giovedì 23 febbraio 2012

Pietro Pancamo: il giorno che saltella


Una poesia che non va scemando e affievolendosi in meri tentativi di liberare anima e pensiero creativo, ma che invece si rafforza e acquista vieppiù pregnanza e vigore esplicativo in un excursus in salita; un poeta altresì impegnato attivamente e quotidianamente, anche nelle varie e utilissime propaggini mediali che la rete offre, sta offrendo, per una diffusione sempre più capillare della poesia stessa: questo, in sintesi, il quadro di un autore, Pietro Pancamo, e della sua produzione letteraria che merita di essere presa in seria considerazione, fra le tante "false bandiere" che sventolano sul campo impervio della poesia, e che garriscono solo in virtù di un forte vento pubblicitario.
Ma il lavoro del poeta è silenzioso, quando è nella fase creativa e introspettiva, per poi poter urlarne giustamente e con rispetto tutto il messaggio fermentato e ricco di verità. E le poesie di Pietro Pancamo rispecchiano questo iter: una poesia così vera, che alla fine è essa stessa, attraverso le parole giuste, a parlare in prima persona.
Proponiamo qui di seguito alcuni testi, e il lettore attento, come sempre saprà aggiungere qualche propria riflessione in merito.

Dalla silloge edita «Manto di vita» (LietoColle):


Spiegazione di un giorno 

Il giorno che saltella
lungo le impronte delle mie scarpe;
il giorno che saluta frantumato,
quasi appostato
fra le dita.
Ogni minuto è fluido di rumori:
sbattono le ali
contro pannelli d’aria. L’impatto
vibra di scherno:
è un lazzo di sdegno
voluto dalla mia notte.

*** 



L’ironia 


Indosso la magrezza
con la disinvoltura
di chi ironizza.


Eh, ironia
con te la disperazione
è filosofia!
Ma senza di te,
ahinoi,
la poesia
è pura (mera) melanconia.


***



Somiglianze 


A quest’ora
ogni paese
è un fagotto
di stelle e di buio.


Ma lo è pure
questo cielo vagabondo
(guscio d’aria e di respiri)
che stringe in un solo mondo
città, mari e tempeste.


Ma lo è pure
questa via
(intirizzita di pioggia)
col suo buio
incatenato ai lampioni
e un po’ di stelle
che sussurrano al mio palazzo
la ninna nanna:
vedo tante finestre
chiuse fra perimetri di sonno.


A quest’ora
ogni uomo
è un fagotto
di buio e di stelle.


***



Disprezzo ai tramonti

Se la morte gira:
cimitero a vista.

Come disprezzo
questo mondo
nel quale si vive
solo per evitare
noie al motore.
Se il rombo dei pistoni movimentati
è felicità,
lo stridor di denti della frenata
che sarà?
Delusione? Depressione? Confusione senza pari?
Oppure lo scatto nervoso
dell’uomo che, dal finestrino,
ha visto una puttana a puntino?

Quando la morte gira:
seppellire a vista.

***

Dalla silloge inedita "Gli intercalari del silenzio":



FILOSOFIA

Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l’aria,
descrivendo le pause del nulla
prima che il silenzio
si richiuda.
(Le mani s’infrangono
contro un gesto incompiuto)

***

DELUSIONE

La bravura simbiotica delle rime a incastro.

Il sogno è un conservante,
l’additivo artistico
per rimodernare
ambizioni letterarie,
o speranze, sopite ad honorem.

Comunque il sole
non è bello come prima.
Adesso mi pare una vecchia fotografia.
Il particolare, anzi,
di una vecchia fotografia
... ritagliato via
dall’alone di un sorriso.

***

PIRANDELLIANA

Vecchio! La vita?
Ti piaceva…
«Sissì… Beh
in fondo vivevo
solo per ricordare me stesso:
per non avere rimpianti
o rimorsi».
E la seguivi, allora.
La seguivi!
«Sissì…
Magari non per nobiltà
o entusiasmo
o speranza. Nonnò…

Per una ragione, invece,
molto più romantica:
perché non mi scacciava…

Ma sì! Poi l’eco di uno sguardo,
l’eco di uno sguardo
s’infrange nel cuore:
e tutto quello che resta da vedere
è il desiderio di guardare».






