venerdì 10 luglio 2020

L'"Alienità" di Stefano Taccone


Nella dettagliata prefazione a questa raccolta poetica di Stefano Taccone, l'ottimo Ivano Mugnaini chiosa: "Alienità (che è poi il titolo del libro) nel linguaggio giuridico esprime l'essere di proprietà d'altri". Osservazione più che giusta, e che mi trova d'accordo, nell'esprimere qui qualche breve riflessione sul lavoro di Stefano Taccone. Tutti i brani del libro, infatti, rimandano, a mio parere, a qualcosa di non appartenente alla persona, al contesto sociale figurato dall'autore; o perlomeno, l'autore tenta di puntualizzare situazioni, le più varie e, anche, ambigue possibili, e comportamenti, che deviano in qualche modo dalle corrette, direi quasi ovvie, aspettative di ciascuno di noi. E sono situazioni e comportamenti che impattano sulla storia e sul consesso civile, sulla politica e sulla religione, anzi sulla religiosità, sulla giustizia e sui sentimenti.
Stefano Taccone utilizza un dettato poetico stringato, a volte lancinante, con un intenso contenuto di denuncia e un velo di sottile ironia. Componimenti che si avvicinano molto all'aforisma, e che si sviluppano via via in una sorta di sillogismo chiuso in se stesso: "Continuiamo / a baciare rospi / che non diventano / mai principi." Oppure ancora: "Un angelo / di purezza / muta / in angelo / di malinconia."
Il risultato di questa suo dire poetico è lo spiazzamento da parte del lettore, il quale resta coinvolto e affascinato da una conclusione inaspettata, dunque aliena. Il che rende merito all'autore, in quanto il fare poetico deve essere tale da proporre certamente il contenuto in sé, ma con una forma, un modo, soprattutto, che sia il più diretto e incisivo possibile.
Invitiamo ora i nostri lettori ad aggiungere altre gradite riflessioni o commenti sulla poesia di Stefano Taccone, della quale proponiamo qui di seguito alcuni brani tratti dal suo libro "Alienità".


II

Più si offrono
olocausti all'Amore
e più Egli castiga
l'amante-donatore.


VI

La felicità è sterminata
quanto un deserto,
ma la sua eco è racchiusa
in ogni granello di sabbia,
e – perché no? –
in ogni punto
di lavoro a maglia.


XII

Trasformare
l'horror vacui
in stupor pleni.


XXIII

Il giorno in cui
si esaurirà il petrolio
raschieremo l'asfalto
fino a raggiungere
la Madre Terra
per baciarla in grembo
e riprendere
a confidare in lei,
nella morte dei semi,
nella vita dei frutti.

XXXI

La coercizione all'iperrealtà
prospera
laddove inaridisce
la fertilità dell'astrazione.

Eppure l'astrazione
è profondità
laddove l'iperrealtà
è pelle che raschia via
ogni nuova stagione.


XLVI

Prego
il Salvatore del Mondo
di liberarmi
dai salvatori di questo mondo.

(Brani tratti di "Alienità", di Stefano Taccone, Edizioni Divinafollia, 2019; prefazione di Ivano Mugnaini).

Stefano Taccone (Napoli, 1981), dottore di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica, è attualmente docente di storia dell’arte nei licei. Dal 2013 al 2015 ha insegnato storia dell’arte contemporanea presso la RUFA – Rome University of Fine Arts. Ha pubblicato le monografie Hans Haacke. Il contesto politico come materiale (Plectica, 2010), La contestazione dell’arte (Phoebus, 2013), La radicalità dell’avanguardia (Ombre Corte, 2017), La cooperazione dell’arte (Iod, 2020); le raccolte di racconti Sogniloqui (Iod, 2018) e Morfeologie (Iod, 2019) e la silloge poetica Alienità (Divinafollia, 2019). Ha curato il volume Contro l’infelicità. L’Internazionale Situazionista e la sua attualità (Ombre Corte, 2014). Collabora stabilmente con le riviste «Frequenze poetiche», «Segno» e «OperaViva Magazine». Ha pubblicato sulle riviste «Boîte», «sdefinizioni», «Roots§Routes», «Titolo», «Tracce», «undo.net», «TK-21», «Walktable», «Titolo», «Sudcomune» .



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