Riprendiamo di buona lena la rassegna dei "Transiti Poetici", proponendovi la voce di una giovane interessante poetessa del nostro territorio campano: Ilaria Vassallo.
Ilaria Vassallo è infatti nata a Nola (Na) ed ha appena 19 anni; è studentessa del quinto anno del Liceo Scientifico Enrico Medi di Cicciano (Napoli) ed ha frequentato il "Laboratorio di Poesia" del noto poeta e critico letterario Carlangelo Mauro. Prossimamente, sulla rivista "Capoverso", sarà pubblicato un suo saggio sulla poesia di Maurizio Cucchi.
Riportiamo dunque qui di seguito alcuni versi tratti dalla sua raccolta "Una muta vitalità", Opera Prima uscita per i tipi de La Vita Felice Edizioni, 2017, con prefazione di Rita Pacilio, direttrice della Collana Opera prima della casa editrice, e con postfazione di Maurizio Cucchi.
La sua poesia si contraddistingue per uno stile originale e personalissimo, dove le cose e le situazioni narrate vengono frammentate e ispezionate intelligentemente fin nei minimi termini. E' evidente il suo studio approfondito e la sua ricerca, volti a produrre qualcosa di nuovo che vada al di là dei soliti schemi codificati, Anche la struttura poetica subisce l'influsso di questa sua innovazione, che si evince nell'evitare i titoli, in una punteggiatura appropriata, in un verseggiare che spiazza il lettore.
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rinnega le sue mani, il suo tempo,
la clavicola sfinita
che esaltava la bretella
la cintura intrecciata,
troppo lunga, non tagliata.
il cuscinetto di piume,
per una testa e tre chili di chiodi
i sospiri, quelli pieni, di un fiato
deciso, che non suonava per lui.
le parole abbandonate, gli gnomi
e la ninfa, la linfa chiusa
nello scomparto delle ragioni
il viaggio del pensiero
che non trovava sbocchi,
non voleva semafori. il viaggio
della pelle che incurante lasciava
l'antiruggine cadere sotto il
recipiente del rimpianto.
non rinnega la blasfemia,
le urla a una madre, che ferma
su un lenzuolo, si professava sola.
sapeva di una testa, due braccia, un carlino.
non un figlio, due pianti, tre spine.
gli spruzzi cruenti, l'arancione,
la carta vetrata, le carte stracciate,
le chiavi rubate alla porta del cuore.
e l'acqua calda di quella notte ferma,
le corse, le ossa di una nonna,
il sangue della castagna marcia,
le onde dell'orgoglio,
i numeri sotterrati,
dalla terra fertile del sacro io.
rinnega la poesia,
questa, la sua,
parole vane
dipingono vuoti,
l'anima non sua, che agghiacciata
strabocca, stremato da un corpo che tace.
(Dalla sezione "Una ruga universale")
***
20
carte lucide di vernice,
che piego tra le dita,
stendo,
strappo,
mentre vi parlo.
carte di caramelle,
che sentono
decollare piano
il tepore
della mia inadeguatezza.
esplicita parola necessaria.
sono qui ora
in silenzio
ad ascoltarvi
cauto ridendo
dentro.
se non parlo e taccio
so chi sono
immobile
fissando il bianco
intonaco a pezzi
nell'angolo.
non ho pensieri
che sappiano parlare,
davanti ad anime
che vogliono essere
Sé
e a me
si professano vere.
(Dalla sezione "Un dio per i morti di ragione)
***
31
immenso con un calice
di vino rosso in piedi
al bancone del locale
nell'aria di compostezza
che lieta attanaglia
le stabili catene.
è tardi per sentire
questa adrenalina,
riempiva di vita una vita
a trent'anni.
eppure avevo visto
di sfuggita anch'io
le asole di una vestaglia di filo
in ospedale.
e non resta che recuperare
appena si esce dal grembo
la forza di nascere
che non si è avuta
fino a quel momento.
subito in pista per il traguardo,
vince la fine
del presente.
(Dalla sezione "Il mio nome è Vaçlav")
mercoledì 28 giugno 2017
martedì 28 marzo 2017
Gli "Orizzonti di... versi" di Rita Nappi
Accogliamo oggi in questo spazio letterario la poesia di una giovane autrice napoletana, Rita Nappi, che ha già all'attivo diversi riconoscimenti e una interessante pubblicazione edita da deComporre, "I miei orizzonti di... versi".
Riportiamo qui di seguito una breve riflessione critica sulla sua poesia.
Come spesso accade, il titolo di un libro, specialmente un
libro di poesie, racchiude in esso il programma, l'argomento che l'autore, o
l'autrice nel nostro caso, intende proporre, soprattutto a se stessa, e poi al
lettore, rendendo partecipi gli altri del proprio sentire interiore.
Ora abbiamo questi "Orizzonti di..versi", titolo poeticamente
ambiguo perché gioca con le parole: orizzonti diversi nel senso di altri
orizzonti, orizzonti che stanno al di lè della propria quotidianità, ma nello
stesso tempo, orizzonti costruiti o meglio ricostruiti con l'abilità e
l'efficacia della poesia: di "versi", appunto.
Rita Nappi affronta quindi, con questa sua prima originale
pubblicazione, i suoi orizzonti, e lo fa partendo dal suo mondo interiore,
affacciandosi ad una finestra ideale o virtuale, da cui poter osservare
l’esterno, ma con gli occhi sensibili e attenti del poeta, cioè di una persona
che è in grado di interrogarsi in profondità per poter poi offrire agli altri
il suo punto di vista, in modo creativo, artistico, con una luce di verità in
più, insomma.
La sua poesia affronta quindi angolature diverse, lacerti e
spiragli del mondo esterno, esperienze di viaggio e considerazioni sulla città.
Ma in particolare, tutti questi panorami sono alla fine intrisi d’amore, o in
qualche modo la nostra poetessa fa sì che l’amore ne diventi riferimento
essenziale, argomento portante di tutto il suo dettato poetico. E in effetti, è
l’amore in fin dei conti che anima e illumina tutte le sue poesie…
Il lavoro di Rita non è quindi organizzato per sezioni o per
capitoli, ma costituisce una raccolta completa che spazia su vari fronti, e il
legame sotterraneo che accomuna le singole liriche è il suo stesso stile, la
sua stessa corposità che si evidenzia nei versi quasi sempre lunghi e sostenuti,
a dimostrare la necessità da parte dell’autrice di un discorso esaustivo e
dettagliato che non può esaurirsi in una semplice e probabilmente incompleta
sintesi del contenuto poetico. Con ciò non voglio dire che la poesia di Rita
sia inutilmente pesante e densa di ridondanze, sapientemente evitate. E’ una
poesia che comunque appare ben bilanciata e armoniosa, piacevole da leggere e
ascoltare, comunicativa e coinvolgente. Le sue esperienze di vita, la sua
quotidianità, i suoi affetti profondi, l’amore, le gioie e le delusioni, sono
efficacemente trasfuse nell’atto creativo poetico, da cui ne risulta una poesia
affatto formale e statica, ma capace di offrire spunti riflessivi di notevole
importanza.
La mia essenza
Io dico e voi disponete le mie parole come volete.
Ciò che sono non riflette sul mio corpo,
se volete trovarne un pezzo,
se volete scorgerne l'essenza: iniziate dagli occhi...
Io mostro, spazio, vesto sentimenti;
l'abito da corte è la mia anima,
quel che vedete non sono ornamenti e rose.
Ho la mia spilla sul petto e il manico da giullare.
E voi siete corte e io istrione.
Chi vuol vedere, veda.
Chi vuol amare, ami.
Chi vuol restare, resti.
Io attingo l'estro e voi ne abusate.
Non cerco un fiore,
porgetemi gratitudine.
***
E ti rivedo
E ti rivedo sbiadita nella mente,
una foto in grigio tra pensieri e speranze.
Un ricordo, un solo respiro lontano.
In mezzo a tanti fogli, ti rivedo...
In quelle parole scritte e mai dette,
in quelle ripetute e non ascoltate,
nei rimorsi dei perché...
Nelle rose e nelle orchidee stipate nei cassetti,
c'è ancora il tuo odore.
Quel profumo radicato fin dentro ai polmoni!
E ti rivedo tra le dita, tra i capelli,
nei riflessi delle vetrine...
Nei giorni torbidi di lacrime e fango.
Piove là fuori.
E ti rivedo nei silenzi della tua assenza.
***
Sono di un altro universo
Sono nata qui, in questa terra arida;
non c'è acqua per me che appartengo a un altro universo.
Sento qualcosa che mi brucia dentro,
che vuole gridare...
Solo il vento può asciugare queste lacrime.
Vedo queste nuvole che scappano,
come se mi schivassero...
E mi ritrovo qui, tra le mura della mia stanza.
Mi osservate e giudicate.
Ridete di me, mi disprezzate.
Ecco: mi odiate!
Voi parlate di giustizia,
di morale e di perfezione...
Resto sola contro tutti,
ma al centro del mio mondo trovo te
che mi dai luce e risplendi nei miei giorni.
Sei tu... mio sogno!
Rita Nappi è nata e vive a Napoli. Appassionata di scrittura sin dall'adolescenza, ha partecipato a premi letterari internazionali e nazionali di poesia, ricevendo numerosi attestati e menzioni di merito. Laureanda in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Orientale di Napoli, è stata inserita in diverse antologie poetiche.
venerdì 25 marzo 2016
"La barca", una poesia di Nazario Pardini
Ritorna su queste pagine Nazario Pardini, rinomato e fine poeta, nonché critico letterario e ideatore del famoso Blog "Alla volta di Leucade"(http://nazariopardini.blogspot.it/), che ospita interessanti e impegnati poeti contemporanei.
La poesia che presentiamo si intitola "La barca", ed è una bellissima e melodiosa metafora della propria esistenza, dell'intimo viaggio che l'autore compie attraverso la propria esperienza di vita.
Invitiamo i nostri lettori a leggere questo significativo componimento del nostro Pardini, e ad esprimere eventuali graditi commenti.
La barca
La poesia che presentiamo si intitola "La barca", ed è una bellissima e melodiosa metafora della propria esistenza, dell'intimo viaggio che l'autore compie attraverso la propria esperienza di vita.
Invitiamo i nostri lettori a leggere questo significativo componimento del nostro Pardini, e ad esprimere eventuali graditi commenti.
La barca
Sono una barca che s’inarca al mare,
sono un fuscello in balìa del vento
che cerca un porto dove rifugiare
le mie malinconie. A volte ho visto
una pallida luce di conforto
a indirizzare la prua. I remi stenti
hanno solcato mari indifferenti
verso il chiarore delle mie speranze.
Invano. Tutto spariva all’approccio.
E l’infinito gorgo riappariva
alle mie carni deboli e insicure.
Ho navigato incerto in queste acque
sbattuto spesso da onde pellegrine
in scogli aspri e crudi; in rocce scure.
Sono una barca che s’inarca al mare,
una barca disfatta che non tiene
i suoi legni compatti. La mia anima
azzarda fughe verso mondi nuovi
che non mi sono vicini. E vola,
seguendo gli indirizzi degli aironi
che battono le ali, per pentirsi
e ritornare presto ai cari legni
che hanno tenuto in seno i miei respiri;
gli amari pasti di un’intera vita.
Aspetto un porto. Un faro che m’illumini;
una scia che segni la mia rotta;
una guida che franga questo azzurro
nero. Mi dia qualche certezza e poi
restare quieto fuori dalle acque
di tale mare che non ha confini.
(Nazario Pardini
20/03/2016)
mercoledì 16 marzo 2016
Al di là del cielo. Poesie di Paola Mattioli
Il tempo nostro è intriso di complicazioni quotidiane che
sovente non lasciano spazio ai sogni e ai voli dell'anima. La poesia accorre
liberatrice, apre le porte, espande i ricordi e suggerisce il sorriso,
l'armonia e la bellezza di ciò che ci sta accanto e ci pervade. Diventa, la
poesia, più che un mezzo, una necessità impellente per la ricerca della propria
vera essenza, per riscoprire il proprio io finalmente filtrato e depurato dalle
pesantezze e dalle negatività del vivere, o sopravvivere, quotidiano. "Al
di là del cielo" è il titolo di una degnissima raccolta di poesie di Paola
Mattioli, che con piacere ospitiamo nella nostra rubrica; una silloge
interessante perché, nella semplicità di un verso diretto e profondo, privo di
inutili sovrastrutture, la nostra Autrice canta il sentimento per la natura,
per il creato, evocando spazi di luce e di amore. L'evidente desiderio di
riportare qui da noi tutta la positività dell'uomo, in contrasto con la durezza
e l'asprezza del moderno contesto sociale, viene premiato con una resa poetica
forte, che prende ed emoziona.
Riportiamo qui di seguito alcuni versi tratti dalla raccolta.
Al di là del cielo
Spazi aperti
profumi e melodie
nascono
mondi incantati
crescono
energie nuove si incontrano
colori e magie si fondono
in un legame unico
in assenza di parole
che mi trascina, lontano
là, dove nasce il sole.
Terra
Affondo le mani nella terra
sento il profumo intenso e forte
si sbriciola, si schiaccia tra le dita
così pura e fredda
a volte baciata dal sole.
Donaci i tuoi frutti
succosi e colorati
o cara terra mia
rallegraci e concedici
forza, volontà e ricchezza d'animo
insegnaci la via da seguire
nel cammino della nostra vita.
Notte
Da una finestra osservo
il paesaggio notturno
stelle brillano come diamanti
ognuna un disegno
un carro forse
o immagini che non distinguo.
Una luna bianca
circondano le stelle
e la visione di quelle luci
crea la magia del cielo.
Semplicità
Cammino per la via
e mi batte forte il cuore
nessuno intorno
sospiro
è la fiamma dell'amore
dell'amare
colui che non c'è
che non esiste
che non fa parte della mia vita.
Cinzia
Viso sereno
occhi vivi
pelle d'alabastro
bocca colorata e dolce
è così che mi appari
cara amica mia
nel tuo camminare
elegante
mentre ti avvii un passo dopo l'altro
con fare sicuro.
Poesie tratte dal libro "Al di là del cielo", di
Paola Mattioli, Edizioni Pendragon, Bologna, 2015; prefazione di Cinzia Demi;
illustrazioni in copertina e all'interno di Roberta Dallara.
Paola Mattioli è nata e vive a Bologna. Il suo primo libro di versi si intitola "Vorrei", in edizione ridotta e prodotta in proprio, nel 2012.
domenica 22 febbraio 2015
Alfonsina Campisano Cancemi e la sua poesia "di pane e miele"
Alfonsina Campisano Cancemi è una poetessa siciliana affermata,
autrice di alcune pubblicazioni di rilievo.Proponiamo qui di seguito alcuni
suoi testi poetici, nei quali risalta la sua impostazione lirica e il tema
della memoria, della natura e dell'amore.
Ai lettori il compito di aggiungere,
se lo desiderano, altre riflessioni e commenti.
Solitudine
Quante
volte discese la luna
nell'occhio
smarrito del viandante
che
nel brusio inesorabile
appendeva
corone
all'ombra
segreta delle foglie
e
un canto cercava
nell'acqua
del torrente…
una
voce di donna…
un
seno da baciare
sui
fieni piegati al vento dell'estate!...
Dolcissima
luna
dimentica
il tuo andare!
Risveglia sopite tenerezze
Risveglia sopite tenerezze
e
dònati – carezza di luce –
all'angosciata
solitudine…
***
Come
ramo straziato
Ferita
come
ramo straziato
fra
un vociare arrogante
e
un sinuoso ondeggiare di colori
mi
aggiro confusa
Fatico
a vedere l'azzurro glicine
che
appena ieri mi sorrideva
L'anima
chiude gelosa
i
teneri abbandoni
e
l'amaro senso
della
delusa attesa
mentre
inconsapevole
il
tempo
lascia
su deserti lidi
morte
conchiglie
***
Di
pane e miele
Sull'eterno
pianto del salice
riaccende
la luna i desideri
e
un gioco di memorie
-
complice il calicanto profumato –
scende
in fitti grappoli
sulla
mia stanca estate.
(In
quel tempo di carezze ed aquiloni
la
mia infanzia e il mio stupore…
la
tua figura antica
le
tue spalle ricurve
il
tuo sorriso
la
tua mano di pane e miele
il
tuo riposo una pianella di dolore
e
la vigile attesa nel guscio screpolato
della
sera…)
Scivolando
leggera
nella
notte silenziosa
riemerge
dal fondo una bimba.
Dietro
– a proteggerla – un volto.
Il
tuo, madre.
Di
amarti per sopravvivere
di
sciogliere al vento i tuoi capelli
di
baciare il tuo volto segnato
di
stringere le tue mani dolcissime
di
fermare il sangue che mi abbandona
di
rimorire in purità d'amore
ho
bisogno
In
quest'ora spalancata ai cieli
solo
di te, madre,
ho
urgente spietato bisogno!
(Dalla
raccolta "Schegge e diademi", Pegaso Editore, Caltagirone, 2009)
Alfonsina Campisano Cancemi è nata a Catania, ma vive a Caltagirone. E' stata docente di Lingua e Letteratura
Italiana e latina nei Licei. Ha promosso attività teatrali, utilizzando testi
classici, moderni ed anche di sua creazione. Collabora come redattrice ad alcune
riviste letterarie, ha svolto una serie di lezioni su argomenti storici,
artistici e letterari siciliani. Nel 1999, è stata ospite dell’Istituto
italiano di Cultura a Berlino. Scrive testi per musica contemporanea, alcuni
eseguiti anche da grandi formazioni teatrali.
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