Pietro Pancamo (1972) coordina il portale «L(’)abile traccia» (citato in un volume della Zanichelli); è redattore del blog collettivo «Viadellebelledonne», nonché direttore editoriale e conduttore di un programma che, intitolato «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo», va in onda ogni giovedì alle 22:30 su Pulsante Radio Web, emittente digitale di Milano.
È autore di «Manto di vita» (LietoColle, Faloppio, 2005), una silloge di versi che ha suscitato l’interesse di Giancarlo Pontiggia. Compare nelle antologie «Poetando. L’uomo della notte» (Aliberti editore, Roma-Reggio Emilia, 2009) e «Mentre un’altra pagina si volta» (Giulio Perrone Editore, Roma, 2010) curate rispettivamente da Maurizio Costanzo e Walter Mauro.
Fra le riviste da cui è stato recensito – o su cui ha pubblicato (talora in inglese) poesie, articoli o racconti – figurano «La poesia e lo spirito», «Tuttolibri» (inserto de «La Stampa»), «Poesia» (Crocetti Editore), «Poesia» (blog del canale televisivo Rai News), «Scriptamanent» (Rubbettino Editore), «Poeti e poetastri» (sito a cura dell’Agenzia letteraria “Perroni & Morli Studio”), «Gradiva», «Atelier», «La Mosca di Milano», «Stilos», «El Ghibli», «Corpo12», «Lettera.com», «Subway Letteratura», «Sagarana», «Il Paradiso degli Orchi», «BooksBrothers», «TerraNullius», «Oubliette Magazine», «Progetto Babele», «Tangram», «InFonòpoli», «Books and other sorrows», «Filling Station» (quadrimestrale canadese) e «Snow Monkey» (periodico statunitense).
Recensioni a sua firma sono uscite sia nel sito della rivista «L’Indice dei libri del mese», che in quello dell’edizione fiorentina del «Corriere della Sera».




venerdì 10 febbraio 2012

Ugo Piscopo e i suoi "Familiari"

"Familiari", un lusso che uno si può concedere tardi nella vita. In limine, dunque, e quasi postumo. Il lemma, ovviamente, si costituisce nel segno della fedeltà, biografica (per le consuetudini dialogiche con gli amici) e intellettuale (per il riferimento a precisi modelli: gli umanisti, gli epistolografi, ma innanzitutto Petrarca). Ad esso, però, è consegnato anche altro, tra cui, innanzitutto, le ragioni dello stile. Il quale si fonda su un registro linguistico non aulico, non accademico, non illustre, ma quale si conviene tra persone che si conoscono, abituate a discutere fra loro in maniche di camicia, tolleranti verso le digressioni, le impertinenze, le improvvise sospensioni, le contraddizioni dell'attimo, le citazioni note e non note, le alloglossie. Oltre che verso le soste narrative sui fantasmi che attraversano i nostri sogni e le nostre visioni.
Ecco, questo è il "biglietto di viatico" scritto dallo stesso autore, Ugo Piscopo, per introdurre il suo percorso poetico nel recente volumetto intitolato, per l'appunto, "Familiari" (Edizioni Oèdipus, postfazione di Ciro Vitiello). Si tratta dunque di un percorso poetico singolare, da realizzare insieme con gli amici e persone che si conoscono, in "maniche di camicia", come suggerisce lo stesso autore. Ma non per questo la poesia di Ugo Piscopo, che è senz'altro uno degli esponenti di maggior spicco nel panorama della poesia italiana, per la sua lunga e assidua frequentazione, studio, ricerca e apporto di nuovi elementi di stile e di contenuti, è meno alta e di tono minore, in questi "Familiari", rispetto alla sua produzione letteraria e poetica precedente e attuale; anzi, direi che proprio in questo interessante e gradevolissimo volumetto si estrinseca in modo ancora più avvincente e, sotto certi aspetti, anche intriganti: con la sua vasta cultura e la padronanza assoluta del lessico e della parola poetica incastonata in un verso denso e musicale, ricco di immagini evocate e ri-evocate, con termini attinti anche dal mondo classico e da una preziosa tradizione linguistica territoriale, Ugo Piscopo dà prova, ancora una volta, di essere un letterato e un poeta di prim'ordine, e importante riferimento per tutti coloro che seguono e attuano questa particolare forma espressiva che è la poesia.
Offriamo dunque al lettore attento alcuni versi tratti dal volumetto "Familiari" di Ugo Piscopo, per gentile concessione dell'autore, ringraziandolo, e ringraziando anche tutti gli amici che vorranno lasciare un loro eventuale commento.

Cosmonauta ognuno

Con figure e blocchi di cifre a schiera
uno zio pedante spiega a un bimbo
schemi di ricorrenze e concordanze
e insiemi di perfette asimmetrie
quali una piena mattina d'estate
che è tutta la vita di un moscerino
o il lato scorrere di un anno nostro
nell'addensarsi di sette anni al cane

il bimbo filma fissa lava stampa
e ne sviluppa sue assorte sequenze
del moscerino dell'uomo del cane
cosmonauta ognuno su traiettorie
e spirali proprie a spinte e programmi
discordanti in tutto se non nel viaggio
per sé di ciascuno in nube che va
con le altri nubi e tutte le altre cose

***

E/migrante

(Frammento di lettera
lasciato in fondo al taschino di un vecchio gilé
d'un emigrante in America che riflette su parole e fatti)

e-migrante giusto aunito e giusto fellato
perché è uno e due e forse tanta gente ancora
è due quando che è uno che sta di qua e di là
e quando che sta di qua non ci sta di qua
come quando sta di là che non ci sta da quella parte
e che quando è proprio uno è uno per dire uno
che va buono fellato a sanguiccio e mortadella
proprio come e-mi-gran-te che è la fine del mondo
tu tagli e subito cade la e e che niente succede
perché tutto quanto ci succede è manco di niente
nothing taliano boy come dice la modha
sciòr mai brodho e mi caccia alla cuccia
sotto alle scale con le sue vecchie sciuse
e alla fine esige la pezza perché è una rumma
e meno male che tengo la rumma che è già una sciorta
è questo che io considero quando vado e quando torno
vado alla giobba che è notte e conta come giorno
una notte falsa come Giuda travestita a luce
e poi stiamo nel giorno che aspettiamo il giorno
e questa è l'America e questo è l'emigrante
che la notte fa giorno che il giorno non si vede

***

La vasca nera

a gerardo di fiore

su tè sul tè in slingueggiare rovenze
di velluto e scutrettolii purpurei
a las cinco de la tarde
tie' a marcatrè e perchennò?
via anche sul quattro è un belridere che è
li-llà propriollà opplà ppplàa
e gli fa da palo a trentaquattro
a randa a randa nella ronda
ad abundantiam e crepinvidia
sul tre e sul quattro tête-à-tête
a te tra tra tràc
a tetra sì a tetraciclina no
a tetraedro infine e a quadrilatero
manco a Peschiera così preciso

si è schiantata la piastra del black-out
stira Sansone e tutti i filistei
spastato il compluvio nell'impluvio
impazza impizza impozza impupazza
buio pesto che è una festa di tetrità
un'allegoria oscura che non è scura
alluma nella vasca di Gerardo
un capolavoro di viola violato violante
che sviolina a te e a me a tutti e tre
e se dici quattro male non è
perché tre o quattro siamo
più di trentaquattro e più ancora
prezzemolini spezzettati spruzzati
come va va dalla punta delle dita
pezz pezz zi zzi zzzi
pizzini pizzini pizzini
viva il mare nei cucchiaini



***

Ore 19,34

stra straluna nostra luna
cche luna sta terra nostra
Azzurra stramba di randa
sul lago d'un giorno di festa
ad occasum aurei solis vergens
lì dove un granello di sabbia impazzito
in coitus interruptos strozza il congegno
ed è deceptio
rovesciato calzino la voluptas
lì dove ibi ubi
graffia grigna gri
il grido dell'attimo trema
con artiglio di lampo
graffia sul palinsesto
a saldo di conto
un griffato di sterra
straterra che fa di sé strame
nec non et nec non et
horrendos mugitus nunc adhuc edit
ex Daedaleo labyrintho Cretae
atque adhuc horret
in horreis defossis in apricis hordeis
e ride del cyber del moderno del post
se è terra sopra sotto la terra
ride sottosopra la terra
sulla terra a terra
terram terit ubi ibi et teret
ibi terret ubi tremuit
teste Seniore
in area tritici sui ipsius
ex terra quantum mutata ab illa
ex milibus milium seminibus
stratis in somnio contubernali
un quantum horae
uno scaglietto di tempo
ilare inebriato di sé
della sua eternità allo stremo
va e fa
come mamma comanda
la vendetta del passato che torna
indicando con l'ombra del dito
l'ubiquità dello scempio infinito



Ugo Piscopo (Pratola Serra, 1934) poeta, scrittore, studioso di letterature comparate e di arte contemporanea. Benemerito della scuola, della cultura e dell’arte, è stato professore e preside nei licei (1958-1983) e ispettore del Ministero della Pubblica Istruzione (1983-2000). Dal 1963 al 1967, ha insegnato al Liceo Italiano di Tripoli, per conto del Ministero degli Affari Esteri e ha tenuto corsi di lingua e cultura italiane per stranieri. Nel 1983 ha vinto il concorso per ricercatore di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha svolto e svolge un’intensa attività letteraria ed è autore anche di testi teatrali. Come poeta, ha pubblicato le raccolte: Catalepta (1963), Jetteratura (1984, Primo Premio Gallicanum 1984), Quaderno a Ulpia la ragazza in mantello di cane (2002, Primo Premio Minturnae 2004), Haiku del loglio e d’altra selvatica verzura (2003, Menzione speciale al Premio Sandro Penna 2004), Il ricordo del tempo di un bimbo che misura (con Gianni Rossi, 2006), Presenze preesistenti. Pietre di Serra di Pratola Serra (2007, secondo Premio Penisola Sorrentina 2007), Lingua di sole. 12 haiku + 1 e una breve epistola (2008).


sabato 21 gennaio 2012

Comasia Aquaro: oltre la poesia

E' giunto il tempo di innalzare il canto della poesia, in modo che librandosi su dimensioni e in cieli più alti, possa con maggiore efficacia raggiungere il cuore degli uomini, risuonando con parole che in già in sé racchiudono perle di verità e fondamenti d'umanità. Questo sembra suggerisca la poesia di Comasia Aquaro, poetessa direi "performante", volendo usare un termine attuale che implica anche una consistente misura di compartecipazione attiva nella presentazione e nel porgere al pubblico le proprie arie poetiche. E bisognerebbe davvero ascoltare la sua voce, la voce suadente e lirica di Comasia, quando recita i propri testi, per accorgersi che ha una potenza e una calda veemenza del dire, che incide nell'animo e trascina il pensiero "oltre".
Proponiamo qui alcuni suoi versi, a riprova di queste nostre considerazioni, chiedendo come sempre ai lettori affezionati di aggiungere qualche altro commento.

Oltre
ancora un altro oltre
in ritmica armonia
di mondo
coniugato con amore
e avanti
ancora un altro mondo
disteso quieto
come una certezza vasta
e in alto
uccelli mutati in nubi
passeggeri al vento
e poeti liberi
che cantano
la lingua naturale

**********

Potente
apre le porte
smarrisce le scarpe
fa naufragi d’infanzia
spalanca le stanze
e sbriciola ovunque
giorni di febbre
e sembra un folle
senza sembianze –
ma in dolce calma
subito cambia
raffina la sabbia
cancella i grigi dal cielo.

**********

La vita va scongiurata
e pregata
ringraziata.

La morte
si saluta al passaggio
e si rispetta
per rispetto della vita stessa.

Il tempo
va atteso
lentamente
come maturano i frutti
e gli alberi spogli
non bisogna disperarli
ci vuole pazienza.


Comasia Aquaro vive a Martina Franca, in Puglia, ed ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia:
La mia lunga sciarpa azzurra, prefazione di Giuseppe Goffredo (Martina Franca, Nuova editrice Apulia,1993), L’istante del nontempo (Martina Franca, 1996), Vesto il vento, prefazione di Franco Loi (Falloppio (CO), Lietocollelibri, 2003), I fiori nei cantieri, presentazione di Angela Biancofiore (Pasian di Prato (UD), Campanotto Editore,  2007).
Le sue poesie, tradotte in più lingue, sono state pubblicate  su  varie  riviste e  antologie  internazionali  fra cui: La piccola Antologia dei poeti Mediterranei, Europski Glasnik, Kërkoj Engjëllin MbrojtësLevant, Prevue, Étoiles d’encre, Souffles. etc.
Collabora con artisti di vario genere in performances e letture poetiche e la sua poesia è presente anche in ambiti teatrali e cinematografici.
E' inserita anche nell'Antologia "Frammenti imprevisti", Kairos Editore, Napoli, 2011.
Ha scritto  una tesi  sull’arte e in particolare sulla poesia, alla luce del pensiero filosofico di Henri Maldiney e sta per pubblicare un’altra raccolta di poesie.

giovedì 19 gennaio 2012

Bandita la 45a. edizione del Premio Borgognoni

XLV PREMIO NAZIONALE DI POESIA "PIETRO BORGOGNONI"

1) La Società Filarmonica “Pietro Borgognoni” di Pistoia promuove il 45º Premio Nazionale di poesia in lingua italiana.
2) Le opere possono essere edite o inedite ma mai premiate in altri concorsi. Ogni concorrente può inviare fino ad un massimo di tre liriche a tema libero, ciascuna non superiore ai quaranta versi.
3) Alla poesia prima classificata verrà assegnata la somma E 800 con la medaglia del Presidente della Repubblica. Alla seconda E 500, alla terza E 400, alla quarta E 300, alla quinta E 200. Verranno inoltre segnalate cinque poesie di altrettanti autori e per altre cinque ci sarà una menzione di merito.
4) Non possono concorrere al primo premio i vincitori dello stesso nelle ultime dieci edizioni. I vincitori e i segnalati delle ultime cinque edizioni possono partecipare ma non conseguire un risultato uguale o inferiore a quello precedente. A vincitori e segnalati verranno offerti il pranzo (il giorno della premiazione) e il pernottamento (se necessario, solo ai primi), estensibili ad un’altra persona, e consegnati premi di rappresentanza e opere di pittori pistoiesi. Ai titolari della menzione di merito andrà una medaglia commemorativa.
5) Le poesie concorrenti, in sei copie ben leggibili e distribuite in altrettanti fascicoli, dovranno pervenire al Premio Nazionale di Poesia “P. Borgognoni”, Casella postale n. 277, 51100 Pistoia, entro il 31 marzo 2012. Il materiale spedito oltre questa data sarà invalidato. Le generalità e l’indirizzo del mittente, completo di codice postale e recapito telefonico, devono essere indicati in calce ad una sola copia. Nello stesso plico dovrà pervenire, a titolo di quota di partecipazione, la somma di E 15 in contanti, tramite assegno bancario intestato al sottoscritto, bonifico o vaglia postale (in quest’ultimo caso si dovrà accludere la fotocopia del versamento).
6) L’esito della manifestazione sarà consultabile sui siti web www.literary.it/premi e www.comune.pistoia.it. Oltre ai diretti interessati, sarà comunicato anche a quanti ne faranno esplicita richiesta alla conclusione dei lavori.
7) La premiazione avrà luogo nella Sala Maggiore del Palazzo comunale di Pistoia domenica 10 giugno 2012 alle ore 11. I presenti potranno ritirare gratuitamente il volumetto contenente le poesie premiate e segnalate, i giudizi di merito e i nominativi dei membri della Giuria. Questo volumetto sarà inviato, fino ad esaurimento della disponibilità, a coloro che aggiungeranno una libera offerta alla quota di partecipazione.
8) Gli elaborati non verranno in alcun modo restituiti. I premi dovranno essere ritirati dai vincitori, o dai loro delegati, nel corso della premiazione. Quelli non ritirati resteranno a disposizione della Segreteria per le future edizioni.
9) La partecipazione al Premio implica, ovviamente, l’accettazione di tutte le clausole del presente regolamento.
10) Per ulteriori informazioni: tel. 0573.26476 - 340.2395330 - E-mail: gio_pol@alice.it.

Pistoia, dicembre 2011
Il Presidente del Premio
(Cav. prof. Giorgio Poli)

martedì 10 gennaio 2012

Aldo Ferraris e i suoi "tempi di dolcezza"

La dolcezza del tempo, il tempo della dolcezza: tutto può essere narrato e descritto in poesia con la dolcezza e la pacatezza, anche il mondo triste delle stagioni fredde, degli inverni e dei ricordi di scuola. Senza peraltro cadere in facili sdolcinature o andamenti cantilenanti, o addirittura risuonanti di un novello decadentismo. In realtà, la poesia di Aldo Ferraris, che abbiamo avuto il piacere di conoscere e presentare recentemente a Napoli, in occasione della pubblicazione del suo interessante volumetto "Chi non ha avuto perdono", ediz. Kairos, è tutt'altro che malinconica e grigia: dolce, sì, di una dolcezza lucida e positiva, che guadagna di volta in volta il passo verso una corroborazione dell'animo. Leggendo con attenzione questi brevi testi, che iniziano tutti con un'affermazione che apre alla speranza, si potrà notare il grande spazio espressivo, l'intensità del dettato e le figurazioni di grande efficacia, caratteristiche di una poesia di qualità, come quella di Aldo Ferraris.
Dai lettori appassionati e attenti attendiamo altre interessanti note e commenti in proposito.

Tempo di dolcezza

E' quasi tempo di dolcezza,
i giorni si sono consumati
stesi a bocconi nel sole
come fiori mai innaffiati,
ma ora piove
dalle cicatrici il cielo si è chinato
l'odore di gusci addosso
gocciolato non si sa da dove,
il cielo ai bordi dell'età
e la certezza di aver  toccato
tutta la malinconia sino all'osso.


Un gemito perfetto

E' un grido breve
in ritardo di anni
che alita sotto il selciato
in un giorno di neve
nella piazza del mercato;
il cielo ha steso i suoi panni
sulle altalene
e il pomeriggio, ecco,
sbatte piano le ali
e tutto quanto avviene
in un gemito perfetto
di nascite animali.

Canzone d'inverno

E’ l'inverno che arriva di nuca
per non vedere,
più vecchio
di quante rondini
può sopportare il cielo
e in ogni buca
pone uno specchio
per la luna che esce a caccia
di non sa quali preghiere.
L'inverno che pone redini
e cavezza di gelo,
che tremando minaccia
di essere sincero.


L'errore da dove si è partiti

E' a piedi nudi che passa
la nuvola sulle spade
dei pioppi, senza dolore,
e la sua voce è così bassa
da sfiorare le strade,
da svelarne il gonfiore.
A volte basta una speranza
per superare senza danni
l'errore da dove si è partiti:
la luce dentro ad una stanza,
una nuvola stesa tra i panni,
il rimprovero che non ci ha feriti.


Una manciata di luce

E’ la morte che a volte
guarda dentro i vetri
come un passante una vetrina,
lo fa respirando forte
le braccia cariche di vento
e col vento si trascina
l'odore della nostra sorte,
un fondo di tempesta
una manciata di luce
così tenue che ci desta.

Parole per vivere

E' in fondo ai viali
nella città di sale
raccolti in una manciata
di alberi risorti
dopo la pietà del temporale
che gli uccelli di una stagione
sentono già la notte,
ed è una pena domestica
che lega loro le ali,
una pena senza ragione,
parole per vivere
che si ripetono uguali.

La scatola della buona sorte

E' alla fine di maggio,
se il vento è giusto,
che arriva il profumo dei tigli
e il cielo è una piccola
prova di coraggio
che entra a piccoli passi
nel buio dei nascondigli.
E' allora tempo di mordere
la polpa della felicità
conservata dall'infanzia
nella scatola della buona sorte
e nascondere in tasca
un torsolo di vanità
un nocciolo di grazia
da porgere alla morte.

Quasi estate

E' una maceria di luce la scuola
da cui i bambini
traboccano urlando
e scalciando come ciechi gattini
esposti alla lingua ruvida del sole.
E' quasi estate dentro e fuori
lungo i viali e nelle cartelle
è quasi tempo ormai
di uscire dalla nostra pelle
come uccelli migratori.

Sino a incontrare la pietra

E' come quando intorno
a un lume si parla di  morte
e le si sfiorano i denti
e ostinati non si arretra
al suo ricamare le fronti
e si scava, si scava più forte
sino a incontrare la pietra,
sino alla durezza del giorno.

Aldo Ferraris, è nato il 24 maggio 1951 a Novara, dove risiede.
Ha pubblicato le raccolte di poesia: Miles (Regione Letteraria, Bologna -1972); La cattedrale sommersa (Rebellato, Quarto d’Altino -1978);  Polimorfismi (Seledizioni, Bologna -1982);  Ventidue mutamenti dell'I KING (TAM TAM, Mulino di Bazzano -1987);  Guardiano di stagioni (Tracce, Pescara -1989);  Mantiche (Anterem, Verona -1990);  Codici (Anterem, Verona -1993); Horus, parola improvvisa (nell'antologia:  7 poeti del Premio Montale -Scheiwiller, Milano -1993) -  quale  uno dei vincitori del Premio Montale nella sezione inediti; Grande corpo (Anterem, Verona -1997);  L'orgoglio dell'assenza (All'antico mercato saraceno, Carbonera -1999); Antichissima figlia (La luna, Cupra Marittima -2000 - con una incisione di Antonio Battistini); Acini di pioggia (Gazebo, Firenze -2002); Nulla sarà perduto (Archivi del '900, Milano -2004 - Premio Antonia Pozzi); Danza di nascite (Azimut, Roma -2006); Immensa creatura (Lietocolle, Falloppio -2008); L'ospite sulla soglia (Raffaelli, Rimini -2009); Chi non ha avuto perdono (Kairòs, Napoli -2011).
Ha curato e tradotto il poeta palestinese Kamal Jarbawi (Luce d’epifania, Giuliano Ladolfi Editore, 2011).
Il libro di filastrocche per bambini: Che dono vuoi bambino del mondo? (Fondazione Marazza, Borgomanero -2005 -  Premio: La casa della fantasia). E' presente nelle antologie:
Poeti italiani nati dopo il 1950, a cura di A. Spatola  (Cervo volante n. 15/16, 1983);
Ante Rem - Scritture di fine novecento (Verona, 1998); Il segreto delle fragole - agenda 2001 - 2002 - 2004 (Lietocollelibri); Così pregano i poeti (San Paolo, 2001); Vent'anni di poesia. 1982-2002 (Passigli, 2000); Il corpo segreto (Lietocolle, 2008); Documenti di viaggio (Torino Poesia, 2008); Pollockiana (Torino Poesia, 2009); Frammenti imprevisti (Kairòs, 2011).
Suoi testi sono apparsi, tra altre, sulle riviste:
Anterem, Atelier, Capoverso, Galleria, Gradiva, Hortus, La clessidra, Le voci della luna, Microprovincia, Niebo, Pagine, Vernice.

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà