domenica 29 aprile 2012

Cinzia Marulli e i suoi percorsi poetici nell'amore e nella luce


Da dove viene l'esigenza di scrivere poesie? Sarebbe lungo il discorso, e facilmente si cadrebbe in discorsi retorici, saccenti e persino ovvii. Ma si può riassumere la risposta al provocatorio quesito con le stesse parole della poetessa Cinzia Marulli, che qui volentieri ospitiamo: "Scrivo perchè sento la luce farsi specchio, perchè cerco il percorso che mi porti ad una meta senza arrivo...". Ecco la speranza/disperata, la gioia/contrizione di un percorso che porti infinitamente oltre, alla ricerca di un bene e di un amore, con la consapevolezza nel cuore di dover cambiare le cose di qui, di questo momento, spesso deturpato dal male e dal fumo nero degli eccidi, fatto di carni e di dolori.
Proponiamo dunque qui di seguito alcuni testi inediti della poetessa romana, che a mio parere ben identificano il suo progetto poetico, teso al canto per la natura e per l'uomo. I lettori attenti, come sempre, sapranno aggiungere le loro gradite riflessioni.


Percorsi

E’ la mia strada
              che non conosco

ma non mi importa
mi piace il vento
               e il suo trasporto.

***

Oltre

S’è fatto mare il pensiero
e m’ha immersa nel sogno

nella sua frescura mi piace restare

non la voglio l’afa del vero
quel suo essere pietra dura
mi scheggia il dolore

ma c’è luce alla finestra
m’acceca
e la sveglia continua a suonare
la monotonia dell’apparenza.

***

Yin-Yang

Forse è nel silenzio che si ascolta
la musica più sublime
In quel vuoto che avvolge di nuvola
tra la sospensione ansante del respiro
e l’attimo incerto sul bordo del destino

Nella polvere lucente delle stelle
si nasconde il buio del deserto

Si sfiorano i sentieri del domani
nell’apparente conclusione di un percorso

***

Scrivo?

Scrivo perchè sento la luce farsi specchio
perchè cerco il percorso
che mi porti ad una meta senza arrivo,
ad un bosco che odori di bosco,
perchè mi sento ghianda
                          dispersa nella terra

Scrivo perchè un giorno un amico
mi regalò una penna
                          facendomi credere
                          che fosse una bacchetta magica.

***

L’apocalisse del male

Non sono le ossa a lacerarmi il pensiero
ma gli sguardi persi dei miei fratelli
il rumore sordo del loro urlante silenzio
le rughe dei bambini emaciate dal sorriso
Non sono le sbarre delle loro camicie
sporche a imbrattare le immagini
ma l’alito sfinito della loro nonvita
quelle loro spalle scese
costrette a portare un peso inaudito.

Il fumo si leva ancora alto
non è quello delle nostre case
calde, dei camini accesi con la gioia
intorno: è un fumo nero, nauseabondo
fatto di carni e di dolore
Ci sono le urla isteriche dei mostri
che tagliano l’aria satura di paura.

Tutti quei corpi ammucchiati
le ossa contro le ossa
quelle ossa sulle ossa
milioni di anime sospese nel tempo
sopra i loro cadaveri a guardare pietose
ciò che erano, a guardare tristi i loro
fratelli aguzzini. 

E l’aria si smosse perché tutte quelle anime
sature di bene, ma ancora sanguinanti
avvolsero quei mostri, li abbracciarono,
li accarezzarono come fossero figli amati.
Il male cadde, cadde sotto la dolcezza del bene
cadde nella polvere
si sgretolò e divenne polvere
anch’esso finché il vento,
lo portò con sé, lo disperse - granello a granello lo distrusse.

***

Bambina

Vorrei nascere fiore
colorato come il desiderio
e scaldarmi al sole
con i petali aperti al futuro
o
rondine
per inseguire la primavera
e sentire di cosa è fatto
il cielo

Vorrei nascere nuvola
per trasformarmi in acqua
e dissolvermi nel vento
eterea e impalpabile
come i sogni

Se proprio
sì, se proprio - devo
nascere donna - allora
vorrei avere sempre
gli occhi di bambina
per guardarmi intorno
con stupore
per giocare la vita
col sorriso innocente della verità

***

Cinzia Marulli. Nata a Roma nel 1965, dove vive e lavora. Ha sempre coltivato la passione per la poesia e la letteratura ampliandone la ricerca anche attraverso forme di sperimentazione che l’hanno portata a creare connubi con altre arti come la musica, la pittura e la video-arte. Ha collaborato con alcune case editrici e per le Edizioni Progetto Cultura cura la collezione di quaderni di poesia Le gemme. È redattrice nella rivista letteraria «Polimnia», per la quale cura la rubrica Opere prime. Organizza incontri tra poeti allo scopo di diffondere e divulgare la poesia. Nel 2011 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Agave (LietoColle), con l'introduzione di Maria Grazia Calandrone e una nota critica di Plinio Perilli.








mercoledì 18 aprile 2012

Antonio Spagnuolo e i suoi "Parametri" di poesia

Non poteva mancare in questi "Transiti", e ne sono onorato, la voce poetica di uno dei più attivi ed importanti poeti del secondo novecento, napoletano sì, in quanto vi nacque ben 81 anni fa, ma notissimo negli ambiti poetici e letterari nazionali più acclarati: Antonio Spagnuolo. Ancora oggi il suo impegno non solo in poesia, ma anche nella critica letteraria, nella narrativa e nella saggistica, è davvero forte, e sovente è chiamato a presentare eventi ed incontri di varia natura letteraria, nonché come curatore di collane e interessanti progetti editoriali. La sua produzione letteraria e poetica è tuttora molto prolifica, riuscendo a mantenere un alto livello di qualità che gli viene riconosciuto da tantissimi poeti e critici di indiscussa professionalità.
La poesia di Antonio Spagnuolo è fortemente riflessiva e si snoda lungo direttrici e parametri emozionali che emergono sovente da un profondo e intimo sentire la propria essenzialità d'uomo carnale e spirituale insieme. Sono versi ricchi di allusioni e rimandi, che si susseguono con un ritmo dolce e confidenziale, dal tono narrativo.
Proponiamo qui di seguito tre suoi testi inediti, invitando i lettori attenti ad esprimere qualche loro gradita riflessione in proposito.

Parametri

Il coraggio di dirsi nelle dimensioni del senso,
uno spazio di contraddizioni per il pretesto
di aggiungere alla memoria le crisi di una sinfonia.
Noi ripetiamo ai giorni le nostre fantasie
quasi un colore inciso fra le ombre per rileggere ancora i pochi versi
che ristagnano nelle pieghe del cervello.
Mentre si libera la rassegnazione, penetrare nella pelle
nevrotica e controfigura, fingo di rispecchiarti
scavando le impotenze dell’attesa.
Secondo l’ora del tempo vago lungo le strisce ormai usuali dei ritmi,
trascinando diafane figure o entrare nella metafora affannata
ove rimane il rituale al prezzo che la vita risparmia.
Volgemmo segni e dialettiche,
secondo sguardi, vagando lungo strisce del ricordo:
ogni crepuscolo breve vuota le mani da pensieri,
e le interrotte parole degli amplessi ripetono gli odori del fumo,
ripeto gli abbandoni, tra le vibrazioni irriverenti e gli infiniti risvegli
gonfi di altre notizie entro nella libertà della poesia.
le notti strette intorno alla mia gola
inviolabili matasse dell’attesa
o vulnerabili pagine nell’asfissia dei pensieri
ed impariamo che il raccontare è sillaba
delle confusioni, di segreti ormai logori
così capovolgiamo il consumarsi dell’aria,
in aperture impossibili come al fondo dei dubbi.
Nei rinnovati accostamenti, attraverso memorie,
impegniamo gli specchi per ricostruire
quanto abbiamo atteso e rivissuto: il segreto del ritorno.
Il timore e il ricordo della strada rientra
negli argini della consapevolezza,
quando presenze nascoste annullano gli spazi per creare
le forme infrante delle coincidenze.
E’ colma la memoria dei cancelli limite,
dei frammenti che ricuciamo a stento per creare profili.
Ormai l’improvvisa speranza offre orizzonti
ove plasmiamo le nuove luminose immagini.

