison, e Domenico Ingenito cura gli incontri di lettura di giovani poeti “Fuochi sull’acqua” che si sono tenuti a Milano, Napoli e continueranno nei prossimi mesi in altre città italiane.

lunedì 11 febbraio 2013

Altri inediti di Alessandro Canzian


Con molto piacere riproponiamo qui di seguito dei testi poetici di Alessandro Canzian, che, come sappiamo, oltre ad essere un valente poeta, è anche molto attivo nel campo editoriale, essendo il responsabile della "Samuele Editore" di Pordenone.
Alessandro Canzian conferma ancora una volta, con questi suoi recenti inediti, la sua particolare bravura nel cogliere e fissare immagini, flashes e sensazioni anche minime, in un contesto di vita abitudinaria e trasognata, e renderle poeticamente significative, con un discorso breve e diretto, ma essenziale.
Coloro che ci seguono, sapranno sicuramente aggiungere qualche altro gradito commento, e per questo li ringraziamo fin da ora.

Il latte

Il cartoccio del latte e le campane.
Gli stracci nella stanza.
La gatta che da fuori la finestra
vuole la colpa
d’essere l’unica a mangiare.
La stufa accesa. Le calze colorate.

***

La casa 

È un sofismo anche la tenda
arrugginita della doccia.
La fuga delle piastrelle mai pulite
- gli arabi ci contavano gli anni
prima di morire -, la scala
che ogni giorno fa gli indiani
e il battito sottile delle gambe
della vicina che guarda la tv.
 
***

Dalla finestra

Le montagne sembrano capelli
sai, quando piove e le scale
delle case sono gelate,
e i lampioni sono accesi,
e gli aliti fumosi.
Potresti pettinarci gli inverni
se solo avessero significato.
 
***

In treno verso Taranto

Dai finestrini sporchi il freddo.
La neve in mezzo ai campi.
Il paesaggio sa di case
e di cose che non tornano.
Sono cose anche le persone
che nel freddo non respirano.
 
***

Ferrara

Le travi di freddo e neve
alla stazione di Ferrara.
La troppa chiarità non mostra
nulla, i filari non scandiscono
i binari, Dio non lo puoi
guardare nemmeno di spalle.

***

Senigallia

E così si arriva al mare.
Alle ciminiere alte una maceria.
La ragazza che legge Hemingway
ha negli occhi lo stesso verde
che s’ammuffisce contro i muri.
Pare un tempo che non passa.
 
***

Bologna

Un sorriso. Una facile stagione.
La ragazza ha le calze lunghe
e le labbra che sanno d’alcool.
Altri si tengono per mano.
Più in là una svendita d’usato
fa da memoria
da mercato, per cartoline. Una,
forse rumena, legge le carte,
come tutto fosse conoscibile.
 
***

La lampadina

Puoi anche non essere possibile.
Una macchia, uno spruzzo di caffè
a terra per sbaglio. La perfezione
quotidiana è anche la muffa
di ragnatele sulla doccia. È la
porta che non si chiude a un lato.
È il silenzio della casa, feroce,
la lampadina scoppiata.

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà