venerdì 6 ottobre 2017

"La parola detta", di Stefania Di Lino

Stefania Di Lino è un'artista e poetessa romana di grande valore, una persona sensibile e affabile, che ho avuto modo di conoscere in questi ultimi anni in ambienti letterari di comune frequentazione, sia a Roma che qui a Napoli; la sua possente vena artistica e poetica mi ha subito affascinato e coinvolto, e tra di noi è andato vieppiù consolidandosi quel rapporto di intesa letteraria e di amicizia che ci ha permesso di collaborare insieme nella realizzazione di diversi eventi, con entusiasmo e slanci creativi.
Diciamo subito che la sua poetica è molto particolare. Dal primo volumetto "Percorsi di vetro" (deComporre Edizioni, 2012), la nostra brava Autrice approda a questo recente lavoro dal titolo veramente emblematico: "La parola detta", pubblicato nel giugno di quest'anno per i tipi della Casa Editrice La Vita Felice di Milano, con prefazione di Cinzia Marulli. Da una poesia di tipo "classico" o se vogliamo "standard" nella forma (versi liberi, ma comunque brani senza titolo e punteggiatura ridotta all'essenziale), Stefania Di Lino, in "La parola detta" sperimenta con successo una propria originalissima forma di scrittura poetica, con testi che hanno, sì, forma narrativa, ma nel cui interno i versi vengono sezionati da una barra obliqua ( / ) o anche una doppia barra ( // ) riprendendo in tal modo l'anima della poesia. E in effetti di alta poesia si tratta, dove la "parola detta" è coraggiosamente e liricamente espressa fin nel suo profondo significato, basandosi su una genuinità di sentimento e su un profondo sentire il mondo interiore (la madre, la famiglia, gli amici) e il contesto sociale che la circonda.
È una poesia che ha un "continuum", quella di Stefania Di Lino in "La parola detta", quasi un poema unitario, in cui i vari brani, tutti senza titolo, costituiscono ciascuno un tassello fondamentale di un mosaico poetico compatto eppure dalle argomentazioni multiple e distinte; sovente i brani cominciano con una "e" che ha lo scopo di continuare il discorso precedente, di legare insieme i vari afflati poetici per renderli una espressione quasi unica e propria del pensiero lirico della nostra Autrice.
Ogni Poeta cerca la sua modalità più congeniale per esprimere con le parole il suo pensiero, la sua filosofia di vita, i suoi sentimenti. Stefania Di Lino ha intrapreso una strada artistica e letteraria che certamente la contraddistingue, nel panorama attuale della poesia italiana, per l'incisività del suo discorso, oltre che per la modalità espressiva e per lo stile tutto proprio, e per l'intensità delle emozioni che riesce a suscitare con le sue autentiche "parole dette".
Abbiamo selezionato dal suo libro alcuni brani, con una certa difficoltà perché sono tutti veramente interessanti, ma per comprensibili motivi di spazio non è stato possibile aggiugerne altri, anche per non togliere al lettore affezionato il gusto di acquistare e leggere tutta la sua raccolta, cosa che consigliamo caldamente.
In tutti i modi, saremo grati agli amici che ci seguono se vorranno lasciare qualche ulteriore interessante commento.


[e s'apre una notte intera nello spazio della fronte]

Il poeta conserva in sé / un'antica tragedia / di cui
ancora non conosce i versi.

***

le distanze i perimetri / le angolazioni / il goniometro
giusto per la misurazione / e poi il metro lineare /
quadro o cubico / il rapporto in scala / (di Policleto la
proporzione) / la sezione aurea e non ultima / l'ispira-
zione. // La distanza utopica che avanza all'orizzonte /
con quel punto di fuga a latere o a fronte //

tutto mi disorienta / tutto è mancanza,

***

e noi / per quanto dicessimo / mai fummo ascoltati // e
allora / ci facemmo vento / grumo di sangue rappreso /
appena sotto il ginocchio / ci facemmo sasso forbice
cesoia / perché forse credemmo / in quella via al cielo
celata / tra anfratti di ramoscelli e foglie / una tana
un rifugio / un sentiero nascosto / calpestato / solo da
zampine veloci / ed erano musi pelosi / silenziosi / ad
indicarne la strada // e le foglie tremavano / e il lupo
taceva / e la luna muta si lasciava oscurare // sapevano
bene / gli occhi aperti / brillanti nella notte / sapevano
bene / di quel nero amico che tutto copriva,

***

viviamo noi / per asportazione / e transitori siamo /
persino nell'assenza / conducimi dunque nei luoghi /
dove la luna / non conti più i giorni / dove il cielo al
mattino si affacci / di promesse carico / alla finestra /

[poeti / voi che cantate / sappiate: / io amo la vostra voce /
io ascolto il vostro canto]

***

ho visto mia madre invecchiare / consumarsi / nel
sempre più ristretto ambito delle sue clavicole / e curve
le scapole ossute pesare / sulle vertrebe schiacciate //
la pancia pendula / certo per vecchiezza / ma anche per
via dei figli avuti / e di quelli strappati – non avuti /
– mia madre è stata una donna del Novecento – /
era ormai quasi vuota dentro / per asportazione / via
cistifellea / via utero e tube di Falloppio / le trombe
di Eustachio più non sentivano / via anche il lobo
del polmone sinistro / lei andava via a pezzi / semmai
un giorno fosse stata intera / presa come era da una
lacerazione profonda / da un inguaribile dolore / che
la rendeva distante / anche quando rideva / e sembrava
ci fosse / ma non c'era / e sembrava felice / sembrava //
ma non lo era / una volta mi disse: / <<Ti voglio bene,
non te l'ho mai detto / io ti voglio bene / ma eri così
diversa da me / e io non ce l'ho fatta / non te l'ho mai
detto.>> Mia madre ora è una donna cava / con le sue
ossa cave / su zampette di uccellino,

***

solo ieri parlavo col mare / e un segno dal cielo / un
gabbiano / interloquiva al passaggio / <<Cambierai>>
– diceva – <<Cambierai / e lo farai attraversando lo
specchio / spinta dal vento / e da una carezza di parole
buone>>,

(anche così la vita accade / tra il fiore svettante d'aloe /
e del nespolo il lento maturare / l'aprirsi notturno di un
fiore / e di un corvo l'improvviso volo / un gracchiare
amoroso),

il cielo viaggia /
spinto verso il mare /
alte nuvole 

***

l'esercizio transitorio di chi rimane / è parlare con i
morti / e allora escono dalle labbra appena mosse /
sillabe sfiorate / bisbigli fruscii / alfabeti contrari e
ritorti / e nidi d'api a ronzare nelle orecchie / quel
suono di continua allerta / e allora girano gli occhi
bianchi rivolti dentro / stridio acuto / stiramento /
è l'urlo abnorme di un legamento lento 7 che lascia
rotolare / in ordine di apparizione le ossa / e allora
chiami a raccolta / i nomi precedi / chiedi a voce alta
se c'è qualcuno,

***

di marcata solitudine / si nasce già tristi nel corpo // le
ferite passano / di madre in madre / passano / di figlia
in figlio / le ferite passano in ogni carezza / tra le dita,

ascolteremo la notte / che porta con sé rumori antichi /
sentirai! sarà fragore di corpi / schiocchi di baci
disperati / annodati forte con la lingua / sarà colla /
saliva adesiva / sarà tenersi stretti abbracciati / a non
perdere le ossa / saranno le parole strette a legare /
a raccontare la dolce materia / nell'ora primaria
scambiata,

***

ora si tratta / malgrado / di conservare il fervore sudato
del bambino che gioca / e lentamente da solo svela
il mistero / e in quel gioco crede / di quel bambino
conservarne l'entusiasmo / la fede,

Testi tratti da "La parola detta", di Stefania Di Lino, Edizioni La Vita Felice, Milano, 2017. Prefazione di Cinzia Marulli.

Stefania Di Lino, scultrice e poetessa, è nata e vive a Roma. Allieva dello scultore Pericle Fazzini e del poeta Cesare Vivaldi, presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, si specializza in Educazione visiva e Discipline Plastiche per l'insegnamento nei licei. Autrice di racconti per bambini, da sempre si dedica alla poesia con particolare riguardo, negli ultimi anni, alla Visual poetry, con reading poetici pubblici e poetry slam. Aderisce al progetto "World Poetry Movement", la parola nel Mondo. Attualmente collabora con altri artisti per la realizzazione di progetti legati all'arte visuale e alla poesia.
Nel 2012 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie "Percorsi di vetro", per deComporre Edizioni.
È presente in numerose antologie e riviste letterarie, tra cui I fiori del male (2016).
Con un suo testo critico partecipa al X Festival Mondiale di Poesia, Caracas, in Venezuela. Nel 2014 alcuni suoi testi vengono selezionati dall'UNESCO di Torino, per la Giornata "Etica Globale e Pari Opportunità: il contributo delle donne allo sviluppo dell'Europa e del Mediterraneo", pubblicati e tradotti in diverse lingue.

Nel 2015, nell'ambito del programma dedicato alla rassegna Poetica, presso la Galleria Biffi di Piacenza, partecipa con una sua performance denominata Dialoghi poetici.


5 commenti:

  1. Scopro con grande piacere questa nota di lettura di Giuseppe Vetromile a un libro che ho amato e che amo moltissimo. E ne sono sinceramente felice. Giuseppe mette in evidenza elementi importanti della scrittura di Stefania Di Lino; una scrittura complessa e semplice all'unisono. Grazie Giuseppe! Cinzia

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    1. Grazie a te, cara Cinzia, per aver accolto benevolmente queste mie note sulla poesia di Stefania. Continuerò questa rubrica con il vostro plauso e sostegno, cercando di migliorarla sempre di più!

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    2. Cinzia cara, un riconoscimento a te per la fiducia e la generosità con cui da subito, hai accolto e sostenuto la mia poesia! Grazie! Stefania.

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  2. Carissimo Giuseppe, ti ringrazio per questa nota attenta, sensibile e profonda, riguardante il mio ultimo libro La parola detta. Hai centrato davvero dei tratti fondanti della mia scrittura e della costruzione stessa del testo. Grazie ancora! Un abbraccio Stefania

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  3. Stefania, tu sei poesia, e le tue poesie sono te... Un bacino a tua madre che ritrai e descrivi com'è e come e come è sempre stata, la vedo mentre ti leggo. E un abbraccio forte a tuo papà. Ciao da Antonella da Genova.

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