***

Antiche mura

La strada è sempre un tocco di ricordi,
tra le memorie, in cerca degli autunni trascorsi:
foglie di betulla, gialle, le chiavi del cancello,
l’andirivieni degli scrosci, le utopie,
di quei teneri colori di violetto,
quando la città consumava il suo sonno,
e i disinganni laceravano tele
per i polsi incalliti  nella gloria.
Ad ascoltare melodie, o nelle tracce apparenti,
il susseguirsi delle urgenze quotidiane
incidono in cadenze ed i ciottoli hanno il timore
di presenze nascoste.
I calzari nell’improvvisa speranza
hanno la rabbia allacciata alle vicende
del destino che incombe.
Fu in quel tempo che gli sguardi
intesero indecise le parole,
per raccontare gli assurdi mutamenti
di una antica metropoli,
nelle incaute libertà delle ombre.
Ma oltre il respiro un tentativo
di stupire alla corsa,
prima di distruggere i consensi,
e confondere il sudore che segna l’orizzonte.
A riallacciare i nostri giorni al passato
egualmente  lusinghe e narrazioni
scandiscono il pensiero riflesso tra le ciglia.

 ***

Pelle

Nelle impronte della mia carcassa,
al misterioso anatema del mattino,
rincorro gli aromi del golfo,
ripeto il verso impaurito,
pulsando una carotide sdoppiata.
Pelle a pelle il linguaggio delle trasparenze
stordisce l’isteria della città,
mentre la fantasia rimbocca ancora
altri giorni contati,
come i grani di un rosario impazzito.
Nelle sere di agosto la tua vana rettifica 
contrasta  persiane, accostando le sillabe
per scongiurare i baci.
Le immagini dei flutti gonfi di sabbia
sono fruste dell’altrove
trasformate nello sfolgorio che illude,
per quel che fummo nel polline,
ora cometa da rincorrere e odiare.

Antonio Spagnuolo, nato a Napoli nel 1931, è poeta, scrittore e saggista di notevole spessore, molto noto nei circuiti letterari nazionali. Svolge la sua intensa attività a Napoli, città in cui risiede. Ha pubblicato numerose opere poetiche: Ore del tempo perduto (1953), Rintocchi del cielo (1954), Erba sul muro (1965), Poesie 74 (1974), Affinità imperfette (1978), I diritti senza nome (1978), Angolo artificiale (1979), Graffito controluce (1980), Ingresso bianco (1983), Le stanze (1983), Fogli dal calendario (1984), Candida (1985), Dieci poesie d'amore e una prova d'autore (1987), Infibul/azione (1988), Il tempo scalzato (1989), L'intimo piacere di svestirsi (1992), Il gesto, le camelie (1992), Dietro il restauro (1993), Attese (1994), Io ti inseguirò (1999), Rapinando alfabeti (2001), Corruptions (2004), Per lembi (2004), Da Napoli/verso, antologia di poeti contemporanei (2007), Fugacità del tempo (2007), Fratture da comporre (2009); alcune di prosa: Monica ed altri (1980), Pausa di sghembo (1994), Un sogno nel bagaglio (2006), La mia amica Morèl e altri racconti (2008); e per il teatro: Il cofanetto (1995). Ha ricevuto diversi primi premi in concorsi letterari: 1985, "Città di Adelfia"; 1986, "M. Stefanile" e "Venezia"; 1991, "Spallicci"; 1993, "Minturnae". Spagnuolo è inoltre presente nel "Dizionario della letteratura italiana del Novecento" curato da A. Asor Rosa e nel volume antologico "Disordinate convivenze. Poeti di fine secolo" curato da G. Manacorda. Il suo libro più recente è "Misure del timore", Kairos Editore 2011, una considerevole antologia della sua migliore produzione poetica.
Cura la collana di poesie "Le parole della Sibylla" per conto della Kairos editrice di Napoli, e, sul web, il sito "Poetrydream", una interessante rassegna di poesia e di poeti contemporanei.

mercoledì 28 marzo 2012

Ketti Martino e i suoi grappoli di nuvole poetiche

Indubbiamente la poesia è un mezzo di eccezionale efficacia per dire le cose come stanno veramente: non solo agli altri, a coloro che amano seguire la scia poetica dell'autore e l'eco plurisemantico che ne scaturisce, ma soprattutto a se stessi. Anzi, è la poesia stessa verità interiore da cui non ci si può nascondere. Ketti Martino dice pane al pane e vino al vino, con un'enfasi poetica equilibrata, venata anche di una sottile ironia, ma molto riflessiva. I suoi versi ben costruiti si susseguono in un'atmosfera che fa sembrare la realtà quasi distaccata dalla superficie del mondo e della natura umana: ma a ben vedere, anzi a ben leggere, ci si accorge che il suo canto è assolutamente aderente ad un mondo autentico, genuino, privo di qualsiasi scoria, come se venisse riflesso da uno specchio che accentua e risalta la parte migliore, la parte più luminosa dell'anima e del creato.
Di Ketti Martino, che è poetessa autentica e impegnata, proponiamo qui di seguito alcuni suoi testi tratti da raccolte edite. Invitiamo i nostri lettori ad aggiungere qualche altro interessante commento.

Da "I poeti hanno unghie luride", Boopen Led Editore

I poeti hanno unghie luride

I poeti hanno unghie luride e occhi fissi
guardano come lupi l’altro che siede accanto
e non si voltano a cercare gesti.
Amano il vento che spettina i capelli
e confidano nella notte
che straripa rime ingorde.
Pensano poche cose
ma le pensano davvero
perché credono alla magia della parola ferma
e al miele sul pane caldo la mattina.

I poeti hanno unghie luride
perché si grattano la pancia
mentre guardano le stelle
e invocano il dio dei disperati
ché legga i loro versi empi.
Fanno una prece per chi li compra
cogliendo come acini d’uva
i sogni di una vita.

***
Annuso dei nostri corpi

Annuso dei nostri corpi
il timbro del vortice scomposto,
prezioso monolite tra vene e malta.
L’alito scaleno si attarda nella gola
stana i flutti e suggella i nomi.
Odo il mistral che segna a chiaroscuri il collo
e il trucco screziato che l’occhio tuo non scorge.
Sosto guardinga,
volpe tra foglie rosse e oblique rime.
                                                   
Discendo la transumanza tattile di quest’abisso.

***
La loggia

Occupa tutto lo spazio e anche il tempo questa loggia
coi grappoli di bougainville sigillati al tufo
come figli abbarbicati al seno.
Non lascia tratti inviolati il mio occhio
né fessure trasparenti e piane;
ricopre la distesa azzurra
riparo d’infanzia e magie
giocate dietro i cespugli di ginepro
coi calzettoni lilla.

***
La mia vita è un quartiere sgombro

La mia vita è un quartiere sgombro
ingoiato dal silenzio
landa genuflessa senza lavori in corso
e strade parallele
abitacolo sventrato
con gli abiti dismessi impolverati
e quelli ancora nuovi e già invecchiati.

Ho traslocato mille volte da me stessa
e sempre son tornata
con rime mal cucite
e un Golgota sedato dentro al cuore.

Taccio solo per uniformarmi allo sgomento
rivestire i luoghi 

svuotare due bagagli.

***
 Se questi giorni

Se questi giorni fossero adorni di carezze
e occhi vaporosi in cui annegare,
sarei briciola nella brocca di cristallo
Se fossero arruffati
dal canto dispettoso della cinciallegra,
o danza di passione già sbocciata,
sarebbero presagio di futuro
e ostili all’odio.
Forse privi di parole e locuzioni audaci,
ma basterebbero a me, ed io a loro,
anche senza scrivere.

***
Nuvole

Sono grappoli d’uva quelle nuvole
segnano svolazzi nella mente cava.
Frugo nel pantano
cercando il senso delle nostre vite audaci
ma nella spelonca livida
resta solo il candore del ricordo
Corpetti inamidati e lenze mai scagliate
Annaspano come coperte d’amore atavico,

e nostalgia.

***
Della poesia voglio le ossa

Della poesia voglio le ossa
le trasparenze scorticate e monde
agguantare la sostanza dura
fino all’anima spugnosa
sentirla trasudare da ogni poro.
Trattengo il verso tra mascelle e denti
stritolo la carne e la rimando,
bolo suggellato appeso a cento arpioni.
Lo digerisco e poi lo cerco ancora.
Smantello la sequenza
i riti blasfemi le verità
e castro l’essudato che tentenna.

***
Testi tratti da “La poesia è una città” a cura di Floriana Coppola e Ketti Martino, Boopen Led Editore, 2011

Angoli

Ci sono angoli
in questa città
dove ogni cosa è certa
tutto si ricompone
e si raggrumano
anche le lacrime
sul viso/maschera.
È lì che il mondo
scorre nelle vene
come quando un giorno, in auto
al parco delle Rimembranze
coi fogli di giornale appiccicati ai vetri
chiedevi: mi ami?
Ci sono angoli in questa città
dove ripieghi le ali sulla vetta
e lanci un urlo
o puoi ingoiare il buio di un viale
per sentire il crepitio
di foglia sotto le suole.
Ci sono curve
in questa città
dove il respiro conosce solo affanno
e il coraggio è ruga spesa
sulla fronte in cerca della vita.
e poi ci sono
cerchi
in questa città smarrita
sostanze sterili
assedi di campanili
che non puoi solcare
nemmeno a mani giunte
e con la croce sopra
al petto.

***
Quartieri spagnoli

i quartieri spagnoli
sono ferite aperte
che vomitano pus
di tanto in tanto
interstizio intraducibile
di vicoli
limitare affranto
di presente e futuro già passato
compasso invisibile su tettoie
e balconi avari.
La luce rubata con gli specchi
ne fa zattera/postribolo
aggrappato alla collina
mimetizzato antro
dimora di plebe
scalza di sogni e indignazione.

***
Da "Arbor poetica", a cura di Diana Battaggia, Lietocolle

Non vedo cielo e nuvole

Non vedo cielo e nuvole da qui
mi guardano finestre cieche
squadrate gabbie inchiodate all’utopia.

Le vivo come presenze tossiche
cattedrali oblique che falciano la bruma
quando il diaframma è accumulo di lecci.

Una fioritura di detriti mi avvolgerà, lo so
dolce narcolessia in cerca di un abbrivo.

***
Da "Le strade della poesia", a cura di Mimmo Cipriano, Delta 3 editore

Terre(na)

la corteccia sbucciata è pelle
frutto oltraggiato
rinsecchito dal troppo stritolare

le formiche ricamano una scia che
sa di passi giusti
e io accarezzo il punto esatto
in cui i ricordi sfumano nel divenire
fino a sprecare l’ultimo sorso di
romanzo

il gusto di schiacciare
un sogno una foglia dà dolore

l’apologia di te è ancora madre
feconda superficie in cui affondare.

Ketti Martino, nata a Napoli, laureata in filosofia, ha insegnato nella scuola pubblica e si è occupata di promozione teatrale e musicale. Fa parte della compagnia di scrittura Homo Scrivens. Ha pubblicato testi poetici nelle antologie: Dalla bocca del Vesuvio, a cura di G. Marino (G. Perrone,2007); Nella notte di Natale (G. Perrone, 2007); Fili di parole (G. Perrone, 2008 ); L’amore, (G. Perrone, 2008); La notte (Giulio Perrone, 2008); Il tempo (Giulio Perrone, 2008); Logos (Giulio Perrrone, 2008); Le parole che nascono dall’anima (I giardini dell’anima, 2008); Arbor poetica, poesie su immagini di Stefano De Francisci, a cura di Diana Battaggia, 2011 Lietocolle; Le strade della poesia a cura di Mimmo Cipriano, Delta 3 edizioni, 2011; Le parole del mistero. Il perturbante nel quotidiano a cura di Gloria Gaetano, Neverland edizioni; Alchimie e linguaggi di donne, Terzo quaderno antologico di poesia, collana diretta da Esther Basile a cura di Floriana Coppola, Photocity edizioni.
Finalista al Premio Letterario Le parole che nascono dall’anima 2008.
È fra i compilatori dell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti, a cura di Giancarlo Marino e Aldo Putignano, Boopen Led, 2009. Suoi racconti sono presenti in rete su siti letterari. Nel 2010 ha pubblicato la silloge poetica I poeti hanno unghie luride, Boopen Led editore. Ha curato, assieme alla poetessa Floriana Coppola, l’antologia poetica La poesia è una città, 2011, Boopen Led editore.
Ha preso parte a numerosi reading ed eventi letterari.

domenica 25 marzo 2012

Dalla Bulgaria: Silviya Petkova

Continuando il viaggio poetico oltre i confini nazionali, incontriamo una giovane poetessa bulgara, Silviya Petkova, che ci ha inviato alcune poesie scritte direttamente in italiano. Ne abbiamo scelto una, la più rappresentativa, che riportiamo qui di seguito.


Visi appesi


Siamo visi appesi alle finestre
sulle corde delle anime perse
dondoliamo avanti ed indietro
senza tempo.
Ogni battito è un cuore che muore
nell'assenza angosciante d'amore
noi siamo respiri sospesi
dei peccati concessi.
Desidèri da cucirci la fede
aggrapparsi al cielo
masticare le nubi
provocare una caduta di neve.
Inciampare nelle sponde dei fili di luce
abbrancati alla coda della scia che conduce
fare gioco per scelta o per seria esigenza
prosciugando le radici di memoria e coscienza.
Siamo visi appesi alle finestre svetrate
amati a lungo e poi disprezzati,
siamo cuori di orologi che non sfiorano il tempo...
trasparenze vaganti raccontate a stento.


Silviya Petkova è co-dirigente dell' Art-gallery “Il Riflesso” situata nella splendida cittadina di Varna in Bulgaria, che si affaccia nell’incantevole scenario del Mar Nero, le cui baie si incastonano nel verde dei suoi immensi parchi.
Appassionata fin da piccola del mondo dell’Arte, si esprime tramite la danza classica, la pittura e la poesia.
Il 4 dicembre 2010 la poesia “Mi fa male…amare” si classifica vincitrice del secondo premio, nella “sezione poesie in lingua straniera” al Concorso di Poesia Internazionale “Messina Città d’Arte”.
Il 24 marzo 2011 la poesia "Ambiguita'” è stata selezionata per far parte dell'antologia di poesia "La Maschera", un tascabile di 176 pagine a cura del Collettivo "Poesia è rivoluzione".
Il 1 luglio 2011 la poesia “E se ti penso...” giunge finalista e vincitrice nella sezione PREMIO SPECIALE DELLA CASA EDITRICE  al Concorso Letterario Nazionale “Emozioni in bianco e nero” - Edizioni del Poggio.
Il 15 dicembre 2011 l'opera poetica “Il grido della solitudine” giunge finalista al XXIII Concorso Internazionale Letterario d’Arte e Cultura dedicato a Giuseppe Gioachino Belli 2011 - Roma.
Il 10 dicembre 2011 la poesia “E poi, e poi, e poi - adesso” si classifica al secondo posto al Concorso di Poesia Internazionale “Messina Città d’Arte”.

mercoledì 21 marzo 2012

Marina Nazzaro e il suo canto alla donna

Particolarmente sensibile al mondo femminile è la voce poetica di Marina Nazzaro, che qui proponiamo. Le poesie che seguono, infatti, hanno un velato riferimento alla condizione della donna che sovente, ancora oggi, è costretta a subire ogni sorta di discriminazione e di violenza. I versi di Marina, però, non sono taglienti, vogliono solo mostrare le "ferite" e la mancanza di "rose rosse" che avviliscono e adombrano l'animo femminile; il suo è un canto malinconico, intriso di amarezza, per aderire in pieno, con grande resa, all'immagine della donna bistrattata. Ma è, nel contempo, anche un canto d'amore, che vola in alto con "ali di cielo".
I lettori sapranno certamente aggiungere altre interessanti riflessioni.


Ferite

Sdraiata su un letto di capelli castani
chiude gli occhi per dimenticare il dolore.
Brividi le scuotono il corpo,
il freddo sostituisce il bruciore delle ferite.
Fuori, un bianco riflesso,
surreale e lunare,
un freddo bagliore, misto di silenzio,
paura, pace e solitudine.
Emozioni inattese, e poco comprese,
s’impadroniscono del suo ventre.
Trattiene il respiro,
s’annoda in lei un groviglio di nervi
che come un rampicante s’espande
e la tiene prigioniera.
Ha paura.
Ed ha paura della sua stessa paura,
che la stupisce e turba il suo sonno.
Nei corridoi della memoria corre,
pur restando immobile; qualcuno la trascina,
nell’indifferenza di rumori metallici
e vitrei sguardi di routine.
E’ sola, o almeno crede di esserlo.
Allora si augura di addormentarsi
e scivolare in un’altra dimensione,
indolore e senza terrore.
Finalmente una voce calda la raggiunge
e le dice «sono con te».
In fondo, di questo timore non v’è bisogno,
nell’azzurro del cielo,
e nel ventre della terra,
qualcuno pensa per lei.


