domenica 19 aprile 2020

TRANSITI POETICI, VOLUME III




Introduzione

La poesia non può rimanere in quarantena, non può essere rinchiusa in un contenitore ermetico e vivere in se stessa. Questo è un periodo tragico che ci è stato forse annunciato quasi in sordina, ma che nessuno si aspettava ci coinvolgesse in un modo così repentino e serio: ci siamo trovati indifesi all'improvviso, da un giorno all'altro; e non soltanto dal punto di vista fisico, materiale: le nostre abitudini, le nostre relazioni, la nostra stessa vita, hanno dovuto subire delle modifiche. In tutto questo, anche l'arte e la creatività ne risentono, o perlomeno ne sono condizionate. Ma, ripeto, l'arte, la poesia, non possono essere né confinate, né compresse, né ridimensionate. Hanno bisogno di aria e di luce, hanno bisogno di propagandarsi in tutti i modi. Come le radici di un albero che cercano nutrimento nel terreno. Come l'acqua del mare che s'intrufola nei minimi anfratti della scogliera. Come gli uccelli che volano liberi nel cielo. Bisognava trovare un modo. E se l'uomo non può andare alla poesia, sarà la poesia ad andare all'uomo, a fare da ponte, da collegamento, da filo conduttore. Da stanza a stanza, da casa a casa, da città a città, da nazione a nazione.
Ecco dunque l'Antologia virtuale. Virtuale ma reale, costruita con le parole appassionate e forti degli Autori. Un modo per stare insieme, per condividere la nostra arte letteraria, la nostra poesia. Se non possiamo incontrarci e discuterne insieme, in una stanza, in una libreria, in una biblioteca o anche in un luogo aperto ma comunque suscettibile di provocare contagi; se non possiamo stare insieme uno accanto all'altro e ascoltare vicendevolmente le nostre vibrazioni poetiche, allora ecco che il mezzo tecnologico ci viene incontro: l'Antologia virtuale (degno surrogato di quella cartacea, complicata a farsi in questi tempi) in formato "pdf", che tutti potranno leggere, consultare, fare propria.
Siamo dunque giunti al terzo volume. Come per i precedenti, la scelta da parte mia è completamente libera e su invito; nessun impegno da parte di nessuno, se non quello di mettere a disposizione i propri versi, le proprie proposte poetiche che, nella molteplicità e varietà di stili, forme e contenuti, formeranno un quadro elegante, interessante, suggestivo e stimolante di una buona porzione della poesia contemporanea riconosciuta in ambito nazionale.
Buona lettura e buona condivisione!

Giuseppe Vetromile

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FLORIANA COPPOLA



Floriana Coppola, napoletana, è poetessa e scrittrice molto impegnata, ma la sua creatività le ha permesso escursioni anche in campo artistico, avendo prodotto ed esposto particolari collages in varie mostre e rassegne. Ma è con la poesia che Floriana Coppola ha raggiunto una meritata notorietà, grazie alla sua sensibilità e ai temi dell'emancipazione culturale e letteraria della donna, affrontati con liriche di grande pregio. Altrettanta incisività e aderenza al tema, si riscontrano nella sua narrativa.


(Testi tratti da Cambio di stagione, Edizioni Oedipus, 2017)


1.

Non ho vinto e non ho perso
sono fuori dal coro, fuori dai giochi
fante e pedina sulla scacchiera del tempo
ma io vedo:       l’amore è un moto a luogo
sono qui adesso / più giovane dell’ultimo dei  figli
più vecchia delle pietre della  casa
guardo fuori la finestra
vedo il re nudo, i mercanti dell’anima
respingo l’ abbraccio, fiorisce
sulle giunture di fuoco  ogni confine
ripudio la maschera se non quella del sogno
amo del  tepore il silenzio
la sutura che stringe la carne



2.

Non ho vinto e non ho perso
voglio quel silenzio di ulivi e cedri / il mio esilio  
vedo il gioco perverso, l’inganno
un seriale domino di carta e di specchi
ingoia ogni cosa e mi  incendio
basta un nome e un cognome, un codice cifrato
cado nella scatola chiusa di una condanna
persa nella selva oscura di chi classifica, giudica
controlla e  cancella  il  nome
l’uno sull’altro,   schiacciati nella  cantina buia del danno
ecco la trappola del ragno 
i lacci  stretti  ai polsi con bracciali rossi
seguo il vento contrario
si  blocca il muscolo nel fango
resisto contro chi mi frega 
con la faccia buona della domenica in festa
contro ogni  abbaglio 



3.

Non ho vinto e non ho perso
non mi hanno avuto e non mi avranno  mai
rimango fuori dal coro, raccolgo e semino
fragili gusci d’uovo,  ecco la mia voce
lontano la  tenaglia  scaltra del  quartiere
ecco il prossimo in croce
nel nome del padre e del figlio, dello spirito santo
        solo la bellezza mi salva e  il canto
la carezza innocente sul capo
il bacio, l’abbraccio,  la fatica del campo
la pagina scritta sul fondale del fiume
oltre  ogni  falsa commedia
mi dico: l’amore è un moto a  luogo
e io sono una cagna randagia:  cado in piedi
malgrado ogni inciampo
conosco la punta del  pugnale  dietro le spalle
sosto nella zona d’ombra finché posso

non ho vinto e non ho perso
ma è solo la  tua voce che resta
e mi basta



4.

Io con altri legata in tanti nodi
mi alzo dalla  sedia,  scavo nella terra,  nel  corpo
sprofondo fino a sentire l’ossatura scritta dentro la pietra, sotto le mani 
arde la brace,  sotto i pochi rami secchi
 spolvero pepite, fossili e monili, semi d’oro e di giada
strofino con le unghie,  guardo la meraviglia svelata
conosco la barbarie dei  saperi  che non sana
quel rumore sordo di corpi ammassati e vecchi
la calca orrenda  che sgomita per le scale
ammucchia sudore e valigie di libri innocenti
cala la  scure  e  fa tagli perfetti 
veloce inesorabile mannaia  sui corpi
legati,  passati,  attraversati e spenti
liquida marea di soldati senza esercito,  si muove tra le pagine
supplica la presenza che eterna,  grazia  che sfugge al tempo
mai morte le voci, spaurite  nella dimenticanza
consumate masticate e dissolte in  bolo

io con altri legata in tanti nodi
sommersa affogo eppure
 rinasco tra i banchi di questo carcere
senza ferri né chiavi


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         BRUNO DI PIETRO




Tra i poeti napoletani più affermati, nell'attuale panorama letterario nazionale, Bruno Di Pietro svolge una assidua attività culturale, impegnandosi nella sua ottima scrittura ma anche prodigandosi egregiamente per la diffusione della poesia, con interventi critici, letture e rassegne. Molto interessanti le sue letture in video di noti autori dell'ultimo novecento. La sua poesia riprende sovente tematiche storiche e filosofiche del nostro mondo classico, ricondotte magistralmente alla realtà attuale.







( “Eleatiche” (IV) in Colpa del mare, Oedipus Edizioni, 2002)

ma quale origine gli vuoi trovare
a quell’affanno che ci ha fatto soli
chi cerca nella terra chi nei voli
il nome il segno il modo di parlare

se appartiene al silenzio allo sguardo
al fruscìo dei salici in ritardo
sull’autunno narrare il volere
di te di noi in queste lunghe sere:

chiamarti è la deriva degli intenti
se non so dirti il poco né l’intero
(le parole confessano indigenti
la poca confidenza con il vero)



(Da Colpa del mare, Oedipus Edizioni, 2002)

VII

Io rifiuto la questione trita
per cui una cosa deve avere inizio.
Ti aspetto sul ciglio della vita
nel luogo dove non c’è giudizio
né perdita o profitto se le dita
indugiano ai capelli al vizio.
Ti aspetto ai margini nell’interstizio
nel vento inquieto della via d’uscita
dalla paura di cui sei l’indizio.


VIII

Colpa del mare
del pendolare dubbioso
tra il frutteto in rigoglio
e l’orgoglio della scienza.
Colpa della tua assenza
se il barlume di aprile
non lucida i capelli
di giallo di arancio
e costringe al bilancio
al conto del fare
e disfare il disegno.
Colpa dell’ingegno
che chiude le sere
fra poca luce
e un pugno di olive nere.


***


(Da Impero, Oèdipus Edizioni, 2017)

“Augusto a Somma evoca Orazio e Mecenate”

Tutt’altro che pallida, Quinto, è la morte.
Nulla s’impara nella perdita dei più cari affetti
come in quell’ostile autunno che portò via te e Gaio.
Ritroveremo nell’Ade il sapore
delle olive e del vino della Sabina
e quei silenzi in cui ognuno pensava con se stesso?
Il mio viaggio verso l’origine si ferma a Somma
non si può vedere l’inizio prima della fine.
Sono in quella radura del tempo e dello spazio
che non ha sponde: non più qui non ancora altrove.

Devo salutare le costellazioni
mentre incoronano il vulcano.
Svanisce la quieta maestà delle stelle
di fronte alla minacciosa infinità priva di futuro.
Svanisce l’erba in questi afosi giorni estivi
svaniscono le rose prima del crepuscolo.

È questa la notte dell’antico niente
e persino le ali della luce sono lente
quando non sai più se l’ora passata
è un’ora persa o un’ora guadagnata.

Ascolta.
Il cigolío degli scalmi
lo sciabordío dei remi
annunciano l’avvento del battelliere
(e tu ne tremi)


***


“La peste antonina”

Lago e mare,  zefiro e bufera
vento intriso d’infezione
e d’infinito come diaspora nefanda il
male inspiegato insemina ogni
dove.

Questo è il tempo della peste.
Tempo del caos, tempo sospeso.
Vagano nel disordine gli infetti
impera un’inebriante uguaglianza
non c’è più legge, non c’è più
freno. Galeno non ha medicina per il
morbo consiglia un’improbabile
fuga:
ma la piaga insegue il fuggitivo
e scava una ruga irrimediabile
nella già debole cittadinanza.

Inutile indagare, Lucio, di chi la
colpa quale il pretesto dell’ira degli
Dei: nell’inizio l’arcano ineludibile
destino, nell’antico tanto più denso
quanto più antica ne è l’antichità.
Vertiginosa l’assenza di senso
se la colpa è il nostro stesso essere.

Hai visto l’infausto augurio
dell’uccello che si immerge negli abissi.
Noi siamo i viandanti dell’immondo
ma non avevamo che la falsa scelta
fra il morire appena generati
o il non venire in nessun modo al
mondo.


***


(Da Baie, Oèdipus Edizioni, 2019)


1

in un altrove aereo o marino
forse nell’ultimo lembo di terra
al confine di ogni pensabile destino
ai margini sconfinati di un deserto
nell’incerto che inclina alla speranza

noi ci ritroveremo

allora sarà detta la parola giusta
quella che fugge la noia dell’indicibile
daremo altro nome a tutte le cose
liberi dalla paura di morire,
esaurito ogni dove, di esaurire ogni dire


2

si annida
il disincanto
fra gli ultimi brandelli
di stelle


3

così ricominciammo dal pomario
il bibliotecario acquisì i testi
gli erboristi trovarono un mestiere
il cerusico a curare sofferenza
dopo secoli di assenza
la terra diede altra notizia di sé


4

torneremo
nella terra
dove i fenicotteri
fanno rosa
il tramonto

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FRANCESCA FARINA


Poetessa e scrittrice romana, di origini sarde, Francesca Farina è una delle voci più importanti del panorama letterario nazionale, per i suoi molteplici impegni di autrice, ma anche come ideatrice e organizzatrice di eventi e di rassegne poetiche di grande spessore, come la "Maratona dei poeti" e "L'isola dei Poeti" all'Isola Tiberina di Roma. La sua poesia si caratterizza per un forte richiamo ai valori della natura, ma si connota anche per un senso profondo di umanità e di autenticità della vita.




"Io sono l'albero e la foglia,
sono il frutto, il miele e l'ape
e la nuvola e il vento e l'alto cielo,
sono il gatto, la martora e il muschio,
sono il coltello, il taglio e la ferita,
sono la squadra, il cerchio ed il tamburo,
il suono, il cadavere e la danza,
il rigoglio, il verme, oscura terra,
zolla, scorpione, indice, lanterna,
guaio, detrito, scarto di illusione,
mente, memoria, e te, mano che scrivi.
Sono la goccia, io, e sono il lago,
acqua perenne e pozza insanguinata,
sono mannaia e che mi ha sferrata,
sono mortaio e seme che ho pestato,
io sono il pianto e chi mi ha consolato,
sono radice, fiore, sputo, fiele
e sono cedro, puro arco, piede,
sono puttana e chi mi ha generato
e sono uno rimasto senza fiato,
sono quel fiato a lui presto fuggito,
sono il cucciolo che si è assopito,
la biada, il forno, il pane che ho sfornato,
io sono l'ultimo, ramingo, smorto nato,
il derelitto e il diseredato,
il letto, il fianco, il sesso avvelenato
ed il piacere, il cuore, lo starnuto,
sono violino, sono alto liuto,
il cameriere e il vino che ha versato,
il commensale e il vino che ha libato,
il panettiere e il filone che ha bruciato,
la legna, il fuoco, l'arbusto incendiato,
il dio, il lampo, il tuono risuonato,
il fulmine di Giove, il fulminato."


Isole (Fiumi)

Tutti siamo istinto/desiderio,
sia all’origine, sia nel corso del tempo,
fiumi che scorriamo da torbida, nascosta sorgente,
torrenti che tocchiamo rive paludose, anfratti,
avendo bagnato per tanto breve tratto
coste alte, melmosi stagni, foreste di serpenti,
talvolta brucianti nel muschio della notte
- alte lingue che ingoiavano capigliature ardenti -
e ancora – lacrime su lacrime – inondati da tifoni tropicali,
o morenti nella secca della stagione più arida…

Anche come fuochi nasciamo da fiamme accostate,
noi deboli fosforescenze nel velluto dell’autunno,
combustione di emoglobina ed enzimi,
 - fuochi fatui sulla polvere dei morti,
i cari silenti, membra irrigidite -
lumini lontani al largo delle Isole Incantate,
oscillazioni di braci nei papaveri del sole,
tu oro, tu tramonto e lapislazzuli
sulla fontana che brucia nell’arsura,
tu incendio, tu fuoco, fuoco, tu senza pietà
tu sublime, tu non-luogo…

E ancora fummo Montagna, la selvaggia,
percorsa da caprioli, fremente di lentischi,
asfodelante e amara, quanto amara,
come assenzio e morte,
e dolce, più del tuo miele, Montagna,
più del corbezzolo, labbra schiacciate,
premute da altre labbra, rivi come pianto,
come arterie della Terra
e querceti, polmoni per l’ossigeno,
respiro, e sughereti di sangue, di garofano
emorragia di gerani,
e valli/solchi del sesso
femminile fiorito di gigli,
da colmare del seme di gladiolo,
e colline/seni di paradiso,
scoscesi e molli nelle tenebre,
roventi di borracina
nei botri di diamante,
occhi di villaggi spenti,
occhi di città desolate,
occhi di borghi sperduti
e visi di strade, sentieri
dove ci smarrimmo,
che sfociavano su dirupi di cenere,
su calanchi d’argento
noi, creature di sangue e argomento.



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           SONIA GIOVANNETTI



Altra coltissima ed apprezzata poetessa romana, prolifica e appassionata cultrice della materia letteraria, organizzatrice di eventi importanti e membro di giuria in premi letterari di rilevanza nazionale. Vincitrice lei stessa di concorsi poetici di tutto rispetto, quali il Caput Gauri, si distingue per una lirica dove predomina il senso del tempo e il senso della quotidianità dell'uomo calato in questa realtà.





(da Dalla parte del tempo, Genesi Editrice, 2018)


Il tempo

Dov’è il tempo se non nella memoria
che tutto lega al cerchio del durante
e l’essere fa eterno, e fin la storia
acconcia a tratto immoto del pensante.

Dispensa, il tempo, quella ria illusione
del viver somigliante a un proseguire,
e fa di sua apparenza distrazione
da ciò che sta e ignora il divenire,
        
giacché nel tempo ha dimora il vero
che non trasmuta né conosce mete
ma sempre torna a sé lungo un sentiero

ove infinito il ciclo si ripete
come in quel fato, amico del mistero,
che porta al riapparir delle comete.

*** 

Il silenzio della notte

Ci ritroviamo qui, nel punto esatto
dove il vento urla.
L’uno al cospetto dell’altro
puntelliamo ombre e gettiamo pietre
su una strada che non contempla uscita.

Di noi, del nostro tempo, non rimane
che questo presente muto.
Sopportiamo il silenzio della notte
e non s’arresta la folata tra i rovi.

Nella penombra, nulla più cerchiamo.
Neanche il soffio propizio. L’alito che smuove.
Eroi senza battaglia
puntiamo l’ago nella rete smagliata,
continuando a tessere filo spinato.

È così che moriamo,
ignari - quasi - del nostro addio.


***

Il tempo nascosto della vita

Nel tempo in cui i semi abitano la terra,
anche il silenzio è propizio.
Le mandrie, dai pascoli, tornano a casa
e gli alberi celano la loro identità.
Ma già s’approssima una nuova estate.

Mentre i nidi vacanti custodiranno
il loro miraggio, si cercherà il sentiero dei fiumi.
Sarà facile crederci.

Veglieremo, perché nessuna vita sta a sé muta.


 ***

Nella corrente

Ecco ciò che rimane:
un fiume di parole

che la corrente devia
a suo piacimento.

Neanche un paradiso
per i poeti

che tutto han già visto invano,

prima di scivolare via.


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        KETTI MARTINO



Ketti Martino, napoletana, è poetessa di grande talento. Ha prodotto diversi libri di poesia con case editrici importanti, quali La Vita Felice e Oedipus, ed inoltre organizza sul territorio cittadino eventi ed incontri di rilievo, come la rassegna "La poesia sospesa", in un locale al centro di Napoli. Vincitrice di importanti concorsi letterari, il suo originale dettato poetico si fonda essenzialmente sulla memoria e sul senso dell'esistenza. Poesie molto profonde che sorvegliano e riplasmano il sanguinante rovello interiore.





(Da Il ramo più preciso del tempo, Oedipus, 2018)


La memoria è un accadere frammentario
un ripetersi di erranze
                       dissezione imprecisa di arterie
                       modificazione arbitraria
                       che, fibra dopo fibra, implode
la memoria è una gabbia consacrata,
nidifica nel pensiero e nello smarrimento.
È vigile e crudele
e delle parole governa tutti gl’intarsi.
Plana su ogni corpo celeste e
come avvoltoio si sfama. 

***

Avere tra le scapole pazienza,
tenero tralcio cucito sulla pelle

essere casuale narrazione
senza condanne, senza ribellione.

Essere congedo
                       riuscire a roteare
guardare ovunque.


***


Non offro più promesse
né il collo sacrificale alle fatiche

nelle notti rigiro tra le mani il mondo,
piccola sfera priva di vergogna

non appartengo all’alba
non alle rive.

Sono abbozzo di maestrale,
immagine guerriera
assoluzione giovane di colpe.

Resisto per costrizione e per azzardo.
Sono un embrione:
sono vittima di mutamenti.


***


Stavo per chiederti ancora tempo:
le cose si compiono da sole
                       basterebbe un niente per ritrovarsi
                       arretrare appena
                       farsi spuma ariosa
                       ammasso d’ossa
                      nella storia da mandare a mente
gli anni, lo vedi, lasciano segni sottilissimi
che, come impronte d’angelo, rischiarano.
Noi viaggiamo stranieri sopra al foglio.
Nel dolore asciutto sopra al foglio:
siamo sul foglio come nella ferita profanata.


 ***


(Testi inediti)

Non è stato detto ancora
non è stato detto tutto
di ciò che è stato non è stato detto
dell’angolo di grazia
e dell’angolo di orrore.
Ancora non è stato detto
dell’inferno che matura tra la gente, nelle case
e del raggio che trafigge il guscio
delle fibre senza carne e degli agglomerati
spogli in fondo alle pupille.
             
Oggi non è stato detto                              
come l’innesto di quel tempo
dentro al gelo confonda le stagioni
e come la risacca antica abbia ancora
residuo di rumore degli antri inesplorati.

***

Poi arrivarono le cose
e non ci fu più posto per la parola.

Si desiderarono gli oggetti
e furono gli occhi, prima
le mani, dopo
a farsi artiglio e scrigno proibito.

Sarebbero potuti anche marcire, gli uomini
sarebbero potuti anche sparire
svaporare fuori dalla storia
e non tornare:

le cose sarebbero rimaste lì,
ovunque, eterne e sole
a studiare le fughe
e le sconfitte.

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       MELANIA PANICO



Filologa, critico letterario, ma soprattutto poetessa, Melania Panico fa parte di quella esigua schiera di giovani letterati che ha sùbito intuito la serietà e l'impegno del fare poetico, affrontando la materia con entusiasmo e preparazione e giungendo così a vette molto elevate, ricevendo meritatissimi riconoscimenti e apprezzamenti non solo come autrice, ma anche come curatrice di rassegne e di convegni letterari importanti, nonché come redattrice e collaboratrice di rinomati Siti di poesia.







(Testi da Campionature di fragilità, La Vita Felice Ediz., 2015)

La sera si consuma
nelle vene delle mani
disfatti gli anni
su un foglio bianco
non sostiene i passi.
Potrei lasciare a casa
gli aggettivi
avere cura del silenzio
ma l’inverno
si raggomitola nel grembo
infausto senza gemiti.
Il mare dentro
ha voce frastagliata
non cantilena
ma fragile rocciosa
impavida messa
filo di pace.
Lascia poche impronte,
si dilunga pendente
nelle espressioni del niente
ha sogni trascurati
e lacrime.


***


Si sciolgono grumi di incomprensione
le campionature di fragilità
hanno seguito la ferita gravida
si prestano al pensiero feroce
alla visione campale
lo strascico delle cose rapprese
è predisposizione alla cura
ricerca dell’ala guerriera.
Il peso da dare alle cose
lo scriviamo ad occhi aperti.


***

(Testi da Non ero preparata, La Vita Felice Ediz.,2018)

Ci siamo salutati nella casa inquieta
avevo un vestito bianco perfetto
e addosso una luce nuova
come di famiglia
ho inventato tante volte il profilo delle foglie
non erano come le descrivevi
e quando sono andata via
mi hai detto so che non ci rivedremo
che il sangue si è spezzato
poi ho raccontato ancora questa storia
a chi non era capace di ascoltare
perché il tempo non sistema le cose:
le colloca negli angoli giusti


***

Arriva il giorno, poso
tutto il delirio sul davanzale
come un cavallo, una sposa, una scusa
tutto l’andare
il delicato procedere del silenzio
conservo la nostalgia per me
qualcosa che descriva il mantenere
un telo sulle ferite, una promessa, la pace
finalmente, la nostra.

Ora misuro il tempo, le rughe di un albero



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       ANNA RUOTOLO





Come Melania Panico, anche la giovane Anna Ruotolo ha profuso molto impegno nella poesia, e grazie al suo naturale talento è riuscita a farsi distinguere nella grande varietà del mondo poetico nazionale contemporaneo, per la freschezza e l'incisività dei suoi versi. Di origini casertane, concilia lavoro e impegno poetico con grande entusiasmo e dedizione. Una promessa, sicuramente, nel panorama attuale non solo campano, ma anche italiano.





Venire a trovarti

Venire a trovarti sull’incorruttibilità
delle tue mani
un martedì, un mercoledì
il non-giorno della tua libertà
col cappotto ruvido per la neve
del mondo
un olmo per casa alla mia macchina
posteggiata.
Entro come una lama fra le tue cose
una sedia, un caffè ristretto, il libro da iniziare.
C’è l’abbraccio, la cupola che faccio
con le dita appena nate sul dorso delle tue.

(inedito)


***

III

occhio a occhio:
ho un nero profondo e desolato.
Ti ci addentri.
Sarai dentro o fuori la palpebra
perso nelle ciglia brevi
e splenderai mille volte.
Troppo poche, però, dicono.
E raccontano che nelle mie pupille
sentirai
la fine.



IV

bocca a bocca:
scioglierò la mia per gioco
nella pagina ventuno del tuo libro
baciando la poesia dell’anno


quasi sono felice che dal tuo nome
abbia avuto vita un segreto
e che tu non abbia parlato
per bene, a lungo
da scoprirmi indaffarata
nel termine luminescente
della pioggia
e il mare e il freddo
e il gelo che - sai - non mi tormenta.

(Da a come avvicino, Kolibris, 2010)



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           LINA SALVI

Lina Salvi, originaria di Torre del Greco, svolge la sua attività lavorativa in provincia di Lecco. Poetessa molto stimata, ha al suo attivo diverse pubblicazioni con Case Editrici importanti e su rinomate riviste letterarie anche online. La sua poetica verte essenzialmente su temi di ricerca interiore che possano costituire in qualche modo esperienze e motivi di rinascita e di ri-costruzione della società (Del Deserto). Una lirica gradevolmente fluida, come in questi testi che seguono.



… dalle città a nord
le finestre di terra
fameliche ululano, contro
pallidi orizzonti.
L’imposta trattiene
l’ombra , la nervatura
dei colli stremati
dai combattimenti
il loro dissenso
assurge controvento
elevate trasparenze

l’illeso, invisibile.

*

Agata musa delle case raggrumate
allo svolto  al peso   ti scuotevi
per raccogliere avanzi di tabacco
mozzi di sigarette

tutti i volti, il suo nascondevano
compagini nascondevano altri 
in insulti, calci.

La casa dopo la sua morte
rasa al suolo si rifiutavano
di darle sepoltura

all’angolo di quella strada
splende oggi, magnifica un’insegna.


(da Abitare L’imperfetto, La Vita Felice Edizioni, 2007)



***

Da Feltrinelli vado in Duomo
dove sulla porta ci sbaraglia
quella bella foto della Lessing,
già li vedo i miei lettori
far la fila a una cassa,
di certo non per me, portare
sottobraccio gentilmente
quei sacchetti dei bei fratelli,
dei Prada, e chissà
se anche gli Alfred o le Emil, tutti
mai lo sapranno, o la stessa Plath
che per avere il suo bel libro
bisognava andare fino in Inghilterra,
immaginato di indossare orecchini,
blu e neri, orecchini a palla
occhiali per protezione raggi
doppio zero, zero, cento.

(da Dialogando con C. S., Edizioni della Meridiana, Firenze 2011)



***


Una farfalla malvagia
si è insediata nel cervello
e resta per la sfida
mortale. Ma poi
che dico? Niente.
Onda anomala, informe
onda che avevi le parole
trascinate piano
le parole, sangue d’insetto.

*

Poi ci sono dei versi cannibali
di cui non riconosco l’origine, la forma,
che sguazzano in un assolo, che spezzano
le gambe ai sogni, terribile
se non sbaglio, lo stare sul punto a capo,
essere sul precipizio.

*

Prima o poi l’avrei saputo
dei due nomi sconosciuti, spalla a spalla,
nessuno li vedeva, l’altra faccia
del deserto, quasi un suo rovescio,
e non c’è più pena
nella terra se non nel ritornare
in una nuova forma.

(da Del deserto, Puntoacapo Editrice, 2017)


***


(Inediti)

Imperitura notte
nell’incertezza dello sguardo
bisognerà sentire le gambe
tronchi mobili oppure opachi,

ma chi nel fascinoso buio,
vedrà un Dio inoperoso
in un mondo altro parallelo,
vedrà un buco nero.

*

Quel piccolo foro corpo dell’occhio
apre a terrori imprevedibili, spari squarci
buchi neri di piombo la notte
fioriture cariche di trucchi,
maschere che non saprei dire

lascia quel poco
che permetta di vedere il tutto.



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MARZIA SPINELLI





Marzia Spinelli è poetessa romana di grande talento, incline a spazi riflessivi profondi, dai quali trae l'impeto creativo e comunicativo attraverso liriche dolci e cadenzate. La sua ricerca è impegnativa e quotidianamente fruttuosa, sempre vigile nell'osservare e superare con la sua poesia gli "ostacoli", per lo più metaforici, che sono disseminati lungo la nostra esistenza (Trincee di nuvole e d'ombre). Nei testi inediti che seguono possiamo trovarne conferma.






(Testi inediti)


Cade la luce

Cade la luce ogni giorno
come acqua di rugiada,
come coccinella per caso cade
e tratteggia il futuro, il domani che non sembra
di cose antiche e doni ricevuti, ora eclissati,
per quando sarà il momento
di svelarsi e farlo nostro davvero

come se fosse già tutto ordinato
sulla trama di una foglia,
da fare oggi perché domani ancora
resti di tutte le increspature, dei bordi consumati,
di minuscole faglie, il fondo verdeggiante
che era, perché tra ieri e domani
c’è uno spazio che immaginiamo vuoto

ma è pieno di alti alberi caduti, è il muto parlare
con le dure rocce scardinate, è il vento
il gran vento senza bussola a portarci
chissà dove si rovistano codici e formulari
per giorni felici, molecole
e corpuscoli da ricongiungere,
dove vespero e aurora sanno
quando rinascere.


***

Come rondini

odore di giornata nelle mani
e intorno meraviglie che annusiamo
cercando l’essenziale: oro, argento
e mirra per dire che ancora siamo,
farsi ogni dì ostinati Re Magi di sé stessi

se tutto si compie
in divenire
che resta nella mischia della biglia
che rotola e sgomitola il senso delle cose  
abbuia e poi rischiara l’anima
nel ciclo sospeso di stagioni

seguire degli storni la ronda girondina

catturarne la leggerezza insostenibile
oltre la linea d’ombra figurarsi
il volo, la trasvolata oceanica
che l’attraversa, la fa vera questa vita.


***


Mascherina d’amore

Sotto il peso del cielo di Roma
intravisto avevo l’arcobaleno,
come segno del bene a vittoria del male,
ma già a sera coloravo di cuori alberi e fiori
l’introvabile mascherina,
pensando alle figlie bambine

un pensiero semplice e puro volevo
pulito come i loro disegni, faccette e capelli
dai colori improbabili, una cornice di bene volevo
approdasse a what’s app
come culla e riparo, nel passo indietro
del Tempo felice volevo fosse
a scardinare la distanza forzata,
nel cavo bianco di carta,
l’amore.



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FRANCESCO TERRACCIANO


Francesco Terracciano, in arte François Nédel Atèrre, è poeta e critico letterario napoletano. Nella città partenopea svolge la sua attività professionale, ma il grande talento letterario e poetico gli permette una frequentazione assidua e competente del mondo culturale cittadino e anche nazionale. Vincitore di premi importanti, egli stesso membro di giuria, organizzatore e collaboratore in molte rassegne poetiche, accomuna alla sua personalità riservata e sincera, una poetica dal carattere fortemente fisolofico e marcatamente lirico.



Qualcosa che ti fa girare il fianco
di scatto mentre dormi, e qualcun altro
vicino che ti guarda è ancora sveglio.
Sa molto della tua temperatura
e custodisce i tuoi graffi alle mani
i solchi in fondo agli occhi, il petto inerme.
Ti aggiusta le lenzuola, le riporta
dove sei più scoperto, e tu sei andato
dentro un’insania nuova, un altro viaggio.
Guardare fuori da punti diversi.
Le due di notte, l’erba sminuzzata
nell’aria. A cosa ti sarà servito
restare ferma, amare così tanto.


***

Sembra un disastro, la morte di ognuno.
Poi mettono un lenzuolo sull’asfalto
o aprono le finestre -il letto è poca
cosa a rifarsi. Rassettano in giro.
C’è un’altra parte della casa, in basso
il piccolo cellario. È in salvo, fugge
l’inutile lavoro del rifare.
Giornate intere, passate là sotto.
La poca luce che entra dalle grate
vi si rifugia, sciolta sul terreno.


***

Piove di nuovo, di nuovo ti lascio
senza un saluto. È che fatica a stare
in piedi il vetro -un bicchiere da poco
se manca il fondo. Una striscia di luce
non salva il bene smagrito di allora,
i gesti restano infecondi. Sono
più tagli e solchi che lettere al vecchio
legno del tavolo, si perde il conto.

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Hai costruito invano uno specchio tutta la vita
riflettendo e volando all’orizzonte sull’immagine
del tuo cuore aperto ma le parole uscivano
piccole incerte glabre e non avevano il glamour
dell’altissimo mondo che progetta i giorni
il tempo e le carezze da farteli indossare
sopra il pianto e l’allegria e tu mai sei allegro
portando a spasso la tua voce e i tuoi occhi
nessuno saprebbe di che viverne lì nella città
degli ordini perfetti mai puoi essere allegro
neanche adesso che sei qui dentro
le tue quattro pareti casalinghe pronto a spegnere
il tuo giorno numero 17155 sul comodino
senza aver raccolto una luna un cielo
un minimo fiore un frammento di calore
né l’amen proveniente da lontane silenziose
celesti soglie ed ora non resta che questa
ripidità della notte rapidità d’un sospiro
nell’arco breve indolore del buio paura
angoscia tremore misericordia padre
e madre della tua pochissima terra
è così l’improvvisa consumazione delle tue ali
ogni cosa domani ricomincia scialba
e il sapore è uguale a ieri bisognerà
togliere tutto il dolce dalla bocca
cedere questi sogni gratis e guadagnare
la tua porzione d’amarezza e salario
aprendo il lavoro partire ancora una volta
verso l’antica disaffezionata fabbrica del pane

(Da Interni vesuviani, Bastogi, 1998)

Giuseppe Vetromile

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NOTE SUGLI AUTORI


Floriana Coppola

Vive e lavora a Napoli. Docente di Lettere negli istituti statali superiori, counselor specializzata in Analisi Transazionale e Psicologia Esistenziale, perfezionata in Didattica e Cultura di genere e in Scrittura autobiografica, fa parte della Società Italiana delle Letterate. È presente in varie antologie. Collabora alla rivista on line LetterateMagazine.
Le sue opere di poesia: Il trono dei mirti, ed. Melagrana onlus, 2005; Sono nata donna,  Boopen Led, 2010; Mancina nello sguardo, La Vita Felice, 2012; Femminile Singolare, Homo Scrivens, 2016; Cambio di stagione e altre mutazioni poetiche, Oedipus, 2017; La faglia del fuoco, Il Laboratorio, 2019.
I suoi romanzi sono: Vico Ultimo della Sorgente,  Homo scrivens, 2012; Donna Creola e gli angeli del cortile,  La Vita Felice, 2014; Aula Voliera, Oedipus, 2019.



Bruno Di Pietro

Bruno Di Pietro (1954) vive e lavora a Napoli esercitando la professione forense. Ha pubblicato diverse raccolte poetiche: Colpa del mare (Oédipus, Salerno-Milano 2002); [SMS] e una quartina  scostumata (Ediz. d’If, Napoli, 2002); Futuri lillà  (Ediz. d’If, Napoli, 2003); Acque/dotti. Frammenti di Massimiano (Bibliopolis, Napoli, 2007); Della stessa sostanza del figlio (Evaluna, Napoli, 2008); Il fiore del Danubio (Evaluna, Napoli,  2010); Il merlo maschio (I libri del merlo, Saviano, 2011); minuscole (IL LABORATORIO/Le edizioni, Nola, 2016); Impero (Oèdipus, Salerno-Milano, 2017); Undici distici per undici ritratti (Levania Rivista di Poesia n° 6/2017); Colpa del mare e altri poemetti (Oèdipus , Salerno-Milano, 2018); Baie (Oèdipus, Salerno-Milano, 2019).
È presente in diverse  antologie fra cui : Mundus. Poesia per un’etica del rifiuto (Valtrend, Napoli 2008); Accenti (Soc. Dante Alighieri, Napoli 2010); Alter ego. Poeti al MANN (Arte’m , Napoli 2012); Errico Ruotolo, Opere (1961-2007) (Fondazione Morra, Napoli, 2012); Polesìa (Trivio 2018, Oèdipus Edizioni).
Articoli e interventi sulle sue opere sono presenti in riviste e blog (Nazione Indiana, Infiniti Mondi, ClanDestino, Trasversale, Versante Ripido, Frequenze Poetiche, Atelier, Levania, Trivio, InVerso, Menabò).



Francesca Farina

Francesca Farina è nata in Sardegna, si è laureata a Roma in Lettere Moderne  perfezionandosi in Letteratura Italiana. Dal 1986 collabora in qualità di critico letterario alla rivista accademica Esperienze Letterarie e al sito culturale www.italinemo.it dell’Università La Sapienza di Roma. Nel 1998 ha pubblicato il volume Framas, “Fiamme” in sardo, Angelo Mastria Service. Nello stesso anno è risultata finalista al “Premio Diaristico Nazionale Pieve-Banca Toscana” con i suoi diari relativi agli “anni di piombo” 1977/78. Nel 2000 è stata segnalata al “Premio Internazionale Eugenio Montale”, presieduto da Maria Luisa Spaziani, e nello stesso anno ha ricevuto il secondo premio ex-aequo “Tracce” di Pescara, presieduto da Maria Luisa Spaziani, con la sua raccolta di poesie Nature morte. Nel 2008 ha pubblicato il volume di poesie Tragoedìa per la Casa Editrice Zona. Nel 2009 ha vinto il “Premio Nazionale Renato Fucini” per il Sonetto. Nel 2012 ha ottenuto il “Premio di poesia Franco Cavallo” insieme ad altre sei poete italiane. Negli ultimi anni ha pubblicato quattro plaquettes poetiche presso l’Editore Artista Claudio Granaroli: Fleurs, Sonetti estremi con Tomaso Binga, Lai e Luoghi. Il suo romanzo Casa di morti è risultato finalista nel 2017 al Premio Feronia-Fiano Romano. Dal 2002 organizza ogni mese la “Maratona dei Poeti” ed ogni anno nel mese di giugno il “Leopardi’s Day”. Tra giugno e luglio coordina da molti anni “L’Isola dei Poeti” presso l’Isola Tiberina, a Roma. Nel 2018 ha curato per l’Editore Bertoni di Perugia l’antologia “Roma - Omaggio in versi”. Dal 2018 coordina la Collana di Poesia Miele per Bertoni Editore.
Il suo blog poetico-culturale è www.poeticontemporanei.blogspot.com.


Sonia Giovannetti

Sonia Giovannetti è poetessa, scrittrice e critica letteraria. Vive a Roma, dove è nata nel 1963. Cura prefazioni e recensioni di libri. Scrive saggi sulla poesia. Fa parte di molte associazioni promotrici di arte e letteratura, è membro e Presidente di Giuria a Premi letterari. Numerose poesie, racconti e saggi sono stati pubblicati da testate giornalistiche, Riviste e Antologie Letterarie. È collaboratrice del Blog Alla volta di Leucade di Nazario Pardini. Sul periodico d’informazione Il Nuovo ha curato, per quattro anni, la rubrica letteraria “In punta di penna”, con suoi componimenti. Della sua poesia si sono occupati illustri letterati e le sue opere hanno ottenuto il 1° premio a molteplici Concorsi letterari Nazionali e Internazionali per la poesia, la narrativa, la saggistica e per l’impegno sociale. Ha ricevuto il “Premio Scriveredonna 2012” da M. Luisa Spaziani; il premio “Per i meriti e risultati ottenuti come scrittore e letterato” da Spoleto Festival Art Letteratura 2014; la segnalazione come donna scrittrice all’iniziativa “Noi sì - la forza positiva delle donne nella costruzione della società” da Roma Capitale I Municipio (2014); il Premio per la solidarietà “Terzo Millennio” 2016; il Diploma di “Poeta della Città ideale” dal Centro Lunigianese Di Studi Danteschi (2017) e il Premio Accademico (2016 e 2017) dall’Accademia Internazionale di Significazione Poesia e Arte Contemporanea. Le è stato conferito il Premio assoluto Certamen Apollinare Poeticum 2019” dall’ Università Pontificia Salesiana per il libro Dalla parte del tempo e, per lo stesso, le è stato conferito il Premio assoluto al Premio nazionale di Poesia "Caput Gauri" 2019, con menzione sull’Albo d’Oro. Ha pubblicato di poesia: Ho detto alla luna (Editore Aletti, 2012); Tempo vuoto (Edizioni Tracce, 2013); Un altro inverno (Kairòs Editore, 2015); Dalla parte del tempo (Genesi Editrice, 2018). Di narrativa: Le ali della notte (Armando Curcio Editore, 2014).


Ketti Martino

Ketti Martino è nata a Napoli. Laureata in Filosofia; abilitata in Psicologia Sociale. Ha insegnato nella Scuola pubblica.
Ha pubblicato le raccolte poetiche I poeti hanno unghie luride (Boopen Led, 2010), Del distacco e altre impermanenze (La Vita Felice, 2014), con la quale ha vinto la II Edizione del “Premio Nazionale di Poesia Città di Conza della Campania” (2016) e si è classificata al 3° Posto al “Concorso Nazionale di Poesia Città di Sant’Anastasia” (2014); Il ramo più preciso del tempo, (Oèdipus, 2018), opera finalista al Premio Versante Ripido edizione 2019 e Menzione d’onore al Premio Montano edizione 2019.
È presente nella raccolta di Saggi Critici a cura di Raffaele Urraro, Le forme della poesia (La Vita Felice, 2015).
Ha curato con Floriana Coppola l’Antologia Poetica La poesia è una città (Boopen Led). Suoi testi sono presenti in Antologie Poetiche tra cui Alchimie e linguaggi di donne (Boopen Led); Alter ego. Poeti al Mann (ArteM); Percezione dell’invisibile (L’Arca Felice); Ifigenia siamo noi (Scuderi).
Per la Poesia inedita, le è stato assegnato il Premio Letterario “L’Iguana”(2014), il Premio Speciale al Concorso di Poesia “Città di Sant’Anastasia” (2013); il Premio letterario “Michele Sovente”(2015); finalista al “Premio Guida Editore” edizione 2019.
Alcuni suoi testi sono stati tradotti in spagnolo, inglese e francese e pubblicati su blog nazionali ed esteri. Recensioni ai suoi lavori sono presenti su blog e siti letterari italiani e stranieri. Alcune opere antologiche di narrativa in cui sono presenti suoi lavori: l’Enciclopedia degli scrittori inesistenti (BoopenLed), Le parole del mistero. Il perturbante nel quotidiano (Neverland).
Nel 2014 ha ideato e curato, a Napoli, la rassegna di poesia Poesia sospesa al bar.


Melania Panico

Melania Panico (Napoli, 1985) è poeta, filologa, critico letterario.
Alcuni suoi testi sono stati pubblicati in antologie, tra cui Zenit, volume II (La Vita Felice, 2016). Vincitrice del Premio di Poesia “Ambrosia”, la sua opera prima è Campionature di fragilità (La Vita Felice, 2015) con cui ha vinto il premio Opera Prima “Città di Sant'Anastasia” ed è risultata finalista al premio Elena Violani Landi (2016). Campionature di fragilità è premio speciale Alfonso Gatto 2017. Numerosi i premi per l’inedito. Cactus (Gechi edizioni, 2018) è il libro d’arte foto-poetico scritto in collaborazione con il fotografo Matteo Anatrella. Come critico collabora con la rivista letteraria ClanDestino, con Laboratori Poesia e con altre testate di approfondimento culturale. Ha curato insieme a Giuseppe Vetromile l’antologia Mare nostro quotidiano (Scuderi, 2018). La sua ultima pubblicazione è Non ero preparata (La Vita Felice, 2018). Dirige la collana “Le lanterne” per Oèdipus Edizioni.



Anna Ruotolo

Anna Ruotolo (1985) ha pubblicato Secondi luce (LietoColle, 2009); Dei settantaquattro modi di chiamarti (Raffaelli, 2012); Telegrammi/Telegramas, poesie bilingue italiano/spagnolo (Roundmidnight Edizioni, 2016). È presente in varie antologie poetiche, tra le altre si segnala: La generazione entrante. Poeti nati negli Anni Ottanta (Ladolfi Editore, 2011) a cura di Matteo Fantuzzi e con una prefazione di Maria Grazia Calandrone; e Lido - Poezie italiană contemporană, antologia di poeti italiani selezionati, presentati e tradotti in rumeno da Eliza Macadan per Editura Eikon di Bucarest. 



Lina Salvi

Lina Salvi  nasce a Torre Annunziata nel 1960, vive e lavora in provincia di Lecco. In poesia ha pubblicato, oltre che su varie riviste letterarie, rassegne antologiche e siti web (La Mosca di Milano, Il Segnale, Gradiva, La Clessidra, Il Monte Analogo), in Italia e all’estero, le seguenti raccolte: Negarsi una stella, (Dialogolibri, Olgiate Comasco, 2003, con prefazione di Giampiero Neri); Abitare l'imperfetto (La Vita Felice Ediz. 2007, con prefazione di G. Fantato); Socialità (Edizioni d’if,  2007); Dialogando con C.S. (Edizioni della Meridiana, 2011, con prefazione di Elio Pecora); Lettere dal deserto, con un’incisione di F. Giudici, per la collana Fiori di Torchio, curata dal Circolo Seregn De la Memoria, Seregno 2014. La sua ultima raccolta è Del Deserto (Puntoacapo Editrice, 2017). Più volte finalista, segnalata o menzionata in premi nazionali, tra i quali il 2° Premio Città di Umbertide, L. Montano, Città di Como, Acqui Terme, Tra Secchia e Panaro, Mazzacurati Russo, Premio Baghetta. Ha vinto il Premio Festival delle Arti, Donna e Poesia 2007, Sandro Penna 2010 e Astrolabio 2017 per l’inedito.



Marzia Spinelli

Marzia Spinelli è nata a Roma; è stata tra i fondatori e redattori della rivista Línfera e nella redazione della rivista Fiori del male. In passato ha collaborato ad altre riviste di arte e letteratura, tra cui La bottega del restauro, Omero, Frontiera, (supplemento a Gli immediati dintorni). È presente in varie antologie edite da Zone, Pagine, Lepisma, LietoColle, Empiria, Bertoni, nell’Antologia I Poeti e la crisi, a cura di Giovanni Dino, ed. Thule, 2015 e nell’Archivio Storico, Evoluzione delle forme poetiche (1990-2012) a cura di Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo, (Kairos editore, 2013); suoi testi poetici sono stati commentati su riviste di critica quali Puntoacapo, Studi cattolici, Noi donne; alcuni sono stati tradotti e pubblicati nella rivista romena Conta. Ha curato rassegne di poesia presso la Federazione Unitaria Italiana Scrittori e il Comune di Roma. Ha pubblicato: Fare e disfare (LietoColle, 2009), Nelle tue stanze (Progetto Cultura, collana Le Gemme, 2012), e nel 2014 l’e-book Nel cielo dell’altro un po’ più ampio (a cura di La Recherche, Poesia condivisa 2.0.); Trincea di nuvole e d’ombre (Marco Saya, 2019).



Francesco Terracciano

François Nédel Atèrre (pseudonimo di Francesco Terracciano) è nato a Napoli, dove vive e lavora, nel 1967.
È redattore per il trimestrale di cultura internazionale Menabò e co-redattore per Inverso-giornale di poesia.
Ha pubblicato una raccolta di poesie, Phonè (1992) e un volume di racconti, Il Salice Bianco (1993), entrambi con lo pseudonimo di Francesco Miti.
Collabora con riviste letterarie e partecipa a progetti editoriali, rassegne e seminari.
A marzo 2018 ha presentato i suoi lavori in Danimarca alla Biblioteca di Ordrup, nell’ambito della manifestazione “Primavera Italiana” patrocinata dalla Dante Alighieri Copenhagen.
Una sua poesia ha vinto il primo premio al Concorso Città di Sant’Anastasia XVI Ed.ne (NA) nel 2018.
Nello stesso anno, è tra i finalisti del Concorso “Poesia a Napoli”- Guida Editori II Edizione, e presente nell’antologia omonima.
Nel 2019, con Mistica del quotidiano (Terra d'Ulivi Edizioni, 2018) è I premio per la poesia edita alla VI Edizione del Premio nazionale L’Iguana-Anna Maria Ortese.
Sempre nel 2019, con Limite del vero (La Vita Felice Edizioni, 2019) è tra i selezionati alla V edizione del Premio Pagliarani.
Alcune sue poesie sono state tradotte in romeno per la rivista Poezia e per l’antologia “Mers pe sub cer”, in inglese per blog letterari.

3 commenti:

  1. grazie, grazie a te davvero per le belle parole che mi hai dedicato nella presentazione biografica, per il tempo dedicato con tanto impegno e tanta passione a questa iniziativa. Tutte belle le poesie pubblicate, percorsi e ricerche poetiche interessanti e originali, alcuni autori li conosco, altri invece sono state belle scoperte. Un dono prezioso e generoso che ci ha fatto sentire più vicini e meno soli.
    Marzia Spinelli

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  2. curato benissimo e ottime scelte poetiche.
    Francesca Farina

    RispondiElimina
  3. Giuseppe, grazie di cuore!
    Il progetto è bellissimo, sono onorato di farne parte!
    Francesco Terracciano

    RispondiElimina

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

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