Xeno

Non ci sono rose rosse, solo asfalto mischiato alla pioggia,
sotto la luce biancastra di due occhi stretti e impietosi
che mi guardano indifferenti mentre vado via.
Sul muro proiettano la mia sagoma smunta,
spettro d’angoscia incredula,
che s’allontana a passi svelti
come di chi fugge alla sensazione di un inseguimento.
Ma nessuno segue quella figura ferita,
gli occhi meccanici guardano già altrove
e sembrano di colpo incredibilmente lontani;
la loro luce allo xeno illumina già un’altra strada,
altre intenzioni, nella direzione opposta,
da quella parte della finestra dove ora fa male guardare.

Prati blu

Profondità inesplorate
abissi di ombre e luci
Vertigini sconosciute agli occhi
che il cuore può accogliere.
Altalene oscillano su mondi distanti
che si avvicinano senza toccarsi.
Segnali di speranza in fondo al petto.
Allunga la mano e salterò nel tuo universo.

Passato

Strascichi pesano come catene
Anelli d’angoscia s’affacciano in superficie,
da dove tu li avevi cacciati;
il timore al timone.
Salvagenti ingannevoli:
intorno al bianco lucente s’avvolge una corda,
rasposo serpente sintetico.
Conquistano spazi,
si dispiegano come vele al vento,
gonfia forma e sostanza.
Cupe schiume di onde che avevi respinto,
non sono lontane, giocano come il gatto col topo
nel cortile della tua anima
Svelte e sinuose s’insinuano sulla pelle;
lei soccombe, senza comando si fa plumbea
e presto il peso di nuovo t’incatena.

Penombra

Silenzi e sguardi
che sanno di pioggia.
Nere gemme preziose
sulla tua fronte di perle
s’oscurano su abissi profondi.
Vertigini nel petto
sfumano i miei arcobaleni.
Mostrami il tuo sorriso:
una bianca luna su
sabbie d’argento
che accarezza le onde
con soffice spuma di luce.
Abbandona gli abissi e
vola con le mie ali di cielo.


Marina Nazzaro (1976) traduttrice editoriale e insegnante d’inglese. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Salerno, si è poi specializzata in Traduzione Letteraria e Tecnico-scientifica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dopo un corso di perfezionamento per Operatori dell’editoria, del giornalismo e della comunicazione (Università degli studi di Roma “Roma 3”) e dopo aver conseguito la qualifica di “Traduttore Letterario” riconosciuta dalla Regione Campania nell’ambito del progetto formativo omonimo organizzato da Fondazione IDIS, Scuola Europea di Traduzione Letteraria ed altri partner. Ha svolto la sua attività di traduttrice, dall’inglese e dal francese, occupandosi prevalentemente di saggistica (alcuni titoli: Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca – Lindau, Torino 2008; I Celti. Dal mito alla storia – Lindau, Torino 2008; Il liberalismo di Hayek – Rubbettino, Soveria Mannelli [CZ] 2008; Contro l’eutanasia – Lindau, Torino 2007; Il nuovo anticristianesimo – Lindau, Torino 2007; Coca-Cola, l’inchiesta proibita – Lindau, Torino 2006), ma anche di narrativa (Straordinarie storie di gatti. Dai più grandi scrittori di ogni epoca – Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino 2011 [selezione di racconti]; Il suo primo americano – Cargo, Napoli 2009 [romanzo, in collaborazione con F. Gerla]; Quando le donne aprono le danze – Einaudi, Torino 2006 [collaborazione col docente O. Fatica ed i colleghi del corso “Il traduttore letterario”, Città della Scienza, NA]), con qualche approccio alla poesia (Mercoledì delle ceneri di T. S. Eliot – “Il Traduttore Nuovo”, ANNO LIII 2003-2, VOLUME LIX [collaborazione col docente G. Massara ed i colleghi del corso “Tradurre poesia”, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”]). Muove da pochi mesi i suoi primi passi nel mondo della scrittura creativa ed in particolare della poesia, che la vede attualmente impegnata nella stesura della silloge inedita Diario tra le stelle.     

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà